Manifesto
PetizioneUE
pdl
Manifesto

Siti amici

dolcevita

droghe.aduc.it/

softsecrets

CanapaMedica


frigolandia

nonso

altrestorie.org

aam_terra_nuova

il_manifesto

liberazione.it

il_blog_di_beppe_grillo

fuoriluogo.it

ecofantascienza.it

stampa alternativa


Cannabis: uno scontro tra poteri

Ormai, da mesi, negli USA si assiste ad un paradossale scontro tra Stato Federale, ancora fortemente “proibizionista”, ed i sistemi giurisdizionali di alcuni singoli Stati che hanno deciso di legalizzare la cannabis.

Osserviamo infatti che, nonostante la cannabis sia “vietata” dal governo federale USA, (I’insieme dei poteri pubblici che gestiscono il governo degli Stati Uniti d’America), ben 22 Stati hanno ignorato tali norme, legalizzando l’uso terapeutico di cannabis e, addirittura, 2 Stati (Washington e Colorado) ne hanno legalizzato anche l’uso “ricreativo”.

Se la cosa stupisce, non si è al corrente di ciò cha avviene oggi nel nostro Paese: in Italia, dove la coltivazione ed il possesso di cannabis è assolutamente illegale. Lo dice la nuova (si fa per dire) legge sugli stupefacenti che ha sostituito la vecchia “finigiovanardi” dichiarata, all’inizio del 2014, incostituzionale.

La nuova legge, che sposta la cannabis dalla tabella I alla tabella II delle sostanze stupefacenti (ossia diversifica la cannabis dalle droghe definite “pesanti”), in realtà non cambia molto se non alleggerire le pene stabilite per reati legati appunto alla cannabis. Discorso diverso per l’uso personale che, in teoria è tollerato, ma in pratica viene sanzionato con ritiro di patente, del passaporto e, a volte, addirittura l’obbligo di seguire un percorso al Ser.T.

Accanto a questa inconfutabile ed amara realtà, che non ha comunque impedito all’Italia di classificarsi al primo posto per il consumo di cannabis tra i paesi europei, un altro potere, forte quanto quello governativo, sembra pensarla diversamente.

Per rendere l’idea di cosa sta accadendo, riporto testualmente una sentenza molto rilevante:

Con la pronuncia num.33835, depositata il 30 luglio 2014 (ud. 8 aprile 2014), la VI Sez. penale della Corte di Cassazione (Presidente Milo, Relatore Di Stefano, P.G. D’Ambrosio) ha fatto il punto della situazione in tema di coltivazione di piante dalle quali si estraggono sostanze stupefacenti e principio di offensività in concreto.

Chiamati a pronunciarsi sulla sentenza della Corte di Appello di Sassari che aveva confermato la condanna nei confronti dell’imputato per aver coltivato piante di canapa indiana, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso presentato dal difensore (ricorso fondato sull’insussistenza in concreto di un fatto punibile, provata l’inoffensività della condotta, in presenza di quantità trascurabili di sostanza stupefacente destinata all’esclusivo uso personale) e hanno annullato la condanna senza rinvio.

La Corte di Cassazione ha preso le mosse ricordando il ruolo attribuito nel nostro ordinamento al principio di offensività dalla Corte Costituzionale: nella nota sentenza Corte Cost. 360/1995 i giudici della Consulta avevano distinto tra accezione astratta del principio in questione (rivolta al legislatore) ed accezione concreta (rivolta al giudice) affermando che «spetterà al giudice distinguere l’ipotesi in cui la condotta in concreto non abbia alcuna attitudine alla messa in pericolo del bene tutelato» con la conseguenza che «l’assenza di capacità drogante della sostanza coltivata rende di per sè inoffensivo il reato nel caso concreto»; ossia non è punibile la semplice detenzione o coltivazione di piante di canapa che non hanno ancora prodotto alcuna sostanza psicoattiva (che non sono in fioritura).

Ciò posto, i giudici hanno inoltre stabilito che vale la regola di necessaria sussistenza della “offensività in concreto”: ovvero, pur realizzata l’azione tipica, dovrà escludersi la punibilità di quelle condotte che siano in concreto inoffensive.

In conclusione, si legge nelle motivazioni: “L’assoluta inconsistenza della coltivazione in questione fa escludere che in concreto sia stata realizzata la lesione del bene tutelato dalla norma”. Quindi è definitivamente stabilito che, chi coltiva una o due piante di cannabis, anche senza regolare permesso, e le suddette piante non sono in fioritura, non commette alcun illecito.

Che la situazione sia palesemente cambiata, è evidente.
Occorre adesso capire quali saranno le azioni da portare avanti per cancellare definitivamente questo insensato e lesivo residuo di proibizionismo.


Giuseppe Nicosia – ASCIA

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

5 domande agli on. Farina, Civati e Ferraresi

L’intervista che segue è pubblicata anche sulla rivista “Dolce Vita 54″ in uscita oggi 15 settembre e sul sito <http://www.dolcevitaonline.it>
_____________________________________________________________________

Alla ripresa dei lavori parlamentari, con l’intento di dare subito un consistente impulso al dibattito, abbiamo posto 5 domande ai firmatari delle proposte di legge sulla legalizzazione della cannabis
 
1 – Intendete chiedere rettifica dell’errata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge Lorenzin? Senza una circolare di riferimento è probabile e sta accadendo che le FFOO continuino sulla vecchia strada, con denunce e arresti anche per piccolo possesso di cannabis, lasciando poi la palla all’interpretazione dei giudici. E siete consapevoli che nemmeno i Sert hanno ricevuto rettifiche o indicazioni ufficiali e continuano quindi a trattare le “dipendenze da cannabis”, esattamente come se fosse ancora una “droga pesante” …e che quindi per i consumatori rischia di non cambiare nulla e di essere costretti a programmi, controlli, analisi delle urine, del capello, colloqui con gli psicologi, ecc, alla stessa stregua di chi usa eroina o cocaina?

