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Un Prodotto Interno molto “Lordo”

Pil più alto grazie a droga e prostituzione!

Leggendo ANSA.it apprendo che tutti i Paesi Ue, compresa l’Italia, procederanno ad aggiornare gli indicatori grazie ai quali si calcola il prodotto interno lordo (Pil). Tra tali indicatori, verranno inserite nella stima le attività illegali, come traffico di sostanze stupefacenti e prostituzione. La conferma arriva da Enrico Giovannini dell’Istat, che sta curando l’operazione. La novità sarà inserita a partire dal settembre 2014, in coerenza con le linee Eurostat. Questo segnerà il passaggio ad una nuova versione delle regole di contabilità, tanto in Italia come in gran parte dei Paesi Ue. Secondo l’Istat si tratta di una novità che rientra nelle modifiche condivise a livello europeo e connesse al necessario superamento di “riserve”, relative all’applicazione omogenea tra paesi Ue degli standard già esistenti. 

Sottolinea l’Istituto che, tra le riserve trasversali avanzate ce ne è una, con rilevanza maggiore, in quanto, appunto, riguarda l’inserimento nei conti delle attività illegali, che già il precedente sistema dei conti nazionali, datato 1995, aveva previsto, in ottemperanza al principio secondo il quale le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico. 

L’Istat riconosce come la misurazione dei proventi delle attività illegali sia molto difficile, per l’ovvia ragione che esse si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni. Ecco che, allo scopo di garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite. Le attività illegali di cui tutti i Paesi inseriranno una stima nei conti (e quindi nel Pil) sono: traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol). 

Quindi viene circoscritto il range per mettere a punto una stima del valore di tali attività. A riguardo può essere utile ricordare come l’Istat già inserisca nel Pil il sommerso economico che deriva dall’attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all’osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. 

Le ultime stime dedicate risalgono al 2008, e indicano come il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso sia compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Il peso dell’economia sommersa è quindi stimato tra il 16,3% e il 17,5% del Pil.
Federconsumatori e Adusbef hanno commentato così la notizia: ”Una trovata di cattivo gusto, che eleva le attività illegali in mano alle mafie, al rango di produttrici di ricchezza nazionale”. ”Oltre che dal punto di vista statistico, l’errore appare intollerabile soprattutto dal punto di vista etico”, aggiungono Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, ed Elio Lannutti, a capo dell’Adusbef.
Eppure, nonostante questo capitale derivi da attività illecite, delle quali si ha solo una stima forfettaria ottenuta analizzando i dati delle operazioni e dei sequestri operati dalle FF.OO., questi soldi tornano a circolare nella nostra società. Cercherò di essere più esaustivo parlando specificatamente del mercato delle droghe illegali: lo spacciatore, con i proventi della vendita illegale di droga, compra lo scooter e l’auto, compra vestiti e fa la spesa per la famiglia. Così il grossista che fornisce gli spacciatori che, avendo più capitale a disposizione, compra case e attività commerciali. Il narcotrafficante che fornisce i grossisti, altre a vestiti, cibo, auto e case, paga le mazzette per aggiudicarsi le gare d’appalto, corrompe politici, stipendia scagnozzi che lo proteggano e cha fanno i “lavori sporchi”.
Insomma, è inevitabile: il mercato illegale della droga, al pari di quello della prostituzione, immette capitale nella nostra società. L’unica cosa che non quadra è perché, riconosciuto non solo il potenziale economico, ma anche la stabilità di questi “mercati illegali”, non pensare seriamente a regolamentare il tutto e spostare così questi capitali dalle mani del crimine, a quelle di rispettabili cittadini disposti a farne un attività lecita?
Continuiamo a nasconderci dietro falsi perbenismi, ma la realtà è un altra anche se non la vogliamo accettare: la verità sta nel cassetto di oltre 10 milioni di italiani, accanto a cartine lunghe, carta filtro e accendino. La verità è quel profumo che senti quando passi accanto a quella comitiva di giovani che, senza ledere nessuno, appartata lontano da occhi nemici, chiacchiera del più e del meno, e sorride ottimista nonostante le catastrofiche previsioni dei media, grazie ad un joint.
La verità e che, se la cerchi, la trovi ovunque. La verità è che la paghi cara e spesso fa schifo. La verità è che lo Stato è fuori da quell’immenso giro d’affari.

Che faranno i nostri politici? Forse esulteranno perché il Pil risulterà in rialzo grazie proprio al calcolo dei probabili proventi, incassati dalle “mafie” e spesi nella nostra società. Ma non dovrebbero seriamente iniziare a regolamentare il tutto per risollevare davvero la nostra economia? Per chi teme che, da legalizzata, la “droga” possa diffondersi ovunque: è già successo! …adesso bisogna correre ai ripari abolendo definitivamente lo stupido proibizionismo che ha causato il sovraffollamento carcerario, il rallentamento della “macchina giuridica”, lo spreco di capitale e di risorse umane, l’arricchimento di associazioni criminali; senza peraltro impedire realmente a nessuno, neppure ai ragazzini, di comprare tutta la droga che vogliono.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

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120mila anni fa si fumava cannabis, le prove scoperte in una tomba paleolitica in Pakistan

La canapa, in tutti i suoi usi, è stata una benedizione per la storia dell’uomo e non ha mai fatto danni per 120.000 anni, finché non hanno inventato il proibizionismo come forma di persecuzione sociale.
Probabilmente è stata anche una delle prime piante ad essere coltivate dall’uomo, se non proprio la prima, per la sua facilità di coltivazione e per l’alto valore nutritivo dei suoi semi, l’alimento più completo per la specie umana, per la fibra e per l’effetto psicoattivo.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

http://www.dolcevitaonline.it/120mila-anni-fa-si-fumava-cannabis-le-prove-scoperte-in-una-tomba-paleolitica-in-pakistan/

Durante uno scavo archelogico in un sito paleolitico nella zona montuosa dell’Hindu Kush, in Pakistan, gli archeologi hanno scoperto  quella che sarebbe la più antica prova di utilizzo intenzionale di sostanze a scopo psicotropo da parte dell’uomo. Durante la ricerca, in un sito paleolitico, gli scienziati hanno scoperto semi, resina e cenere, associata alla sottospecie indica della pianta di cannabis sativa.

