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Prevenzione o persecuzione?

Occupandomi di “canapa” è mia abitudine dare un occhiata veloce ad ogni articolo che riguarda questa pianta miracolosa: dalle nuove scoperte in campo medico, a quelle che riguardano l’impiego di canapa per la realizzazione di materiali innovativi ed ecologici.

Leggo anche gli articoli che riguardano gli arresti e le denunce e stamattina, tra le cose più bizzarre che mi sia mai capitato di leggere ho trovato questo: “Un sedicenne è stato denunciato dai carabinieri che gli hanno scoperto sul telefono cellulare foto di piante di marijuana. Il fatto è avvenuto ieri pomeriggio in Val Polcevera, nell’entroterra genovese. I carabinieri della stazione di Campomorone, al termine di accertamenti, hanno deferito in stato di libertà per ”detenzione ai fini di spaccio” il giovane, uno studente, abitante a Ceranesi, trovato in possesso di un tritaerba con evidenti tracce di marijuana e di un telefono cellulare contenente numerosi filmati e fotografie che, secondo i militari, comprovano il possesso e la coltivazione di marijuana. Il materiale è stato sequestrato”. (Fonte ADUC)

Sinceramente, il primo istinto è stato quello di uscire di casa, munito di macchina fotografica ed andare in un armeria e chiedere gentilmente al proprietario di prestarmi un fucile di grosso calibro per scattare delle foto. Potrei persino chiedere a qualcuno di posare con me, mentre fingo di colpirlo violentemente. Tutto ciò, farebbe di me un “presupposto” criminale? Se venissi trovato in possesso di certe immagini, sarei denunciato per possesso illegale di armi e per percosse? E, se dopo aver scattato le foto, acquistassi una fondina porta-pistola, sarebbe la prova definitiva di un possesso illegale di un’arma?

Il ragazzo aveva delle foto di piante di canapa che, probabilmente, sono già andate letteralmente in “fumo” e, quindi, non sapremo mai se sono servite per l’uso personale o per spaccio, se erano state coltivate da lui o erano di amici. Quelle piante potrebbero addirittura essere finte.

Posseggo decine, se non centinaia di foto in cui mi trovo accanto a piante di canapa. Spessissimo le foto riguardano coltivazioni in Olanda, in Spagna, in Svizzera. In Italia ho foto che mi ritraggono in campi di canapa coltivati a fini alimentari (coltivazioni autorizzate di varietà di cannabis sativa certificate, senza THC).

Di grinder sporchi ne ho avuti almeno quattro per ogni viaggio in Olanda, dato che non ne porto dall’Italia, ma li riporto a casa come souvenir da regalare agli amici.

Inoltre, volendo fare un paragone, Rita Bernardini, presidente dell’Associazione di pazienti LapianTiamo, posta da circa due anni immagini delle sue piante, ed io personalmente ho scritto commenti sotto quelle foto per darle consigli al fine di migliorare la coltivazione finalizzata alla disubbidienza civile, ma come abbiamo sempre affermato, secondo il persistente regime medievale, al rogo ci vanno i contadini e gli artigiani, ma Rita Bernardini, al rogo non ce la manderanno mai, nonostante le sue richieste e ci piacerebbe, a questo punto che, quantomeno, formulasse una interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni circa questo diverso metodo di valutazione del presupposto pericolo sociale.

La santa inquisizione non è mai morta …purtroppo! E sembra proprio che ancora basti accudire un gatto nero per finire sul rogo!

E’ ora che i nostri rappresentanti politici impongano una seria rivalutazione delle attuali leggi che, con la pretesa di vietare, continuano a creare disastri senza limitare minimamente il danno.

Se, invece, a qualche lobby (economica o ideologica) serve la scusa per perseguitare una minoranza, per creare un capro espiatorio, per distrarre la popolazione, per mantenere stati di discriminazione ed emarginazione, piuttosto che affrontare problemi reali, allora si capiscono benissimo certi episodi e la palese ostinazione a non voler risolvere un problema che, ormai, in diversi Paesi del mondo ha invece trovato una intelligente e civile soluzione.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

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Un fine settimana ricco di eventi


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22 sabato Grottaglie (Puglia) – Effetti Benefici della Cannabis Terapeutica
https://www.facebook.com/events/366875700147219

22 sabato Genova – Festa del Raccolto 2014 “CSOA Terra di Nessuno”
https://www.facebook.com/events/793334144064547

22 sabato Torino – Verso una visione fenomenologica delle Droghe – incontro con Giorgio Samorini (Luminare Entnobotanico)
https://www.facebook.com/events/784933228211656/

22 sabato Gabettola (FC) – Antica Fiera della Canapa
https://www.facebook.com/events/721792841237359