Farina: Alla metà di giugno abbiamo presentato sul punto che sollevate una interpellanza urgente. Il governo ha risposto in aula tramite il sottosegretario Scalfarotto. Il Testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 maggio 2014 non è formalmente sbagliato ma sostanzialmente incomprensibile per i non addetti ai lavori. Diverso è il discorso per la sezione Normativa del sito del Dipartimento delle politiche antidroga. Lì è più facile sospettare il dolo. Trovo grave che il Governo Renzi abbia non confermato il precedente dirigente, Dott. Serpelloni, senza tuttavia modificarne struttura e orientamenti. Il lavoro del Dipartimento in questi anni è stato pessimo, e uso un eufemismo. Va azzerato e riprogrammato totalmente. Oppure sciolto con riattribuzione delle funzioni ai ministeri competenti. Come era prima del 2006-2008. Sulla sua attività ho presentato in questi mesi diverse altre interrogazioni.

Civati: Chiederemo chiarezza e insisteremo perché la dichiarata incostituzionalità della Fini-Giovanardi ci porti più lontano di quanto il governo non abbia saputo o voluto fare in questa prima occasione. L’opinione pubblica è pronta per un dibattito serio, che non si riduca alla difesa più o meno parziale di quello che c’è già (e non funziona) ma che provi altre strade. Ciò vale per l’Italia, ma anche nel quadro europeo e internazionale.

Ferraresi: Assolutamente si, il collega Farina ha già fatto un’interrogazione che ha ricevuto la risposta e la presa di posizione del Sottosegretario Scalfarotto. Io credo che la questione sia palese, mi auspico che intervengano subito, in caso contrario ci faremo sentire. Siamo consapevoli di queste problematiche e le affronteremo.
Colgo l’occasione per informare che abbiamo inoltre depositato una risoluzione ed una interrogazione per l’avviamento della produzione di cannabis ad uso terapeutico negli stabilimenti italiani, nonché proceduto con una visita ispettiva allo stabiluimento militare di Firenze. Attendiamo in merito, in questi giorni, la risposta del Sottosegretario

2  - La nuova formulazione dello spaccio di lieve entità, reintroduce l’infelice equiparazione tra droghe pesanti e cannabis, prevedendo una pena che va da 1 a 4 anni per tutti i tipi di sostanze, questo nonostante l’appena dichiarata incostituzionalità della Fini-Giovanardi. Considerando che l’accusa di spaccio di lieve entità è la più ricorrente tra i consumatori di cannabis, ed è la causa di maggiore detenzione penale, come pensate di risolvere la contraddizione, sollevata anche da numerosi avvocati, che si è creata, con il piano svuota-carceri?

Farina: Il nuovo comma 5 dell’art 73 del T.U. è una sciagurata mediazione della maggioranza di governo. E risponde alla volontà del Ministro Lorenzin e del Nuovo Centrodestra. Ricordo che l’intero decreto Lorenzin era inizialmente un tentativo di far rivivere la criminogena e, per me anche criminale, legge Fini-Giovanardi. Il tentativo non è riuscito ma il nuovo comma 5 è la firma di quella cultura dura a morire nonostante i fallimenti spaventosi che ha prodotto. Sono convinto che in futuro dovremo cambiare di nuovo. Conto in Parlamento, prima che torni ad essere sottoposto alla Corte Costituzionale. Cosa che mi sembra probabile.

Civati: Ci vuole un’azione di sistema, non un continuo “andare e venire” sulla questione, negando la legalizzazione della cannabis, da una parte, e continuando ad agire attraverso strumenti episodici come gli svuota-carceri.

Ferraresi: Come M5S abbiamo sollevato subito il problema in modo forte e chiaro in Commissione già al momento dell’annuncio da parte del Sottosegretario Costa di questo emendamento folle. Abbiamo continuato la battaglia con emendamenti e con interventi, purtroppo non c’è stato nulla da fare. Il Governo Giovanardi-Renzi ha colpito ancora. Porteremo avanti la necessità di ritornare alla differenziazione anche per i fatti di lieve entità in ogni occasione possibile.
 
3 – Negli ultimi 8 anni abbiamo visto il DPA trasformarsi da organismo scientifico in strumento di propaganda al servizio della Fini-Giovanardi, ora che la legge è stata abrogata e in virtù della nuova nomina a capo dipartimentale della dott.ssa De Rose, pensate che il DPA possa tornare alle funzioni che realmente gli competono, senza interferire ulteriormente nella ricerca scientifica con le pregiudiziali ideologiche che hanno caratterizzato fino ad oggi il suo operato? E quali controlli può esercitare il parlamento in merito?

Farina: Sugli errori e la funzione del Dipartimento ho detto precedentemente. Posso aggiungere che la nomina della Dott.ssa De Rose alla sua guida sarà oggetto di attenta valutazione. E di una richiesta di audizione quando verrà ufficializzata. Cosa che al momento non è ancora, a mia conoscenza, accaduto. Diciamo che vista la storia recente della struttura non sono particolarmente ottimista per quel cambiamento radicale che occorrerebbe.

Civati: Dopo la gestione Serpelloni va ripetuto con forza: tutti coloro che lavorano per l’antidroga devono essere al di sopra di ogni logica politica e ideologica, basandosi solo sulla analisi scientifica e su una seria verifica costi-benefici delle azioni di contrasto e di sanzione.

Ferraresi: Abbiamo forti dubbi, non ci si può attendere nulla di buono quando in questo paese le nomine prescindono dal merito e guardano solo ad ottiche politiche e opportunistiche. E’ il caso della De Rose che da una prima ricerca non sembra avere le caratteristiche per ricoprire un ruolo così delicato. Infatti la sua nomina sembra più il frutto di un accordo politico che di una valutazione di merito. Come M5S riteniamo che le nomine debbano sempre essere sottoposte a procedimenti trasparenti, con valutazione dei curriculum che devono essere resi pubblici, e soprattutto con criteri che puntino alla meritocrazia e al confronto di tutte le forze politiche. L’abbiamo appena fatto notare con la nostra proposta di nomina per i membri del CSM, purtroppo la prassi politica è ancora indietro anni luce sotto questo aspetto.
 
4 – quali tempi possono essere ipotizzati affinché possa essere ripreso seriamente il discorso sulla regolamentazione della coltivazione per uso personale e per arrivare ad una discussione parlamentare, con un testo unico condiviso dalle tre le forze politiche che hanno presentato una proposta di legge in materia?

