pdl
pdl
Manifesto

Siti amici

dolcevita

droghe.aduc.it/

secolo21

frigolandia

nonso

altrestorie.org

aam_terra_nuova

il_manifesto

liberazione.it

il_blog_di_beppe_grillo

fuoriluogo.it

ecofantascienza.it

stampa alternativa



Cannabis terapeutica: Lettera aperta di Franco Casalone

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Franco Casalone e del suo medico Giuseppe Chio in merito alle nuove disposizioni dell’AIFA sulla Cannabis terapeutica:

Sono un assuntore di cannabis per uso terapeutico (dolore neuropatico). Dal 1999 lo stato italiano mi ha riconosciuto questo utilizzo. Dal 2007 mi è stato possibile avere la mia medicina tramite una ricetta, approvata dal ministero della sanità.

Mi è stato riconosciuto l’utilizzo terapeutico da quattro medici, due prefetti, il ministero della sanità, una commissione dell’ASL e un magistrato di sorveglianza. Dal 9 giugno 2013 una delibera dell’AIFA (agenzia del farmaco) limita la possibilità dell’uso di questo medicinale ai soli sofferenti di spasmi muscolari dovuti alla sclerosi multipla.

Dal 9 giugno tutti i pazienti che utilizzavano cannabis per diverse patologie (dolore neuropatico, sclerosi multipla, artrite reumatoide, sclerosi laterale amiotrofica, epilessia, sindrome da deperimento, contro i sintomi collaterali della chemioterapia, sindrome di tourette, ecc.) si trovano a non poter più utilizzare legalmente un farmaco che procura loro una migliore qualità di vita, e i loro medici a non poter più prescrivere un rimedio efficace e senza effetti collaterali nocivi.

Denuncio questa decisione arbitraria, contro ogni evidenza scientifica, contro il rispetto della sofferenza di tanti malati e contro la professionalità dei loro medici.

Dal 9 giugno l’utilizzo di un farmaco che ci permetteva di vivere meglio è concesso solo a pochissimi sfortunati, e solo in casi estremi. Il bigottismo, la mancanza di obiettività scientifica, la crudeltà di fronte al dolore,la cattiveria (e probabilmente la convenienza privata) delle istituzioni (?) che si arrogano il diritto a decidere cosa è concesso e cosa non lo è, al di la di ogni logica “umana”, porta a situazioni gratuite di disagio, sofferenza, odio verso quelle istituzioni stesse che dovrebbero garantirci il diritto alla salute.

Rivendico il mio diritto alla migliore qualità di vita possibile, al poter usare qualsivoglia farmaco o erba officinale (come dovrebbe essere considerata la cannabis) che mi possa procurare benefici.

Rivendico questo diritto non solo come malato ma come semplice cittadino. E che possa essere Io (in caso di patologie gravi insieme al mio medico di fiducia), e non una qualsiasi “agenzia” a decidere cosa per me è bene e cosa non lo è. Invito tutti i malati assuntori di cannabis a denunciare questo gravissimo attacco alla nostra salute e al nostro possibile miglioramento dei sintomi che ci affliggono.

Franco Casalone

Aggiungo questo comunicato del mio medico Giuseppe Chio:


Salve a tutti i lettori,

sono Giuseppe Chiò, un medico prescrittore di cannabis dal 2007 e sono qui per rendere pubblico il disagio ed il danno provocato a me e soprattutto ai miei pazienti dalla nuova nota dell’ AIFA. La nuova nota dell’AIFA riduce in maniera drammatica le indicazioni terapeutiche della cannabis. Oggi, stando alla nota AIFA, si puo prescrivere cannabis solo come antispastico muscolare nella sclerosi multipla. Inoltre la prescrizione puo’ essere fatta solo da un medico ospedaliero, dopo aver provato inutilmente tutti i farmaci classici.

Mi e’ difficile comprendere il raziocinio della decisione che va contro sia alle indicazioni dell’OMS del 2006, sia al decreto Livia Turco del 2007 che si rifa all’Opium Act della legislazione Olandese che tra l’altro amplia le indicazioni dell’OMS.

Dopo questa nota AIFA, si potra’ dunque solo prescrivere per un sintomo all’interno di una sola malattia.

La decisione si scontra sia con quello che la letteratura scientifica riporta negli ultimi 10 anni, sia con il fatto che si esige un percorso tortuoso per la prescrizione di un farmaco della categoria 2b. Questa categoria e’ quella in cui troviamo tra l’altro il valium (benzodiazepine). Se ci fosse una preoccupazione all’uso della sostanza sarebbe logico trovare lo stesso controllo e monitorizzazione obbligatoria anche per gli altri farmaci della stessa categoria. Inoltre, dulcis in fundo, il prescrittore deve iscriversi ad un sito dell’AIFA per poter essere monitorato. Naturalmente queste Nota provochera’ queste conseguenze immediate:

1) tutti i medici che hanno prescritto la cannabis per una serie vasta di patologie con grande inpatto sulla qualita di vita dei pazienti, non potranno più farlo.

2) I pazienti che hanno iniziato il “percorso cannabis” e ne hanno trovato giovamento, dovranno mettersi alla ricerca di un medico ospedaliero che abbia superato l’atrito culturale imposto da 50 anni di disinformazione sulla sostanza, e sarà una ricerca lunga, dispendiosa e poco efficace. Nel frattempo rimarranno scoperti riguardo all’assunzione di un farmaco che non ha effetti collaterali degni di nota soprattutto se paragonati a quelli non monitorizzati e di libera vendita o/e della stessa categoria.

3) lo stato pagherà molto di più i farmaci per il controllo degli spasmi muscolari rispetto al costo (già assurdamente lievitato con la legge Bassini del gennaio 2013) dei farmaci della cannabis

4) Lesione dei diritti del medico a ricettare secondo scienza e coscienza questo maneggevolissimo farmaco dagli effetti collaterali trascurabili.

La regola poi che si possa ricettare un farmaco dagli effetti collaterali risibili, solo dopo il fallimento dei farmaci classici (questi si, con possibili gravi effetti collaterali) la dice lunga sull’attuale mentalità non scientifica e non basata sulla letteratura scientifica preponderante e di peso, attualmente disponibile. Razionalmente dovrebbe essere il contrario: se un farmaco non pericoloso non è efficace ci si rivolga pure a quelli che hanno più effetti collaterali nell’uso.

L’AIFA dovrebbe essere ritenuta responsabile per il danno che si sta provocando a pazienti in cura da anni con notevoli miglioramenti obiettivi sulla sintomatologia di patologie serie ed invalidanti.