22 sabato Potenza – Canapa Industriale, un modello per un futuro sostenibile
https://www.facebook.com/events/824993327543741/

23 domenica Senigallia – Giornata della canapa
https://www.facebook.com/events/1568738740029374

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Lettera Aperta a Putin: Legalizzare la cannabis

Fonte: encod.org

Un membro di Encod scrive una lettera a Putin: Legalizzare la cannabis

Lettera al presidente Federazione Russa, signor Vladimir Vladimirovič Putin

di Bushka Bryndova, membro di ENCOD ed ex Task Manager nel Programma di Assistenza Tecnica per la CIS della Commissione della Unione Europea(TACIS)


Le sto scrivendo questa lettera come membro da molto tempo della Coalizione Europea per Politiche Giuste ed Efficaci sulle Droghe (ENCOD), una piattaforma di cittadini che si oppongono all’approccio di “guerra alle droghe” che i nostri governi hanno preso durante gli ultimi 50 anni.

Questo approccio ha avuto delle conseguenze disastrose. Il traffico illecito è un motore fondamentale dietro il crimine organizzato, e il grosso dei suoi profitti è sotto controllo da parte di potenti finanziari ben strutturati nel mondo occidentale.

Per questi motivi, io credo sinceramente dovrebbe prendere la sua strada su questa materia.

Lettera al presidente Federazione Russa, signor Vladimir Vladimirovič Putin

Per cominciare la mia lettera, Le invio i miei saluti cordiali. Forse Lei si ricorda di me quando eravamo in contatto all’inizio degli anni 90 a Bruxelles, quando Lei lavorava all’Ufficio del Sindaco di San Pietroburgo ed io ero impiegata alla Commissione europea al programma TACIS. Io La ho sempre tenuta in alta considerazione e quando Lei divenne il presidente russo ero molto contenta. Ora, dopo 14 , io credo ancora che fosse una scelta benedetta per il Suo paese. Dal momento che non sono d’accordo con la propaganda antirussa pregiudiziale nei nostri media mainstream mi sono unito al gruppo Facebook “Přátelé Ruska v České republice” (Amici della Russia nella Repubblica Ceca), qualche volta citato nei media russi. I suoi ranghi stanno crescendo costantemente.Abbiamo già oltre 7000 membri, che sono molto di più di molti partiti politici nel nostro paese.

Le sto scrivendo questa lettera come membro da lungo tempo della Coalizione Europea per Politiche Giuste ed Efficaci sulle Droghe (ENCOD), una piattaforma di cittadini che sono opposti all’approccio della “guerra alle droghe” che hanno preso i nostri governi durante gli ultimi 50 anni.

Questo approccio ha avuto delle conseguenze disastrose. Il traffico illecito di droghe è un motore di primo piano dietro il crimine organizzato, e il grosso dei suoi profitti è sotto il controllo di potenti interessi finanziari ben strutturati nel mondo occidentale.

Per questi motivi, io credo sinceramente che la Russia dovrebbe intraprendere la sua strada propria su questa materia.

Come primo passaggio, io credo che la Russia dovrebbe legalizzare la cannabis, strappare questa pianta dalle mani delle mafie delle droghe e restituirla al popolo.E’ solo un piccolo passaggio per un governo, ma un passaggio enorme per il diritto della umanità di utilizzare un rimedio scelto.L’attuazione di una base legale per regolare la produzione e distribuzione di cannabis:

1) creare una opportunità di produrre medicine naturali, a base di cannabis che renderebbe i pazienti russi meno dipendenti dai prodotti della industria farmaceutica.

2) porre la Russia in una posizione leader nella riforma internazionale delle leggi sulle droghe, e rinforzare la sua reputazione di paese modero con politiche sovrane basate sulla’ evidenza e non sui giudizi morali.

3) contribuire a ridurre il numero di dipendenti da alcool e droghe pesanti, dal momento che la cannabis può essere efficacemente utilizzata nel trattamento delle dipendenze.

Con riguardo all’impatto di questa misura per l’economia e la sicurezza pubblica della Russia, io La invito a considerare che i dati che sono presentati nello stato del Colorado (5.2 milioni di abitanti),dove la produzione e la vendita di cannabis per uso ricreazionale e medico è stato legalizzato il primo gennaio 2014. Alla fine di quest’anno, le vendite di cannabis hanno raggiunto quasi 300 milioni di dollari statunitensi,di cui 30 che vanno immediatamente allo stato per esser redistribuiti in vari programmi sociali.Nel frattempo, il crimine a Denver, la capitale del Colorado,é sceso di oltre un decimo.