BRUCIAVANO CANNABIS NELLA GROTTA PER RESPIRARNE IL FUMO. 
Le analisi chimiche eseguite su un piccolo vaso di ceramica trovato nella tomba di quello che doveva essere un capo locale o uno sciamano, hanno rivelato che conteneva resina di cannabis, cioè hashish. Secondo il professor Muzaffar Kambarzahi del National Institute of Historical & Cultural Research (NIHCR) dell’Università Quaid-i-Azam, responsabile del team di scienziati che hanno lavorato allo scavo “la posizione e il contesto in cui è stata ritrovata la cannabis, ci portano a credere che sia stata utilizzata per scopi rituali. Sembra che gli occupanti del sito gettassero grandi quantità di foglie, gemme e resina nel camino situato sul fondo della grotta, allo scopo di riempire l’intero sito con il fumo che respiravano per godere delle sue proprietà psicotrope”.

LA PIU’ ANTICA PROVA DI CONSUMO INTENZIONALE DI DROGHE. 
Il sito in questione, ritrovato nel dicembre 2013 nella provincia pachistana del Khyber Pakhtunkhwa è uno dei più antichi mai ritrovati nell’Asia meridionale, e secondo gli studiosi le varie grotte che compongono l’insediamento sarebbe state abitate per più di 2500 anni durante il periodo neolitico. Sino a questa scoperta la più antica prova dell’uso intenzionale di cannabis si riteneva essere il ritrovamento di semi carbonizzati in un bracere rituale ritrovato in Romania e datato al terzo millennio A.C. Mentre nel 2003 un cesto di pelle contenente frammenti di foglie e semi di cannabis venne ritrovato accanto al corpo mummificati di uno sciamano del 2500-2800 A.C. nella Cina nord-occidentale. Prove del consumo di cannabis sono state trovate anche nelle mummie egizie datate circa 950 A.C.

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Compitino per agosto: la sindrome di Ulisse

A dispetto delle speranzose previsioni sull’allentamento dei controlli e degli arresti per coltivazione domestica di cannabis, dopo l’abrogazione della Fini-Giovanardi, purtroppo anche questa estate le FF.OO. hanno agito con abnegazione e con il massimo delle risorse per fermare quella che da alcuni senatori del NCD continua a risultare come uno dei pericoli assoluti per l’individuo e la società <http://www.dolcevitaonline.it/senatori-ncd-la-cannabis-uccide-il-cervello-lo-stato-faccia-campagna-informativa/

Alla luce di questa inarrestabile fobia, possiamo dire che al governo Renzi poco importa di contrastare ed abbattere gli interessi della criminalità organizzata e viene lecito chiedersi anche il perché!

La risposta ha cercato di formularla Fabrizio Dentini collaboratore di Soft Secret e autore del libro “Canapa Medica. Viaggio nel mondo del farmaco proibito.”

Compitino per agosto: la sindrome di Ulisse

Oggi partiamo da una tesi semplice. Se si avversa qualcosa e non si agisce per modificare le condizioni che la causano, o si hanno altre priorità più impellenti o forse non ci è davvero sgradevole.
La riflessione odierna contempla il fatto che a parte non conferire le deleghe per le funzioni relative alle politiche antidroga, riservandole a se stesso, subito dopo aver visto passare sul fiume il cadavere della Fini-Giovanardi, il nostro giovane premier Matteo Renzi non abbia preso una posizione concreta (dalle parole discendono i fatti) sul tema del traffico di stupefacenti.
Tale constatazione può farci dunque pensare che ne condivida l’utilità sociale restando, soprattutto in un momento di tragedia del lavoro, comunque un impiego per molti, spesso ben retribuito, anche se solo ai livelli più alti e volendo ben vedere stabile, salvo le cicliche retate. Un sociologo del lavoro potrebbe ben dire: “Mediamente e non meno comunemente precario rispetto alla complessità del panorama lavorativo attuale”.
Restando invece, la priorità del cammino renziano il rilancio del paese, può essere che si interroghi sul fatto che piantare grane a chi, anche se informalmente, porta la pagnotta a fine mese, non debba essere per forza un obbligo, nel senso anglosassone di must, da risolversi fra quelli ai vertici dell’Agenda di governo.
Date per valide queste ragioni, su un punto non posso e me ne voglio, mio malgrado che restare perplesso. Dopo aver visto il nostro premier comodamente ritratto dalla prima pagina di “Gente”, il giornale delle nonne italiane, non mi spiego il suo agire da “ Non più ti demandare e passa”.
In quest’immagine era l’accaldato, ma diligente boy scout della sua giovinezza. Siamo d’accordo che la morale cattolica sottointesa a questo tipo di formazione extra scolastica avrebbe dovuto inculcare fra i suoi valori soprattutto e indiscutibilmente quello della salvaguardia morale dei futuri boyscout, credo questo sia pacifico. Ecco allora, sento forte il dover di richiamare il nostro primo ministro sul fatto che durante la giornata-tipo degli adolescenti svolge un ruolo evidente, anzi dirompente, la cosidetta sindrome di Ulisse: essi sono fisiologicamente attratti dal magnetismo delle cose sconosciute. Ed è proprio lì che la Droga li aspetta al varco, proprio appena fuori la soglia dell’oratorio.
Indifesi e curiosi.
Allora Renzi e veniamo al dunque, se a parte le foto, in questo agosto vorrai sentire prevalere il tuo passato boy scout, piuttosto che il tuo presente picciotto, che fa cioé gli interessi – o non cerca di nuocere – delle organizzazioni che lucrano sul traffico di stupefacenti; non ti domando di studiare l’impatto della legalizzazione delle droghe (ma quando cominciamo con la cannabis?) sulle loro economie di scala, ma almeno una mezzoretta dedicala a preparare una campagna di informazione scolastica che spieghi agli alunni teenagers, dettagliatamente, ed in particolare obbligatoriamente, cosa queste sostanze stupefacenti siano. L’obbligo di studiarle le farà venire a noia, come diceva Flaiano per il comunismo, e vedrai che sottraendo i possibili se dai probabili ma e sommando i variabili deduco agli irriducibili quindi, avrai reso servizio alle prossime generazioni, sentendosi sempre un vero lupetto, ma degno dei tempi che vivi.
In fondo la droga che noia!

Fabrizio Dentini
giornalista freelance blogger
<http://www.canapamedica.it/>

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Inevitabile pausa estiva

Cari soci, sostenitori e simpatizzanti, ci prendiamo po’ di pausa anche noi.

Riprenderemo con la solita costante informazione a settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, con l’intento di stimolare le forze politiche che hanno presentato una proposta di legge per la regolamentazione della coltivazione domestica, perché ci sia un’accelerazione verso un obiettivo ormai condiviso da molti parlamentari in linea trasversale.

A settembre si svolgerà anche l’Assemblea Generale di ENCOD, alla quale ASCIA parteciperà per portare il suo contributo ad una lotta che si profila di carattere continentale.