Farina: Con l’approvazione del decreto Lorenzin la maggioranza di governo ritiene di aver esaurito la propria azione in materia. E infatti i testi in discussione in Commissione Giustizia della Camera sono al momento bloccati. Ho intenzione di provare a sbloccarli attraverso la proposta di un testo unificato. Per farlo ho bisogno che anche M5s depositi il suo testo annunciato a dicembre 2013 ma non ancora ufficializzato. A quel punto vedremo se esiste una maggioranza trasversale e ogni forza politica si assumerà le sue responsabilità.
Circa i contenuti va premesso che tutti i testi presentati sono di fatto superati dalle modifiche intervenute e il testo unificato dovrà tenerne conto. Questa non è la fase della regolamentazione che invece si va sperimentando in vari paesi del mondo, tuttavia è possibile intervenire su alcuni aspetti. La non punibilità della coltivazione ad uso personale è certamente la più importante. Perchè aprirebbe la strada a quelle forme associative oggi precluse, cannabis social club e altre.
 
Civati: Questa è una legislatura complicata, perché – nonostante la presenza di molte forze politiche che si dichiarano interessate al tema – la maggioranza di governo è molto divisa e in generale tiepida sull’argomento. È nostro impegno, in ogni caso, porre il problema fin da ora, attraverso le proposte di legge (nostre e altrui) che sono state depositate.

Ferraresi: Abbiamo attivato un percorso partecipato per la stesura di una legge che abbiamo depositato, purtroppo le cose nel frattempo sono mutate varie volte e quindi è stato necessario intervenire con modifiche di merito (alcune nostre proposte nel frattempo erano già state inserite in un decreto legge). Riteniamo che in un’ ottica di sistema non ci si possa più limitare ad un intervento generico. L’indefinitezza ha di fatto creato problemi giudiziari ai coltivatori e consumatori in questi anni, nonché ad un sperpero ingiustificato di risorse da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, gli unici favoriti da questa situazione sono stati come al solito i membri delle organizzazioni criminali. Il problema in questo caso non sono le tempistiche, ma la condivisione del provvedimento da parte di una maggioranza parlamentare che (vista la non chiarezza del PD e la mancanza di numeri) di fatto ora non esiste, lavoreremo a questo consapevoli delle difficoltà che incontreremo.

5 – abbiamo seguito passo dopo passo l’evolversi dell’interesse sul tema della coltivazione domestica innescato dalla proposta dell’on. Farina, alla quale sono seguite quella dell’on. Civati e quella dell’on. Ferraresi, ma come consumatori ancora non ci riteniamo soddisfatti, continuando ad avere riserve su alcuni contenuti, sareste disponibili ad un tavolo di confronto con la nostra Associazione per chiarire alcuni punti che a nostro avviso sono fondamentali per garantire la sicurezza del coltivatore/consumatore?

Farina: Sicuramente sì e quanto alle forme il dibattito è aperto e credo che, entro limiti dati, la coltivazione per uso personale debba essere esente da tassazione o autorizzazione. Quel certo numero di piante deve essere un diritto del cittadino, che dovrà rimanere anche quando lo Stato deciderà di regolamentare il mercato. Cosa futura e complessa con tutti i problemi che ormai conosciamo e sui quali avremo modo di approfondire.

Civati: Certamente sì, anzi con i nostri tecnici auspichiamo un confronto, perché le proposte presentate trovino una composizione e siano oggetto di azione comune tra i gruppi.

Ferraresi: Siamo sempre favorevoli al confronto al quale non ci siamo mai sottratti accettando anche le critiche che riteniamo indispensabili. Abbiamo partecipato a tutti i tavoli a cui siamo stati invitati, saremo quindi disponibili anche per poter spiegare quei concetti e quelle ragioni difficilmente esplicabili con i nostri interventi via web che a volte possono generare incomprensioni.

A cura del Direttivo ASCIA

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

Ormai si stanno arrampicando sugli specchi

Mi è stato segnalato un articolo, uno dei tanti contro la cannabis, pubblicato su “Famiglia Cristiana”. Vi invito a leggerlo prima di analizzare il pensiero che segue: http://www.famigliacristiana.it/articolo/allarme-marijuana-rischi-ed-effetti-della-droga-leggera.aspx

Nel brano si leggono una serie di notizie che, come al solito, sembrano avere il solo scopo di terrorizzare chi ignora la realtà scientifica. Il pezzo si apre evidenziando che la marijuana crea dipendenza in un ragazzo su due, se fumata tutti i giorni. Vorrei precisare che la marijuana può creare dipendenza anche in un adulto, se fumata tutti i giorni, ma è una dipendenza psicologica (nessuna crisi di astinenza fisica). Quindi il problema sta nella debolezza umana e non nei principi attivi della sostanza.

Nell’articolo si legge ancora di cannabis come droga di “passaggio”. Ricordo, per la milionesima volta, che nessuna ricerca al mondo ha provato che l’uso di cannabis, favorisca l’accesso ad altre droghe e al massimo sono i protagonisti del “mercato nero delle droghe” che invogliano, chi acquista cannabis, a provare altre droghe che causano una vera dipendenza, per loro più redditizia.

L’allarme marijuana, che urla Giuseppe Remuzzi (il presidente della Società internazionale di Nefrologia) è infondato: molte altre sostanze legali creano danni maggiori. Per quel che concerne i “giovani”, ossia i ragazzi non ancora totalmente “sviluppati” (quindi prima dei 17-18 anni), nessuno di loro dovrebbe fare uso di sostanze con principi psicoattivi (ALCOL IN PRIMIS).

Verso la fine dell’articolo leggo: “La marijuana dà assuefazione a un adulto su dieci fumatori abituali, per gli adolescenti assuefarsi è molto più facile, capita a un ragazzo su sei” (ma non era 1 su 2????).
Se una persona fuma tutti i giorni assuefarsi è quasi la regola (anche se beve alcol tutti i giorni, se parli sempre al cellulare, se stai sempre connesso a FB e, soprattutto, se fumi tabacco …che è la prima causa di morte nel mondo; ma a loro interessa solo l’assuefazione alla cannabis.
E ancora: “la marijuana può dare sintomi di astinenza, come ansia, irritabilità, angoscia e perdita del sonno” come capita con qualsiasi altra dipendenza patologica – bisognerebbe istruire gli adulti all’uso consapevole e responsabile delle droghe. Mentre basterebbe insegnare ai minori ad aspettare. Questo vale per le droghe poste a monopolio, perché non fare lo stesso con la cannabis?.