In qualità di specialista esperto dell’utilizzo terapeutico della cannabis( con oltre 15 anni di esperienza), io posso chiaramente vedere che i benefici di questa pianta sono molto più alti dei danni che può causare e che sono spesso esagerati per ragioni politiche e commerciali.La cannabis non è pianta aliena in Eurasia; è la stessa pianta della canapa che è stata usata per molti secoli in Russia per utilizzi industriali, specialmente per la sua fibra resistente. La cannabis é anche una medicina popolare tradizionale utilizzata con successo per trattare un ampio spettro di malattie da un semplice raffreddore ad un cancro mortale senza pericolosi effetti secondari simili a quelli prodotti da medicine farmaceutiche.Le proprietà mediche della pianta sono soggette a studi scientifici intensivi che stanno confermando il suo ampio spettro di effetti terapeutici.

In Russia, la tradizione di medicina erboristica è sempre viva e la cannabis potrebbe contribuire a migliorare la cura sanitaria della sua popolazione. Naturalmente le preoccupazioni della parte di abusi dell’utilizzo della cannabis sono legittimi. Tuttavia, l’approccio repressivo nei confronti del mercato della cannabis ha fallito nella risposta a queste preoccupazioni. Attualmente, la gente che vogliono abusare della cannabis la troveranno piuttosto facilmente sul mercato nero, ma non i pazienti che ne avrebbero bisogno per il loro trattamento.

Alla fine di settembre, il ministro serbo della Sanità Zlatibor Lončar ha dichiarato che la Serbia sta considerando di attuare una regolamentazione legale della cannabis come una opzione per i pazienti. Questo è il passo giusto per una politica sulle droghe che è condotta sulla base della visione scientifica invece dei propri pregiudizi.

Io sono molto cosciente, Vladimir Vladimirovic, che attualmente Lei ha dei problemi molto urgenti e seri da affrontare. Ma io pure credo che come statista veramente responsabile Lei deve sempre pensare al futuro del Suo paese. Per questi motivi, io vorrei chiederLe di prendere un momento per considerare il mio suggerimento di cui sopra. Io confido nel fatto che dopo una riflessione seria Lei potrebbe trovare qualche interesse in questa. E credo pure che il Suo sostegno personale peserebbe molto, se questa questione dovesse divenire oggetto di una discussione pubblica.

C’é ancora un problema ancora più urgente che io vorrei chiederLe di considerare. Negli ultimi mesi la situazione in Crimea è diventata un test per la politica della Russia sulle droghe.E’ questa politica abbastanza matura da intraprendere alcuni nuovi passi? La Russia ha ora una chance unica di adottare i programmi di riduzione del danno che sono stati istituiti a Sebastopoli, Simferopol ecc. Io sto parlando di circa 140 persone chehe sono stati coinvolti nel programma di sostituzione con il metadone.Guardando alla situazione da un punto di vista puramente scientifico,tecnico, la Russia ha ora l’ opportunità di avvantaggiarsi di questa situazione e di condurre una esperienza pilota che potrebbe essere di grande valore per la modernizzazione della sua politica sulle droghe.

Io auguro a Lei e al Suo paese di superare pacificamente la presente crisi e di restituire alla Russia lo status di una potenza mondiale che a cui appartiene di diritto, mostrando il coraggio di guidare il mondo verso politiche più umane,giuste ed efficaci. Io credo sinceramente che questo renderebbe il mondo un posto più sicuro.

Con le mie più gentili memorie e sentimenti,

Bushka Bryndova, membro di ENCOD ed ex Task Manager nel programma di assistenza tecnica per la CIS della Commissione della Unione Europea (TACIS)

Con il sostegno del Comitato Centrale di Encod formato da Derrick Bergman (Paesi bassi), Elina Hanninen (Finlandia), Enrico Fletzer (Italia) e Janko Belin (Slovenia)

http://www.encod.org/info/Un-membro-di-Encod-scrive-una.html

ASCIA – Legalizziamolacanapa Org –  Associato ad ENCOD

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Le “Coltivazioni di Gruppo” come modello di “Cannabis Social Club”

Avevamo ritenuto opportuno sospendere questo articolo sui Cannabis Social Clubs in attesa che da Encod, dopo quanto emerso nell’ultima Assemblea Generale, fossero definiti e chiariti i concetti sulla costituzione di un’associazione di coltivatori/consumatori.

Da Encod arriva questo chiarimento: I cannabis social club non possono esser brevettati, dal momento che essi non sono altro che una idea, un concetto. In ogni paese, regione, forse città, gli attivisti come pure le autorità devono trovare la loro propria interpretazione di questo concetto. Non dimentichiamo che il nostro obbiettivo finale non è di creare dei cannabis social clubs. Il nostro vero obbiettivo è una legislazione all’interno della quale siano garanti i diritti di tutti gli adulti a possedere e coltivare, in casa propria, piante di cannabis per uso personale.