Pazienti che per la loro patologia non sono perlopiù in grado di mobilizzarsi per chiedere il rispetto dei più elementari diritti di essere umani.

Sinceramente vogliate accettare questo scritto, come un ulteriore tentativo di non lasciare i miei pazienti in balia di una visione medioevale sull’uso dei farmaci. Me lo impone il fatto di aver giurato di curare ed alleviare le malattie senza curarmi degli interessi economici o personali, come tutti i miei pazienti possono testimoniare.

In fede

Giuseppe Chio
MD, MSc PHM, ACLS, PHTLS

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

Duro colpo alla Cannabis terapeutica ma i pazienti non si arrendono

Cannabis terapeutica. Non bastasse il DPA, ora ci si mette pure l’AIFA…

Ce lo aspettavamo che prima o poi sarebbe accaduto, ma è molto peggio di quel che si poteva razionalmente prevedere.

La Determinazione dell’AIFA pubblicata sul supplemento n°33 alla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile scorso, in cui viene concessa l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio al “Sativex” rappresenta una chiusura totale, devastante ed inaspettata, per l’uso terapeutico dei farmaci derivati dalla cannabis in Italia: in poche ore siamo tornati indietro di moltissimi anni, dopo una brevissima primavera di speranza.

Grazie ad un insieme di disposizioni incredibilmente rigide ed antiscientifiche, dall’evidente sapore di propaganda politica antidroga, è una dichiarazione di guerra ai malati, uno schiaffo alle loro necessità e speranze.

Il Sativex sarà prescrivibile solo per quel malato di sclerosi multipla, che sia affetto da spasmi intrattabili con tutti gli altri farmaci antispastici. L’AIFA specifica, in Gazzetta Ufficiale, che i pazienti dovranno inoltre aver dimostrato “un miglioramento clinicamente significativo dei sintomi associati alla spasticità nel corso di un periodo di prova iniziale della terapia“.

Non bastasse, l’AIFA ha anche deciso che il Sativex si prescriverà solo con “ricetta limitativa” (RL), cioè si limita la prescrivibilità ai soli neurologi e centri ospedalieri, e viene ostacolato anche l’utilizzo delle preparazioni magistrali galeniche, che grazie a questa trovata saranno probabilmente vincolate alle stesse limitazioni.

Sono 3 le categorie di farmaci per i quali è richiesta la RL, ed i cannabinoidi a nostro modesto ma ‘informato’ avviso non rientrano in nessuna di queste, comprendenti p.es. interferone e chemioterapie oncologiche. Nemmeno la morfina richiede RL per essere prescritta, e può farlo qualunque medico, anche se è inserita nella più restrittiva tra le Tabelle degli stupefacenti prescrivibili, la II A.

Limitare la prescrizione allo specialista neurologo ed a strutture ospedaliere significa comunque che in ambito ospedaliero qualsiasi specialista potrebbe prescrivere questi farmaci e preparazioni magistrali, ma è fin troppo facile prevedere che saranno ancor meno di ora a farlo. Il concetto di massima pericolosità e controllo per queste medicine è per i medici un messaggio eloquente, quelli di base poi sono esclusi a priori, con un tratto di penna.

A completamento del quadro, per quanto riguarda la rimborsabilità, il Sativex è farmaco di Classe H: “di impiego esclusivo in ambiente ospedaliero o negli ambulatori specialistici e non dispensabile al paziente in farmacia“. Il sito dell’AIFA aggiunge: “Infine, si ricorda che è attualmente in corso la raccolta delle informazioni relative ai responsabili autorizzati a questo tipo di operazioni. Pertanto, si invitano le Regioni che non avessero ancora inviato i dati a farlo quanto prima.

Con queste nuove assurde limitazioni viene anche cancellato il lavoro di anni di diverse associazioni che avevano impegnato molti dei loro sforzi a seguire i percorsi delle leggi regionali.

A questo punto le leggi già approvate potrebbero risultare totalmente inutili.

E’ davvero un pericolo per la salute pubblica, l’uso terapeutico di cannabis?

In Canada, dove senza che ciò rappresenti un problema il Sativex è presente in farmacia da tempo, nonostante la situazione relativamente aperta ed anni di esperienza e raccolta di dati nello svolgimento del MMAP (Marijuana Medical Access Program), la Corte Suprema ha stabilito che non tutti i pazienti hanno sufficiente accesso alla cannabis medicinale di stato o auto-coltivata, anche da terzi incaricati dal malato, ed ha chiesto la modifica della legge in senso meno limitativo per i malati.

Nella vicina Germania, una Corte amministrativa ha imposto alla BfArm del ministero della salute di non rigettare le richieste di auto-coltivazione da parte dei pazienti che, per motivi economici o di altro tipo, non potessero utilizzare le infiorescenze olandesi “Bedrocan” secondo la procedura amministrativa standard, e tralasciamo di parlare della situazione in California e negli altri 18 Stati Usa che hanno programmi di Medical Marijuana, o di quella in altri Paesi europei e non.

Mentre in Colorado e Washington si è deciso tramite referendum popolare di legalizzare la marijuana per tutti gli utilizzi al di là di quello medico, da noi si scrivono regole rigidissime e discriminanti anche per l’accesso dei malati ai farmaci. In Israele per molto meno (nuove restrizioni in vigore da subito per l’uso della cannabis a fini terapeutici, una lista di 7 patologie comprendente Cancro, morbo di Crohn, Colite, Hiv, SM, malati terminali negli ultimi 6 mesi di vita, dolore ma non Parkinson, glaucoma e disturbi psichiatrici), pazienti e medici saranno dal 23 Maggio in sciopero della fame di fronte al Ministero della Salute, mentre diversi ospedali israeliani già avvertono che le nuove procedure provocheranno il ricorso all’acquisto al mercato illegale da parte dei pazienti estromessi dalla lista, e criticano le norme per essere “arbitrarie e discriminanti senza alcuna spiegazione logica”.

E da noi, cosa succederà ora? Non basta certo una delibera dell’AIFA a far svanire le sofferenze, nessuno può seriamente pretendere che cittadini malati si mettano l’anima in pace e rinuncino a migliorare le proprie condizioni di salute, oggi ed in un prossimo futuro.

Moltissimi hanno ormai sperimentato personalmente effetti benéfici sostanziali sui propri sintomi per patologie come glaucoma, epilessia, Hiv, tumore e molte altre, sostituendo o diminuendo i dosaggi di farmaci ben più tossici, o riducendo i loro effetti collaterali.

