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Diabolus in musica

Beh… siamo arrivati alla frutta!

Dopo il tentativo delle “indiscutibili tesi scientifiche” e dopo aver partorito decine di inutili progetti e discutibili opuscoli (inutili e discutibili perché nonostante lo sforzo, l’uso di sostanze stupefacenti è in continuo aumento tra i giovani), al DPA non rimane che cavalcare anche l’onda delle più grottesche farneticazioni, per dimostrare di come sia dannoso qualsiasi stile di vita che non coincida con la visione repressiva e cannafobica che hanno nei confronti della società.

Leggete quest’ultimo articolo messo on line dal Dipartimento Politiche Antidroga:

http://www.droganews.it/news/1350/Droga%3A_i_contenuti_della_musica_pop_e_il_loro_pote.html

Questa volta oggetto della loro attenzione è la musica pop, e per l’ennesima volta ci stupiamo di come si possa arrivare con così notevole ritardo e con così poca capacità di analisi al cuore di certi problemi.

Il connubio tra musica e trasgressione è una constatazione storica: non era forse la ribellione nei confronti degli oppressivi “canti gregoriani” e della cultura dominante che rappresentavano ad aver fatto scattare la molla creativa degli autori classici, da Mozart a Beethoven? E non è forse stata l’insofferenza nei confronti della cultura schiavista ad aver aperto la via al blues? E la musica rock non è forse sempre stata associata allo spirito ribelle degli anni ’60 e ’70?

Il minimo comune denominatore che lega tutti questi fenomeni è anche l’uso (da parte degli esecutori, ma anche dei fruitori in un complice rituale) di sostanze non propriamente congeniali alla convenzione sociale, dall’alcol alle più svariate droghe.

Ma proprio in virtù di questa constatazione e delle testimonianze che hanno visto con la scomparsa di grandi artisti per mano dell’eroina di come questa si sia affermata per effetto emulazione nei consumi giovanili, non sarebbe forse il caso di ammettere che una sana e obiettiva educazione, attraverso una differenziazione sulla pericolosità delle sostanze, sia uno strumento molto più efficace della continua demonizzazione a danno dei giovani e delle loro abitudini?

Giancarlo Cecconi – ASCIA

http://www.ascia-web.org/home/?p=374

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L’Italia riflette sui “danni collaterali” della lotta alla droga

Da Fuoriluogo:

All’indomani dell’apertura del processo al fondatore di Rototom Filippo Giunta Udine ospiterà il 1 giugno in Sala Ajace un grande convegno nazionale che vedrà la mobilitazione del fronte che vuole riformare la Legge “Fini Giovanardi”. Vai al programma.

Nel 2009 l’accusa agli organizzatori di “agevolazione all’uso di sostanze stupefacenti” costrinse di fatto all’esilio dall’Italia Rototom Sunsplash, il più grande festival reggae d’Europa. Oggi, a distanza di tre anni, la storia sta diventando infinita, con il rinvio a giudizio di Filippo Giunta, fondatore e responsabile dell’evento culturale. Nel frattempo il festival in Italia non esiste più, perché da Osoppo è emigrato in Spagna portandosi dietro il suo contenuto di esperienza culturale di livello internazionale e, nondimeno, un indotto economico da milioni e milioni di euro che ieri ricadeva sul territorio friulano e oggi invece fa felici gli operatori economici di Benicassim, nella Comunitat Valenciana.

Smantellare una realtà di libero pensiero, di incontro tra culture, di confronto e critica alla sterile globalizzazione del mercato ad ogni costo, è stato più facile del previsto: è bastato un articoletto di una legge, la “Fini-Giovanardi”, che non ha eguali in Europa per ottusità retrograda. Con l’insensata quantità di provvedimenti restrittivi che genera, essa rappresenta la principale fonte di saturazione delle invivibili carceri italiane e a giudizio di molti intellettuali, giuristi, operatori carcerari e autorevoli esponenti del volontariato sociale, crea molti più problemi di quanti ne risolve.

Nella società italiana da tempo esiste un movimento trasversale per modificare questa legge. Tutto questo fronte di associazioni ha deciso di cogliere l’occasione dell’apertura del processo a Filippo Giunta, che si celebrerà giovedì 31 maggio a Tolmezzo, per riflettere su questi temi in una giornata di studio di livello nazionale, significativamente intitolato “Lotta alla droga. I danni collaterali”. L’incontro si svolgerà venerdì 1 giugno in Sala Ajace a Udine ed è un’iniziativa promossa da una galassia di realtà eterogenee: Forum Droghe, La Società della Ragione, Antigone, Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza, Unione Camere Penali, Magistratura Democratica. “Abbiamo voluto cogliere questa occasione per mettere sul banco degli imputati la legge Giovanardi per le conseguenze che provoca sul funzionamento della giustizia e sul sovraffollamento delle carceri. Sono danni collaterali assolutamente non casuali” dicono gli organizzatori, il cui riferimento di spicco è Franco Corleone, già sottosegretario alla giustizia e oggi presidente della Società della Ragione e Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze. “Offrire una prospettiva ragionevole ed efficace sul terreno della riforma della legge sulle droghe” è l’obiettivo dichiarato: e non dovrebbe essere difficile, vista la qualità e quantità degli ospiti che interverranno a questo “brain storming”.

I temi degli interventi spazieranno a 360 gradi sul pianeta droga. Nella sessione mattutina, dalle 10 alle 13, Corleone parlerà di “Effetti e contraddizioni della legge sulle droghe”, l’avvocato Luigi Saraceni (già magistrato e fondatore di Magistratura Democratica) illustrerà “Gli aspetti di incostituzionalità della legge”, Michele Passione dell’Unione delle Camere Penali e l’avvocato Rino Battocletti analizzeranno “Il peso della repressione penale sull’amministrazione della giustizia e sul carcere”, mentre infine il giudice del Tribunale di Cagliari Carlo Renoldi si soffermerà su uno dei più contraddittori aspetti della legge, la “coltivazione domestica”, che ha dato origine a una giurisprudenza con pronunciamenti davvero disparati. Le conclusioni saranno tratte da Mauro Palma, già Presidente del Comitato Europeo contro la tortura.