Considerata quindi la nostra situazione nazionale e le precisazioni di Encod, circa lo spirito e le motivazioni che devono animare i Cannabis Social Clubs, noi di ASCIA abbiamo proposto l’inserimento nelle proposte di legge degli on. Farina e Ferraresi di una norma che preveda la costituzione delle Coltivazioni di Gruppo:

Le Coltivazioni di Gruppo

Nella prospettiva di legalizzare l’auto produzione di canapa e considerando la necessità di consentire l’approvvigionamento in forma legale di chi non può coltivarsela, i CSC appaiono essere un esperimento valido, perlomeno nelle città e nei dintorni.
Ci appaiono però insufficienti per soddisfare l’esigenza di approvvigionamento legale di canapa nelle zone rurali o montuose o comunque lontane dalle città.

Per questo, negli stati europei dove venga legalizzata la coltivazione personale della canapa, ci sembrerebbe opportuno stimolare la possibilità di costituire anche piccoli CSC semplificati di amici o conoscenti, di massimo 20 persone, nei quali i soci si possano facilmente organizzare per coltivarsi il quantitativo annuale di canapa consentito dalla legge, incaricando uno o più soci, maggiormente esperti e/o con la capacità di poterlo fare, di coltivare le piante di canapa necessarie per le scorte annuali di ogni socio, delle varietà prestabilite da ognuno, stabilendo tra i membri un rimborso, per le spese vive, per il lavoro ed il tempo impiegati dagli incaricati della coltivazione, prevedendo anche per ognuno la possibilità di trasporto del quantitativo annuo personale di infiorescenze di canapa dal luogo di coltivazione ed essiccamento alla propria abitazione, per l’uso domestico.

La formula costitutiva e gestionale di un piccolo CSC limitato a 20 amici o conoscenti potrebbe essere molto più semplice, in quanto non viene prevista una locazione per la distribuzione e il consumo, né permessi e licenze per l’attività in un locale e tanto meno registrazioni fiscali e controlli sanitari o di sicurezza. Riteniamo che per un piccolo CSC di massimo 20 amici, senza un locale da gestire, si possa proporre di adottare una maggiore semplicità di costituzione e controlli, con una comunicazione al Comune dove si coltiva, o alla Prefettura territorialmente competente, i quali potrebbero istituire un elenco apposito per gli eventuali controlli.
Anche il trasporto da parte dei soci dei quantitativi personali del raccolto fino alla propria abitazione potrebbe essere comunicato allo stesso modo, magari indicando il giorno, il luogo e l’ora di partenza, il quantitativo di infiorescenze trasportate, il luogo di arrivo. Così, anche in caso di controlli stradali durante il trasporto, sarebbe già stato tutto dichiarato ufficialmente.

In analogia con l’acquisto di gruppo di proporzionate quantità di sostanze psicoattive, che ormai non viene più considerato uno “spaccio presunto” o con “fini di spaccio” nemmeno in Italia, la nostra intenzione sarebbe quella di estendere questo concetto alla coltivazione personale di canapa da parte di un gruppo di conoscenti o amici, ritenendo una condotta socialmente molto meno pericolosa il fatto di auto coltivarsi in gruppo la cannabis e che sia legalmente consentito detenerla per il proprio utilizzo, piuttosto che incaricare qualcuno del gruppo di andarla ad acquistare per tutti gli altri al mercato nero, con il rischio elevato di finanziare così delle organizzazioni criminali dedite al traffico e al commercio illegale di droghe ed altre attività criminose.

Ci sembrerebbe perciò più logico che venga facilmente consentito ad un piccolo gruppo, di massimo 20 amici e conoscenti, di incaricare uno o più membri anche a coltivare annualmente la canapa per tutti, costituendo un piccolo CSC con eventuali procedure, registrazioni e controlli più semplificati.

In questo modo si porterebbe su piccola scala di conoscenti diretti e amici, quindi con un migliore rapporto di fiducia, il concetto base dei CSC, a differenza per esempio dell’esperienza spagnola, dove si associano un numero elevato di persone estranee, quasi tutti sconosciuti.
Proprio grazie a questo rapporto di fiducia, i soci del gruppo che lo desiderano potrebbero eventualmente anche partecipare direttamente alle operazioni colturali del proprio raccolto, cosi da poter seguire direttamente la crescita, la maturazione, la raccolta e l’essiccazione delle piante che poi si utilizzeranno per il proprio uso personale annuale. Ciò sarebbe anche la miglior garanzia della qualità.