Tramite l’accesso legale su prescrizione medica e magari gratuitamente dal 2005 ad oggi, o con viaggi nei molti paesi esteri dove è disponibile la cannabis terapeutica, o con l’acquisto presso il mercato nero, o con pratiche illegali ‘fai da te’.

Dopo questa chiusura sui farmaci, anche per chi era riuscito ad averne già accesso legalmente ed ora dovrebbe interrompere la terapia, non rimane che l’azione diretta a tutela della propria salute: coltivare seriamente le alternative e seguire la strada dell’auto-produzione.

In questi giorni moltissimi pazienti, autonomamente in tutta Italia, stanno valutando come unica soluzione quella di iniziare un percorso che diventa ancora più urgente alla luce degli ultimi colpi bassi alla libertà di cura, e già in diverse città piccoli gruppi di cittadini con diverse patologie, si stanno organizzando sul modello dei Cannabis Social Club, una proposta alle istituzioni su scala europea.

Ne va della nostra salute, troppo importante per delegarla all’Aifa, agenzia recentemente contestata anche dagli Oftalmologi (“non è in grado di tutelare la salute visiva degli italiani“) e dai Diabetologi, tantomeno al Dipartimento Politiche Antidroga ed alle organizzazioni mafiose.

Pazienti Impazienti Cannabis (P.I.C.)

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

Incontro ASCIA - M5S

Il 16 maggio scorso abbiamo incontrato i senatori Airola e Ciampolillo del M5S, insieme agli avvocati Simonetti e Miglio che sostengono e partecipano alla nostra causa.

Di seguito vi riportiamo un breve resoconto di quanto affrontato nel corso dell’incontro, con la speranza che quanto detto non si perda anche questa volta nel vento, come purtroppo è accaduto nel passato quando abbiamo avuto modo di confrontarci con le Istituzioni.

E a questo proposito con i sen. Airola e Ciampolillo abbiamo ripercorso l’impegno che ASCIA ha avuto negli scorsi anni e fino ad oggi, dal dossier “la Canapa: una pianta!” inviato ai deputati e senatori della passata legislatura, alle due conferenze stampa tenute nel 2011 alla Camera e nel 2012 al Senato, alla documentazione inviata e presentata sistematicamente per due anni a tutti i parlamentari.

Abbiamo quindi consegnato ai due senatori una copia del dossier, la relazione presentata alle due conferenze stampa e una copia del bollettino 2011 sugli arresti di consumatori di cannabis, a testimonianza della persecuzione sistematica in atto.

Li abbiamo poi informati sulle contraddizioni insite nella Fini-Giovanardi, che abbiamo riassunto in 5 punti fondamentali:

- Istigazione a delinquere (consumo consentito – autoproduzione vietata)

- La “presunzione di reato di spaccio” anche in evidenza di  modeste quantità

- La pratica del “patteggiamento” che crea criminali a prescindere

- Un presunto conflitto di interessi nella famiglia Giovanardi (comunità di recupero)

- Il drug test usato come strumento repressivo nei confronti dei consumatori

.

A sostegno della tesi di una voluta macchina repressiva, abbiamo informato i senatori sulla vicenda Semitalia del 2012 e le conseguenti 2.500 perquisizioni domiciliari ai danni di semplici consumatori in proprio, perseguitati in quanto potenziali coltivatori di cannabis e quindi presunti spacciatori.

Abbiamo di seguito fatto il punto sulla situazione attuale che, prevedendo la delega del DPA al Ministro dell’Interno Alfano, si preannuncia ancora più repressiva della precedente, considerando di fatto la “droga” (e chiaramente la cannabis in via prioritaria), come un problema di ordine pubblico, né quindi sanitario, né tanto meno sociale, come invece è e dovrebbe essere trattato.

Siamo rimasti in accordo con i sen. Airola e Ciampolillo sulla necessità di convocare al più presto una conferenza stampa per denunciare la scelta governativa qualora essa fosse confermata.

Abbiamo infine consegnato ai due senatori del M5S la nostra Proposta di Legge, che è stata illustrata tecnicamente dagli avvocati Simonetti e Miglio, chiedendogli di farla propria, visto il consenso ricevuto dalla stessa sul forum del Movimento e ricevendo da loro garanzia sul fatto che ne discuteranno con gli altri parlamentari.

Infine gli abbiamo chiesto una partecipazione alla Fiera Indica-Sativa che si terrà a Fermo dal 7 al 9 giugno prossimo.

Rimaniamo perciò in attesa che il governo decida a chi concedere la delega del DPA per poter poi dire la nostra in merito, che i parlamentari del M5S prendano visione della PdL presentata e aspettiamo una conferma per l’auspicata presenza a Fermo.

Direttivo ASCIA

http://www.ascia-web.org/home/?p=1011

Legalizziamolacanapa Org Team

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

A chi andrà la delega sulle droghe?

Fonte: www.ilmanifesto.itwww.fuoriluogo.it

Alfano scalza Kyenge? Scontro sulle droghe

Polemiche sull’ipotesi di assegnare al ministro dell’Interno la delega sulle tossicodipendenze.

Più di un terzo dei detenuti è in carcere per violazione della legge Fini-Giovanardi, l’ultima vera Conferenza nazionale risale al 2001.

E il governissimo di Letta che fa?

Tra le tante cose incomprensibili del governissimo di Letta ce n’è una alla quale persone come don Ciotti, per fare solo un esempio, proprio non si rassegnano: perché ancora a tutt’oggi la delega alle politiche antidroga non è stata ancora assegnata alla ministra Cecile Kyenge alla quale spetterebbe per competenza, almeno stando allo schema seguito da Monti che l’aveva attribuita al titolare dell’Integrazione Andrea Riccardi?

Perché, proprio nel momento in cui c’è più bisogno di supportare non solo a parole la prima ministra “nera” della storia d’Italia, attaccata e minacciata dalla peggiore sottocultura del Paese?

Il problema – perché di problema si tratta, secondo tutte le associazioni di settore – è che ci sarebbero forti pressioni del Pdl per consegnare la delega direttamente nelle mani del ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

Lo si apprende da indiscrezioni circolate nei corridoi di Palazzo Chigi, ma a confermare che la discussione è aperta e aspra all’interno dell’esecutivo – e non è detto che si risolva entro venerdì prossimo, quando il Consiglio dei ministri dovrebbe distribuire le ultime deleghe rimaste appese – c’è la lettera spedita ieri al governo dalla comunità San Patrignano per chiedere una scelta in «continuità» con gli ultimi cinque anni di attività del Dipartimento per le politiche antidroga attualmente capeggiato dal proibizionista Giovanni Serpelloni.