Il dott. Remuzzi afferma inoltre: “Chi comincia presto, ne soffre più degli altri perché il cervello nelle fasi dello sviluppo è più vulnerabile” (aggiungerei: come per l’alcol). E se non bastasse: “l’uso di marijuana interferisce con il rendimento a scuola (se ti fai una canna prima della lezione o prima di iniziare a studiare è logico!). Così come aumenta il rischio di incidenti stradali, subito dopo che si è fumato. Naturalmente associare cannabis e alcol è ancora peggio“. A tal proposito, sapete come la penso: chi usa droghe, di qualsiasi tipo – compresi alcol e psicofarmaci – e si mette alla guida, è un gran coglione …a prescindere!

Claudio Risè, psicologo ed esperto di droghe leggere, invece dice: «L’allarme è dell’Onu: per limitarne i danni ha voluto da tempo una convenzione che vieta agli Stati coltivazione, distribuzione e vendita di cannabis» …peccato che i Paesi che non hanno rispettato queste “convenzioni”, come l’Olanda, non solo non hanno i gravi problemi che vengono terroristicamente predetti da certi “organi”, ma hanno meno consumo di cannabis rispetto all’Italia. Risè continua “I rischi più devastanti riguardano i minori, che oggi spesso incontrano lo spinello a 15 anni” …ancora il solito problema: se fosse legalizzata sarebbe più difficile l’acquisto da parte del minore che, attualmente, trova lo spacciatore sotto scuola. Inoltre, il dott. Risè è convinto che gli adolescenti rischino depressioni, psicosi e schizofrenia… mi innervosisce riscrivere che I MINORI NON DEVONO USARE CANNABIS COME NON DOVREBBERO USARE ALCOL E TABACCO e soprattutto che nessuna associazione italiana pro-legalizzazione sostiene il contrario, ma devo per forza, dato che ogni 2 righe sottolineano quanto fa male agli adolescenti!

Usando una formula simile a quella che Chiara Pelizzoni, autrice dell’articolo, ha adoperato per sottolineare l’importanza di certe affermazioni, vorrei concludere dando anche un consiglio a questi irrecuperabili tristi figuri: “in questa società è facile perdere la testa e, con questo “Stato Criminale”, anche la vita. Se non avete problemi di salute e siete adulti, usate la cannabis per rilassarvi dopo un intensa giornata di lavoro, cercando di rasserenare i vostri demoni. Sforzatevi di “pensare”, di socializzare (dal vivo), di eliminare cibo spazzatura e plastica. Fate sport e fate più spesso l’amore. Cercate di ridere tanto… anche se, per noi italiani, attualmente c’è ben poco da ridere“.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

L’illuminato punto di vista del prof. Veronesi

Quella che segue è un’interessante panoramica e una serie di considerazioni espresse dal prof. Veronesi agli inizi di agosto su proibizionismo e legalizzazione della cannabis.
Dato che a molti sarà sfuggito, compresi molti parlamentari, riproponiamo l’articolo pubblicato da “l’Espresso” provvedendo ad inviarlo anche agli addetti ai lavori:

_______________________________________________________________________

La posizione del New York Times di domenica 27 luglio a favore della legalizzazione della marijuana non va letta solo come una campagna del più autorevole giornale americano – e uno fra i più influenti al mondo – ma come una svolta culturale che il mondo occidentale non può ignorare. Il cambio drastico di una linea editoriale che aveva fino a ieri appoggiato il proibizionismo è infatti lo specchio di un’ evoluzione mondiale verso la liberalizzazione delle droghe leggere, che ultimamente ha accelerato le sue tappe.

A fine 2013, per iniziativa del Presidente Josè Pepe Mujica , l’Uruguay è diventato il primo Paese al mondo a legalizzare pienamente la cannabis, facendosi carico della produzione, distribuzione e vendita; a gennaio di quest’anno il Colorado e subito dopo lo Stato di Washington hanno autorizzato il consumo di cannabis ad uso “ricreativo” e i sondaggi americani confermano che già da due anni i cittadini favorevoli alla liberalizzazione hanno raggiunto la maggioranza (54 per cento), mentre nel 1970, ai tempi dell’approvazione della legge proibizionista di Nixon, erano solo il 15 per cento. Sempre in Usa, gli Stati dell’Oregon, Alaska e California hanno indetto per novembre prossimo un referendum che, stando alle indagini sul parere dei cittadini, dovrebbe andare nella direzione antiproibizionista. Secondo i dati diffusi in Colorado dal Department of Revenue, l’equivalente del nostro Tesoro, nel mese di gennaio 2014, quando è entrata in vigore la legge sulla liberalizzazione, la vendita ufficiale di marijuana ha incassato 14 milioni di dollari, sottraendoli alla malavita. Si prevede che il prossimo anno fiscale il mercato della marijuana raggiungerà il miliardo di dollari, dai quali lo Stato del Colorado incasserà almeno 130 milioni.

Intanto anche il quadro europeo negli anni si è mosso verso la liberalizzazione, con le esperienze dell’Olanda, il primo Paese in cui la depenalizzazione è stata totale, e poi di Spagna, Portogallo e Belgio dove la legislazione è aperta, ma più restrittiva.

E l’Italia? Noi siamo fermi al febbraio di quest’anno, quando la Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi che equiparava le droghe pesanti e leggere, prevedendo pene fino a 20 anni di reclusione per il loro uso. La sentenza fece scalpore: si calcolò che le condanne dovevano essere riviste per ben 10 mila detenuti – perché connesse all’uso di droghe leggere – e dunque per circa la metà di tutti i reclusi per droga, che sono il 40 per cento di tutti i carcerati.

Sono cifre che la dicono lunga sull’inefficacia del proibizionismo, ancor più se pensiamo che, malgrado il numero enorme di carcerazioni, si stima che il 50 per cento dei nostri giovani faccia uso di cannabis, senza calcolare il gran numero di adulti. Dovremmo considerare la metà dei nostri giovani dei criminali? Eppure, finito l’attimo di indignazione per la situazione carceraria, devastata da un sovraffollamento cronico, nessuno più ha sviluppato il dibattito sull’aspetto filosofico e civile del proibire le droghe leggere.