Ci rilassiamo un po’ per riprendere la battaglia con ancora più energie, ma saremo pronti ad informarvi qualora dovessero esserci notizie importanti.

Buon “relax” a tutti voi.

Direttivo ASCIA

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Papa Francesco, habemus canapa!

Solo negli ultimi due mesi papa Francesco ha lanciato due anatemi contro l’uso di qualsiasi sostanza illegale, con un accenno, neanche tanto velato, nei confronti della cannabis e ai pericoli derivanti dal suo uso.

Probabilmente il santo padre è rimasto sconcertato dalle politiche che in America Latina prevedono una legalizzazione per combattere il narcotraffico e monitorare il consumo, ma si sa che la chiesa ha sempre preferito interferire in qualsiasi contesto e abbracciare lotte ideali e non concrete, specialmente ogni volta che si è trattato di diritti civili.

Al sommo pontefice sfugge il problema reale, come sono sfuggite sempre a tutti i papi, le questioni riguardanti gli stili di vita delle persone e le scelte derivate dalle coscienze non uniformate all’insegnamento cattolico e per fortuna, almeno i roghi per punire i dissidenti e i trasgressori sono stati aboliti!

In questo contesto polemico, abbiamo visto con simpatia l’iniziativa dei canapicoltori molisani, che se non altro è servita a far capire a papa Francesco che la canapa è un dono del creatore (chiunque esso sia) e che non può essere demonizzata:

In occasione della visita papale in Molise, i canapicoltori della regione hanno voluto mettere in campo una serie di azioni volte a stimolare una riflessione interiore, onesta e priva di pregiudizi in chi vede ancora nella canapa unicamente una fonte di droga. Un messaggio, scritto a mano su carta di canapa, è stato consegnato al papa. Questo il sunto del messaggio: “Il mondo delle multinazionali e la logica utilitarista, non attenta alle sorti del mondo, ha per decenni affaticato la terra intaccando la dignità delle persone che la lavorano. Noi crediamo che la rinascita di un mondo nuovo più giusto e meno crudele, fatto di persone che vivono in armonia, debba necessariamente ripartire dalla tutela della Terra e dal rispetto del prossimo …la coltura della canapa ha segnato per secoli, un po’ come quella dell’Ulivo, il destino delle più grandi civiltà offrendo prosperità, grazie ai suoi tantissimi derivati, e lavoro. Gli agricoltori e i nostri giovani sono il più grande presidio del territorio, essi lo tutelano e se ne prendono cura dando speranza in un futuro migliore. Lo spopolamento delle campagne rappresenta un dramma al quale noi vogliamo opporci con tutte le nostre forze.”

L’iniziativa, nata quasi per scherzo a seguito di contestazioni sugli addobbi in occasione della festa del corpus domini, ha tra i suoi ideatori Rosario Scotto di Sativa Molise che ci racconta dell’evento: “Abbiamo donato un saio in tessuto di canapa a Papa Francesco. Il saio è stato ricavato da una stoffa vecchia più di 100 anni. Abbiamo poi addobbato il retro del palco del vecchio Romagnoli di Campobasso, dove il Papa ha celebrato la SS. Messa, con piante di canapa. L’organizzazione ha dato il via libera alla proposta di posizionare alcune piante alle spalle del palco, per realizzare una parete in sintonia con la natura. Così quaranta vasi, contenenti circa 100/120 piante ognuno, altre anche oltre 2 metri, sono state posizionate dietro il palco. Sono stati allineati 80 metri di canapa (circa 4000/5000 piante) per formare un muro verde. E’ stata un esperienza unica, oserei dire storica. Fino a ieri una cosa del genere non era neanche immaginabile. Siamo convinti che la canapa sia un formidabile strumento per il rilancio dell’agricoltura sostenibile, grazie al suo positivo effetto sull’ambiente e all’altissima qualità dei prodotti naturali che da essa si possono ricavare. C’è da rimuovere non pochi ostacoli, non pochi pregiudizi, molta ignoranza, ma una volta rimossi sarà una strada sgombra e in discesa.
L’impegno della nostra associazione, insieme a molte altre realtà presenti in tutta Italia, è il riscatto di questa coltura che è anche cultura. Pensiamo che essa possa offrire un modello nuovo, che affonda le sue radici in tempi antichissimi, e che possa concorrere alla diffusione di modelli di sviluppo molto più etici e sostenibili
”.

Complimentandomi personalmente con Rosario Scotto per la “santissima iniziativa”, sottolineo e condivido un appello alla collaborazione, rivolto a tutti coloro interessati al rilancio della coltivazione della canapa in Italia, e alla filiera ad essa dedicata.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

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Ormai la falla è aperta: il proibizionismo sta crollando!

Il sen. Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti umani: “Il piu autorevole quotidiano americano, il New York Times, a seguito di una decisione della direzione e del board editoriale, lancia una campagna a favore della legalizzazione dei derivati della cannabis. All’editoriale pubblicato sabato, numerosi altri seguiranno. Infatti, nonostante che negli Usa sia stato autorizzato in alcuni stati, il consumo di marijuana rimane tuttora un reato punibile con il carcere a livello federale. Tutto ciò mentre nel nostro Paese la discussione e, in particolare, l’iniziativa legislativa languono. Personalmente mi sono fatto promotore di tre disegni di legge in materia. Tre proposte per la depenalizzazione dell’uso personale, per la legalizzazione di produzione, distribuzione e consumo e per consentire il ricorso alla cannabis terapeutica, peraltro già legale sulla carta. Nel 1996 il Sole 24ore pubblicò un appello per la legalizzazione dei derivati della cannabis, scritto e firmato dall’allora senatore di Forza Italia Marcello Pera e da me. Sono passati quasi due decenni, i parlamenti invecchiano, le mamme imbiancano e l’Italia è sempre lì, all’ultimo posto tra le democrazie avanzate, per sensibilità sociale e intelligenza politico-legislativa”

Con questa dichiarazione del sen. Manconi, diamo evidenza anche noi alla notizia dell’iniziativa del New York Times, rimandandovi ai seguenti approfondimenti:

http://www.corriere.it/esteri/14_luglio_28/marijuana-libera-tutti-svolta-new-york-times-6bd74d50-1619-11e4-a64f-72b5237763b1.shtml

http://www.west-info.eu/it/sulla-cannabis-gli-yankee-si-arrendono/

http://www.huffingtonpost.it/2014/07/27/marijuana-legale-new-york-times_n_5624552.html?utm_hp_ref=italy

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Monopolio e Umanopolio

Prendiamo come spunto l’articolo di Dolce Vita sugli interessi delle grandi compagnie per la cannabis, cercando di sviluppare anche considerazioni e riflessioni su questo argomento, che ha visto alcune componenti del fronte antiproibizionista scagliarsi addirittura contro la srl costituita da LapiaTiamo e che nulla a che vedere con le mire monopolistiche di qualsiasi multinazionale.