Pochi giorni fa, invece, era stato il Coordinamento nazionale dei Garanti dei detenuti, riunito ad Ancona, a inviare un telegramma al ministro dei rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, per esprimere «viva preoccupazione» per l’attribuzione della delega ad Alfano: «Le politiche delle droghe devono rientrare nelle politiche sociali e di integrazione, e non di ordine pubblico – spiega il coordinatore nazionale dei Garanti, Franco Corleone – Occorre una netta discontinuità rispetto a scelte che hanno determinato l’attuale sovraffollamento delle carceri che versano in una condizione disumana e illegale, come denunciato più volte dal presidente Napolitano e perfino dallo stesso premier Gianni Letta». «Queste prese di posizione rischiano di essere pura retorica – si legge nella lettera inviata a Franceschini – se non sono accompagnate da un cambio di politica rispetto a quella determinata dalla legge Fini-Giovanardi, che ha riempito le carceri di consumatori e di tossicodipendenti. La responsabilità della politica delle droghe deve essere affidata a una persona che abbandoni la via moralistica e ideologica, che ci allontana dall’Europa».

Dello stesso avviso il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca) che pone anche il problema della direzione del Dipartimento delle politiche antidroga, attualmente ricoperta «da una figura che si erge a tecnico ma che è invece l’espressione politica della destra». «La delega alle tossicodipendenze – continua Corleone – è sempre stata affidata a un ministro del Welfare o dell’Integrazione, o a un sottosegretario come Carlo Giovanardi, quando nel 2008 venne istituito il Dipartimento. Che non è come il Dap (amministrazione penitenziaria, ndr), non ha personale, è una finzione, è solo un piccolo centro di potere ideologico». «Andrebbe chiuso», secondo Corleone, soprattutto se la delega passa da un ministro senza a uno con portafoglio.

Tra le ipotesi che circolano, in effetti, si fanno anche i nomi della ministra Cancellieri o di Giovannini.

Di certo c’è che un terzo della popolazione carceraria sconta una pena per violazione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe e che il 24% dei detenuti è tossicodipendente.

Secondo i dati diffusi ieri dalla Fondazione Leone Moressa, «sono stranieri circa 23 mila detenuti, quasi il 50% della popolazione carceraria».

E tra i reati più diffusi tra i detenuti non italiani al primo posto c’è la produzione e lo spaccio di stupefacenti (29%).

Di certo c’è che l’ultima vera Conferenza nazionale sulle droghe per fare il bilancio delle politiche nazionali – che per legge dovrebbe tenersi ogni tre anni – risale al febbraio 2001, considerando che, per usare le parole di Corleone, «quella di Palermo del 2005 era una finta e l’ultima, quella di Trieste del 2009, era una conferenza con i carabinieri».

E di certo c’è anche che la politica del Dipartimento di Serpelloni e Giovanardi è sempre stata di supporto alla proibizionista quanto nefasta war on drugs americana. Ecco perché fa sorridere che nella lunga lettera inviata da San Patrignano al governo per esprimere la «forte preoccupazione» che si ritorni «al passato», tra le altre cose la comunità attualmente gestita dalla famiglia Moratti arrivi a dire: «Squadra vincente non si cambia».

http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/9410/

http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/alfano-scalza-kyenge-scontro-sulle-droghe

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

Il senatore Gentile, la cannabis e il M5S

Ci stavamo giusto chiedendo come mai il sen. Gentile (PDL) non si facesse più sentire sul tema, a lui tanto caro, relativo alla salute dei nostri giovani e che lui vede messa a rischio soprattutto dall’uso di cannabis.

Il senatore Gentile, che si era già messo da solo alla berlina chiedendo il divieto di vendita delle cartine per arginare il consumo, si ripete oggi in uno sconclusionato intervento sul drammatico pericolo generato dalla dipendenza da cannabis che, secondo le sue stime, coinvolgerebbe circa un milione di giovani consumatori.

Le motivazioni scientifiche a sostegno di questa denuncia, il sen. Gentile le ha applicate con un palese “copia e incolla” sulla sua lingua, direttamente dalle ricerche pregiudiziali effettuate in questi anni dal DPA e dal dott. Serpelloni, come si può notare dalle sue dichiarazioni: http://www.ilvelino.it/it/article/droga-gentile-pdl-un-milione-di-ragazzi-italiani-vittime-dipendenza-cannabis/2b533b75-bdbc-474e-b582-c3d72c4b852e/

Ma come se queste incredibili e stantie affermazioni non dovessero bastare per smascherare la posizione ideologica del sen. Gentile, lo stesso senatore si rivolge ai parlamentari del Movimento 5 Stelle, augurandosi che quanto affermato dal nostro sito, circa la loro disponibilità a confrontarsi in parlamento sul tema “droghe” e “fini-giovanardi”, non corrisponda a verità: http://www.cittamagazinenews.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5844:pdl-il-senatore-antonio-gentile-qil-movimento-5-stelle-chiarisca-la-sua-posizione-sulla-legalizzazione-della-canapaq&catid=35:politica&Itemid=56

Noi speriamo che qualche parlamentare di M5S abbia avuto modo di rispondergli, ma cogliamo l’occasione per dare anche noi delle informazioni al sen. Gentile circa la nostra posizione, quella del M5S (e di SEL) e su alcune contraddizioni insite nelle sue dichiarazioni.

Tanto per iniziare vorremmo dire che è insopportabile per noi continuare ad essere considerati criminali o tossicodipendenti a causa di una legge che non distingue tra droghe leggere e pesanti, poi vorremmo chiedere al sen. Gentile, che è così premuroso verso la salute dei giovani, se considera l’abuso di alcol o la dipendenza da gioco meno gravi pur coinvolgendo milioni (e non uno solo) di consumatori e utenti, inoltre ci piacerebbe sapere dal sen. Gentile quale tipo di educazione riterrebbe efficace per disincentivare il consumo di cannabis e quale tipo di prevenzione adotterebbe nei confronti dello spaccio, essendo lui (forse non volutamente) un collaborazionista e sostenitore del mercato illegale gestito dalle organizzazioni criminali (specialmente in Calabria), ed infine vorremmo ricordare gentilmente al sen. Gentile che sia il M5S che SEL hanno da sempre sostenuto una posizione antiproibizionista e da sempre manifestato la volontà di abrogare la “fini-giovanardi”, come è possibile verificare dalle dichiarazioni dei loro esponenti e dal consenso registrato sul forum di M5S per una regolamentazione della coltivazione domestica presentata dalla nostra associazione.