La sessione pomeridiana durerà invece dalle 15 alle 19, introdotta da Stefano Anastasia, presidente onorario di Antigone, associazione che si batte per i diritti e le garanzie nel sistema penale. Franco Maisto (presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna) evidenzierà “L’impianto della legge Giovanardi e l’alternativa”. Interverranno poi due parlamentari del Partito Democratico da sempre in prima linea per la rivisitazione della Fini Giovanardi: il deputato Mario Cavallaro lancerà “Una proposta per ridurre i danni maggiori”, mentre il senatore Roberto Della Seta mostrerà come anche in Italia sia ormai venuta “L’ora di legalizzare la cannabis”. Riccardo De Facci, vicepresidente del Cnca (Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza), Leopoldo Grosso (vicepresidente del Gruppo Abele di don Luigi Ciotti) e Cecco Bellosi della Comunità Il Gabbiano sosterranno la necessità di “Liberare i tossicodipendenti dalle catene”.

La giornata di studio proseguirà poi con una tavola rotonda, moderata dall’ex sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello, per approfondire “Il fallimento del proibizionismo e l’alternativa di una politica umana ed efficace”. All’incontro sono stati invitati il senatore radicale Marco Perduca, Fabio Scaltritti della comunità di San Benedetto di Genova di Don Gallo, Daniele Farina del Centro sociale Leoncavallo di Milano e Alessandro Oria, responsabile cultura e relazioni istituzionali del Rototom Sunsplash che collabora alla realizzazione del convegno. Chiuderà la giornata un intervento d’eccezione, quello di Peter Cohen, già professore dell’università di Amsterdam, che tratterà de “La stupidità della guerra alla droga”.

Sarà questo il messaggio finale di un incontro che vuol dare un contributo fattivo alla rivisitazione di un dispositivo normativo che non fa altro che prosciugare inutilmente risorse, in un momento dove le finanze dello Stato dovrebbero essere utilizzate con maggiore efficacia ed economicità, bruciando tempo ed energie delle forze dell’ordine e della magistratura per arrivare a un unico risultato: l’inutile repressione di migliaia e migliaia di giovani che poi la brutalità dell’universo carcerario introduce in una spirale non di rado senza ritorno. Una legge che permette anche la criminalizzazione di interi movimenti di persone, come le centinaia di migliaia di ragazzi che frequentavano in Italia il Rototom Sunsplash, il festival in esilio da un Paese da cui i cervelli fuggono, ma nel quale gli ottusi restano. Illudendosi di aver eliminato la droga, quando invece hanno eliminato il diritto alla libertà d’opinione e d’espressione. Ovvero la democrazia.

http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/litalia-riflette-sui-danni-collaterali-della-lotta-alla-droga

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Don Serpelloni l'Inquisitore

Che lavoro fa Serpelloni? Ecco che lavoro fa, l’inquisitore:

a G.A.: Diffamazione a mezzo internet – La presente, per chiedere l’immediata cancellazione di qualsivoglia commento da Lei redatto, gravemente diffamatorio nei confronti dell’attività del Dipartimento Politiche Antidroga. Qualora non vengano ottemperate immediatamente le richieste da noi formulate ci vedremo costretti, nostro malgrado, a tutelare nelle sedi opportune le istanze ivi rappresentate. Cordialmente
Lo staff DPA-CHANNEL

Vi chiederete: Che cosa aveva scritto G.A. di tanto lesivo?
Aveva forse inneggiato alla fucilazione dei funzionari del DPA, proferito minacce di morte, insultato pesantemente mogli e madri dei responsabili delle politiche italiane sulle droghe?
Niente di tutto questo, ecco il commento incriminato e condannato alla cancellazione: “Personalmente posso dire che fumo da quando ho 14 anni, studio xxxxxxxxx all’università (media del 28 e in regola con gli esami) e lavoro come cameriere per non pesare sulle spese dei miei genitori.
L’unico “effetto grave” che ho avuto dal mio uso-abuso di marijuana è stata una denuncia per coltivazione di 2 piante di canapa (esclusivamente per uso personale, piccolissime e dal raccolto blando), compreso tutto quello che ne scaturisce, cioè umiliazione con i vicini di casa che si sono visti arrivare 2 pattuglie a casa, perdita di fiducia dei genitori e dei parenti, patente ritirata(anche se non guido mai) e 1.100€ di avvocato che fortunatamente mi ha fatto vincere la causa.
A mio avviso le politiche del DPA sono feccia scritte da 2 vecchietti canapofobici che non conoscono i veri problemi del paese…saluti e buone fumate!!

Abbiamo qui un ragazzo italiano che studia con profitto e lavora, invece di stare attaccato ad un albero ad aspettare la pasta con il pomodoro; nei momenti liberi, fuma canapa. E, per non pesare sulle spese, e forse anche per non finanziare il narcotraffico, si fa delle piantine di canapa in casa, dimostrando ingegno, autonomia e manualità. Non si capisce da quale medioevo giunga la punizione riservatagli, che lui stesso descrive.

Il racconto stesso può creare imbarazzo al DPA, che si vede smentito nella sua raffigurazione del consumatore di canapa come un tristo, sfigato, zombie, capace di gettare bambini nei fiumi e di accoltellare la fidanzata, oltre che di non distinguere un semaforo rosso da uno verde.
Se invece fosse l’ultima frase ad aver generato la scomunica “A mio avviso le politiche del DPA sono feccia scritte da 2 vecchietti canapofobici che non conoscono i veri problemi del paese“, mi sento disposta a sottoscriverla, condividerla, dichiararmi pubblicamente e world web wide d’accordo con l’amico G.A.

Claudia Sterzi – Giunta RI

http://antiproibizionistiradicali.blogspot.it/2012/05/don-serpelloni-linquisitore.html

ps: e anche noi di ASCIA non abbiamo difficoltà a sottoscrivere e addirittura a confermare l’arguta osservazione di G.A. e se si dovesse effettuare un sondaggio, siamo sicuri che i legali del DPA avrebbero lavoro almeno per dieci anni tra querele e diffide da elargire!

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3ª Festa della Semina - Bari 12 Maggio 2012

In collaborazione con AltroMondoMusic – Ass. Luca Coscioni – Progetto CANAPUGLIA con il patrocinio della Regione Puglia:

ore 17.00

- DIBATTITO/PROIEZIONI “CANAPA TERAPEUTICA E NORMATIVE VIGENTI” ospite Giuseppe Nicosia autore del libro “Leone Bianco Leone Nero – La legge non è uguale per tutti”

- AREA ESPOSITIVA Live Painting Expo-bancarelle >>> artsfoodmusic Giocoleria

ore 20.00

- CENA ANTIPROIBIZIONISTA DJ SET & SHOW CASE BONNOT from ASSALTI FRONTALI & DJ GRUFF from HIP HOP history REGGAE ROOTS SKA HIP HOP JUNGLE DUBSTEP DNB Line up: MIMMOROOTZ NATTY PALMER JART RUDEFELLA BAJIMAN RENTMAN U’BARES THINK’D GIUAN TENSIONE GIA YOUNG MIDNIGHT RESISTANCE HI FI (roma) U’ROB DJ FATO YOSEFAYA ZIO FELP UNCTRL ALT CANC LADA GURUVIZ (barcellona)

L’informazione libera è un diritto garantito dalla Costituzione italiana (art. 21) e quindi non puo’ essere sottoposta ad alcuna forma di censura. Non si vuole incitare all’odio ne’ tantomeno è accettabile qualsiasi forma di violenza verbale o scritta. non si vuole in alcun modo istigare alluso di Cannabis, ma solamente rendere le persone più consapevoli con uninformazione libera.

NON SI INCITA NESSUNO A VIOLARE LE NORMATIVE VIGENTI MA SI CHIEDE DI CAMBIARLE. Stay rebel. Speak the truth.

Indicazioni stradali:

SS 16 BIS:
uscita GIOVINAZZO SUD proseguire seguendo le indicazioni NUOVA OASI DISCO CLUB

venendo da FOGGIA appena presa l’uscita svoltare a destra nella stradina adiacente al ponte che vi trovate di fronte, è presente il cartello NUOVA OASI DISCO CLUB

venendo da BARI proseguire per GIOVINAZZO accosterete un ponte salirlo e svoltare a sinistra per BARI passando da sotto allo stesso ponte svoltare a sinistra nella stradina di campagna c’è il cartello con l’indicazione

AUTOSTRADA:
uscita BITONTO proseguire a destra per GIOVINAZZO superare il primo ponte subito affianco all’autostrada, arrivati al 2° ponte girare a destra direzione BARI passando da sotto allo stesso ponte svoltare a sinistra nella stradina di campagna c’è il cartello con l’indicazione.

http://www.canapuglia.it/it/news-ed-eventi/3a-festa-della-semina—12-maggio—giovinazzobari-086.html

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Eppur (qualcosa) si muove...

Se solo ci fosse stata più attenzione da parte dei media, non sarebbe sfuggita all’opinione pubblica, la continuità con cui negli ultimi giorni il tema “cannabis” è apparso nel dibattito politico e sociale del Paese e nonostante la grave crisi e i problemi occupazionali che investono buona parte della popolazione, sembra che la cannabis e il suo consumo reclamino un’attenzione per troppo tempo negata e che ora non può più essere nascosta.

Abbiamo iniziato poco più di una settimana fa con la notizia della legge regionale votata in Toscana sull’uso della cannabis terapeutica, che nonostante i polveroni polemici alzati da alcune associazioni di medici e l’appello alla preghiera per salvare l’anima dei poveri “drogati” lanciata dal solerte Fabio Bernabei di Osservatorio Droga, è pur sempre un grande traguardo in un Paese come il nostro.

Poi ci sono state le dichiarazioni del presidente della Regione Toscana e dell’on. Alfonso Papa a favore della depenalizzazione e per un nuovo approccio nei confronti della sostanza e dei suoi consumatori.

A seguito, seppur con le riserve che abbiamo illustrato nel precedente articolo, abbiamo salutato con vivo interesse l’incontro del “cartello” antiproibizionista con il ministro Riccardi, un passo avanti indiscutibile dopo gli anni di chiusura totale attuata dal duo storico Giovanardi-Serpelloni.

Così come con interesse abbiamo appreso della decisione di togliere la cannabis dalle sostanze soggette al doping nelle gare agonistiche nelle discipline dove questa non rechi vantaggi agli atleti e quindi, ci piace pensare, le conclusioni a cui sono arrivati i signori ricercatori è che la cannabis non è “pericolosa a prescindere” come vorrebbero farci credere alcuni amici del DPA, ma potevano chiedercelo e gli avremmo risparmiato anni di costose ricerche!

Si è svolta nel frattempo la tradizionale Million Marijuana March che quest’anno ha registrato un record di presenze a testimonianza di una insofferenza sempre più diffusa e crescente nei confronti della legislazione nazionale ed è in preparazione per la fine del mese la Street Parade di Canapisa verso la quale i fascisti di Forza Nuova hanno lanciato le loro minacce: “Noi non ci stiamo e ci batteremo contro una manifestazione che, incitando al consumo delle droghe, promuove un ulteriore strumento di annichilimento giovanile, riservandoci quindi di intraprendere iniziative per contrastare, nel caso in cui gli organi preposti permettano lo svolgimento di tale obbrobrio, la sfacciataggine di chi pensando di essere antisistema nella realtà si fa assuefare dal sistema stesso e pertanto invitiamo tutti i giovani sani e realmente ribelli del pisano a prendere in pugno le redini del proprio destino battendosi con noi contro la droga e i suoi mercanti“.

Ed in tutto questo fermento non poteva mancare anche la voce dei magnifici due: l’on. Giovanardi e il prof. Serpelloni, il primo chiede che gli eventuali risparmi derivati dalla scarcerazione di migliaia di detenuti incriminati per reati minori siano devoluti alle comunità di recupero, per garantire ai suoi amici i lauti guadagni di cui ormai godono da molti anni, a scapito dei poveri sfortunati che capitano sotto le loro grinfie, e il secondo chiede che i soldi recuperati dalla confisca dei beni delle organizzazioni criminali siano impiegati per la cura e la riabilitazione delle tossicodipendenze …due dichiarazioni, due richieste, stesso obiettivo: trasformare il consumatore di sostanze stupefacenti (ed in particolar modo il consumatore di cannabis che crea il mercato più ricco) da “criminale” a “malato da recuperare”, lasciando inalterato l’aspetto invasivo della legge nelle libertà individuali e anche quello repressivo sostituendo al ruolo del secondino, quello dell’operatore sociale!

Ma nonostante loro …eppur si muove, direbbe qualcuno!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

http://www.ascia-web.org/home/?p=365

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Politiche sulle droghe, Il ministro Riccardi incontra le associazioni

Qualche giorno fa una delegazione composta da varie associazioni che si occupano di politiche sulle droghe e del recupero dei tossicodipendenti (Cnca, Itaca, Antigone, Forum Droghe, Gruppo Abele, Fuoriluogo) ha incontrato Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione Internazionale e dell’Integrazione, con delega alla lotta alle tossicodipendenze.

Riccardi, con cui abbiamo chiesto un incontro anche noi qualche mese fa, ‘finalmente’ si è espresso anche per parlare di ‘problematiche’ attinenti l’uso delle sostanze stupefacenti.

A quanto riferito sul sito fuoriluogo, nell’incontro la delegazione “si e’ soffermata tra l’altro sul problema dei consumatori, spesso piccoli spacciatori, che finiscono in carcere e ha illustrato al ministro una proposta di legge, che e’ gia’ stata presentata alla Camera e al Senato, che intende ‘alleggerire’ il reato di detenzione di piccole quantita’ di droga, portando la pena, attualmente fino a 6 anni di carcere, a un massimo di tre anni, in modo da poter usufruire maggiormente delle misure alternative al carcerehttp://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/riccardi-incontra-il-cartello-senza-serpelloni

Nonostante l’incontro sia stato positivo, riteniamo che almeno da parte di chi punta ad una discontinuità con le politiche attuate fino ad ora, avremo voluto che si fosse evidenziato che se non si effettua una distinzione sostanziale tra le politiche per la regolamentazione della canapa e derivati e le altre sostanze non si risolve il problema, ricondurre qualsiasi uso di sostanze nell’ambito di un unica tipologia di comportamento (tossicodipendenza) è oltre che disdicevole, alquanto dannoso.

Bisogna stare attenti in questo frangente, all’eventuale idea di tramutare il carcere in un ‘programma terapeutico obbligato’ presso eventuali centri di recupero anche per i consumatori di cannabis, il rischio e la ‘trasformazione’ da criminale a malato, che per la cannabis oltre che non attinente ed inutile è innanzitutto disastroso per l’individuo. Ciò anche per scongiurare l’eventuale business che potrebbe nascere dalla gestione di questi centri, sulla pelle di chi non ha bisogno di nessun trattamento di disintossicazione ‘forzata’.

Sarebbe stato doveroso in questa occasione di incontro, far notare le falle della Legge Fini-Giovanardi, che rispetto alla precedente normativa ha tolto qualsiasi distinzione logica tra sostanze diverse tra loro come uso e come problematiche associate, ed ha relegato alla discrezione del giudice o delle forze dell’ordine stabilire se il comportamento rientra nell’uso personale oppure nello spaccio, andando contro il referendum del 1993 che aveva tolto dalla legge il riferimento alla dose media giornaliera poi rimpiazzata da, una non diversa, dose massima consentita.

Sarebbe stato interessante anche illustare al ministro la proposta di legge presentata dai senatori Della Seta e Ferrante (“Norme per la legalizzazione dei derivati della cannabis indica”), che oramai conta la firma, oltre che dei propositori, anche di una decina di senatori. http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/37685.htm

A tal proposito si è espresso anche il deputato del Pdl Alfonso Papa, che ha assunto posizioni marcatamente antiproibizioniste dopo aver visto da ‘ospite’ per qualche mese la situazione delle carceri con i propri occhi: “Per passare dalle parole ai fatti, però, occorre ora che il Ministro ponga al governo e, in particolare, al collega Guardasigilli la necessità improrogabile di realizzare un vasto programma di depenalizzazione che parta proprio dai reati legati alle droghe leggere. La legge Fini – Giovanardi è una legge ottusamente proibizionista, che ha fatto più male che bene. Oltre un terzo dei detenuti, sono ristretti in galera per via di questa legge che equipara droghe pesanti e droghe leggere, spacciatore e consumatore. Si tratta di un reato senza vittima inventato al fine di spandere terrore; un reato artificiale che, come ogni legge proibizionista, ha l’unico effetto di alimentare mercato nero, criminalità organizzata e consumo fuori controllo”.

Ma probabilmente l’incontro volto innanzitutto a trattare le problematiche della tossicodipendenza da sostanze pesanti, ha voluto rimandare ad un altro momento una discussione più pragmatica sulla normalizzazione della canapa, sperando che ci sia la possibilità che vengano invitate anche le associazioni che si occupano di sensibilizzare sull’urgenza di regolamentare la cannabis.

Per i consumatori di cannabis essere definiti ‘meno criminali’ non cambia che di una ‘virgola’ il problema, come questa proposta di ridurre la pena nell’ambito della condanna di lieve entità da 6 a 3 anni…… ma noi lo ribadiamo ora e sempre: ‘non siamo criminali’, nemmeno a metà e tutto quello che vogliamo è togliere di mezzo una legge che ci ha reso tali!

Davide Corda – ASCIA

http://www.ascia-web.org/home/?p=344

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MMM a Roma: decine di migliaia per dire basta con il proibizionismo!

Questa volta, almeno in alcuni quotidiani, non è passata del tutto inosservata.

Qualcuno come ‘Repubblica’ dice 20.000, ma gli organizzatori parlano di 50.000 partecipanti, la cosa sicura è che eravamo tanti, un fiume di persone che ha percorso il tragitto con una consapevolezza diversa dagli anni passati, la consapevolezza di non poterne più di un becero proibizionismo che ogni anno miete innumerevoli vittime e la consapevolezza del fatto che il problema non può essere nascosto ancora per tanto tempo.

A livello televisivo si è invece assistito alla solita censura da parte dei maggiori telegiornali, che come sempre, quando un argomento non vuole essere trattato perchè scomodo, preferiscono non parlarne, nonostante il numero dei partecipanti avrebbe dovuto portare a citare la manifestazione della MMM tra le notizie più importanti del giorno.

Il comune di Roma è invece intervenuto per bocca del sindaco Alemanno che, in aperta polemica, ha esternato la sua rabbia su Twitter lamentandosi che “Il corteo ha lasciato la città sudicia, rifiuti e bottiglie ovunque – l’Ama pulisce e chi paga?” secondo il sindaco la manifestazione avrebbe sporcato la città di Roma, come se tutti gli altri cortei, manifestazioni pubbliche e feste varie che si volgono durante l’anno nella Capitale, non lascino la città in condizioni simili, ma la polemica era d’obbligo, non ci stupiamo!

La manifestazione è partita da Piazza dei Partigiani per arrivare sino a Piazza Bocca della Verità, una folla festante ha sfilato a suon di musica, apparentemente distratta, ma consapevole del fatto che bisogna cambiare lo status quo, una folla composta da persone di tutte le età, dai giovanissimi fino ai più attempati con i capelli grigi, ha sfilato pacifica attraverso le strade della capitale, accompagnata da un numero esiguo di forze dell’ordine che hanno “vigilato” con molta discrezione.

Un doveroso ringraziamento agli amici di Over Grow per aver issato ben 3 striscioni di Ascia nel loro carro, con la scritta “NON SIAMO CRIMINALI!”, uno slogan che è stato ripreso da tutti i quotidiani che hanno parlato della manifestazione e che rappresenta la filosofia portante del nostro movimento.

Era presente al corteo anche una delegazione dell’ “Acqua bene comune”, che ha scandito lo slogan ”Vogliamo dire ad Alemanno che la marijuana innaffiata con l’acqua privata non cresce, dunque dacci l’acqua pubblica. Questo corteo è gemellato con quello dell’acqua pubblica”.

Dopo il corteo i rappresentanti di ASCIA, MLA, Canapuglia, ALC, ARA e PIC si sono ritrovati nella Cantina Paradiso per gustare insieme una deliziosa cenetta a base di prelibati piatti a base di canapa, organizzata da “Canapa Lifestyle” ed approfittando dell’accoglienza ne abbiamo approfittato per una proficua chiaccherata per programmare iniziative condivise.

Eravamo tanti e saremo sempre di più a lottare per vedere riconosciuto il nostro diritto alla libertà dell’uso della canapa.

Non ci dilunghiamo oltre in considerazioni personali e rimandiamo alla rassegna stampa, segnalata di seguito, dedicata alla Million Marijuana March 2012.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/05/05/news/il_corteo_million_marijuana_march_musica_e_erba_libera-34514953/

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_maggio_5/million-marjhuana-march-desantis-20142640509.shtml

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=194224&sez=HOME_ROMA

http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2012/05/05/Roma-Million-marijuana-march-_6821897.html

http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/in-50.000-alla-million-marijuana-march-a-roma

http://www.aduc.it/notizia/million+marijuana+march+roma_125358.php

ASCIA

http://www.ascia-web.org/home/?p=323

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GOOD MORNING, TOSCANA! La nuova Legge Regionale Toscana sui farmaci a base di cannabis

Finalmente, dopo un faticoso e impegnativo lavoro, durato oltre un anno con la collaborazione di altre realtà sensibili all’argomento, come Pazienti impazienti Cannabis siamo convinti che il 2 maggio 2012 a Firenze si sia scritta una pagina di storia nel nostro Paese. Dopo 5 anni dal Decreto Ministeriale dell’aprile 2007, in cui era stata soddisfatta la nostra richiesta di inserire il Thc nella tab. ‘II B’ delle sostanze stupefacenti con riconosciute proprietà terapeutiche, è stata infatti approvata la prima legge regionale in grado di facilitare l’accesso concreto dei malati ai farmaci derivati dalla cannabis.

Tutto parte la scorsa primavera, quando, qualche mese dopo che in 8 regioni (ora sono 9) era stata presentata da consiglieri regionali di vari gruppi politici la migliore proposta di legge possibile nel preciso quadro delle norme vigenti, elaborata da pazienti e medici di 3 associazioni (PIC, ACT, ALC), arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia della presentazione in Toscana di una proposta di legge del PD che avrebbe limitato l’uso medico dei cannabinoidi alla terapia del dolore e alle cure palliative. Tale pdl, nasceva in buona fede dalla volontà di facilitare l’accesso a quella cura, dopo che la consigliera Alessia Ballini, prima di essere stroncata da un tumore, aveva avuto modo di sperimentare personalmente per i suoi dolori l’efficacia della cannabis (reperita o coltivata illegalmente, ci hanno confermato le persone che la conoscevano bene). Con la collaborazione dei consiglieri del gruppo Fds-Verdi, che hanno poi depositato la pdl 72, abbiamo quindi adattato in tutta fretta alla realtà toscana, la proposta delle altre regioni, cercando intanto di far sentire la nostra voce di pazienti, anche ai firmatari della pdl 58, poi abbiamo organizzato insieme anche un convegno con tutti gli interessati e diverse personalità internazionali.

Dopo le audizioni di associazioni e esperti del settore, la commissione sanità si è impegnata ad unificare le due pdl, con risultati insoddisfacenti ancora poche settimane fa. Poi, la sincera volontà dimostrata da alcuni consiglieri del PD ha permesso di arrivare ad un testo condiviso, dove non ci sono limitazioni a priori ad alcune categorie di malati, ma si da anche la possibilità al servizio pubblico di dispensare preparazioni galeniche, rapidamente disponibili, senza dover aspettare gli attuali tempi delle importazioni dei farmaci esteri tramite la normale procedura. Oltre che nell’ambito di “strutture ospedaliere ed a queste assimilabili” (day-hospitals, ambulatori ecc.), i farmaci potranno essere erogati a domicilio senza spese anche a pazienti in dimissioni assistite, senza che debbano per forza tornare in ospedale per ritirarli. Ecco il testo approvato, che non è la “nostra” pdl72 ma non esclude alcuna modalità di cura già permessa dalle norme nazionali. Oltre alla legge, è stata approvata anche una mozione, che mette al centro i diritti dei malati e preme sul Ministero della Salute, per ulteriori passi semplificativi.

In aula, gli interventi dei consiglieri FdS e PD sono stati caratterizzati dal buon senso e dall’attenzione al malato come persona. E’ stato anche ricordato come migliaia di pazienti debbano ricorrere al mercato nero o scelgano l’autocoltivazione, per poter beneficiare dell’effetto terapeutico della cannabis per i loro disturbi. Ed è stata menzionata l’esperienza del Canada, dove lo Stato gestisce proprie coltivazioni di marijuana da distribuire ai malati, dell’Olanda e di Israele, dove viene utilizzata negli ospizi per anziani, con risultati clamorosi. Al contrario gli interventi di PDL, UDC e Lega si basavano su una presunta pericolosità e “mancanza di evidenza scientifica” dell’efficacia dei cannabinoidi, e sulla necessità di un ulteriore nulla osta ministeriale, in spregio assoluto della qualità di vita dei malati, e delle loro necessità. Nonché in totale ignoranza del fatto che, come già ricordato, il Ministero della Salute si è già espresso: sin dal 2007 infatti, il THC per la legge italiana fa parte delle sostanze prescrivibili e dotate di efficacia terapeutica, come ha confermato addirittura il dott. Serpelloni, smentendo il solito Gasparri, secondo il quale la nuova legge toscana “è carta straccia

Premettendo che “la politica non ha la competenza di decidere se i cannabinoidi siano utili ed utilizzabili”, con una capriola di coerenza aggiungono che la regione non avrebbe dovuto permetterne l’uso anche su ricetta medica, in assenza di certezze.

Ma la partita non finisce con l’approvazione della legge. Saranno infatti prossime delibere applicative della giunta che dovranno dare le disposizioni pratiche per la sua applicazione. Per questa ragione sarà molto importante che le associazioni di pazienti continuino a vigilare sui contenuti di tali delibere, continuando a fornire la necessaria assistenza e consulenza, ci auguriamo che questo clima collaborativo possa crescere. In confronto al desolante panorama nazionale, dove ignoranza ed arroganza la fanno da padroni, e delle vite e delle scelte dei malati non importa a nessuno, sarebbe un bell’esempio di democrazia partecipata. Così come ci auguriamo che si apra il dibattito nelle regioni dove giacciono in qualche cassetto le pdl già depositate e che presto se ne aggiungano di nuove, trovando sempre reti di pazienti pronti a battersi perché il significato delle future leggi regionali non venga stravolto. Sempre consapevoli che la strada è ancora lunga e che siamo di fronte a uno dei piccoli passi verso lo scenario auspicato in cui ogni persona possa essere libera di scegliere come curarsi senza rischiare di finire in galera.

Pazienti Impazienti Cannabis – 4 Maggio 2012

http://www.pazienticannabis.org/toscana.html

Legalizziamolacanapa Org Team

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12a Million Marijuana March, 5 Maggio 2012 ROMA

Riceviamo e pubblichiamo da http://www.millionmarijuanamarch.info/

Nello Stesso giorno a Roma e in altre 420 città nel mondo per esigere:

1) La fine delle persecuzioni per i consumatori.

2) Accesso immediato all’uso terapeutico per i Pazienti.

3) Diritto a coltivare liberamente la Cannabis, patrimonio dell’umanità.

SABATO 5 MAGGIO 2012, DODICESIMA EDIZIONE ITALIANA M.M.M., SOLO REGGAE & ANNI 70.

Dedicata a tutte le vittime del proibizionismo, massacrate di botte in galera o ancora prima di arrivarci, e in particolare a Aldo Bianzino, di cui esigiamo la riapertura del processo per Omicidio.

0re 16, Da Piazza dei partigiani a piazza bocca della verità fino alle 23.00.

Al termine, dopo la conclusione a Piazza Bocca della Verità alle ore 23:00, La M.M.M. Proseguirà ufficialmente al centro sociale L.O.A. ACOBRAX (EX CINODROMO) per la presentazione di “FOUNDATION”, Il nuovo CD del ‘BARACCA SOUND SYSTEM’.

(attenzione: non saranno ammesse bandiere e striscioni di partito, di nessun partito, non saranno ammessi camion non preautorizzati)

Per ciclofficine, singoli musicisti acustici, giocolieri, murghe e bande musicali che apriranno la marcia, l’appuntamento e’ sul viale sotto il palazzo ACEA.

Al peggio non c’è mai fine” recita un vecchio detto popolare, siamo cresciuti con il proibizionismo e dovremmo esserci abituati se non fosse diventato sempre più aggressivo e invasivo, socialmente devastante.

Siamo cresciuti governati da spregevoli personaggi ma fortunatamente non ci siamo abituati e mai avremmo immaginato che dopo il pentapartito e Andreotti saremmo sprofondati nel Berlusconismo con i suoi improponibili figuranti che ci hanno regalato la Fini/Giovanardi, una delle peggiori leggi al mondo in materia di droghe prodotta dal parlamento a più alta concentrazione di inquisiti al mondo, per poi infine affogare con un governo non eletto di massoni e banchieri. Ora il cerchio è completo, dalle collusioni mafiose alla massoneria degli economisti cravattari, se la feccia dell’umanità fosse preziosa il nostro parlamento sarebbe una miniera.

Che senso ha spiegargli che la 49/2006 tristemente nota come Fini/Giovanardi non è altro che la tassa sul consumo di sostanze “illecite” affidata in gestione alle narcomafie che ottengono così il rafforzamento del monopolio dell’importazione, produzione e distribuzione delle sostanze vietate già garantito dalla precedente 309/90, varata quella da Bettino Craxi noto e indiscusso campione di onestà, qualcuno crede non lo sappiano? Come erano stati accumulati gran parte di quei capitali portati illecitamente all’estero e rientrati con il famoso “scudo fiscale” varato da Berlusconi e graziato da Monti? Non sono forse i proventi esentasse del narcotraffico e dei traffici mafiosi in genere che hanno garantito quella liquidità alle banche che ha impedito all’Italia l’effetto Grecia? E le banche sono controllate da chi? L’enorme flusso di denaro accumulato dalle organizzazioni criminali che fine fa? Si autoricicla o la finanza fa la sua parte? E un governo che fa pagare ai ceti medi bassi la crisi causata dalle banche, allungano di anni l’età per il raggiungimento della pensione rallentando il turn over e la possibilità di lavorare per i giovani, che mira ad aumentare il divario fra le classi favorendo gli speculatori e cancellando i diritti come l’articolo 18 con il placido di tutti da Bersani a Alfano può mai essere interessato alla liberazione della cannabis? Bisogna tradurre il lessico della propaganda di questo governo, quando dicono “liberalizzare” significa privatizzare, ossia prendere dei beni comuni, sottrarli alla collettività per affidarne il profitto a pochi “privati”.

Quando noi diciamo “liberalizzare la marijuana” intendiamo esattamente il contrario, ossia riconsegnare all’umanità un bene comune, sganciare dal mercato un pezzo del patrimonio botanico del pianeta attualmente affidato dal proibizionismo al profitto delle narcomafie e vorremmo che la coltivazione di questa pianta fosse un diritto naturale come è per il basilico o i pomodori.

Questo governo che fa pagare la crisi a tutti aumentando l’iva e i carburanti e di conseguenza il prezzo delle merci e dei generi alimentari, che sperpera 20 miliardi di euro per acquistare i cacciabombardieri F35 e altrettanti vorrebbe spenderne per un’opera inutile e dannosa come la TAV in Val di Susa tentando goffamente di imporla alle popolazioni con la prepotenza degli eserciti un merito però lo ha: è riuscito oltre che ad applicare il programma di Berlusconi a far gettare la maschera a Bersani e al PD, ora è finalmente chiaro ai più che non c’è differenza sostanziale tra il loro liberismo e quello della PDL e l’astensionismo crescerà ancora, inesorabilmente.

Il gatto e la volpe, nel gioco delle parti fingono di contrastarsi ma poi pasteggiano allo stesso tavolo, uno , il PDL vara la Fini/Giovanardi a fine legislatura nel 2006 inserendola nel decreto urgente per le olimpiadi di Torino, l’altro il Pd fa finta di volerla contrastare e si impegna ufficialmente a cancellarla appena sarà al governo, solo perchè da lì a poco ci sarebbero state le elezioni perse poi dal PDL, una volta eletti, nulla fanno nonostante fosse nel programma, e neanche dopo nella legislatura successiva dove erano però all’opposizione, tentano di sollevare il problema, mai neanche un’interpellanza e possiamo scommetterci che nulla faranno neanche in futuro, ma perché insistono nel chiamarsi Partito democratico? Non sarebbe più onesto e non offensivo dell’ intelligenza collettiva chiamarsi semplicemente PARTITO?

Eppure gli effetti letali della 49/2006 sono tangibili, la lista delle vittime si allunga ed è di pochi giorni fa la notizia della falsificazione delle prove utilizzate per ottenere l’archiviazione dell’accusa di omicidio trasformata in omissione di soccorso a carico delle guardie carcerarie della prigione di Capanne a Perugia per la morte di Aldo Bianzino.

Aldo fu arrestato per delle piante di Cannabis in giardino il 12 ottobre 2007, fu trovato morto dopo neanche due giorni il 14 ottobre nella cella numero 20 della sezione 2b maschile del carcere Perugino, l’autopsia evidenziò il distaccamento del fegato dalla sua sede con la fuoriuscita di circa un terzo di litro di sangue e un grosso ematoma nel cervello.

Lo spappolamento violento del fegato fu giustificato con le manovre effettuate nel tentativo di rianimarlo con il massaggio cardiaco, anche se non si capisce come si possa frantumare il fegato effettuando un massaggio anche violento sul cuore che notoriamente è distante dal fegato, mentre il grosso versamento nel cranio fu giustificato con dei fotogrammi di una TAC che evidenziavano un aneurisma celebrale che avrebbe causato la morte naturale, solo che i fotogrammi della TAC appartengono a un altro cranio, che non è quello di Aldo. Ora chiediamo la riapertura del caso per OMICIDIO, perche Aldo è entrato in carcere sano, la prova che escludeva il pestaggio non esiste e il 5 maggio lo striscione dell’apertura della manifestazione sarà dedicato al caso Bianzino.

Del resto sappiamo che il potere si autoassolve e come dice un altro detto popolare “tra cani non si mordono” e senza andare troppo lontano nel tempo, senza risalire alle stragi di stato, ai servizi segreti deviati, alle ormai trentennali storie Italiche fatte di insabbiamenti e depistaggi, basta ricordare GENOVA 2001, anche lì la polizia costruì prove poi risultate false per accusare le vittime e proteggere i torturatori della Diaz e di Bolzaneto, furono condannati alcuni poliziotti, anche se con condanne lievi rispetto alla gravità dei fatti e nonostante tutto, quelli che davano gli ordini furono tutti promossi.
L’Italia è non a caso al settimo posto nella triste classifica degli stati del consiglio d’Europa che violano i diritti umani, un magro risultato, visto che restiamo il primo dei paesi dell’Europa Occidentale preceduti da Turchia, Russia, Romania, Ucraina, Polonia e Bulgaria.

L’Italia è al sessantunesimo posto per il rispetto della libertà di stampa su 176, ai primi posti ci sono ovviamente i paesi civili come la Finlandia, la Norvegia e i Paesi Bassi.

Sono purtroppo migliaia i consumatori/trici arrestati/e con una pianta in giardino o due grammi di erba, certamente non spacciatori ma cittadini/e che hanno tentato di auto produrre il proprio consumo senza finanziare le narcomafie, in tantissimi/e scontano pene insensate per poche piante.

Nel nostro paese grazie alla Fini/Giovanardi festival musicali Reggae come Rototom sono stati costretti all’esilio in Spagna accusati di istigazione, la campagna “ma la musica non si ferma” è invece nata nel Salento dall’esasperazione per le continue perquisizioni con cani davanti alle Dance Hall Reggae, ci sono attività come “Semitalia” che hanno chiuso, i titolari furono arrestati e tre anni dopo assolti.

Il caso dell’autista del bus che a Roma subì un incidente a causa di una macchina che non aveva rispettato il rosso al semaforo e nonostante la responsabilità dell’incidente fosse palesemente della controparte venne immediatamente licenziato a causa della positività alla cannabis nel narcotest a cui fu sottoposto, come previsto dalla attuale normativa.

Il caso del “LIVELLO 57” di Bologna: il teorema si è sciolto come neve al sole e gli attivisti ne sono usciti puliti ma il Livello non c’è più.

C’è poi il caso di Fabrizio Pellegrini, il paziente di Chieti autorizzato ad importare per fini terapeutici la Cannabis ( il BEDROCAM, infiorescenze femminili al 18% di THC) ma arrestato piu’ e piu’ volte per coltivazione, tanto che per la somma delle condanne rischia vent’anni e questo perche’, non potendosi permettere di pagare gli otto euro giornalieri del costo della sua medicina, ha optato per l’autoproduzione, alla faccia del diritto alla salute previsto dalla costituzione.

Ci sono poi oltre a quello per Aldo altri comitati di parenti e amici delle vittime delle cosiddette “Forze dell’Ordine” che con la 49/06 ottengono la possibilità di sequestrare liberi cittadini per compiere le loro bravate, Federico Aldrovandi, Giuseppe Ales, Stefano Cucchi ,Giuseppe Uva e purtroppo altri, troppi per essere in un paese occidentale che si definisce civile e democratico e troppi per considerali solo casi isolati, se non è persecuzione questa che cosa è?.

Quando devono farci ingurgitare la medicina amara di turno ci ricordano sempre che siamo in Europa ma per le cose positive non vale.

Anche la Spagna è in Europa ma li nessuno viene arrestato per poche piante di Cannabis o per possesso, in Portogallo e nella Repubblica Ceca la depenalizzazione è totale e non solo per la Cannabis, in Germania è tollerata e sono previste solo multe per il possesso, a Vienna in Austria i grow shop espongono liberamente in vetrina piantoni di Cannabis e vendono talee (cloni), in Olanda ci sono i Coffee Shop e in Svizzera la coltivazione personale è permessa, in Belgio è consentita la coltivazione di una pianta, in Grecia l’autocoltivazione è considerata possesso, in Lituania si è multati oltre le tre piante consentite, nel Lussemburgo c’è una multa se si fuma davanti a minori e diventa penale se si fuma con i minori, in Finlandia si è multati per coltivazione e possesso, in Polonia fino a 25 grammi di erba si è multati solo per possesso in luoghi pubblici, nel Regno unito la Cannabis è stata declassificata alla tabella B e non ci sono sanzioni fino alla terza volta ecc….

Cos’è che ci differenzia così nettamente dal resto dell’Europa, forse perché abbiamo il Vaticano e il nostro è uno stato solo parzialmente laico? Forse perché abbiamo inventato il fascismo e ancora non ne siamo fuori a decenni di distanza? Forse perché abbiamo esportato la mafia in tutto il mondo e sia la società che le istituzioni ne sono tuttora profondamente intrise? O forse, più probabilmente, tutte e tre queste ragioni messe assieme.

Il 5 maggio saremo in piazza a Roma contemporaneamente ad altre centinaia di città nel mondo, con la nostra specificità italiana assieme alla comunità mondiale perseguitata per un costume che attiene alle scelte individuali, con Aldo nel cuore, perché vogliamo sapere come è VERAMENTE morto e per mano di chi, perché noi non dimentichiamo, non ci giriamo a guardare altrove e soprattutto non staremo mai zitti e zitte.

BUONA MILLION MARIJUANA MARCH A TUTTI E A TUTTE NEL MONDO.

Dal sito italiano è possibile accedere ai tantissimi siti M.M.M. di tutto il pianeta linkati, tra i quali segnaliamo:

http:/www.cannabisculture.com

http://www.Millionmarijuanamarch.com

http://www.pot-tv.net

http://www.marihemp.com

http://www.cures-not-wars.org

info: giornatamondiale@millionmarijuanamarch.info

http://www.millionmarijuanamarch.info/

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Olanda: Chiudono i coffeshop, tornano gli spacciatori

Da Fuoriluogo.it

Esordio nel sud dell’Olanda della politica dei wietpas. Prime “ammonizioni” e serrata dei coffeshop. A Eindhoven successo delle azioni di disobbedienza civile. E intanto tornano gli spacciatori. Dal nostro corrispondente da Amsterdam Massimiliano Sfregola.

AMSTERDAM “Siete i benvenuti in Limburgo per un caffè ed una fetta di torta ma non per acquistare droga” cosi recita il volantino che soridenti attivisti del VVD, il partito liberal-conservatore olandese del premier dimissionario Mark Rutte, distribuiscono in giro per la città di Maastricht da qualche giorno. Il I maggio, D-day che avrebbe stravolto per sempre l’immagine dell’Olanda è arrivato: da ieri mattina i coffeeshop, le caffetterie dove dal 1976 è possibile acquistare e consumare semi-legalmente piccoli quantitativi di hascisc e mariuana sono ufficialmente club privati aperti solo a residenti registrati. La riforma riguarderà inizialmente solo le tre province meridionali e città come Maastricht, Eindhoven e Tillburg ma dal 1° gennaio 2013 verrà estesa anche al resto del paese, inclusa la città di Amsterdam ed i suoi 216 coffeeshop (oltre 1/3 del totale).

Che nessuna deroga sia prevista per la capitale, lo ha ripetuto il ministro della giustizia dimissionario Ivo Opstelten nel corso di un’intervista: la norma è stata approvata, quindi non rimane seppellita sotto le macerie dell’esecutivo ed è bene che Amsterdam si faccia trovare pronta. Solo propaganda per-elettorale, risponde il fronte politico del NO al wietpas, ricordando che le elezioni del 12 settembre prossimo potrebbero significare, qualora vincesse la sinistra, l’addio definitivo alla guerra alla cannabis in salsa oranje. Ma intanto l’Olanda “semi-proibizionista” è il presente. Ieri mattina Maastricht è stata teatro di una singolare protesta messa in atto dal battagliero gestore del coffeeshop Easy goin’ Marc Josemans che ha “rifiutato” per un’ora l’accesso ai turisti e chiesto loro di denunciarlo per “discriminazione”, unico modo per poter impugnare la normativa in tribunale e sperare nella (improbabile) demolizione da parte del giudice. Presente all’azione anche il radicale Marco Cappato, giunto in terra d’Olanda per portare sostegno alle azioni anti-wietpas.

Come da programma, il coffeeshop “Easy Goin’” ha quindi ripreso alle 11 a servire anche turisti rimediando la prima ammonizione da parte del comune (alla terza è previsto il ritiro della licenza) seguita poco dopo da una chiusura delle saracinesche, in segno di protesta. Gli altri 15 coffeeshop sono rimasti invece chiusi al pubblico l’intera giornata per “mancanza di soci”: dato che nessuno vuole registrarsi e noi non vogliamo schedare i nostri clienti, hanno fatto sapere i proprietari, allora non ha senso aprire. Analoghe surreali situazioni, si sono verificate anche in altre zone del paese colpite dal provvedimento; a Tillburg, città di frontiera ad ovest del paese, sono state emesse due ammonizioni: la polizia ha “sorpreso” nel locale due trans-frontalieri belgi mentre a Venlo, città sul confine orientale, due coffeeshop su cinque hanno chiuso definitivamente a causa del totale flop della campagna di tesseramento: in un caso le registrazioni si erano fermate a quota 39. Sembra al contrario che ad Eindhoven le azioni di disobbedienza civile siano pienamente riuscite e gli stranieri siano stati accolti come sempre, senza alcun intervento da parte della polizia. Fondamentale il ruolo del sindaco laburista Rob van Gijzel, contrario ai wietpas, a differenza del collega conservatore di Maastricht Onno Hoes, fiero ultrà della tolleranza zero contro il turismo della cannabis. Nel pomeriggio di ieri, il borgomastro è stato costretto a convocare in fretta e furia una conferenza stampa, nella quale ha tuonato contro l’irresponsabilità dei gestori dei coffeeshop che avrebbero “turbato” una giornata di festa attirando con le loro proteste, nel piccolo centro del Limburgo, capannelli di turisti, giornalisti, curiosi e a quanto si dice anche spacciatori. “Stanno girando da stamattina diverse automobili provenienti da Rotterdam o da città del Belgio con a bordo individui venuti a fare affari da queste parti. I cittadini di Maastricht rischiano di doversi abituare alla loro presenza” ha denunciato Hans van Duijn, ex segretario del sindacato nazionale di polizia Nederlandse Politiebond, molto critico con la politica dei pass.

Al termine della convulsa giornata, il bilancio parla di una serrata generale dei coffeeshop di Maastricht che in segno di protesta resteranno chiusi per due settimane.”La cosa non mi turba affatto” avrebbe detto al riguardo il sindaco Hoes “nessuno vieta loro di stare aperti, a patto che i turisti restino fuori”.

Massimiliano Sfregola

Fonte: Fuoriluogo.it

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