Non vogliamo entrare nel merito della stupidità di chi azzarda a paragonare la srl di LapianTiamo con la Monsanto, ma a proposito di un ipotetico quanto improbabile monopolio della cannabis, a vantaggio di interessi economici inimmaginabili, vorremmo porre degli elementi di riflessione per chi ancora ama il confronto.

L’Umanopolio è un concetto assolutamente condivisibile, ma non può oggettivamente essere rapportato al solo elemento cannabis. Esistono in questo momento decine e decine se non centinaia o forse migliaia di piante, la cui semina è vietata o ipercontrollata, dal tabacco alla stevia.

Abbiamo visto la coltivazione della stevia essere perseguita come la cannabis, certo che non c’era una Fini-Giovanardi per la stevia, ma la sua semina era difficoltosa per l’impossibilità quasi totale di reperire semi o di distribuire il prodotto essiccato che si rivelava una mano santa per i diabetici e gli obesi e per altre patologie relative alla glicemia o al sovrapeso.

Abbiamo dovuto aspettare che alcune aziende farmaceutiche e le aziende produttrici di zucchero come la Eridania in Italia, mettessero a punto la sua produzione e la sua distribuzione e oggi anche nei supermercati possiamo trovare l’intera “linea dolcificante alla stevia” in gocce, granuli, polvere e via dicendo.

Ma nello stesso momento si è anche legalizzata automaticamente la sua coltivazione e la sua produzione, e quindi chiunque oggi può seminare, coltivare e raccogliere stevia, fregandosene della Eridania e di tutte le case farmaceutiche!

Ed è proprio questa la dinamica che crediamo sia attuabile anche nei confronti della cannabis, attraverso la sua legalizzazione, la piccola e genuina coltivazione domestica potrà essere l’antidoto naturale contro qualsiasi tentativo di monopolio.

E non si sta parlando di una eventuale resistenza di piccoli nuclei di seeds savers contro il terrificante gigante di Soros, ma di universi contrapposti, di filosofie contrastanti, di interessi economici eticamente divergenti.

Mentre per le altre piante sottoposte a divieto o controllo non esiste un mondo di ricercatori alternativi, per la cannabis invece, scienziati, dottori, breeders e growers hanno lavorato per decine di anni per avere genetiche, tipologie e qualità variegate ed eterogenee e ci riesce difficile pensare che Monsanto, Bayer o chicchessia riesca oggi a praticare la stessa regia mediatica ed economica di Aslinger, Dupont e Hearst e crediamo che sia le varie banche di semi, operanti in Olanda e Spagna (che non credo siano propense a vendere tutte le loro ricerche o brevetti a Soros) e sia la semplice coltivazione domestica, possano in questo momento storico, arginare e sconfiggere qualsiasi tentativo monopolistico sulla canapa.

In conclusione vorremmo invitare chi si è così tanto indignato per la srl di LapianTiamo ad informarsi su wikipedia (in mancanza di un testo di ragioneria) sull’enorme, totale ed assoluta differenza tra una Società a Responsabilità Limitata e una Società per Azioni!

Giancarlo Cecconi – ASCIA
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Come e perché la Monsanto sta cercando di entrare nel businnes della canapa

http://www.dolcevitaonline.it/come-e-perche-la-monsanto-sta-cercando-di-entrare-nel-businnes-della-canapa/

Che il potenziale macroeconomico della legalizzazione abbia da tempo stuzzicato l’appetito delle corporation non è certo una novità. Basti pensare che nel solo Colorado il giro d’affari generato dalla legalizzazione è stimato in 2,57 miliardi di dollari nel solo 2014, e gli analisti stimano un potenziale di crescita del 65% all’anno, un tasso che è superiore al mercato degli smartphone. E non per niente il maggior lavoro di lobby pro-legalizzazione nel mondo lo sta portando avanti il “filantropo” multimilionario George Soros, che solo negli stati uniti ha finanziato con oltre 80 milioni di dollari le campagne per la legalizzazione negli ultimi anni.

GLI INTERESSI DELLE MULTINAZIONALI NELLA LEGALIZZAZIONE IN URUGUAY. Ma non è solo la finanza a interessarsi del mercato. Pare sempre più evidente l’impegno di un’altra multinazionale: laMonsanto, cioè la corporation leader mondiale nel commercio e nei brevetti di semi transgenici, con un giro di affari di 8,5 miliardi di dollari annui. Secondo alcuni analisti proprio la Monsanto starebbe cercando di inserirsi nella legalizzazione in atto in Uruguay. Legalizzazione che dopo essere stata annunciata per il 2014, è stata rinviata di un anno  dal presidente Mujica per “problemi tecnici”. Ebbene, stando a quanto rivelato dalla Bbc ci sarebbe stato un incontro fra Mujica, Soros e Rockfeller (altro multimiliardario americano) a New York lo scorso settembre, proprio per parlare del processo di approvazione della legge, la cui campagna promozionale è stata finanziata al 60% dalla “Open Society Foundation” di Soros.

COSA C’ENTRA LA MONSANTO? Il progetto di legalizzazione in atto in Uruguay prevede, oltre alla possibilità di autocoltivazione autonoma per singoli e cannabis social club, anche che la cannabis sia distribuita nelle farmacie da parte del sistema pubblico. E proprio in questo settore starebbe cercando di infiltrarsi la Monsanto, nella quale (strana coincidenza) figura tra gli azionisti proprio George Soros. Nel progetto del presidente Mujica, la cannabis legale uruguayana, dovrebbe essere di un’unica qualità, prodotta attraverso semi che abbiano un unico codice genetico, così da permettere di differenziarla chiaramente da quella prodotta dai narcotrafficanti, che la legalizzazione intende sconfiggere. La Monsanto starebbe cercando di convincere il presidente, che una varietà geneticamente modificata e brevettata sarebbe la soluzione migliore a questo scopo.