Ma il senatore Gentile, proprio mentre stiamo scrivendo, nella sua foga pirotecnica si pronuncia anche sulla sentenza di assoluzione concessa ad un coltivatore in proprio (di cui abbiamo pubblicato l’articolo pochi giorni fa), confondendo oltretutto la sentenza di Ferrara con quella di Milano e ripetendo la solita cantilena così esprime il suo sdegno: “Ebbene il tribunale di Ferrara (Milano n.d.r.) lo ha incredibilmente assolto, ho rispetto per i magistrati, ma se si continuano a emanare sentenze che assimilano una portata industriale del genere di droga ai coltivatori diretti si fa un danno enorme alla salute dei giovani. Credo che sia doveroso stigmatizzare questa sentenza auspicando che la procura faccia appello e che in quella sede questo giovane venga adeguatamente condannato. La cannabis e’ una droga a tutti gli effetti e chi la difende, anche attraverso questi atti, forse non sa effettivamente quello che fa http://droghe.aduc.it/notizia/autocoltivatore+cannabis+assolto+sdegno+sen+antonio_127344.php

Ma noi pensiamo che il Giudice sapesse bene quello che stava facendo e che tra un criminale e un coltivatore in proprio c’è un abisso e allora possiamo affermare che forse al sen. Gentile dà semplicemente fastidio chi sa cosa sta facendo e si contrappone alla sua visione delle cose?
E non è forse questa ideologia?

Per chiudere non possiamo non menzionare il profilo del sen. Gentile pubblicato dal sito http://www.impresentabili.it/antonio-gentile/

1992 – Antonio Gentile, impiegato, dirigente, giornalista pubblicista, è stato indagato per aver avuto l’appoggio elettorale della ‘ndrangheta’ alle elezioni politiche del 1992, quando militava ed era candidato per il Psi.
2 Marzo 2010 – Gentile viene sottoposto a indagini nell’inchiesta ‘Why not’ ma successivamente viene subito prosciolto dalle accuse dal giudice dell’udienza preliminare.
3 ottobre 2012 – Gentile viene coinvolto nell’inchiesta giudiziaria sull’Aterp di Cosenza, che ha portato all’arresto di un funzionario e all’emissione di 14 avvisi per altrettanti  indagati a vario titolo con reati di truffa aggravata, abuso d’ufficio, falsità materiale ed ideologica, rivelazione di segreti d’ufficio e corruzione. L’inchiesta ha svelato un sistema consolidato e tra gli indagati figurano oltre al senatore del Pdl e membro della commissione Parlamentare Antimafia, Antonio Gentile, i fratelli Raffaele Gentile, sindacalista Uil e Pino Gentile, assessore regionale ai lavori pubblici.
Ruolo: Pdl, ex Psi, Senatore
Stato: Indagato
Fonti: Infiltrato.it – cittamagazinenews.it – 247.libero.it

Ed è da questa gente che dobbiamo subire e sopportare lezioni di moralità e di senso etico?

Direttivo ASCIA

http://www.ascia-web.org/home/?p=998

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

Quando l'ideologia mortifica l'intelligenza

Arduino Rossi (responsabile del “quasi giornale online” Notizie News) commenta dal suo sito la Million Marijuana March.

Erano anni che tentavamo di sintetizzare il punto di incontro del proibizionismo con una certa ideologia razzista, una declinazione del fascismo che prosegue con la persecuzione e la criminalizzazione degli stili di vita “altri”.

Una visione della società suddivisa in caste, dove nella più bassa di tutte c’era il peggior untore, il pericoloso per se stesso e la società contro il quale tutto era ed è giustificabile, il “pericolosissimo “assuntore di sostanze illecite e nello specifico di Cannabis.

A volte è difficile tentare di descrivere come ci vedono e ci dipingono, cosa ha ideologicamente giustificato nelle loro menti malate i carnefici di Uva, Bianzino, Aldrovandi e Cucchi (solo per citarne alcuni), ma il signor Arduino Rossi è riuscito a sintetizzare quel tipo di bestiale istinto con il suo scritto sulla pagina Web: http://notizienews1.blogspot.it/2013/05/roma-million-marijuana-march-ovvero-la.html (testo riportato sotto).

Sono proprio queste cose non dichiarate, ma pensate dai più furbi di loro, che dovrebbero rafforzare in noi il senso di comunità perseguitata e discriminata, stimolare la nostra dignità provocando un “PRIDE” spontaneo e travolgente.

Non sappiamo se il povero Arduino Rossi sia sovvenzionato dalle narcomafie per difendere i loro incoffessabili interessi o se usi sostanze legalissime come alcol, nicotina, psicofarmaci e caffè, ma ci poniamo una domanda: se un giorno un parente del prode Arduino vomitasse da mattina a sera per una chemioterapia? Se venisse informato e constatasse di persona che l’unica cosa in grado di annullarne gli effetti negativi e restituire dignità alla vita del caro congiunto è la Cannabis? …cosa farebbe?
La userebbe per il suo caro o opterebbe per l’Eutanasia?

Noi, che abbiamo superato i 50 anni e che secondo il saggio Arduino non saremmo altro che dei “balordi anziani”, riusciamo invece a comprendere quando i commenti vengono fatti in virtù dell’ignoranza e quando invece sono pilotati e (forse) sovvenzionati e non abbiamo dubbi che Arduino Rossi questa volta ha pescato a man bassa dall’uno e dall’altro.

Un gruppo di “balordi anziani” che ha partecipato alla MMM
_____________________________________________________________________

Da Notizie News:

La polemica è vecchia ed è giusto, giustissimo che la cannabis sia vietata e che siano puniti pesantemente gli spacciatori.
Quanti sono i tossico dipendenti della cannabis in Italia, i dati sono differenti ed è difficile dire e definire il fumatore di spinelli in Itala: c’è quello che lo fa una volta all’anno o anche più raramente e quello che sballa tutti i giorni.
La maggior parte sono giovani, ma abbiamo i balordi anziani, che hanno anche più di 50 anni, perché il vizio si è diffuso in Italia negli anni Settanta.
La polemica contro i sostenitori della … libertà di sballare è grande, perché questa droga, come tutte le droghe, provoca un danno sociale e lo sballato, il fatto, è una persona inaffidabile, pericolosa per se stesso e per gli altri, emarginato sul posto di lavoro.
In pratica è un fallito.

Pubblicato da Arduino Rossi

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

Nuova vittoria degli avvocati che collaborano con ASCIA

SORPRESO A COLTIVARE MARIJUANA: IL TRIBUNALE DI MILANO ASSOLVE

Il giovane milanese W.K., un giorno di febbraio, vede piombarsi a casa la polizia che mentre saliva le scale “percepiva uno strano odore, probabilmente di sostanza stupefacente dalle caratteristiche della cannabis” (così dal verbale di perquisizione).