Io mi batto pubblicamente da decenni contro il proibizionismo e in questo mio impegno ho ripetuto all’infinito che, come medico e come padre, sono un convinto oppositore di tutte le droghe, pesanti e leggere, compreso fumo e alcol, perché creano assuefazione clinica e danni spesso irreparabili e talvolta letali. Sono però altrettanto convinto che proibire e punire non serve, anzi può peggiorare la situazione.

Dobbiamo passare da una’attività indiretta (vietare) a un’attività diretta (educare). Ovviamente è molto più difficile convincere un ragazzo a tenersi lontano dalle droghe che fare una legge che le vieta tout court. Tutti sappiamo per esperienza diretta che la ribellione è una fase imprescindibile della crescita individuale e dovremmo essere coscienti che il trasgredire un divieto aumenta il senso di identità di una personalità in formazione: io mi differenzio dal mondo adulto perché non seguo le regole che mi impone.
Dunque bisogna trovare attività e stimoli alternativi, che soddisfino il bisogno di autoaffermazione dei giovanissimi, senza ledere la salute e mettere in pericolo la vita. Dovremmo organizzare dei corsi completi di prevenzione nelle scuole pubbliche, che invece non si possono fare finché c’è la proibizione che, secondo lo Stato, è già un deterrente. Tuttavia dovrebbe essere evidente che se un divieto non viene osservato dalla maggior  parte dei destinatari, e quindi tutti fondamentalmente delinquono, c’è qualcosa che non va nel divieto stesso.

La realtà dei fatti ci dimostra che rendere la cannabis un piccolo crimine non serve affatto a ridurne il consumo e che se rendiamo criminali i consumatori di droga, li obblighiamo soltanto ad uscire dalla legalità e dal controllo, senza che smettano di drogarsi. Così facciamo gli interessi del mercato nero e della criminalità organizzata che lo gestisce e che, ovunque nel mondo, è l’unica a trarre vantaggio dal proibizionismo.

Da noi, la mafia. Le stime più recenti dicono che la mafia incassa per la droga (tutte le droghe, ovviamente) circa 60 miliardi euro ogni anno in Italia, un patrimonio che la rende potente, indipendente e inattaccabile. Ma se proibire è deleterio, legalizzare non basta. È solo un primo passo che deve esser seguito dall’educazione e l’informazione. Bisogna saper trasmettere il principio non tanto che la droga è illegale, ma che ha un valore socialmente e individualmente negativo.

Basta con le demonizzazioni quindi. 

Quando nel 2000 come Ministro della Sanità ho iniziato la mia battaglia per l’uso degli oppiacei e i cannabinoidi contro il dolore, ho trovato un muro ideologico perché queste sostanze, oltre ad essere potenti antidolorifici, hanno il “peccato originale” di essere anche sostanze stupefacenti. Dopo quasi quindici anni la situazione non è radicalmente cambiata: alcune Regioni hanno reso accessibile la cannabis ad uso terapeutico, ma nel resto del Paese l’uso medico dei derivati della cannabis è ancora tabù perché si teme un “via libera” all’uso ludico.
Siamo dunque un Paese che vieta inorridito la marijuana (che non ha mai ucciso nessuno) ma che lucra senza vergogna su una droga che causa 50 mila morti l’anno: il fumo di sigaretta.

Come è possibile che uno Stato proibizionista non solo legalizzi, ma addirittura guadagni, attraverso il Monopolio dei Tabacchi, su una droga potente e letale come il tabacco? Dove sta allora la coerenza di pensiero e che messaggio educativo pensiamo possa arrivare ai nostri ragazzi: se fumi uno spinello sei un delinquente invece se fumi un pacchetto di sigarette contribuisci alle casse dello Stato?

Capisco che in questo momento il Governo abbia come priorità crisi e riforme, ma le scelte etiche che possono fare dell’Italia un Paese più civile in cui vivere soprattutto per le nuove generazioni, non andrebbero sistematicamente rimandate. Spero che il movimento d’opinione mondiale a favore dell’antiproibizionismo, rilanciato dal New York Times, trovi anche qui uno spazio per il dibattito.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/08/07/news/diciamo-anche-noi-marijuana-libera-1.176277?ref=HEF_RULLO

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

L’esercito produrrà Cannabis per uso medico a Firenze

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Sarà l’esercito a coltivare la cannabis terapeutica per la produzione di farmaci utilizzati nella terapia del dolore e i primi prodotti potrebbero essere in vendita già nel 2015.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e Roberta Pinotti, ministro della Difesa, come scrive il quotidiano La Stampa, hanno dato l’ok per la coltivazione che sarà gestita dallo stabilimento chimico militare di Firenze. Una decisione che apre definitivamente alla produzione nazionale e distribuzione di farmaci a base di cannabinoidi per lenire il dolore. Questa scelta porterà anche a un notevole risparmio, dato che le medicine, fino a oggi importate dall’estero, hanno costi molto elevati. Una novità che piace anche all’oncologo ed ex ministro della Salute, Umberto Veronesi: “È giustissimo usare e coltivare la marijuana a scopo terapeutico” .

La proposta era arrivata dai deputati della commissione difesa del Movimento 5 stelle: “Il 19 marzo scorso”, dicono, “avevamo presentato un’interrogazione a prima firma Tatiana Basilio, rivolta proprio ai ministri Pinotti e Lorenzin. Dopo di che siamo giunti al DL Stupefacenti con un Odg presentato dal deputato Paolo Bernini e accettato in aula che ricalcava la stessa interrogazione. Ora che la decisione sembra essere stata adottata, la cannabis terapeutica potrebbe essere in vendita già dal 2015″.