QUELLO STRANO ACCORDO TRA MONSANTO E BAYER. Dalla Monsanto, sono giunte più volte smentite riguardo al suo presunto interesse nel mercato della cannabis ogm, ma nei fatti i suoi movimenti nel settore sono noti da anni, così come quelli delle multinazionali del farmaco. Quello che è certo, infatti, è che è già dal 1990 che alcune ditte farmaceutiche lavorano nell’ombra attorno a una varietà di cannabis perfezionata dallo scienziato David Watson in Olanda e venduta alla multinazionale HortaPharm, che dal 2003 vede al lavoro su questo brevetto altre due tra le maggiori corporation del farmaco a livello mondiale: GW Pharmaceuticals e Bayer. Nel 2007 Bayer e Monsanto hanno firmato un accordo che prevede un costante e reciproco scambio di informazioni e tecnologie, all’interno del quale è stato coinvolto anche il brevetto su questa varietà di cannabis. Inoltre, secondo la rivista Cannabisculture, che cita una fonte anonima del ministero della Salute canadese, all’interno dell’Università del Mississippi, da tempo si condurrebbero sperimentazioni genetiche su dei semi di cannabis che sarebbero stati forniti dalla Monsanto. Mentre si ha notizia di altre sperimentazioni del genere che la stessa multinazionale starebbe portando avanti in Messico.

LE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA CANNABIS OGM. Insomma, la questione è ancora nebulosa, ma sufficiente per immaginare le conseguenze che un tale scenario potrebbe avere. Queste, non risiederebbero solo nelle ovvie conseguenze che una varietà di cannabis ogm potrebbe avere a livello di qualità del prodotto e rischi per la salute. Un altro allarme scatterebbe anche per i coltivatori che potrebbero cercare sostentamento in questo mercato. Infatti nei settori che già la Monsanto domina a livello mondiale (come cotone, mais e riso), quello che si è riscontrato è una sempre maggiore difficoltà per i contadini, che si vedono obbligati ad utilizzare semi di proprietà Monsanto venduti a caro prezzo e resi sterili (di modo che ogni anno il coltivatore sia obbligato a ricomprarli). Una condizione che ha reso i contadini del sud del mondo schiavi della spirale di debiti contratti verso la multinazionale americana, al punto che in India si sono verificati negli ultimi anni migliaia di suicidi tra contadini che non riuscivano più a sostentare le proprie famiglie. Se la legalizzazione a livello mondiale andrà a edificarsi sulle esigenze delle multinazionali anziché sui diritti di cittadini e piccoli produttori, il rischio è che quello della cannabis diventi l’ennesimo mercato dalle uova d’oro per corporation che si arricchiscono sulle spalle del pianeta.

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Una grande vittoria!

Riceviamo e pubblichiamo con grande soddisfazione il comunicato dell’Ass. LapianTiamo, una vittoria ottenuta con grande sofferenza, ma che oggi viene messa a disposizione di tutti coloro che da sempre hanno difeso questa pianta e hanno sostenuto le conoscenze sulle sue innumerevoli proprietà terapeutiche.

COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONE LAPIANTIAMO – 23/07/14

Il 22 luglio ’14 è stato un giorno importantissimo che segna finalmente una svolta verso la realizzazione della mission da sempre perseguita da LapianTiamo: avviare un progetto pilota in Puglia per la coltivazione di Cannabis Terapeutica destinata a quell’ampissimo bacino di persone accompagnate da patologia che si stima essere più di 10 milioni solo in Italia (ricordiamo che la Cannabis può essere utilizzata in tantissime patologie ma anche per i “comuni” dolori mestruali).

La notizia di ieri sull’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio regionale pugliese sulla produzione di Cannabis a fini terapeutici è frutto dell’idea, dell’impegno e della tenacia di persone che, nonostante le proprie sofferenze, hanno creduto che tutto questo fosse possibile. Dal 29 gennaio 2013 infatti il gruppo formato da Lucia, Andrea, Lallo, Roberto e William è diventato quell’esercito di persone che ha riscosso consensi non solo in Italia ma anche oltre confine (Uruguay, Canada, Spagna…). Con la realizzazione della Puglia Cannabis Conference inoltre si è avuta la conferma dell’interesse di quelle Istituzioni che oggi permettono l’accesso ai farmaci cannabinoidi (ASL di Lecce e Regione Puglia) e sono stati avviati rapporti di collaborazione con le Università, pronte già a partire con studi clinici supportati anche dall’Associazione LapianTiamo e dai prodotti che essa intende far arrivare nelle mani dei pazienti.

Per fare questo, da alcuni mesi ormai, è stata creata una SRL “ad hoc” in grado di coltivare, confezionare e distribuire la Cannabis Terapeutica attraverso un sistema controllato e strutturato in modo tale che siano sempre i malati al centro di tutto, mantenendo i prodotti a prezzi accessibili a tutti (1,55 euro al grammo per quanto riguarda le infiorescenze).

ESILE, così si chiama la nuova s.r.l. guidata da LapianTiamo e dalle Istituzioni che ne faranno parte, vigilerà non solo sui passaggi sopra citati, ma soprattutto sulla ricerca che si intende avviare e incentivare con il supporto del personale altamente qualificato interpellato e pronto a partire nell’immediato (medici, farmacisti, biologi, agronomi, consulenti, esperti, etc.).

E da quanto si legge sui giornali (La Repubblica in particolare), ovviamente l’approvazione di questa legge consentirà al sistema sanitario e ai cittadini che hanno la possibilità di usufruire di queste cure in via sperimentale, un grande risparmio economico nell’acquisto di questi medicamenti. Sentiamo forte l’esigenza di sottolineare l’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio composto da più partiti, più bandiere e più colori uniti, come quasi mai accade, per una battaglia comune.

Nelle parole del promotore della legge in questione, Sergio Blasi: “In Puglia ancora una volta sfidiamo i pregiudizi e superiamo le diffidenze”, ritroviamo tutto il sostegno ricevuto dalla polita territoriale a 360° per il conseguimento dei nostri obiettivi e ci piace ragionare come siamo abituati a fare con uno sguardo rivolto verso il futuro che vedrà finalmente il facilitarsi delle pratiche di prescrizione e di approvvigionamento, per risolvere quelli che sono i reali problemi di tutti i giorni. E fra i maggiori problemi, oltre ai costi assurdi dei farmaci cannabinoidi, vi è una disinformazione della classe medica che, seppur volenterosa, non pone la giusta attenzione sui dosaggi, sui metodi di assunzione e sulle esperienze riportate dagli stessi pazienti. Ancora oggi infatti le farmacie ospedaliere pugliesi non riescono a coprire le poche richieste di approvvigionamento e difficilmente viene garantita la continuità delle cure per via di norme farraginose e sempre più confuse. Sono altresì centinaia, se non migliaia, le persone che sono costrette a rivolgersi alle farmacie territoriali pagando la cannabis dai 35 euro al grammo in su e si è assolutamente convinti che l’unica soluzione sia finalmente arrivata con questa decisione unanime da parte del Consiglio regionale pugliese che permetterà a LapianTiamo di partire subito con il progetto pilota. Il business plan e l’intera documentazione è stata consegnata da tempo alle Istituzioni e l’intero progetto è stato elaborato da professionisti in collaborazione con i maggiori esperti del settore. Tale progetto pilota, come già detto, sarà un vantaggio per tutti i malati e permetterà alle Istituzioni di risparmiare cifre davvero importanti creando allo stesso tempo una nuova attività di ricerca nazionale e un indotto lavorativo senza precedenti in un territorio, quello pugliese, che dimostra di essere da sempre un’officina di idee e di innovazioni. Si godrà degli ottimi rapporti ormai consolidati con i produttori di Cannabis medicinale e i ricercatori che dal Canada, dalla Spagna e da altre nazioni, contribuiranno a far crescere la conoscenza sull’utilizzo di questa benefica pianta facilitando in particolar modo gli approvvigionamenti di nuove varietà e prodotti non ancora reperibili in Italia ma pronti già ad essere importati tramite ESILE s.r.l. .

Siamo felici di essere riusciti ad entrare nei palazzi importanti ed aver strappato promesse che fino ad oggi sono state mantenute e ricordando il lavoro svolto dall’Associazione LapianTiamo fino ad oggi, le disobbedienze civili nella Camera dei Deputati e davanti Montecitorio, le denunce assurde a noi malati e poi ritirate, i chilometri percorsi in autostrada con tutte le emozioni ogni volta contrastanti, le strette di mano con chiunque e gli abbracci con i nuovi e vecchi Amici, le foto con le Forze dell’Ordine, le cene del Direttivo davanti ad un pc, l’organizzazione della Puglia Cannabis Conference e tutte quelle volte che con una “terapia accesa” abbiamo creato una “sana curiosità” intorno a noi, per poi finire in discorsi legati a LapianTiamo e a tutto quello che si fa e si cerca di fare. Giovani, adulti e curiosi ricordano un filmato visto in TV e si prestano a dare una pacca sulla spalla, una parola di supporto, un sorriso… tutto questo infonde talmente tanta forza per continuare anche nei momenti difficili a spingere le nostre sedie senza accusare mai i segni della stanchezza.

Ed è da qui che tutti insieme ora partiamo e LapianTiamo!

Il Direttivo

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Repetita juvant

E’ PROPRIO IL PROIBIZIONISMO CHE GENERA LA CRIMINALITA’ E NON RIESCE A COMBATTERLA

Sembra che la storia non insegni nulla. 
Il proibizionismo non è la soluzione al problema del narcotraffico, ma ne è invece la causa principale. I problemi di criminalità li crea, e poi non riesce a risolverli.
Il fallimento del proibizionismo è ormai sotto gli occhi di tutti, eppure si cercano nuove strategie per combattere la narco criminalità, sempre insistendo nel potenziare l’azione repressiva degli stati contro la produzione e il commercio illegale di sostanze psicoattive, con norme e pene che, di fatto, alla fine non riescono neanche ad incidere significativamente sul traffico di ogni tipo di droga, che tende ad aumentare costantemente, aumentando la disponibilità delle stesse sul mercato nero e conseguentemente anche i consumi. 

In Italia si continuano a perseguitare prevalentemente i semplici detentori di sostanze proibite, i coltivatori di cannabis per uso personale, i più o meno piccoli spacciatori (i “pesci piccoli”) e solo in minima parte i veri narcotrafficanti organizzati criminalmente. E, come abbiamo visto, non c’è da stare tranquilli neanche a coltivare la canapa industriale, con il temutissimo THC inferiore allo 0.2 %, come se fosse la famigerata introvabile Supercannabisaurus Rex al 60% di THC di Serpelloni, ormai entrata nell’immaginario collettivo dei proibizionisti più “illuminati” come l’emergenza sociale più pericolosa da perseguitare.

Se le soluzioni più intelligenti sono anche le più semplici, l’attuale complessità contorta della situazione giuridica italiana sulle sostanze psicoattive ce la dice chiara sul tipo di criteri finora adottati: decine di migliaia di processi scatenati dalla visione persecutrice e criminogena della Fini-Giovanardi in attesa di una rideterminazione delle pene scaturita dalla sua attesissima abrogazione, senza ancora certezze sui criteri da adottare in tale rideterminazione, mentre per aggiungere un tocco magico di confusione in più, sulla Gazzetta Ufficiale sono state pubblicate delle pene che si riferiscono ancora alla Fini-Giovanardi, rendendo ancora più equivoca e ingiusta l’applicazione della Legge.

Ma non sarebbe enormemente più semplice, più intelligente, più economico e più razionale legalizzare la coltivazione personale di canapa, che è la sostanza illegale più diffusa e anche la più innocua?

E’ incredibile che subito dopo la fine della drammatica esperienza del proibizionismo dell’alcool negli Stati Uniti si sia scatenata un’ irrazionale crociata proibizionista di dimensioni planetarie contro la canapa e, successivamente, contro le altre sostanze psicoattive, con esclusione dell’alcool, che è una delle droghe più tremende e diffuse, degli psicofarmaci, molti dei quali rientrerebbero nelle droghe pesanti, e del tabacco, che da una dipendenza notevole.

Una vera e propria caccia alle sostanze “immorali” da perseguitare che ha creato il progressivo sviluppo di una tremenda rete mondiale di produzione e distribuzione illegali di ogni tipo di sostanza drogante illecita, che ha prodotto e produce immensi capitali economici ad un sempre più crescente esercito di narcotrafficanti organizzati benissimo, mentre le prigioni si sono riempite in stragrande maggioranza di consumatori, autoproduttori di canapa e piccoli spacciatori, che dovrebbero essere invece considerati le vittime di questo enorme giro di affari criminali scatenato e alimentato dal proibizionismo stesso.

E ci vengono ancora a raccontare della speranza del sogno irrazionale di un utopico mondo senza droghe, come se fosse realisticamente possibile, in nome del quale si debba giustificare l’intestardimento poco intelligente nelle politiche persecutorie alle sostanze “cattive” perché illegali, quindi “immorali”, con tanto di anatema del Papa, divenute oggetto di abuso diffuso proprio perché illegali, ignorando volutamente, però, l’abuso ancora più diffuso, perché incoraggiato e pubblicizzato, delle droghe pesanti, “buone” solo perché legali, quindi “tradizionali” e “morali”, cioè alcoolici (con tanto di vino consacrato nella messa) e psicofarmaci, alle quali la criminalità non è interessata (Ma guarda un po’! Chissà come mai? Provate a proibirli e poi vedremo, come è già successo con l’alcool).

Perché se uno è shivaita o rastafariano non può celebrare la propria tradizione con la canapa, producendosela e utilizzandola, come fanno i cattolici con l’uva e il vino? Per proteggere i giovani dai buchi nel cervello? Ma se si ubriacano di più di quanto si facciano le canne e i buchi al cervello se li fanno più grossi! E in più, con l’alcool, i buchi se li fanno anche al fegato! 

E mentre le organizzazioni di narcotrafficanti diventano sempre più ricche e potenti proprio grazie al proibizionismo planetario, che loro per primi non vorrebbero mai veder smantellato, ci vengono anche a dire che “non bisogna fare passare il messaggio che drogarsi sia lecito e non sia pericoloso legalizzando la canapa”, la quale, povera pianta generosa, in tutto l’universo infernale di porcherie e schifezze chimiche che decenni di proibizionismo hanno fatto produrre ai criminali, è la sostanza più naturale, la più innocua e la più ricca di effetti benefici e medicinali, a parte i molto discutibili buchi nel cervello e la Supercannabisaurus Rex al 60% di THC, che, grazie al cielo, è introvabile (o ce l’ha solo il DPA).

Intanto sembra che, con la scusa della lotta alle droghe, si stia conducendo principalmente una guerra alla canapa, a chi la usa e a chi se la coltiva.
Prima di essere arrestato per coltivazione personale di canapa, non avevo mai conosciuto dei narcotrafficanti, in carcere ne ho conosciuto soltanto uno, tutti gli altri che erano dentro per droga erano autocoltivatori di canapa o piccoli spacciatori o innocenti che non c’entravano niente. 
Un giorno, mentre mi raccontava dei traffici che aveva fatto con la sua organizzazione, gli chiesi per curiosità a quanto vendevano l’erba al kilo per uno o due kili. Sorridendo mi rispose: “Veramente non abbiamo mai preso in considerazione una vendita inferiore ai 50 kili di erba!”
Quando arrestano uno così, altri si scannano per prendere il suo posto, che viene sostituito immediatamente. E’ come fare una grossa vincita al gioco ogni settimana!

Si, occorre veramente un cambio radicale di strategie nell’affrontare il problema degli abusi di droghe e del loro traffico illecito, ma nel senso che sarebbe molto più logico e intelligente abbandonare le politiche proibizioniste chiaramente fallite, legalizzare le sostanze psicoattive, come con l’alcool, regolamentarne la distribuzione e l’accesso, in modo da togliere tutto il giro d’affari dalle mani criminali e fare una buona informazione preventiva sui danni degli abusi di droghe, un’informazione scientifica seria, realistica e non ideologica, per ridurre al massimo gli abusi problematici e il danno. E far vivere la gente con meno problemi e con più soddisfazioni, perché chi è soddisfatto della vita che vive è molto difficile che abusi in modo problematico di droghe. Questo è molto importante!

Altrimenti la storia non insegna niente, i narcotrafficanti non smetteranno il loro “lavoro” e non finirà l’inferno sulla Terra che è stato creato per denaro, sfruttando le sostanze illegali, proprio perché illegali, le cosiddette “droghe” per legge.
E a noi toccherà non smettere di ripetere queste cose e di lottare contro questo tipo di proibizionismo perverso, che ha già prodotto fin troppi danni.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

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Una rete unitaria per la legalizzazione della Canapa

Una fiera dedicata alla Canapa è anche un’occasione di incontro e confronto tra le persone che compongono il variegato  movimento per la legalizzazione.

La prima opportunità di riunirsi, dopo l’abrogazione della legge Berlusconi-Fini-Giovanardi, è stata nel giugno 2014 a Fermo, alla fiera Indica/Sativa Trade. Qui, nel consueto ambiente fraterno e pacifico, abbiamo avuto modo di comunicare la nascita del Coordinamento Piemontese Unitario per la Legalizzazione della Canapa e di confrontarci con le altre realtà attorno allo sviluppo della rete e del movimento.

Nel gennaio 2014, il Consiglio Comunale di Torino approva due ordini del giorno a favore della legalizzazione della Canapa. La proposta è avanzata dai consiglieri Silvio Viale dei Radicali e  Marco Grimaldi di SEL.

Questo fatto stimola molte persone a creare qualcosa di unitario, un movimento che abbia un chiaro obiettivo e sappia dialogare con tutti: nasce così il Coordinamento Piemontese Unitario fra coloro che intendono impegnarsi per la legalizzazione della Canapa.

Unitario, perché si propone di unificare intorno ad una comune strategia di azione tutti i partiti, movimenti, associazioni, singoli cittadini che già si impegnano o intendono impegnarsi.

Unitario, perché intende dar voce a tutte le organizzazioni che si occupano di Canapa per i più svariati usi, da quello agricolo a quello terapeutico, da quello industriale a quello alimentare… e perché no, a quello personale*. (*preferiamo utilizzare l’aggettivo “personale” a quello “ludico” o “ricreativo”, perché escludiamo che tutti i consumatori di canapa con Thc senza scopi terapeutici lo facciano solo per “divertirsi”: ciascuno usa gli effetti della pianta per i propri personali motivi, che possono essere così svariati da non poter essere definiti tout-court “ludico-ricreativi”…)

In Italia, oltre al Comune di Torino, si sono già espressi i sindaci delle principali città, giornalisti e magistrati impegnati nella lotta alle mafie e alla criminalità, associazioni come l’ARCI, il gruppo Abele, personalità di rilievo del PD, del Movimento 5 Stelle, oltre a SEL e Radicali, con varie proposte di legge che occorrerebbe riuscire a riunificare confrontandosi in un dibattito “dal basso” .

Il Coordinamento Piemontese vuole dunque essere un laboratorio per costruire un movimento vasto e unito che si articoli con reti regionali in grado di coordinarsi in una rete nazionale.

A Fermo, la delegazione piemontese ha proposto questi ragionamenti alle varie associazioni e persone presenti raccogliendo consensi unanimi, così si è deciso di provare a dar vita a coordinamenti analoghi in tutte le regioni.

Durante l’estate gli attivisti si organizzeranno per prendere contatti con esponenti di vari partiti, associazioni, movimenti giovanili, sindacati sensibili all’argomento per convocare i Coordinamenti Regionali e/o Cittadini in autunno-inverno.

Ogni regione o città potrà darsi un piano di iniziativa adeguato alle proprie esigenze.

Il piano di lavoro che finora ci siamo dati in Piemonte è il seguente:

  • Organizzare eventi pubblici di informazione sulla Canapa coinvolgendo specialisti di vari settori (giuristi, medici, agricoltori, architetti, artigiani, esperti vari…) e le associazioni direttamente interessate per dare loro visibilità e per diffondere il loro ricco bagaglio di sapere.  Il primo evento è stato organizzato a maggio con la giurista Alessandra Quarta sulle novità legali e si sta pianificando un calendario per i prossimi mesi.
  • Contribuire alla raccolta firme per sostenere l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) denominata: “
Weed like to talk”
  • Organizzare iniziative per un rapido riconoscimento della Canapa terapeutica nella sanità piemontese
  • Contribuire al dialogo fra le varie associazioni e anime del movimento, partiti e parlamentari per costruire una proposta di legge condivisa
  • Organizzare una prima Festa della Canapa in Piemonte

Il vento sta cambiando nel mondo intero, ma in Italia non possiamo permetterci di aspettare che altri risolvano la nostra arretratezza.

I risultati, d’altra parte, non sono scontati e tantomeno conosciamo i tempi che, in assenza di un movimento forte e compatto, nel nostro Paese potrebbero diventare molto lunghi.

Molto dipende dunque da noi, da ognuno di noi: da chi si sente pesantemente minacciato nella propria libertà personale perché è un semplice estimatore della Canapa a chi necessita con urgenza di una pianta medicinale dalle qualità straordinarie, da chi vuole un’agricoltura più naturale e vicina alla tradizione a chi sogna di riportare la Canapa nel ciclo produttivo e industriale; da chi crede che la legalizzazione danneggerebbe considerevolmente il mercato nero delle droghe gestito dalle mafie a chi considera il proibizionismo di per sé ingiusto e del tutto ingiustificato, in un Paese in cui lo Stato gestisce il mercato di due droghe legali (alcol e tabacco) che da sole provocano decine di migliaia di morti ogni anno e danni sociali ed economici altissimi.

Il proibizionismo è fallito – questo è sotto gli occhi di tutti – ma sono ancora in pochi a volerlo ammettere.  Negli ultimi decenni il consumo di droghe è aumentato in modo esponenziale, ma sono anche aumentate le vittime di una repressione inutile che colpisce i livelli più bassi – piccolo spaccio e consumo – ma non riesce a fermare le navi cariche di tonnellate e tonnellate di qualunque droga, o le decine di nuove molecole di sintesi immesse ogni anno nel mercato nero.

Legalizzare la Canapa non significa inserire nel mercato legale una nuova droga, bensì permettere ai milioni di consumatori italiani di sottrarsi al narcotraffico e al contatto con la criminalità organizzata, nonché all’abuso di altre droghe più pericolose, legali o illegali che siano.

Credo che il compito che ci spetta non sia facile e per nulla scontato il risultato, ma tutto dipende da ognuno di noi, dalla voglia di cambiamento che c’è ancora in ognuno di noi, dalla voglia di non rassegnarsi ad accettare l’esistente e dall’impellente necessità di non diventare vittime di leggi ingiuste, prive di fondamenti scientifici e basate su una concezione dello Stato autoritaria, manichea e moralista.

Questo Paese deve cambiare: la battaglia per la legalizzazione della Canapa deve diventare parte integrante di quel movimento politico e culturale che lotta per i diritti delle donne, degli omosessuali, dei cittadini stranieri, per la cultura e la ricerca, per l’acqua bene comune, per creare nuove possibilità di lavoro e ricchezza attraverso la salvaguardia del territorio, il ritorno alla terra e la piena valorizzazione dell’enorme patrimonio culturale, artistico, naturale del nostro Paese.

Di fronte alla crisi della “politica” non possiamo più stare  a guardare ma fare noi stessi politica, diventando cittadini attivi – a cominciare dalla difesa dei nostri diritti e della nostra libertà – e dando così il nostro contributo a costruire un Paese più libero e meno ipocrita.

Giovanni Foresti – Coordinamento Piemontese Unitario per la Legalizzazione della Canapa – ASCIA – Legalizziamolacanapa Org

La posizione di altri:

Roberto Saviano:

http://video.repubblica.it/cronaca/narcotraffico-saviano-la-poltica-sottovaluta-il-tema/112305/110702

Rita Levi Montalcini:

http://www.fuoriluogo.it/eodp/testim26.htm

Gilberto Corbellini “Il sole 24 ore”:

http://www.osservatoriodroga.it/droghe-per-il-sole24ore-e-il-moralismo-ad-essere-dannoso/#sthash.qooloBbx.8D8YXTH0.dpbs

Antonio Ingroia:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/ingroia_legalizziamo_le_droghe_leggere_da_giovane_anchio_ho_fumato/notizie/208133.shtml

Mauro Palma CSM :

http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/carceri-il-csm-chiede-la-svolta

Alberto Airola M5S :

http://www.italiaincrisi.it/2014/01/21/airola-m5s-depenalizzazione-della-canapa-emendamenti-m5s-bocciati/

Teresa Principato Magistrato Palermo:

http://www.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=53687&typeb=0

Rita Bernardini Radicali, Nichi Vendola SEL, Luigi Manconi, Pippo Civati e Donata Lenci PD, Gianni Fava Lega, Paolo Ferrero PRC e tanti altri :

http://www.internazionale.it/news/droga/2014/01/07/vendola-in-italia-e-ora-di-legalizzare-la-cannabis

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/nichi_vendola_cannabis_droghe_leggere_sel/notizie/430006.shtml

http://www.lettera43.it/politica/marijuana-e-liberalizzazione-i-partiti-si-attivano_43675119344.htm

De Magistris sindaco Napoli:

http://youmedia.fanpage.it/video/al/UthDPeSwzve07AVC

Umberto Ambrosoli:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/02/02/news/droga_la_svolta_di_ambrosoli_basta_con_il_proibizionismo-77505833/?ref=fbpl

Luigi Gessa neuro scienziato:

http://www.corriere.it/salute/14_gennaio_10/neuroscienziato-luigi-gessa-ho-provato-cannabis-fa-danni-ma-l-alcol-peggio-dcfbc40e-79d7-11e3-b957-bdf8e5fd9e96.shtml

Deidda procuratore Firenze:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-13/droga-procuratore-deidda-radio-124559.shtml?uuid=AbpfEI7F

Gruppo Abele:

http://www.huffingtonpost.it/2014/02/20/droghe-gruppo-abele-serpelloni-proibizionismo_n_4823426.html?utm_hp_ref=italy

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