In sintesi, le caratteristiche di piccoli CSC limitati potrebbero essere:

1) Numero ristretto dei soci: possibilità di costituire più facilmente piccoli CSC di amici o conoscenti, di massimo 20 persone, nei quali i soci possano organizzarsi per coltivarsi il quantitativo annuale di canapa consentito dalla legge per tutti.

2) incaricare uno o più soci, maggiormente esperti e/o con la capacità di poterlo fare, di coltivare le piante di canapa necessarie per le scorte annuali di infiorescenze femminili di ogni socio, delle varietà prestabilite da ognuno, versando un rimborso spese stabilito annualmente, o per ogni ciclo colturale, tra i membri del CSC, per il lavoro, le spese vive ed il tempo impiegati dagli incaricati alla coltivazione.

3) la coltivazione delle piante di cannabis potrebbe essere effettuata sia outdoor che indoor o con entrambi i metodi, rispettando in ogni caso il limite del quantitativo annuale previsto dalla legge (in piante o in peso o in metri quadri di superficie coltivata) con la possibilità di portare a fioritura anche qualche pianta maschio per eventuali impollinazioni al fine di auto prodursi dei semi freschi ed effettuare incroci e selezioni.

4) la possibilità di trasporto, per ogni membro del gruppo, del quantitativo annuo personale di infiorescenze di canapa frutto del raccolto, dal luogo di coltivazione ed essiccazione fino alla propria abitazione, per l’uso domestico.

5) assenza di un locale, per le attività associative, con notevoli risparmi di gestione: anche le eventuali procedure costitutive, le registrazioni e i controlli potrebbero essere più semplificati e facilitati, rispetto ai CSC di tipo spagnolo, per esempio.

6) ovviamente un socio di un CSC non può far parte di altri CSC.

Qui entra in gioco l’analogia con l’acquisto di gruppo di quantitativi di cannabis proporzionati all’uso personale, che non viene equiparato allo spaccio. La domanda logica che sorge spontanea a tutti è: perché si può acquistare in gruppo cannabis dal mercato nero e non è possibile, invece, auto coltivarla in gruppo senza dare soldi alla criminalità?

Direttivo ASCIA

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NUN ME FIDO!!!!

E chi può fidarsi dei rappresentanti di uno Stato che Stato non è, ma che di dittatori si tratta?

Su quel tavolo c’era il Bedrocan e la cannabis coltivata da Rita Bernardini. Hanno sequestrato solo quella coltivata e riposta nelle buste perché, quella nel barattolo era “legale”!

Da bambino mi chiedevano se PESA più un chilo di paglia o un chilo di piombo. La cannabis che CURA è il fiore nel barattolo o il fiore nelle bustine? Lo Stato risponde alla domanda come il bambino poco furbo che, accecato dalla sua unica certezza, esclude la realtà ed esulta: “UN CHILO DI PIOMBO!”

Se la cannabis non sta in quel barattolo, se non costa sino 40€ a grammo, allora non cura.

La cannabis che non è costata nulla, se non l’attenzione botanica dedicatagli dal Segretario dei Radicali Italiani, identica a quella nel barattolo, è stata SEQUESTRATA perché, invece, non cura.

Se, sino ad ora, qualcuno ha potuto ancora pensare: “la legalizzazione non mi interessa”, “la legalizzazione non è affar mio”, oppure, ancora peggio: “perché legalizzare una cosa che fa male?”, “perché legalizzare un’altra droga dato che sono già legali tabacco e alcol?”; oggi deve cambiare idea perché, la legalizzazione, è affare di tutti!

La cannabis legale è interesse dei malati a cui, il proibizionismo, impedisce il diritto di cura e interesse dei cittadini per essere tutelati nei loro stili di vita e nelle loro scelte individuali.

La cannabis legale è interesse degli agricoltori a cui, il proibizionismo, limita il diritto al lavoro e, di conseguenza, impedisce il progresso dell’industria impegnata nella prima trasformazione della canapa; impedisce lo sviluppo della Bio-edilizia, lo sviluppo di materiali e fonti di energia rinnovabili e tante, tante altre cose.

Il proibizionismo impedisce il risanamento del pianeta, perché il proibizionismo è lo strumento di chi è causa dello sfacelo di questo mondo.

Il proibizionismo è il mezzo per emarginare i dissidenti, carcerare gli scomodi, azzittire i liberi pensatori.

Il proibizionismo, che perseguita migliaia di persone oneste, è spreco di denaro, ma poco conta se paragonato a quando diventa spreco di vite, come quella di Stefano Cucchi e Aldo Bianzino, arrestati reciprocamente per una “stecchetta di fumo” e per qualche pianta di canapa.

Vale così poco la vita di un cittadino italiano, come ci ha fatto capire la sentenza di assoluzione per gli imputati della morte di Stefano Cucchi?

O, forse, dovremmo chiederci tutti: “Quanto è redditizio, per voi governanti, questo proibizionismo? E quanto poco contano invece la vita e la salute dei cittadini?”.

http://www.dolcevitaonline.it/poliziotti-contro-malati-impedita-la-consegna-di-cannabis-terapeutica-al-congresso-dei-radicali/

Giuseppe Nicosia – ASCIA

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Mettono a dura prova la nostra intelligenza!

C’è chi ha il vizio della sigaretta e chi ha il vizio di bere vino; e non ditemi che non è un vizio! Io ho il vizio della canna. Non mi sveglio con l’idea di accendermi uno spinello, al contrario del tabagista con la sua sigaretta.
Non ho difficoltà a buttare giù il boccone se non fumo prima, al contrario degli amanti di Dio Bacco che sentono l’esigenza di accompagnare i pasti con qualche bicchiere di “rosso”.
Riposo meglio e rido di più quando fumo marijuana.

Vedo la gente seduta nei pub a bere alcolici e chiacchierare.
Osservo gente offrirsi sigarette da fumare mentre dialogano.
E’ tutto normale: sono persone adulte e decidono di bere e fumare, come e quanto vogliono, anche se nuoce alla loro salute.

Sono una persona adulta e, se non ledo nessuno, anch’io ho diritto di fare ciò che mi pare.

Coltivando o fumando cannabis, sappiamo di violare una legge, ma sappiamo pure di non fare male a nessuno.
A parte il piacere che provo nel consumare marijuana, il mio atteggiamento è dettato anche dal fatto che non posso assolutamente accettare l’imposizione di un divieto stupido e insensato: offenderei la mia intelligenza sottostando a qualcosa che non ha logica.
Posso uccidermi usando droghe poste a monopolio, perché non posso rilassarmi usando un’erba?

Ci si meraviglia delle culture in cui è assolutamente vietato l’uso di alcolici in base alle leggi fondamentaliste che governano alcuni stati islamici, ma non è un imposizione illogica anche il divieto di usare cannabis in un paese che avrebbe già da decenni essersi liberato da qualsiasi metodo imposto con criteri fondamentalisti?

C’è ancora qualcuno che sostiene la tesi del “salvaguardare il benessere del cittadino”. Se il Governo teme per la mia salute, allora dovrebbe evitare anche che io lavori 14 ore al giorno; dovrebbe preoccuparsi davvero della mia felicità; lottare per migliorare il sistema sanitario italiano; garantirmi che non morirò sommerso da una valanga di fango ecc.. Se mi vietano di fumare marijuana per i danni a lungo termine, dovrebbero vietarmi prima di consumare farina00, zucchero bianco, olio di palma, grassi idrogenati, conservanti e coloranti chimici, ecc.
Pensate ai danni a lungo termine che crea l’inquinamento, il degrado ambientale, l’esposizione alle polveri sottili delle loro industrie e loro cosa fanno? Vietano la cannabis perché …pericolosa!

Ma, ipotizzando che le leggi siano formulate da persone che, nonostante abitino il nostro stesso pianeta, vivono su “un altro mondo”, chi invece è preposto a far rispettare queste leggi, non ha mai dubbi sul suo operato?

Come fa un poliziotto, un carabiniere, un finanziere, magari padre, o fratello, o amico di qualcuno che si fa le “canne”, ad arrestare chi è trovato in possesso di pochi grammi di marijuana e qualche piantina?
Come si può addirittura farsi fotografare, in divisa e con sguardo orgoglioso, accanto a due vasi e un po’ d’erba essiccata?
Come si può accusare di coltivazione ai fini di spaccio chi è trovato in possesso di fiori raccolti da una pianta coltivata con amore?
Chi ha formulato la legge che vieta la cannabis nel nostro Paese, quando ha stabilito i quantitativi considerati “per uso personale”, ha considerato il fatto che, anche coltivando un “auto-fiorente”, dietro il davanzale della finestra a novembre, senza l’ausilio di alcuna fonte di luce artificiale e, magari, anche in un terreno povero di nutrienti, alla fine rischia sempre di sforare quel quantitativo?
L’attuale legge sembra davvero scritta per salvaguardare gli interessi della criminalità organizzata, vietando di fatto l’autoproduzione di cannabis.

Io, da quando non coltivo più, conservando ancora il vivo ricordo delle perquisizioni e dei mesi di prigionia, in casa non ho neppure mezzo grammo d’erba. Quando voglio fumare, vado a fare un giro e, appena trovo uno spacciatore, compro “una stecca” e la finisco ancor prima di rientrare a casa.

In questo modo non sono perseguibile legalmente, e rischio pochissimo nonostante consumi cannabis tutti i giorni. Purtroppo contribuisco ad incrementare il potere economico della mafia.

Se avessi la possibilità di coltivare la mia piantina, consumerei ugualmente cannabis, ma di qualità migliore e senza “donare” i miei soldi ad associazioni criminali che lo Stato dice di voler combattere.

Tornando ai soggetti preposti ad effettuare perquisizioni e arresti, sono davvero consapevole di ciò che accade nella nostra società?

Gente ricca e famosa che si fa di cocaina, rifornita da persone scoperte in possesso di quantitativi che vanno ben oltre quelli stabiliti per uso personale, ma che non subiscono alcuna conseguenza grazie alle “amicizie giuste”. Politici e imprenditori scoperti con prostitute minorenni, a dare e/o prendere tangenti, a evadere il fisco per miliardi di euro. Perché non si vede mai una foto di uomini in divisa, con sguardo fiero, accanto a questi personaggi in manette? Perché, sui tavoli delle questure o delle caserme, ci sono sempre delle piante estirpate ancor prima di completare il loro ciclo vitale, piuttosto che i sacchetti di cocaina destinati ai VIP?

Non credo nell’ignoranza delle FF.OO., ma credo nella necessità di eseguire qualsiasi ordine in cambio di uno stipendio indispensabile per tirare a campare. Chi ci “bracca” sa bene che sta perseguitando gente onesta.
I pochi che pensano davvero di ricercare, catturare e consegnare alla giustizia spacciatori che avvelenano i ragazzini, e che molte volte si ritrovano davanti persone impeccabili, pentendosi magari troppo tardi per “l’eccesso di zelo”, dovrebbero prendersela con chi è incapace di scrivere una legge che regolamenti e limiti l’uso di cannabis ai maggiorenni e non continuare ad essere complici di questa fobia persecutoria.

Eppure, sulle principali testate giornalistiche, leggiamo sempre di persone trovate a coltivare qualche pianta, o in possesso di pochi grammi di marijuana. Rari gli articoli in cui si legge di grandi sequestri (centinaia di chili), mentre sempre più spesso troviamo ridicole narrazioni di denunce per detenzione di piccole quantità di cannabis, scoperte durante perquisizioni che scattano nei confronti di chi è trovato in possesso di grinder, semi di canapa e cartine lunghe; tutte cose legali.

Secondo questa logica, si dovrebbe sospettare e quindi perquisire anche chi è trovato in possesso di un contraccettivo, perché potenzialmente potrebbe commettere atti osceni in luogo pubblico, violenza carnale, istigazione alla prostituzione, e persino pedofilia. Ed ancora, chi è in possesso di nastro adesivo, potrebbe essere accusato d’essere un sequestratore; chi ha un accendino in tasca potrebbe essere accusato d’essere un piromane; per non parlare poi dei potenziali assassini quali potrebbero essere i macellai o addirittura i sarti!

Se il comportamento delle FF.OO. è criticabile, cosa dire poi dei magistrati che condannano un atteggiamento che andrebbe invece difeso?
Com’è possibile che, un uomo preposto a “far giustizia”, che giornalmente si trova a giudicare altri uomini colpevoli di aver commesso “reati veri”, trovandosi davanti persone colpevoli di nulla, arrestate per aver coltivato una pianta dai mille usi, si limiti esclusivamente ad applicare una norma?
I giudici dovrebbero essere persone particolarmente sagge, capaci di distinguere cos’è giusto e cos’è sbagliato. Amaramente ed a mie spese ho appreso che, anche loro, non sono in grado di capire, ma solo di obbedire.

Che sia ascritto come reato, sinceramente non mi importa: so di non ledere nessuno e di non essere un criminale, per questo continuo a fumare marijuana, nonostante la persecuzione anche da parte di chi, alla fine, la pensa come me.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

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Canapa in Mostra – Fiera della Canapa Industriale e Medica – Napoli 31/10/2014 – 2/11/2014


L’associazione CANAPA in MOSTRA è lieta di presentarvi la prima edizione di CANAPAinMOSTRA, Fiera Internazionale della Canapa Industriale e Medica.

La canapa, conosciuta e utilizzata da sempre in ogni parte del mondo, ha visto nell’ultimo secolo un lento abbandono, tanto nella produzione quanto nella diffusione. Solo recentemente sta tornando a farsi spazio, attraverso un rinnovato interesse sociale ed economico e grazie all’opportunità che dà al piccolo produttore di ovviare alla crisi con coltivazioni a basso costo.

I campi di utilizzo di questa pianta sono già ad oggi tantissimi, ma con l’avanzare della tecnologia e delle scoperte scientifiche potrebbero diventare infiniti, inoltre la continua richiesta di nuove tecnologie eco-sostenibili impone la necessità di nuove ricerche su questo materiale estremamente versatile.

L’intenzione dell’associazione è quella di portare il grande pubblico e le istituzioni a conoscenza di queste potenzialità e di riportare alla memoria la lunga tradizione che lega il nostro paese alla canapa, in particolare la regione Campania.

http://canapainmostra.com/

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Incontro con gli on. Farina e Ferraresi

La settimana scorsa abbiamo incontrato alla Camera i firmatari delle due proposte di legge per la regolamentazione della coltivazione domestica di cannabis, per cercare di capire quali aspettative potrebbero essere alimentate, in tempi medio-brevi, dalla loro iniziativa.

I due deputati hanno rinnovato e garantito il loro massimo impegno affinché le due proposte, sulle quali converge la totale condivisione, possano trasformarsi il prima possibile in un testo unico, che porrebbe le basi per la richiesta di calendarizzazione per determinare la data per la discussione in aula.

La solita strada in salita perché, come ci ha fatto notare l’on. Farina, questo sarebbe solo un piccolo obiettivo, che nonostante tutto cercheremo di ottenere, ma molto dipende dalla posizione del PD e dalla lentezza dei lavori parlamentari ogni volta si trattino temi riguardanti i diritti civili, portando come esempio la legge contro l’omofobia, approvata dalla Camera e ferma in Senato da circa un anno.

Proprio prendendo spunto dalla legge citata ad esempio, stiamo assistendo in questi giorni allo scontro etico tra i sindaci di alcuni Comuni, le relative Prefetture e il Governo a proposito delle unioni omosessuali, classica dimostrazione di come i problemi possano essere posti all’attenzione della politica in tempi brevi, quando i rappresentanti delle Istituzioni si pongono in prima linea per difendere i diritti dei cittadini, cosa che auspichiamo possa accadere anche per quanto riguarda il diritto alla coltivazione di “una pianta”!

Comunque, preso atto dei tempi e della situazione politica, abbiamo anche convenuto che piccoli passi avanti si stanno facendo e la modifica al Codice della Strada in relazione ai test retroattivi, presentata dall’on. Ferraresi e accettata dalla Commissione Giustizia, è alla luce dei fatti una grande vittoria a tutela dei consumatori di cannabis, aprendo anche la strada alla contestazione dei test sul posto di lavoro.

Rimane comunque l’urgenza di portare, nel più breve tempo possibile, di nuovo l’attenzione sulla contraddizione tra il divieto di coltivazione e la liceità del consumo personale o di gruppo e proprio partendo da questa contraddizione, ASCIA, ha presentato ai due deputati un progetto di CSC che possa sbloccare l’indifferenza del mondo politico su un problema che, se non viene risolto entro due anni, dovrà in tutti i modi adeguarsi alle nuove direttive dell’Assemblea Speciale Straordinaria dell’Onu, l’UNGASS a giugno 2016, dove ci si attende un grande sconvolgimento nella storia delle convenzioni delle Nazioni Unite sulle sostanze stupefacenti e che dovrebbe sancire la definitiva scomparsa della “war on drug”, ma riuscirci prima non ci darebbe poi così fastidio e l’assicurazione dei due deputati, circa la loro pressione affinché sia calendarizzata la discussione in aula in tempi brevi, è per ora l’unico contributo sul quale possiamo contare.

Direttivo ASCIA

Cogliamo l’occasione per riproporre le due proposte di legge:

Pdl Farina

pdl Ferraresi

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L’opinione delle Associazioni

Purtroppo la campagna di raccolte firme per la presentazione di una legge europea sulla legalizzazione della cannabis non ha ottenuto il consenso desiderato e come avrete notato abbiamo rimosso, con dispiacere, il banner “WEED LIKE TO TALK” dalla nostra home page, ma al suo posto abbiamo inserito il banner che rimanda alla visione del filmato dell’intervento dei rappresentanti di varie Associazioni, fra cui anche ASCIA, alla passata edizione di Indica Sativa Trade tenutasi a Fermo lo scorso giugno.

Vi invitiamo a visionarla perché la riteniamo una utile testimonianza di resistenza attiva contro l’ottusità del proibizionismo ancora imperante nella nostra nazione.

Cogliamo l’occasione per ringraziare lo staff di Seeds of Life che ha promosso l’incontro ed i ragazzi di S.O.L. Media Group che hanno realizzato il filmato con grande professionalità, portando un gradito contributo alla nostra lotta.

Direttivo ASCIA

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Esce “On Air”: Diritto di Cannabis

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