Lo stabilimento militare fiorentino che coltiverà la cannabis necessaria a produrre i farmaci nacque per scopi militari ma, negli anni, ha iniziato a lavorare anche per il settore civile. Una scelta, quella dell’impianto di Firenze, voluta dai ministri proprio per controllare il prodotto. Il via libera non deve, però, far pensare a un primo passo verso un’apertura alla liberalizzazione delle droghe leggere. Il ministro Lorenzin ha sempre voluto distinguere tra “un approccio laico e asettico sul tema e i soliti discorsi che sfociano nella questione liberalizzazione”. La rappresentante di Ncd si è sempre battuta contro la legalizzazione delle droghe leggere: “Ci battiamo tanto – ha dichiarato- per la lotta contro il fumo, contro l’abuso di alcol e poi discutiamo se liberalizzare o meno la cannabis. Che esempio diamo ai nostri ragazzi se chiunque può starsene tranquillo a fumarsi uno spinello?”. Soddisfatto anche Veronesi: “”La marijuana – ha commentato dal workshop Ambrosetti di Cernobbio – è un ottimo farmaco. Siccome è anche uno stupefacente, si ha sempre paura ad usarlo. È la stessa cosa – conclude Veronesi – che è successa con la morfina, che per anni non sono riuscito a far avere a questi poveri diavoli che soffrivano”.

La decisione di Pinotti e Lorenzin scaccia anche i dubbi sul ruolo svolto dal ministro della Salute nella discussione sul tema della produzione di farmaci a base di cannabinoidi. L’accusa rivolta all’ex deputata di Ncd era quella di frenare la discussione sul tema a causa delle resistenze provenienti dall’ala più conservatrice del suo partito. Ora che la decisione è stata presa, la cannabis terapeutica potrebbe essere in vendita già dal 2015. Le medicine serviranno per la terapia del dolore su pazienti oncologici, affetti da Hiv o per curare i sintomi di patologie gravi come sclerosi multipla, Sla e glaucoma.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/05/cannabis-terapeutica-sara-lo-stato-italiano-a-produrre-i-farmaci/1111051/

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

L’idiozia del fondamentalismo

Il paladino ad oltranza del proibizionismo nostrano, parliamo chiaramente del sen. Giovanardi, avrà sicuramente apprezzato e applaudito alla notizia del grande rogo di cannabis operato dai jahdisti dell’Isis in nome di una non meglio identificata legge coranica! “Finalmente qualcuno che ha le palle!” deve aver esclamato il senatore, sognando anche in Italia orde di fondamentalisti (cattolici questa volta) impegnati a distruggere la fonte del male.

Non abbiamo mai avuto problemi nel detestare e condannare qualsiasi forma di fondamentalismo e ci lotteremo contro fino all’ultimo respiro, qualsiasi forma abbia, per difendere la dignità dell’individuo e la libertà di pensiero, ma magari il senatore, nella sua logica perversa che, per quanto riguarda i diritti civili, lo fanno trovare molto più vicino all’Isis che agli Stati di Diritto, potrebbe anche giustificare tutti i massacri e le esecuzioni che vengono perpetrati a causa delle diversità, siano queste religiose, etniche, sessuali, di genere o semplicemente determinate da stili di vita non omologati alla legge, sia questa coranica o meno!

Il passato si ripresenta con tutto il suo orrore e la nostra lotta sembrerebbe un’inezia in confronto a tutto quello che sta accadendo intorno a noi, ma per fortuna, a parte i problemi quotidiani con cui ognuno di noi deve convivere, il nemico più aggressivo che abbiamo in questo nostro affaticato Paese è solo il sen. Giovanardi e il suo gruppo di accoliti, e contro di loro e contro le loro idee continueremo a rivolgere le nostre forze per liberare milioni di consumatori di cannabis da spiacevoli disavventure provocate dall’idiozia del loro fondamentalismo.

Ma per fortuna in qualche parte del mondo la logica e la ragione ancora funzionano e dall’Uruguay ci viene indicato come fare per risolvere il problema che tanta difficoltà incontra nel nostro parlamento:

http://www.iltempo.it/esteri/2014/08/29/aperto-il-registro-ufficiale-dei-coltivatori-di-cannabis-1.1301229

L’Uruguay ha aperto un registro ufficiale di coltivatori di marijuana. L’iniziativa rientra nell’ambito di un programma statale per il controllo della produzione della droga. “Ho appena applicato il mio diritto civico di iscrivermi come auto-coltivatore – ha detto Juan Vaz, portavoce dell’Associazione per lo Studio della Cannabis che raccoglie più di 600 iscritti – Questo è un passo storico per coloro che hanno combattuto per molti anni per la regolamentazione della cannabis“. Vaz è il primo produttore nazionale che si è presentato presso la sede della Posta uruguayana a Montevideo, luogo scelto dal governo per facilitare la registrazione. Per iscriversi al registro non bisogna pagare nessuna tassa e bastano la fotocopia della carta di identità e il certificato di residenza o una bolletta che attesti l’indirizzo del soggetto in questione. Dopo la registrazione, l’IRCCA, l’Istituto per la regolamentazione e il controllo della Cannabis, ha 30 giorni di tempo per autorizzare la coltivazione domestica e rilasciare una licenza, che è valida per tre anni.

Non è poi così difficile trovare soluzioni logiche e condivisibili, ma l’idea di risolvere i problemi attraverso un confronto, anziché annientarli con metodi violenti, ai fondamentalisti non piace proprio!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

Un Prodotto Interno molto “Lordo”

Pil più alto grazie a droga e prostituzione!

Leggendo ANSA.it apprendo che tutti i Paesi Ue, compresa l’Italia, procederanno ad aggiornare gli indicatori grazie ai quali si calcola il prodotto interno lordo (Pil). Tra tali indicatori, verranno inserite nella stima le attività illegali, come traffico di sostanze stupefacenti e prostituzione. La conferma arriva da Enrico Giovannini dell’Istat, che sta curando l’operazione. La novità sarà inserita a partire dal settembre 2014, in coerenza con le linee Eurostat. Questo segnerà il passaggio ad una nuova versione delle regole di contabilità, tanto in Italia come in gran parte dei Paesi Ue. Secondo l’Istat si tratta di una novità che rientra nelle modifiche condivise a livello europeo e connesse al necessario superamento di “riserve”, relative all’applicazione omogenea tra paesi Ue degli standard già esistenti. 