All’arrivo della polizia il giovane si mostra collaborativo e spontaneamente consegna:

18 piantine di marijuana con THC superiore a quanto stabilito dalle tabelle della legge stupefacenti;
9 piante di marijuana recise di altezza 90 cm con THC superiore a quanto stabilito dalle tabelle della legge stupefacenti;
1 busta in plastica con all’interno marijuana con THC superiore a quanto stabilito dalle tabelle della legge stupefacenti;
1 tritaerbe.

Questi elementi di prova sarebbero stati più che sufficienti per applicare il concetto di “presunzione di spaccio” e procedere ad una pesante sentenza di condanna, ma è con grande soddisfazione che ASCIA comunica che, dopo il positivo risultato ottenuto dall’avv. Zaina a Ferrara, anche gli Avvocati Miglio e Simonetti sono riusciti, in un caso simile, a far assolvere l’imputato dai reati contestati, con una efficace strategia difensiva e con il contributo elargito dal buon senso del giudice.

In attesa della motivazione, quello che per ora si può commentare è certamente il successo basato sulle argomentazioni utilizzate nella proposta questione di legittimità costituzionale, volta a contestare il reato di coltivazione di cannabis così come oggi formulato e praticato.

Certo è che la vittoria dei due avvocati romani rappresenta un altro importante passo verso la riforma della legge stupefacenti in tema di coltivazione.

Direttivo ASCIA

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

Tre possibili soluzioni

Tre nuovi elementi possono far sperare in una soluzione in tempi ragionevoli per risolvere il problema della persecuzione contro i consumatori e coltivatori in proprio, innescato dalla Fini-Giovanardi.

- Il primo è la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sulle droghe proposto da un cartello di 19 associazioni- Il secondo è una soluzione parlamentare attraverso un dibattito imposto e sostenuto dalle forze politiche più sensibili al problema

- Il terzo è rimandato al pronunciamento della Corte Costituzionale circa l’illegitimità della legge, la cui questione è stata sollevata dalla terza corte d’appello di Roma.

Quindi, se paragoniamo questo momento e le opportunità che ci offre, in comparazione con un passato molto prossimo in cui l’argomento era tabù, non possiamo che guardare con ottimismo all’evoluzione che queste tre nuove condizioni possono determinare per liberarci dalla legge più ottusa e oppressiva dell’Italia repubblicana.

Oltre ad invitarvi a firmare (nel vostro Comune o ai banchetti allestiti dalle associazioni promotrici) per l’introduzione di tre leggi relative a tortura, carcere e droga e assicurarvi che sarà nostro compito principale contattare ed informare i parlamentari di SEL e M5S affinché si arrivi nel più breve tempo possibile all’inserimento del problema “fini-giovanardi” nell’agenda parlamentare, vogliamo tornare sull’argomento “Corte Costituzionale” con una spiegazione di quanto è accaduto, ad opera dell’avvocato Luigi Saraceni:

La Corte di Appello di Roma (Terza Sezione, Presidente ed estensore Bettiol) ha mandato alla Corte Costituzionale la famigerata legge Fini-Giovanardi sulle droghe, ritenendola incompatibile con la Costituzione.

La vicenda nasce dalla condanna inflitta dal Tribunale a due ragazze, che erano state fermate dai carabinieri perché trovate in possesso di 4,6 grammi di marijuana. Nel giudizio di appello, svoltosi il 28 gennaio, il difensore delle ragazze ha eccepito la incostituzionalità della legge e la Corte di appello gli ha dato ragione.

La decisione è molto importante perché ritiene che la Fini-Giovanardi contrasta con la Costituzione sotto tre profili.

Anzitutto perché è stata inserita nel decreto-legge sulle Olimpiadi invernali del 2006, che con la droga non avevano nulla a che fare; inoltre i 36 articoli che compongono la Fini-Giovanardi sono stati inseriti al momento in cui il Parlamento ha convertito in legge il decreto, cosa possibile solo se i cambiamenti apportati non interrompono il legame logico-giuridico col decreto in approvazione e non ne cambiano la sostanza del contenuto (il decreto legge originario, 272/2005, aveva solo sei articoli; di questi articoli uno solo riguardava le droghe, con disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi) .

A questo proposito la Corte romana si rifà ad alcune sentenze della Consulta, che hanno ripetutamente bocciato altri decreti-legge proprio perché il Parlamento li aveva approvati, stravolgendone il contenuto, al momento della conversione in legge.

I giudici romani sottolineano poi la assurdità della equiparazione di droghe “pesanti” e “leggere”, di cui “va rilevata la modestia degli effetti negativi sull’organismo, non differenti da quelli che provocano alcool o nicotina” e la “assenza di effetti di dipendenza nei consumatori di cannabis”. Perciò, dicono i giudici, comminare per la “cannabis” le stesse pene previste per gli oppiacei è irrazionale e contrasta con l’articolo 3 della Costituzione, che non consente di trattare allo stesso modo fatti fra loro così diversi.

Infine, secondo i giudici, la legge Fini-Giovanardi viola anche la legislazione europea perché “unificando la pena prevista sia per le droghe leggere che per le droghe pesanti” non si è attenuta ad una decisione del 2004 del Consiglio della Unione Europea.

Ora la palla passa alla Consulta, cui spetta di spazzare via una legge assurda che contribuisce quotidianamente al sovraffollamento delle carceri che tutti deprecano.

Auguriamoci che la decisione arrivi in tempi brevi, a meno che non sia il prossimo Parlamento a liberarci ancor prima di una delle peggiori mostruosità dell’era fini-berlusconiana.

Nel frattempo nessun giudice rispettoso della Costituzione può continuare ad infliggere condanne in base ad una legge che una Corte di appello della Repubblica ha dichiarato illegittima.

PDF del ricorso

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

La Million Marijuana March 2013: ADELANTE!

Mentre tornavamo verso la metropolitana ci siamo imbattuti in tre persone “normali”, sedute ad un tavolo di un bar di fronte ad un bicchierino di “Vecchia Romagna” e abbiamo captato questa breve conversazione: “…ma che era sto casino oggi?” “…boh …pare che c’era ‘na manifestazione de drogati…”.

E qualche tempo fa, in occasione di un nostro meeting informativo, di fronte ad una foglia di canapa, un’anziana signora che in gioventù aveva lavorato per anni con quella pianta nelle campagne vicino Bologna, se ne uscì con questa strana affermazione: “…eh questa non è la canapa che lavoravo io, questa è la foglia della droga…”

Ora, sul fatto che noi eravamo pregiudizialmente drogati, quanto quei signori potenzialmente alcolizzati o sulla confusione provocata alla povera signora dalla malainformazione, possiamo anche soprassedere, ma questi episodi ci fanno comunque riflettere su quanto sia importante recuperare economicamente e socialmente i benefici e le virtù di questa pianta non solo da un punto di vista materiale, ma anche, e forse soprattutto, culturale.

E la priorità a questo punto diventa riportare nel più breve tempo possibile la cannabis nella tabella delle “droghe leggere”, per ridarle quella dignità che le è stata strappata confondendola e paragonandola all’eroina o alla cocaina e che invece dall’inizio dei tempi le è stata riconosciuta per le sue immense qualità.

La strada quindi continua ad essere lunga e difficile, ma è comunque confortata da una crescente presa di coscienza da parte degli estimatori sul bisogno di metterci la faccia in questa lotta e da un’informazione mediatica che inizia ad aprirsi benevolmente a favore di una depenalizzazione sulla coltivazione domestica, e quelli che, secondo molti non sarebbero stati altro che drogati in festa, erano invece un popolo in continua espansione, sempre più giovane, che esprime un’esigenza sociale e che sempre più forte, anno dopo anno, scende in piazza per rivendicare il proprio diritto a coltivare una pianta e consumarne in santa pace i fiori senza dover rischiare di andare in prigione.

La MMM di quest’anno ha visto una partecipazione senza precedenti in termini di numero di partecipanti, e ha ricevuto anche una discreta attenzione dai media (da SKY a La Repubblica, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Libero ecc…), ma soprattutto hanno un particolare valore le dichiarazioni di esponenti politici di SEL e M5S sempre più propensi e determinati a prendere di petto la Fini-Giovanardi.

Vi invitiamo a visionare la Conferenza Stampa tenuta alla Camera dei Deputati e che ha aperto quest’anno la “tre giorni di mobilitazione per la libertà di coltivare” indetta da Million Marijuana March Italia:

http://www.radioradicale.it/scheda/379625/la-fine-del-proibizionismo-proposte-per-litalia-e-il-mondo-tanta-galera-per-noi-moltissimi-miliardi-di-eur

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

MILLION MARIJUANA MARCH - ROMA SABATO 4 MAGGIO

2-3-4 MAGGIO 2013 – ROMA MILLION MARIJUANA MARCH
SABATO 4 MAGGIO
ORE 16.00 DA P.LE DEI PARTIGIANI

(attenzione: non saranno ammesse bandiere e striscioni di partito, di nessun partito, non saranno ammessi camion non preautorizzati).

Per ciclofficine, singoli musicisti acustici, giocolieri, murghe e bande musicali che apriranno la marcia, l’appuntamento e’ sul viale sotto il palazzo ACEA.

Per info e adesioni: giornatamondiale@millionmarijuanamarch.info

TANTA GALERA PER NOI MOLTISSIMI,
MILIARDI DI EURO PER LORO POCHISSIMI.

- Più di 120 mila persone arrestate negli ultimi sette anni grazie alla legge Fini/Giovanardi

- Più di 22 milioni di piante di canapa sequestrate solo nel 2012

- Annualmente un numero imprecisato di miliardi esentasse finiti nelle casse delle narcomafie

In contemporanea in tutto il mondo per ottenere:

1) LA FINE DELLE PERSECUZIONI PER I CONSUMATORI.

2) ACCESSO IMMEDIATO ALL’USO TERAPEUTICO PER I PAZIENTI.

3)DIRITTO A COLTIVARE LIBERAMENTE LA CANNABIS, BENE COMUNE, PATRIMONIO DELL’UMANITA’.

LA TREDICESIMA EDIZIONE ITALIANA M.M.M. E’ DEDICATA A TUTTE LE VITTIME DEL PROIBIZIONISMO, MASSACRATE DI BOTTE IN GALERA O ANCORA PRIMA DI ARRIVARCI, E IN PARTICOLARE AD ALDO BIANZINO, DI CUI ESIGIAMO LA RIAPERTURA DEL PROCESSO PER OMICIDIO.0RE 16, DA PIAZZA DEI PARTIGIANI

AL TERMINE, DOPO LA CONCLUSIONE ALLE ORE 23, LA M.M.M. PROSEGUIRA’ CON LA FESTA AL CSA “LA TORRE”

797 DIFFERENTI CITTA’ DI 70 DIFFERENTI STATI MARCIANO DAL 1999 IN TUTTO IL MONDO:http://www.cannabis.shoutwiki.com/wiki/Global_Marijuana_March_cities

E’ sempre più chiaro che la vera finalità di questa legge è rafforzare il monopolio della produzione, importazione e distribuzione delle sostanze illecite affidato alle narcomafie.

Una esclusività che con la precedente 309/90 cominciava a scricchiolare, messa in discussione da un numero sempre crescente di assoluzioni per chi autocoltivava il proprio consumo.

Alcune crepe comunque iniziano finalmente ad aprirsi anche con una legge pensata per non lasciare margini di discrezionalità interpretativa ai giudici. Oltre a diverse sentenze positive della Cassazione c’è l’importante ricorso alla Consulta da parte della terza corte penale di appello di Roma il 28 gennaio 2013 per presunta incostituzionalità della 49/06:

(1) Se venisse giudicata incostituzionale sarebbe automaticamente la fine della Fini/Giovanardi e presumibilmente anche tutte la condanne ingiustamente comminate con una legge incostituzionale decadrebbero con la conseguente scarcerazione degli/delle ingiustamente incarcerati/e negli ultimi 7 anni.

(2) Se intanto si sapesse, le difese degli/delle imputati/e potrebbero chiedere la sospensione dei processi in attesa che la Consulta si pronunci. Sebbene il giudice decide in autonomia esiste la possibilità che una parte dei tribunali decida positivamente, ciò aprirebbe la strada ad altri ricorsi per le stesse motivazioni costituendo un importante elemento di pressione.

(3) La Consulta potrebbe prendersi anche un anno se nessuno dice niente nella distrazione generale, inoltre, secondo il parere di tecnici che conoscono i precedenti, la Consulta pare che se non c’è su un tema una forte attenzione sociale, tenda in genere ad agire ponziopilatamente lasciando le cose invariate.

(4) Sarebbe un bello smacco per tutta la destra e non solo per Fini e Giovanardi, metterebbe inoltre in imbarazzo anche quella parte del centrosinistra, che pur non definendosi proibizionista nulla ha fatto dal 2006 ad oggi per cancellarla.

(5) Si ritornerebbe automaticamente alla precedente 309/90 e molto probabilmente il prossimo governo si potrebbe trovare a dover legiferare di nuovo in materia, anche se non è automaticamente obbligato ma, se l’attenzione sale potrebbe essere più facile superare la 309/90 adeguando la nostra normativa a quella del resto dell’ Europa, ossia, come auspichiamo, il diritto ad autoprodurre il proprio consumo.

Noi MILLION MARIJUANA MARCH (Italia) staremo attenti e appena sarà fissata la data della discussione alla Consulta in accordo con la rete antiproibizionista nazionale convocheremo una enorme manifestazione.

Sarà possibile inoltre firmare durante la tre giorni della M.M.M. le tre proposte di legge di iniziativa popolare su carcere, tortura e legge Fini/Giovanardi (http://www.3leggi.it/) proposte dalle seguenti associazioni: A Buon diritto, Acat Italia, Adu, A Roma, insieme – Leda Colombini, Antigone, Arci, Associazione Federico Aldrovandi, Associazione nazionale giuristi democratici, Associazione Saman, Bin Italia, Cgil, Cgil – Fp, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, Forum per il diritto alla salute in carcere, Giustizia per i Diritti di Cittadinanzattiva Onlus, Gruppo Abele, Gruppo Calamandrana, Il detenuto ignoto, Itaca, Libertà e Giustizia, Medici contro la tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Società della Ragione, Società italiana di Psicologia penitenziaria, Unione Camere penali italiane, Vic – Volontari in carcere.

Ci vediamo a Roma, dal mattino di giovedi 2 maggio all’ alba di domenica 5 maggio per discutere, marciare, ballare ma soprattutto assaltare il proibizionismo e tutte le sue contraddizioni e conflitti di interesse nella tre giorni della Million Marijuana March.

Conoscendo il precedente affido dell’Italia al governo delle banche siamo consapevoli che la stagione degli inciuci e dei governi delle larghe intese che si riapre con la rinomina del presidente sarà indirizzata al massimo profitto per le banche.

L’ appropriazione indebita dei beni comuni sottratti alle masse che chiamano “privatizzazioni” non potrà, nella loro logica inconfessabile, tenere fuori l’ enorme quantità di denaro che proviene dal narcotraffico, una grossa fetta della “liquidità” bancaria.

E’ proprio per questo che il sempre più numeroso popolo della Marja si autocoltiva il consumo, perchè quella che ti vendono oltre a essere costosissima, non sarà mai buona come quella che annaffi te.

BUONA MILLION MARIJUANA MARCH A TUTTI E A TUTTE NEL MONDO.

2, 3 e 4 maggio a Roma e in tutto il mondo Million Marijuana March 2013

Dal sito italiano è possibile accedere ai tantissimi siti M.M.M. di tutto il pianeta: http://www.millionmarijuanamarch.info/
————————————————————
PROGRAMMA

GIOVEDI’ 2 MAGGIO

ore 11,00 Conferenza Stampa presso la Sala del Mappamondo
– sala stampa della Camera dei Deputati, via della Missione 4.

LA FINE DEL PROIBIZIONISMO – PROPOSTE PER L’ ITALIA E IL MONDO

Con:

Annie MACHON (UK), consiglio direttivo LEAP (Law Enforcement Against Prohibition – Forze dell’ ordine contro il proibizionismo)

Joep OOMEN (Belgio), coordinatore Encod (Coalizione europea per politiche sulle droghe giuste ed efficaci) e membro del cannabis social club Trekt Uw Plant (Anversa)

Gennaro MIGLIORE, capogruppo SEL alla Camera

Luigi SARACENI, avvocato

Alberto SCIOLARI, vicepresidente PIC (Pazienti Impazienti Cannabis)
Modera: Million Marijuana March

ore 18.00 Nuovo Cinema Palazzo, Piazza dei Sanniti.

DIRITTI VIOLATI, LEGALITA’, FUTURO

Con:

Annie MACHON (UK), consiglio direttivo LEAP (Law Enforcement Against Prohibition – Forze dell’ordine contro il proibizionismo)

Joep OOMEN (Belgio), coordinatore Encod (Coalizione europea per politiche sulle droghe giuste ed efficaci) e membro del cannabis social club Trekt Uw Plant (Anversa)

Luigi SARACENI, avvocato

Susanna MARIETTI, associazione Antigone

Rino FABIANO, consigliere municipale III municipio

Marco FURFARO, Segreteria Nazionale SEL

Guido FARINELLI, Nuovo Cinema Palazzo

Alberto SCIOLARI, vicepresidente PIC (Pazienti Impazienti Cannabis)

Modera: Million Marijuana March

VENERDI’ 3 MAGGIO

Ore 18,00 CSA La Torre, Via Bertero

CANAPA TERAPEUTICA, AUTOCOLTIVAZIONE, SOCIAL CLUB, DIRITTO DI RESISTENZA

Con:

Alcuni pazienti del PIC

Avv. Gennaro SANTORO, associazione Antigone

Patti CIRINO, Comitato Verità per Aldo Bianzino

Giuseppe BORTONE, responsabile ufficio tossicodipendenze CGIL Nazionale

Dott. Mario GERMAN DE LUCA, resp. CNCA Lazio

Enrico FLETZER, giornalista, Encod Italia

Checchino ANTONINI, giornalista, “Il proibizionismo uccide”

Tiziano SCHIENA, associazione Tilt

Enrico CARIA, regista del film “L’era legale”

Modera: Million Marijuana March

Sarà anche preparata un’Apericena Canaposa, con un banco di degustazione di cibi a base di canapa

A seguire proiezione di:

L’era legale

Breaking the Taboo (film prodotto dalla Global Commission)

Nell’ambito della tre giorni verranno allestite le tavole di Ivan Art

Banchetti per firmare le tre proposte di legge di iniziativa popolare su Tortura, Carceri, Droghe.

SABATO 4 MAGGIO

Ore 16.00

MILLION MARIJUANA MARCH partenza da Piazzale dei Partigiani
Punto raccolta firme per le 3 leggi alla partenza.

Ore 23.30 Festa finale presso il CSA La Torre con Jahtari e vari sounds e djs della Million.

Sala chill out, con diffusione materiali info e riduzione del danno curati da
Lab 57 e Progetto Nautilus

Presente nella serata una mescita solidale di birra alla spina dedicata a sostenere le spese legali delle attiviste/i del comitato “VERITA’ PER ALDO BIANZINO”.

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks