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Serpelloni torna a casa

Fonte: fuoriluogo.it, di Leonardo Fiorentini

Giovanni Serpelloni non è più a capo del Dipartimento Antidroga e torna all’ASL di Verona. Una grande vittoria per tutto il movimento. Ora attendiamo fiduciosi il nome del sostituto.

Il capo del Dipartimento Antidroga del Governo italiano Giovanni Serpelloni ha lasciato oggi l’incarico datogli da Carlo Giovanardi ormai nel 2008 e tornerà alla ASL di appartenenza, a Verona.

Una seconda grande vittoria per il movimento dopo la dichiarazione di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi a febbraio. Sono inumerevoli le associazioni di settore che ormai da anni chiedono la rimozione di Serpelloni dal ruolo di regia delle politiche antidroga italiane, da troppi anni in controtendenza rispetto alle incrinature ormai evidenti nella war on drugs e alle esperienze di nuovi approci che si stanno susseguendo in tutto il mondo.

Un primo atto positivo del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che solo pochi giorni fa si era tenuto ufficialmente la delega sulle droghe. Ora attendiamo fiduciosi il nome del sostituto.

http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/serpelloni-torna-a-casa

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Dovremmo quasi esserci!

E quindi dovremmo proprio essere arrivati all’appuntamento finale, quello che deciderà le sorti di centinaia di migliaia di consumatori, poiché entro la fine del mese le proposte di legge sulla legalizzazione e regolamentazione della coltivazione domestica arriveranno in aula per il dibattito parlamentare che, a detta dei deputati che appoggiano la nostra battaglia e che hanno presentato decine di emendamenti al DL Lorenzin, “sarà un confronto duro e preparatevi ad attacchi di ogni tipo“.

A seguire la notizia sulla calendarizzazione del dibattito parlamentare sulle droghe leggere e il commento dell’on. Farina con il testo dell’emendamento da lui proposto e che appoggiamo in pieno.

http://www.ilvelino.it/it/article/2014/04/10/dl-stupefacenti-spostato-a-lunedi-termine-presentazione-emendamenti/36501bd5-1bbc-4fed-8075-949ba2cd55b2/

È stato spostato a lunedì alle 10 il termine per la presentazione degli emendamenti al dl sugli stupefacenti e sui farmaci off-label, ovvero quelli prescritti per patologie non presenti nella scheda tecnica, alla Camera. Dietro la decisione delle commissioni Giustizia e Affari sociali, riunite in seduta congiunta per la discussione generale, la volontà di approfondire gli articoli 1 e 2 dopo la decadenza della Fini-Giovanardi stabilita dalla Consulta lo scorso febbraio. L’obiettivo, spiegano al VELINO, è di rivedere le norme dell’uso delle droghe leggere per le cure palliative, ma di non allentare il warning dei loro effetti negativi. Rimandato anche lo sbarco del testo in Aula, inizialmente previsto per il 22 aprile: l’assemblea di Montecitorio comincerà ad esaminare il decreto legge dal 28 aprile.

Dall’on. Farina:https://www.facebook.com/daniele.farina.125/posts/698304626879628?stream_ref=5>  · 

Cannabis e Himalaya. La spedizione è rinviata a lunedì 28, causa turbolenza. C’è chi sostiene che comunque a salire sul Lorenzin per la via 26 ( quella presentata ieri), non ci riesce neanche Messner. Rimarrebbe la via nota ma da lì tutte le precedenti spedizioni sono venute giù a gambe rotte. Bloccate nella forra di San Patrignano. Posto bruttissimo per nulla vocato al santo ma a qualche diavolaccio, piuttosto. Tuttavia, nel caso, ci proveremo. La via tradizionale:

“24-bis. All’articolo 73 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, dopo il comma 3, è inserito il seguente comma:

« 3-bis. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica fino al numero massimo di cinque piante di sesso femminile e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore o che per modalita’ di presentazione, o in relazione al confezionamento frazionato, alla cessione onerosa, ovvero per altre circostanze dell’azione, si configurino le condotte illecite di cui al comma 5 del presente articolo.”

Proibizionismo: promemoria per il presidente Renzi

Pochi giorni fa sono state assegnate dal Governo le deleghe ai ministri per i vari dipartimenti di competenza e in linea con la precedente scelta, il Presidente del Consiglio mantiene quella del DPA .

Ci associamo all’invito rivolto a Renzi da Forum Droghe, su un opportuno cambiamento ai vertici del DPA: “ …il Presidente del Consiglio si assume in prima persona la responsabilità di mantenere o non mantenere Giovanni Serpelloni a capo del Dipartimento per le Politiche Antidroga” e a tal proposito pubblichiamo, come promemoria per il Presidente del Consiglio (al quale invieremo questo articolo), alcune assonanze storiche tra vecchio e nuovo proibizionismo che, indipendentemente dal passare dei decenni, non cambia mai l’impostazione ideologica della sua strategia e l’aspetto contraddittorio delle sue teorie, mantenendo invece inalterati gli effetti catastrofici sull’intera società.

Il Fenomeno del Proibizionismo. Assonanze ed evidenze storiche.

In assoluto il proibizionismo ha generato leggi tra le meno rispettate nella storia, prima Americana e poi mondiale. Cerchiamo di comparare due fenomeni uguali ma distanti nel tempo e nell’oggetto dell’applicazione.

Frutto del proibizionismo USA sono state la comparsa di “Cosa nostra” in America e della moltissima criminalità organizzata (+24%), di una corruzione dilagante ad alti vertici, di oltre 10mila morti di Stato in 10 anni (quando lo Stato arrivò ad avvelenare l’alcool industriale per impedirne l’assunzione), dell’aumento dei consumi illegali, di omicidi, nonché di abusi di potere, che erano (e continuano ad essere) all’ordine del giorno laddove queste leggi proibizioniste venivano (e vengono) applicate, tant’è che spesso, proprio chi giurava di proteggere e servire i cittadini, finiva poi per proteggere chi produceva, distribuiva e serviva alcolici di contrabbando in cambio di cospicui interessi e privilegi.

Negli Usa del proibizionismo sull’alcool erano molti gli agenti della polizia, i sindaci e tutte quelle persone ai vertici del potere politico e sociale che gestivano, più o meno alla luce del sole, i locali dove si vendeva alcool.

Le leggi generate dal proibizionismo, facendo riferimento in primis alla storia Americana, per poi passare a quelle di ordine globale, hanno minato e continuano a minare pericolosamente le autorità stesse e il rispetto della gente verso di esse.

E la cosa sembra quasi voluta da chi gioca al vero “sfascismo”, perché non c’è nulla di più pericoloso e autolesionista per uno Stato che porre in essere leggi che, nella pratica, non si possono far rispettare, questo è il “miglior modo” per far perdere fiducia ai cittadini nelle Istituzioni che dovrebbero invece rappresentarli e tutelarli.

Addirittura le leggi proibizioniste non venivano rispettate neanche dentro le aule dei tribunali quando molti interessi erano messi in pericolo e addirittura, ricordando un avvenimento relativo al 18° emendamento 1920/30 USA, in un processo i giurati bevvero le prove del reato per assodare che si trattasse davvero di alcool, facendole di fatto sparire!

Ben 300 milioni di dollari furono spesi in USA nel decennio ’20/’30 al fine di far applicare una legge assurda e ridicola e furono persi 11 milioni di dollari di possibili introiti per lo Stato.

Nulla di più simile accade ai nostri giorni in Italia con il proibizionismo sulla canapa.

Da quando esiste il DPA, che negli ultimi anni ha operato in applicazione della Fini-Giovanardi ormai decaduta, ridando vita al più becero proibizionismo sulla canapa, nel nostro paese la corruzione politica e la criminalità hanno avuto un aumento in percentuali da capogiro.

Guarda caso, come le diverse leggi sulle droghe italiane, anche il 18° emendamento USA consentiva il consumo personale e la detenzione di dosi personali di alcool, ma vietava la vendita, il trasporto e la produzione della sostanza più consumata in assoluto. Quindi per creare un monopolio e soprassedere all’intero mercato illegale basta in pratica proibire la sostanza più diffusa, privatizzandone l’intero settore.

La storia ci racconta che verso il tramonto del proibizionismo USA molti giudici si rifiutarono di condannare gli imputati per contrabbando (che erano per la maggior parte semplici consumatori) e speriamo e ci auguriamo che i nostri giudici in Italia, consci della storia e nel pieno delle loro facoltà cognitive, possano quanto prima ritrovarsi nella stessa condizione dei loro passati colleghi americani.

Questo dovremmo aver capito dalla storia, dal fenomeno e dall’errore che fu il proibizionismo già negli USA con l’alcool, ma, per assurdo, i nostri rappresentanti istituzionali, fra cui alcuni sicuramente incompetenti e in malafede, continuano invece ancora a sostenere politicamente.

Non dobbiamo mai dimenticare che criminalità, mafie e proibizionismo sono mali della stessa famiglia e ideologia, legati a doppio filo, e che sono esplosi e cresciuti insieme autoalimentandosi.

Il proibizionismo è ‘fare nulla’ ,il miglior modo perché nulla cambi in meglio ma anzi peggiori. Il carattere del proibizionista medio, nonché della stessa ideologia proibizionista, è presuntuoso, pretestuoso, prepotente, dannoso, scorretto, tremendamente contorto, clamorosamente bugiardo e socialmente pericoloso.

Il proibizionismo è una dottrina ideologica fanatica, errata, controproducente e dalla assodata e totale inutilità.

Giovanni Musumeci – Ascia

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La Supercannabisaurus Rex di Serpelloni

Abbiamo assistito ieri sera all’ennesimo dibattito sulle droghe, inconcludente, fuorviante ed inutile come al solito.

Droghe leggere, pesanti, semi selezionati, principi farmacologici, percentuali di principio attivo, piantagioni illegali, malavita e via dicendo, argomenti che dovrebbero essere sezionati uno per uno per sviscerare le falsità che vengono costruite intorno alla cannabis e che invece, come al solito vengono trattati tutti insieme con una sconcertante approssimazione, continuando ad alimentare la voluta confusione su questa pianta e sugli effetti del suo consumo.

E’ ormai da un anno che stiamo denunciando l’inesistenza dell’immissione in massa sul mercato nero degli stupefacenti, nel nostro Paese, della mitica Supercannabis (Cannabisaurus Rex) al 55% di THC paventata da Serpelloni, e allarmisticamente propagandata vergognosamente dai più incalliti proibizionisti, grazie al quasi totale asservimento dei mass media a questa finzione di fantascientifica pericolosità sociale.

Come abbiamo già denunciato, questo della Supercannabis è il nuovo cavallo da battaglia dei proibizionisti più disperati, messo in campo già zoppo come ultimo tentativo di contrastare un inesorabile processo di legalizzazione della cannabis a livello mondiale, pensiero insopportabile per chi ha fatto della propria professione una missione ideologica persecutoria nei confronti dei fruitori della pianta di canapa, in particolare dei piccoli autocoltivatori in proprio.

Dai primi del mese di marzo tale cavallo da battaglia (zoppo) è stato ulteriormente “dopato” da Serpelloni con un altro ennesimo ritocco al rialzo, arrivato al 60% della percentuale di THC, (la chiameremo Supercannabisaurus Rex) un incrocio genetico OGM tra la cannabis e il tirannosauro ottenuto con “tecniche violente di coltura intensiva”!

Bisogna picchiare le piante, così diventano più aggressive (come il tirannosauro) percentuale poi ripresa da Garattini nei suoi affondi recenti, ed ora portata dallo stesso Serpelloni in un’audizione delle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali della Camera.

Tale percentuale, irreale e introvabile, viene utilizzata dal nostro morbosamente affezionato persecutore per sostenere una sua nuova contorta proposta: differenziare le pene per la cannabis naturale da quelle per la Supercannabisaurus Rex al 60% di THC, che è, di fatto, introvabile in Italia, perlomeno sul mercato nero gestito dalle organizzazioni criminali o nelle produzioni “fai da te” dei poveri autocoltivatori ingiustamente perseguitati, contro i quali si è particolarmente rivolta finora, la lugubre repressione persecutoria del proibizionismo italiano in stile Fini-Giovanardi, alla quale, nonostante la sua cancellazione, i persecutori nati non possono assolutamente rinunciare, anche se è ormai sotto gli occhi di tutti il fallimento manifesto e gli enormi danni sociali provocati.

La colpa, sempre secondo Serpelloni, sarebbe invece (monotonamente) sempre di internet, demoniaco e favorito capro espiatorio, dei fallimenti manifesti delle politiche ideologiche proibizioniste persecutorie del Dipartimento Politiche Anticannabis voluto e creato da Giovanardi.

E’ da notare che la proposta contorta di Serpelloni di punire penalmente gli spacciatori (che immaginiamo presunti, come al solito, per il possesso oltre la quantità irrisoria di cannabis consentita) di Supercannabis con THC superiore al 12.5%, non andrebbe a colpire i narcotrafficanti industriali della criminalità organizzata, i quali, avendo il monopolio delle produzioni destinate al mercato nero, non si curano di produrre erba di qualità, che viene tagliata con sostanze veramente pericolose, ma, ancora una volta, i piccoli autocoltivatori estimatori, che sarebbero gli unici a poter produrre piccoli quantitativi di infiorescenze di cannabis di speciali varietà con THC che non supera mai il 22%; oltre tali percentuali non ci risulta che in Italia siano reperibili i semi di Supercannabis al 45/46%, né di Cannabisaurus Rex al 55%, né di Supercannabisaurus Rex al 60%, neanche nelle pagine internet plurimenzionate da Serpelloni come nuove agenzie per lo spaccio incontrollato!

Sarebbe ora che Serpelloni e tutti i proibizionisti (persecutori nati in stile San Paolo pre-conversione), vengano costretti a dimostrare con prove certe l’esistenza di questi presunti grossi quantitativi di cannabis al 60% che sarebbero spacciati e circolerebbero pericolosamente tra i giovani in Italia, procurandone i ricoveri in ospedale (quasi tutti riconducibili, invece, a mix di sostanze diverse, alcool in testa!).

Come sarebbe ora che vengano dimostrati scientificamente ed in maniera inoppugnabile i presunti danni che la cannabis creerebbe al cervello, (i famosi mitici “buchi”, ormai sbugiardati ovunque dalle evidenze scientifiche) accettando anche il confronto pubblico diretto con chi ne fa uso RIGENERATIVO o medicinale e con scienziati veri, non quelli selezionati appositamente tra i ranghi dei persecutori professionisti ancora spacciati per indiscutibili esperti.

Anzi, sarebbe ora che tutti questi bravi cristiani, persecutori integerrimi di gente innocente e innocua, colpevole di condurre uno stile di vita diverso (e in quanto tale peccaminoso e pericoloso), accettino il loro fallimento proibizionista, e si facciano da parte per dare spazio a voci scientifiche al passo con i cambiamenti e non ancorati al fondamentalismo ideologico.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

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Il CSC LapianTiamo a Porta a Porta

Riceviamo e pubblichiamo la comunicazione dagli amici di LapianTiamo:


Oggi 7 aprile, in seconda serata su Rai Uno, nella trasmissione Porta a Porta, ci sarà l’intervento di alcuni componenti del Direttivo LapianTiamo in una discussione che vedrà ospiti della serata l’attuale Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e la presidente ad honorem della nostra Associazione di malati, Rita Bernardini, la prima ad aver abbracciato la nostra causa insieme al Sindaco di Racale Donato Metallo.

Andrea Trisciuoglio

Di seguito la mail inviata dal Segretario dell’Associazione al dott. Serpelloni probabile ospite della trasmissione:

Gent.mo dr. Serpelloni, è da parecchio tempo che  non le scrivo.
Ha visto cosa ho realizzato con altri validissimi amici: l’associazione LapianTiamo giù nella salentina Racale?
Le scrivo oggi perché so che lunedì sera sarà ospite di Porta a Porta e spero di ascoltare quantomeno una parola di scuse da parte sua ai tanti malati come me vittime di una legge malscritta e poco fa scomparsa a cui son stati creati altri dolori oltre a quelli che abitualmente ci da la malattia.

Cordiali saluti.

Andrea Trisciuoglio

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Svuotacarceri e depenalizzazione della coltivazione

Pochi giorni fa è passato il decreto svuotacarceri in cui è prevista la depenalizzazione della coltivazione di cannabis, non di certo ad uso personale, ma solo per gli istituti universitari e laboratori pubblici di ricerca che hanno ottenuto l’autorizzazione ministeriale alla coltivazione per scopi scientifici, sperimentali o didattici. Ancora non è chiaro esattamente cosa preveda la norma nel suo insieme e più di una voce si è levata per smorzare gli inevitabili entusiasmi che la notizia aveva generato soprattutto a causa di titoli sensazionalistici e fuorvianti.

Aspettiamo che uno dei nostri avvocati ci chiarisca che cosa potrebbe cambiare con l’approvazione dello ‘svuotacarceri’ per le numerose vittime del proibizionismo che ancora si trovano a scontare pene salatissime a causa di una legge ormai dichiarata incostituzionale, e per il momento vi rimandiamo ad alcuni link che hanno trattato la questione negli ultimi giorni, iniziando con quelli che per fortuna si sono subito preoccupati di smentire le notizie date con estrema superficialità da alcune note testate nazionali.

http://www.dolcevitaonline.it/depenalizzazione-della-coltivazione-di-cannabis-lennesima-bufala/

http://droghe.aduc.it/comunicato/svuotacarceri+attenzione+non+alcuna_22121.php

http://www.huffingtonpost.it/2014/04/02/marijuana-coltivare-non-reato_n_5074313.html?utm_hp_ref=italy

http://www.lastampa.it/2014/04/02/italia/cronache/coltivare-marijuana-e-immigrazione-clandestina-non-saranno-pi-reati-gbd1MDcoKCJLYdG12VqfVO/pagina.html

Sono inoltre riprese le audizioni in relazione alle nuove proposte di legge sulla regolamentazione della coltivazione domestica di fronte alle Commissioni Giustizia e Affari Sociali, dove è stato ascoltato di nuovo il dott. Serpelloni che, con non poca sorpresa da parte nostra, in quanto ci fa piacere che inizi a parlare di ‘naturalità’ della pianta di cannabis, sottolinea però la distinzione tra cannabis ‘naturale’ e cannabis ‘geneticamente modificata’, e vorremmo ricordare al dottore che semmai si può parlare di cannabis ‘potenziata’ ma non certo di un Organismo Geneticamente Modificato, perché la cannabis OGM semplicemente: non esiste!

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=20753&fr=n

Direttivo ASCIA

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Manconi: ancora in 8.000 in carcere senza più reato

Sono finiti in cella per la Fini-Giovanardi adesso riformulata dalla Consulta Il giudice dell`esecuzione può rideterminare la pena: è un principio di giustizia La sentenza della Corte costituzionale con cui è stata abrogata la legge Fini-Giovanardi ha rimosso un macigno che fin qui ha impedito al nostro Paese di promuovere politiche efficaci di contrasto al traffico internazionale di droghe e di tutela della salute dei consumatori di sostanze stupefacenti. Sotto l`ombrello della «guerra alla droga» è stato impossibile sperimentare politiche innovative e le carceri si sono riempite di consumatori e piccoli spacciatori di sostanze stupefacenti. Occorrerà, quindi, percorrere il sentiero che si è aperto, per consentire all`Italia di raggiungere gli Stati che, in molte parti del mondo, stanno sperimentando politiche post-proibizioniste. Intanto, però, è importante che la sentenza della Corte costituzionale dispieghi tutti i suoi effetti senza che nella pratica ne vengano applicazioni irragionevoli.
Qualche giorno fa il Capo del Dipartimento dell`Amministrazione Penitenziaria ha confermato che il numero di detenuti ristretti per il reato riformulato dalla Corte ammonta a 8.589 definitivi e 4.345 in attesa di giudizio: una parte considerevole di questi è rappresentato «da detenuti che scontano la pena per aver ceduto quantitativi di hashish e marijuana». L`applicazione della sentenza della Corte ai detenuti in attesa di giudizio è relativamente semplice: sulla base dei nuovi parametri, il giudice delle indagini preliminari potrà rivalutare la sussistenza dei presupposti per la custodia cautelare in carcere, mentre il giudice di merito condannerà (se condannerà) sulla base delle nuove pene che distinguono tra “droghe leggere” e “droghe pesanti”. Problema più complicato è quello di chi è già stato condannato definitivamente: è mai possibile che continuino a scontare una pena giudicata incostituzionale? E come rimediare? Il codice di procedura penale prevede la possibilità di rivolgersi al «giudice dell`esecuzione» per tutto ciò che riguarda la pena in corso. Si può chiedere al giudice anche di rideterminare la pena giudicata illegittima dalla Consulta? Certamente sì, in base a un elementare principio di giustizia, ma non è detto che così la pensino tutti i giudici dell`esecuzione. Né è detto che tutti i detenuti abbiano le informazioni e l`assistenza legale necessarie per far valere le proprie ragioni. E poi, non si può escludere un diverso metro di giudizio nei singoli casi.
 Ecco, dunque, il primo fondato motivo per cui sarebbe stato necessario un intervento legislativo urgente del Governo. Cui se ne aggiunge un altro. Prima ancora della decisione della Corte costituzionale, il Governo Letta ha giustamente trasformato l`attenuante della «lieve entità» nel possesso di sostanze stupefacenti in un reato autonomo con propri limiti di pena e, soprattutto, di durata massima della custodia cautelare. Ma, delineato nel quadro precedente alla decisione della Corte, il nuovo reato di «lieve entità» non distingue tra «droghe leggere» e «droghe pesanti», producendo in questo modo due vizi di irragionevolezza: è mai possibile trattare allo stesso modo – nel caso della lieve entità – la detenzione di sostanze che negli altri casi sono puniti con pene molto diverse tra di loro (da 8 a 20 anni di carcere nel caso delle droghe pesanti, da due a sei anni nel caso delle droghe leggere)? Ed è mai possibile punire quasi allo stesso modo la detenzione di piccoli odi ingenti quantitativi di droghe leggere (da uno a cinque anni o da due a sei anni)?
Il rischio è che la legge torni alla Corte costituzionale, e questa volta non per un vizio procedurale, ma per una questione di merito, di violazione del principio di uguaglianza sostanziale, e dunque di giusta distinzione tra situazioni diverse. Di queste cose avrebbe dovuto decidere, con urgenza, il Governo. Invece, dopo un tentativo revanchista di ritorno alla normativa abrogata dalla Consulta, è stato varato un decreto-legge che contiene modifiche alle tabelle di classificazione delle droghe che avrebbero potuto essere fatte in via amministrativa. Da qui la decisione di presentare un disegno di legge – firmato da Manconi, Lo Giudice, De Cristofaro – finalizzato a rimediare a quegli inconvenienti e a dare la più ampia ed equanime attuazione alla sentenza della Corte costituzionale. Su suggerimento di Luigi Saraceni (insigne giurista, che ha per primo proposto i motivi di illegittimità della Fini-Giovanardi) si propone che il giudice dell`esecuzione ridetermini le pene sulla base dei nuovi limiti previsti dalla legge e che anche il reato di “lieve entità”, distingua tra droghe leggere e droghe pesanti, punendo la detenzione di derivati della cannabis con non più di due anni di carcere.
 Se questo disegno di legge veramente necessario e urgente riuscirà a essere discusso nelle prossime settimane in Senato, l`occasione sarà propizia anche per affrontare la questione della depenalizzazione della coltivazione a uso personale e la cessione di piccoli quantitativi di cannabis destinati al consumo immediato.

Fonte: http://www.senatoripd.it/doc/5238/manconi-anastasia-droga-8mila-restano-in-carcere-senza-pi-reato.htm#

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Chi è Garattini?

Sulla rivista “Oggi” uscita qualche giorno fa in edicola, il dott. Silvio Garattini, quello che afferma che usare cannabis provoca daltonia alla guida lancia un accorato appello per dissuadere Regioni e Governo dal procedere nei confronti dell’accesso alla cannabis terapeutica ed in particolar modo all’autocoltivazione.

I quesiti di Garattini riguardano il conflitto tra autonomia delle Regioni nel promuovere politiche sanitarie alternative e il Sistema Sanitario Nazionale che di queste politiche non ne vuole sentir parlare, si chiede perché e con quale diritto le Regioni dovrebbero licenziare la pericolosità della cannabis quando lo Stato si era opposto fino a due mesi fa a qualsiasi tentativo locale, parla di letteratura scientifica, probabilmente la stessa preconfezionata dal DPA e dalla NIDA, facendo finta di non conoscere quella in favore dell’applicazione terapeutica, afferma di conoscere varietà di cannabis che arrivano al 60% di THC, meravigliando anche i più esperti conoscitori della sostanza ed infine dice che se proprio si volesse applicare una normativa tollerante nei confronti della cannabis, questa dovrebbe essere importata dalle aziende estere che già la producono in forma medicinale, ignorando che lo stesso lavoro, con un risparmio non indifferente, potrebbe essere svolto dal Centro di Rovigo diretto dal dott. Giampaolo Grassi.

Ma chi è Garattini? Sullo stesso link, fra i commenti, ce n’è uno che spiega molto bene la sua figura professionale e il corso della sua carriera:

(Dal libro “Farmakiller. Business, follie e morti in nome della medicina e della scienza”.)

1963: In punto di morte il commerciante milanese Mario Negri lascia al trentacinquenne Silvio Garattini 900 milioni di lire con la missione di fondare un “centro di Ricerca e cura”, indicandolo come direttore a vita. E cosi fu. Dal 1963 Garattini e i suoi collaboratori dettano arbitrariamente legge nella farmacologia italiana.

“LA DIOSSINA? FA BENE!”

Tra le prime “scoperte scientifiche” di Garattini, subito dopo il disastro di Seveso, vi fu che la diossina non faceva male, contrariamente a quanto affermato dall’OMS.
Nel 1976, epoca del disastro di Seveso, non vi erano tutte le informazioni che oggi abbiamo sulla pericolosità della diossina…In ogni caso, le affermazioni di Garattini apparvero assurde a Camilla Cederna, la quale scrisse su “L’Espresso” nel 1976: “Garattini ha sostenuto che da parte della stampa si era esagerato per il pericolo diossina, definendola “niente affatto nociva alla salute”. Perfino i dotti dell’Istituto Mario Negri, ben pagati per questo, hanno deciso che il rischio è minimo. In cambio della geniale invenzione del “livello accettabile di diossina”, l’Istituto Negri riceverà dalla Regione attrezzature per 400 milioni di lire” (valuta anno 1976).
Tra i firmatari c’era anche il barone della farmacologia, il senatore Emilio Trabucchi, direttore dell’Istituto di Farmacologia dell’Università di Milano. Trabucchi aiutò Silvio Garattini ad assolvere la ditta Icmesa e a minimizzare, in perfetto stile sovietico, l’immane disastro provocato dalla diossina.

FUORI POGGIOLINI, DENTRO GARATTINI

Scandalo Tangentopoli: nel 1992 finirono in galera i vertici di Farmindustria e del Ministero della Sanità (tra cui Francesco De Lorenzo e Duilio Poggiolini).
Poggiolini era il Direttore generale del Ministero della Sanità e capo della Cuf (Commissione Unica del Farmaco). La Cuf era la “cupola” che decideva i successi o gli insuccessi di un farmaco, lasciandone deliberatamente in circolazione (dietro laute mazzette) alcuni pericolosi o letali (come il Cronassial) o autorizzando l’immissione in commercio di emoderivati infetti.
Il ciclone di Tangentopoli che travolse Poggiolini spalancò la strada a Silvio Garattini. Nel 1993, Maria Pia Garavaglia nominò Garattini ai vertici della Cuf. Una nomina accolta con grandi polemiche, in quanto Garattini (con i piedi saldamente in diverse paia di scarpe) proseguiva a ricevere commesse miliardarie dalle aziende farmaceutiche…i cui farmaci avrebbe poi autorizzato al commercio in qualità di capo della CUF!!
Un esempio di lampante conflitto di interesse: come ricercatore, Garattini studiava le qualità dei prodotti delle case farmaceutiche (con commesse miliardarie pagate dalle aziende)…e poi al Ministero, come componente della CUF, ne autorizzava l’immissione sul mercato.
La Cuf non decideva solo sui nuovi farmaci con cui invadere le famacie, ma anche sui prodotti che sarebbero rimasti e di quelli che sarebbero usciti dal prontuario, in particolare di quelli inseriti in “fascia A” (ovvero rimborsabili in toto dal Servizio Sanitario Nazionale). Una vera pacchia per i produttori.
Scrive “Epoca” nel 1993: “Tangentopoli è comparsa anche in farmacia. Le case farmaceutiche sborsavano ai vertici del ministero centinaia di milioni per far inserire le loro medicine nel Prontuario terapeutico nazionale e per ottenere aumenti di prezzo per i loro prodotti”. Chi intervistò il settimanale per fare una impietosa fotografia del sistema sanitario? Lui, l’illustre “farmacologo” Silvio Garattini, membro di enti pubblici che finanziano il suo ente privato!

LA CROCIATA ANTIFUMO

Garattini è anche il grande promotore delle truffe epidemiologiche sul fumo passivo, per non parlare delle false rappresentazioni dell’evidenza epidemiologica (non scientifica!) sul fumo attivo. Addirittura, egli arrivò ad affermare che i medici che fumano devono essere radiati dall’albo (!!)
Si dà anche il caso che tutti gli antifumo professionisti che parlano della loro preoccupazione per i danni del fumo non lo facciano gratis, ma che si facciano dare fior di quattrini in cambio delle loro relazioni “su misura”, poi riportate da una stampa asservita che non si cura mai di verificare la veridicità delle affermazioni di coloro a cui dà gran voce.
Le finte ricerche con risultati “su misura” rendono enormi fortune all’Istituto Mario Negri.
Negli archivi del The Council for Tobacco Research, sono stati scoperti documenti originali che attestano che il Garattini ha avuto un bel da fare (tra il ’61 e il ’71) a tendere la mano alle multinazionali del tabacco chiedendo grana per “ricerche in loro favore”. I finanziamenti però gli furono rifiutati. (Abbastanza strano che un sostenitore dei danni del fumo si offra alle multinazionali del tabacco come relatore scientifico per comprovare la non-dannosità delle sigarette, no?)

Occorre poi ricordare che Silvio Garattini è il genio scientifico che ha affermato “La cannabis fa vedere il semaforo di un altro colore”.

Considerato quanto finora esposto, traete le vostre libere conclusioni sulla buonafede delle “dichiarazioni scientifiche” di questo bel personaggio.

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“Riconquistando la Canapa”

Viviamo un momento molto prolifero nella pubblicazione di letteratura che tratta della Cannabis e questo è un evidente segno del cambiamento in atto.
Presentiamo l’opera di Filippo Esmaily che propone una ulteriore ed esauriente chiave di lettura sulla Cannabis e sui temi ad essa correlati.

Cos’è la canapa? Perché è scomparsa dal Mondo? Chi ha realmente creato il proibizionismo sulla canapa? Che interessi stanno dietro il suo proibizionismo? Cosa potrebbe offrire questa pianta? …E molto altro….

Il libro in questione vuole affrontare il tanto temuto e dibattuto argomento canapa, ma in realtà parla di democrazia, d‘ecologia, d’economia, di droga e medicina. Ho scelto d’iniziare con la canapa, quella che vorrei che diventi una serie di libri, perché forse definendola romanticamente, è la bandiera del “complotto globale”. La sua demonizzazione è la malata proiezione della pazzia nelle persone che ci controllano; l’idea di volersi immedesimare in un onnipotente creatore e dire: “no, tu non puoi crescere su questo pianeta!”, per me è qualcosa d’agghiacciante, mi ricorda tanto un personaggio tedesco con i baffetti che si ostinava a dire che questo “Posto” apparteneva di diritto solo alle persone alte e bionde.

Mi preme farti sapere che con questo libro non intendo assolutamente fomentare l’abuso o il mal uso di questa pianta, al contrario voglio donarle lustro e importanza, facendoti intendere che è una pianta multi funzione che ha anche valenze mediche importantissime, bisogna rispettarla e utilizzarla consci del suo vero valore.

All’interno del libro troverai anche gli interventi di Don Andrea Gallo, Vittorio Ferraresi (Deputato del Movimento 5 Stelle), Fabrizio Cinquini (Medico condannato per le sue ricerche) ed Enrico Bottaccio (Malato che lotta ogni giorno per il diritto di curarsi).

Filippo Esmaily

https://www.facebook.com/pages/Riconquistando-la-CANAPA/216719915193599

A disposizione fin da ora l’acquisto per e-book a 3,99 euro:
http://www.amazon.it/dp/B00J5ZQ9S8

La versione cartacea sarà disponibile entro poche settimane.

I Partners di questo libro sono: ASCIA legalizziamolacanapa.org, Enjoint.com, Dolcevita.it, Canapuglia.it e Canapalifestyle.com

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Definitivo: la cannabis non è una droga pesante

Pubblicato venerdì sulla Gazzetta Ufficiale, il decreto della ministra Lorenzin diventa legge e nonostante i tentativi per far resuscitare le tabelle della Fini-Giovanardi con lo scopo di continuare a voler considerare la cannabis una sostanza alla pari di eroina e cocaina, la cannabis e i suoi derivati tornano definitivamente in tabella II, anzi, la tabella II è esclusiva per la cannabis.

In tabella I rimane il Delta 9-trans-tretraidrocannabinolo, il THC insomma, ma quel “trans” dovrebbe stare ad indicare l’elemento pisco-attivo nei derivati sintetici e non in quelli naturali, appianando i dubbi che sono sorti immediatamente per quello che a prima vista poteva sembrare una contraddizione in termini.
D’altronde, se il buon senso ancora può valere qualche cosa, sarebbe assurdo classificare la cannabis e i suoi derivati in una tabella “ad hoc” per poi considerare il THC naturale alla stregua di quello presente nei derivati per sintesi o semisintesi.

La definitiva classificazione della cannabis in una tabella specifica potrebbe quindi portare ad un ulteriore concetto, che presuppone comunque un cambio di marcia da un punto di vista culturale: se c’è una tabella per le DROGHE, una per la CANNABIS e altre per barbiturici, farmaci e via dicendo, si afferma quindi il concetto che la cannabis non è una droga, in quanto i livelli di dipendenza e assuefazione possono risultare più o meno identici a quelli del caffè e molto meno accentuati di quelli del tabacco e a nostro avviso non dovrebbe addirittura figurare in nessuna tabella.

Comunque, la tabella specifica dedicata alla cannabis potrebbe creare il giusto trampolino di lancio per operare con più libertà nell’ottica di una nuova legislazione che ne preveda una regolamentazione per l’uso domestico e la definitiva estrapolazione da qualsiasi ritorsione penale o amministrativa nei confronti dei consumatori.

Entro 60 giorni il parlamento dovrà ratificare il decreto Lorenzin, pena la sua decaduta, vedremo quale tipo di dibattito si svolgerà nelle aule, ma possiamo fin da ora aspettarci che un nutrito gruppo di deputati e senatori, tentino l’ultimo assalto per cercare di non far naufragare gli interessi di Giovanardi e delle Comunità di recupero e in tutti i casi, anche se il Decreto dovesse decadere non si farebbe altro che tornare alla Jervolino-Vassalli che comunque prevede l’inserimento della cannabis tra le “droghe leggere” e dalla quale dipendiamo da un punto di vista penale in tutti i casi, in attesa che la Commissione Giustizia sdogani le proposte in giacenza …con estrema urgenza!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

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