Sottolinea l’Istituto che, tra le riserve trasversali avanzate ce ne è una, con rilevanza maggiore, in quanto, appunto, riguarda l’inserimento nei conti delle attività illegali, che già il precedente sistema dei conti nazionali, datato 1995, aveva previsto, in ottemperanza al principio secondo il quale le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico. 

L’Istat riconosce come la misurazione dei proventi delle attività illegali sia molto difficile, per l’ovvia ragione che esse si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni. Ecco che, allo scopo di garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite. Le attività illegali di cui tutti i Paesi inseriranno una stima nei conti (e quindi nel Pil) sono: traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol). 

Quindi viene circoscritto il range per mettere a punto una stima del valore di tali attività. A riguardo può essere utile ricordare come l’Istat già inserisca nel Pil il sommerso economico che deriva dall’attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all’osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. 

Le ultime stime dedicate risalgono al 2008, e indicano come il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso sia compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Il peso dell’economia sommersa è quindi stimato tra il 16,3% e il 17,5% del Pil.
Federconsumatori e Adusbef hanno commentato così la notizia: ”Una trovata di cattivo gusto, che eleva le attività illegali in mano alle mafie, al rango di produttrici di ricchezza nazionale”. ”Oltre che dal punto di vista statistico, l’errore appare intollerabile soprattutto dal punto di vista etico”, aggiungono Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, ed Elio Lannutti, a capo dell’Adusbef.
Eppure, nonostante questo capitale derivi da attività illecite, delle quali si ha solo una stima forfettaria ottenuta analizzando i dati delle operazioni e dei sequestri operati dalle FF.OO., questi soldi tornano a circolare nella nostra società. Cercherò di essere più esaustivo parlando specificatamente del mercato delle droghe illegali: lo spacciatore, con i proventi della vendita illegale di droga, compra lo scooter e l’auto, compra vestiti e fa la spesa per la famiglia. Così il grossista che fornisce gli spacciatori che, avendo più capitale a disposizione, compra case e attività commerciali. Il narcotrafficante che fornisce i grossisti, altre a vestiti, cibo, auto e case, paga le mazzette per aggiudicarsi le gare d’appalto, corrompe politici, stipendia scagnozzi che lo proteggano e cha fanno i “lavori sporchi”.
Insomma, è inevitabile: il mercato illegale della droga, al pari di quello della prostituzione, immette capitale nella nostra società. L’unica cosa che non quadra è perché, riconosciuto non solo il potenziale economico, ma anche la stabilità di questi “mercati illegali”, non pensare seriamente a regolamentare il tutto e spostare così questi capitali dalle mani del crimine, a quelle di rispettabili cittadini disposti a farne un attività lecita?
Continuiamo a nasconderci dietro falsi perbenismi, ma la realtà è un altra anche se non la vogliamo accettare: la verità sta nel cassetto di oltre 10 milioni di italiani, accanto a cartine lunghe, carta filtro e accendino. La verità è quel profumo che senti quando passi accanto a quella comitiva di giovani che, senza ledere nessuno, appartata lontano da occhi nemici, chiacchiera del più e del meno, e sorride ottimista nonostante le catastrofiche previsioni dei media, grazie ad un joint.
La verità e che, se la cerchi, la trovi ovunque. La verità è che la paghi cara e spesso fa schifo. La verità è che lo Stato è fuori da quell’immenso giro d’affari.

Che faranno i nostri politici? Forse esulteranno perché il Pil risulterà in rialzo grazie proprio al calcolo dei probabili proventi, incassati dalle “mafie” e spesi nella nostra società. Ma non dovrebbero seriamente iniziare a regolamentare il tutto per risollevare davvero la nostra economia? Per chi teme che, da legalizzata, la “droga” possa diffondersi ovunque: è già successo! …adesso bisogna correre ai ripari abolendo definitivamente lo stupido proibizionismo che ha causato il sovraffollamento carcerario, il rallentamento della “macchina giuridica”, lo spreco di capitale e di risorse umane, l’arricchimento di associazioni criminali; senza peraltro impedire realmente a nessuno, neppure ai ragazzini, di comprare tutta la droga che vogliono.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

120mila anni fa si fumava cannabis, le prove scoperte in una tomba paleolitica in Pakistan

La canapa, in tutti i suoi usi, è stata una benedizione per la storia dell’uomo e non ha mai fatto danni per 120.000 anni, finché non hanno inventato il proibizionismo come forma di persecuzione sociale.
Probabilmente è stata anche una delle prime piante ad essere coltivate dall’uomo, se non proprio la prima, per la sua facilità di coltivazione e per l’alto valore nutritivo dei suoi semi, l’alimento più completo per la specie umana, per la fibra e per l’effetto psicoattivo.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

http://www.dolcevitaonline.it/120mila-anni-fa-si-fumava-cannabis-le-prove-scoperte-in-una-tomba-paleolitica-in-pakistan/

Durante uno scavo archelogico in un sito paleolitico nella zona montuosa dell’Hindu Kush, in Pakistan, gli archeologi hanno scoperto  quella che sarebbe la più antica prova di utilizzo intenzionale di sostanze a scopo psicotropo da parte dell’uomo. Durante la ricerca, in un sito paleolitico, gli scienziati hanno scoperto semi, resina e cenere, associata alla sottospecie indica della pianta di cannabis sativa.

BRUCIAVANO CANNABIS NELLA GROTTA PER RESPIRARNE IL FUMO. 
Le analisi chimiche eseguite su un piccolo vaso di ceramica trovato nella tomba di quello che doveva essere un capo locale o uno sciamano, hanno rivelato che conteneva resina di cannabis, cioè hashish. Secondo il professor Muzaffar Kambarzahi del National Institute of Historical & Cultural Research (NIHCR) dell’Università Quaid-i-Azam, responsabile del team di scienziati che hanno lavorato allo scavo “la posizione e il contesto in cui è stata ritrovata la cannabis, ci portano a credere che sia stata utilizzata per scopi rituali. Sembra che gli occupanti del sito gettassero grandi quantità di foglie, gemme e resina nel camino situato sul fondo della grotta, allo scopo di riempire l’intero sito con il fumo che respiravano per godere delle sue proprietà psicotrope”.

LA PIU’ ANTICA PROVA DI CONSUMO INTENZIONALE DI DROGHE. 
Il sito in questione, ritrovato nel dicembre 2013 nella provincia pachistana del Khyber Pakhtunkhwa è uno dei più antichi mai ritrovati nell’Asia meridionale, e secondo gli studiosi le varie grotte che compongono l’insediamento sarebbe state abitate per più di 2500 anni durante il periodo neolitico. Sino a questa scoperta la più antica prova dell’uso intenzionale di cannabis si riteneva essere il ritrovamento di semi carbonizzati in un bracere rituale ritrovato in Romania e datato al terzo millennio A.C. Mentre nel 2003 un cesto di pelle contenente frammenti di foglie e semi di cannabis venne ritrovato accanto al corpo mummificati di uno sciamano del 2500-2800 A.C. nella Cina nord-occidentale. Prove del consumo di cannabis sono state trovate anche nelle mummie egizie datate circa 950 A.C.

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

Compitino per agosto: la sindrome di Ulisse

A dispetto delle speranzose previsioni sull’allentamento dei controlli e degli arresti per coltivazione domestica di cannabis, dopo l’abrogazione della Fini-Giovanardi, purtroppo anche questa estate le FF.OO. hanno agito con abnegazione e con il massimo delle risorse per fermare quella che da alcuni senatori del NCD continua a risultare come uno dei pericoli assoluti per l’individuo e la società <http://www.dolcevitaonline.it/senatori-ncd-la-cannabis-uccide-il-cervello-lo-stato-faccia-campagna-informativa/

Alla luce di questa inarrestabile fobia, possiamo dire che al governo Renzi poco importa di contrastare ed abbattere gli interessi della criminalità organizzata e viene lecito chiedersi anche il perché!

La risposta ha cercato di formularla Fabrizio Dentini collaboratore di Soft Secret e autore del libro “Canapa Medica. Viaggio nel mondo del farmaco proibito.”

Compitino per agosto: la sindrome di Ulisse

Oggi partiamo da una tesi semplice. Se si avversa qualcosa e non si agisce per modificare le condizioni che la causano, o si hanno altre priorità più impellenti o forse non ci è davvero sgradevole.
La riflessione odierna contempla il fatto che a parte non conferire le deleghe per le funzioni relative alle politiche antidroga, riservandole a se stesso, subito dopo aver visto passare sul fiume il cadavere della Fini-Giovanardi, il nostro giovane premier Matteo Renzi non abbia preso una posizione concreta (dalle parole discendono i fatti) sul tema del traffico di stupefacenti.
Tale constatazione può farci dunque pensare che ne condivida l’utilità sociale restando, soprattutto in un momento di tragedia del lavoro, comunque un impiego per molti, spesso ben retribuito, anche se solo ai livelli più alti e volendo ben vedere stabile, salvo le cicliche retate. Un sociologo del lavoro potrebbe ben dire: “Mediamente e non meno comunemente precario rispetto alla complessità del panorama lavorativo attuale”.
Restando invece, la priorità del cammino renziano il rilancio del paese, può essere che si interroghi sul fatto che piantare grane a chi, anche se informalmente, porta la pagnotta a fine mese, non debba essere per forza un obbligo, nel senso anglosassone di must, da risolversi fra quelli ai vertici dell’Agenda di governo.
Date per valide queste ragioni, su un punto non posso e me ne voglio, mio malgrado che restare perplesso. Dopo aver visto il nostro premier comodamente ritratto dalla prima pagina di “Gente”, il giornale delle nonne italiane, non mi spiego il suo agire da “ Non più ti demandare e passa”.
In quest’immagine era l’accaldato, ma diligente boy scout della sua giovinezza. Siamo d’accordo che la morale cattolica sottointesa a questo tipo di formazione extra scolastica avrebbe dovuto inculcare fra i suoi valori soprattutto e indiscutibilmente quello della salvaguardia morale dei futuri boyscout, credo questo sia pacifico. Ecco allora, sento forte il dover di richiamare il nostro primo ministro sul fatto che durante la giornata-tipo degli adolescenti svolge un ruolo evidente, anzi dirompente, la cosidetta sindrome di Ulisse: essi sono fisiologicamente attratti dal magnetismo delle cose sconosciute. Ed è proprio lì che la Droga li aspetta al varco, proprio appena fuori la soglia dell’oratorio.
Indifesi e curiosi.
Allora Renzi e veniamo al dunque, se a parte le foto, in questo agosto vorrai sentire prevalere il tuo passato boy scout, piuttosto che il tuo presente picciotto, che fa cioé gli interessi – o non cerca di nuocere – delle organizzazioni che lucrano sul traffico di stupefacenti; non ti domando di studiare l’impatto della legalizzazione delle droghe (ma quando cominciamo con la cannabis?) sulle loro economie di scala, ma almeno una mezzoretta dedicala a preparare una campagna di informazione scolastica che spieghi agli alunni teenagers, dettagliatamente, ed in particolare obbligatoriamente, cosa queste sostanze stupefacenti siano. L’obbligo di studiarle le farà venire a noia, come diceva Flaiano per il comunismo, e vedrai che sottraendo i possibili se dai probabili ma e sommando i variabili deduco agli irriducibili quindi, avrai reso servizio alle prossime generazioni, sentendosi sempre un vero lupetto, ma degno dei tempi che vivi.
In fondo la droga che noia!

Fabrizio Dentini
giornalista freelance blogger
<http://www.canapamedica.it/>

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks

Inevitabile pausa estiva

Cari soci, sostenitori e simpatizzanti, ci prendiamo po’ di pausa anche noi.

Riprenderemo con la solita costante informazione a settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, con l’intento di stimolare le forze politiche che hanno presentato una proposta di legge per la regolamentazione della coltivazione domestica, perché ci sia un’accelerazione verso un obiettivo ormai condiviso da molti parlamentari in linea trasversale.

A settembre si svolgerà anche l’Assemblea Generale di ENCOD, alla quale ASCIA parteciperà per portare il suo contributo ad una lotta che si profila di carattere continentale.

Ci rilassiamo un po’ per riprendere la battaglia con ancora più energie, ma saremo pronti ad informarvi qualora dovessero esserci notizie importanti.

Buon “relax” a tutti voi.

Direttivo ASCIA

Condividi su:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks