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Repetita juvant

E’ PROPRIO IL PROIBIZIONISMO CHE GENERA LA CRIMINALITA’ E NON RIESCE A COMBATTERLA

Sembra che la storia non insegni nulla. 
Il proibizionismo non è la soluzione al problema del narcotraffico, ma ne è invece la causa principale. I problemi di criminalità li crea, e poi non riesce a risolverli.
Il fallimento del proibizionismo è ormai sotto gli occhi di tutti, eppure si cercano nuove strategie per combattere la narco criminalità, sempre insistendo nel potenziare l’azione repressiva degli stati contro la produzione e il commercio illegale di sostanze psicoattive, con norme e pene che, di fatto, alla fine non riescono neanche ad incidere significativamente sul traffico di ogni tipo di droga, che tende ad aumentare costantemente, aumentando la disponibilità delle stesse sul mercato nero e conseguentemente anche i consumi. 

In Italia si continuano a perseguitare prevalentemente i semplici detentori di sostanze proibite, i coltivatori di cannabis per uso personale, i più o meno piccoli spacciatori (i “pesci piccoli”) e solo in minima parte i veri narcotrafficanti organizzati criminalmente. E, come abbiamo visto, non c’è da stare tranquilli neanche a coltivare la canapa industriale, con il temutissimo THC inferiore allo 0.2 %, come se fosse la famigerata introvabile Supercannabisaurus Rex al 60% di THC di Serpelloni, ormai entrata nell’immaginario collettivo dei proibizionisti più “illuminati” come l’emergenza sociale più pericolosa da perseguitare.

Se le soluzioni più intelligenti sono anche le più semplici, l’attuale complessità contorta della situazione giuridica italiana sulle sostanze psicoattive ce la dice chiara sul tipo di criteri finora adottati: decine di migliaia di processi scatenati dalla visione persecutrice e criminogena della Fini-Giovanardi in attesa di una rideterminazione delle pene scaturita dalla sua attesissima abrogazione, senza ancora certezze sui criteri da adottare in tale rideterminazione, mentre per aggiungere un tocco magico di confusione in più, sulla Gazzetta Ufficiale sono state pubblicate delle pene che si riferiscono ancora alla Fini-Giovanardi, rendendo ancora più equivoca e ingiusta l’applicazione della Legge.

Ma non sarebbe enormemente più semplice, più intelligente, più economico e più razionale legalizzare la coltivazione personale di canapa, che è la sostanza illegale più diffusa e anche la più innocua?

E’ incredibile che subito dopo la fine della drammatica esperienza del proibizionismo dell’alcool negli Stati Uniti si sia scatenata un’ irrazionale crociata proibizionista di dimensioni planetarie contro la canapa e, successivamente, contro le altre sostanze psicoattive, con esclusione dell’alcool, che è una delle droghe più tremende e diffuse, degli psicofarmaci, molti dei quali rientrerebbero nelle droghe pesanti, e del tabacco, che da una dipendenza notevole.

Una vera e propria caccia alle sostanze “immorali” da perseguitare che ha creato il progressivo sviluppo di una tremenda rete mondiale di produzione e distribuzione illegali di ogni tipo di sostanza drogante illecita, che ha prodotto e produce immensi capitali economici ad un sempre più crescente esercito di narcotrafficanti organizzati benissimo, mentre le prigioni si sono riempite in stragrande maggioranza di consumatori, autoproduttori di canapa e piccoli spacciatori, che dovrebbero essere invece considerati le vittime di questo enorme giro di affari criminali scatenato e alimentato dal proibizionismo stesso.

E ci vengono ancora a raccontare della speranza del sogno irrazionale di un utopico mondo senza droghe, come se fosse realisticamente possibile, in nome del quale si debba giustificare l’intestardimento poco intelligente nelle politiche persecutorie alle sostanze “cattive” perché illegali, quindi “immorali”, con tanto di anatema del Papa, divenute oggetto di abuso diffuso proprio perché illegali, ignorando volutamente, però, l’abuso ancora più diffuso, perché incoraggiato e pubblicizzato, delle droghe pesanti, “buone” solo perché legali, quindi “tradizionali” e “morali”, cioè alcoolici (con tanto di vino consacrato nella messa) e psicofarmaci, alle quali la criminalità non è interessata (Ma guarda un po’! Chissà come mai? Provate a proibirli e poi vedremo, come è già successo con l’alcool).

Perché se uno è shivaita o rastafariano non può celebrare la propria tradizione con la canapa, producendosela e utilizzandola, come fanno i cattolici con l’uva e il vino? Per proteggere i giovani dai buchi nel cervello? Ma se si ubriacano di più di quanto si facciano le canne e i buchi al cervello se li fanno più grossi! E in più, con l’alcool, i buchi se li fanno anche al fegato! 

E mentre le organizzazioni di narcotrafficanti diventano sempre più ricche e potenti proprio grazie al proibizionismo planetario, che loro per primi non vorrebbero mai veder smantellato, ci vengono anche a dire che “non bisogna fare passare il messaggio che drogarsi sia lecito e non sia pericoloso legalizzando la canapa”, la quale, povera pianta generosa, in tutto l’universo infernale di porcherie e schifezze chimiche che decenni di proibizionismo hanno fatto produrre ai criminali, è la sostanza più naturale, la più innocua e la più ricca di effetti benefici e medicinali, a parte i molto discutibili buchi nel cervello e la Supercannabisaurus Rex al 60% di THC, che, grazie al cielo, è introvabile (o ce l’ha solo il DPA).

Intanto sembra che, con la scusa della lotta alle droghe, si stia conducendo principalmente una guerra alla canapa, a chi la usa e a chi se la coltiva.
Prima di essere arrestato per coltivazione personale di canapa, non avevo mai conosciuto dei narcotrafficanti, in carcere ne ho conosciuto soltanto uno, tutti gli altri che erano dentro per droga erano autocoltivatori di canapa o piccoli spacciatori o innocenti che non c’entravano niente. 
Un giorno, mentre mi raccontava dei traffici che aveva fatto con la sua organizzazione, gli chiesi per curiosità a quanto vendevano l’erba al kilo per uno o due kili. Sorridendo mi rispose: “Veramente non abbiamo mai preso in considerazione una vendita inferiore ai 50 kili di erba!”
Quando arrestano uno così, altri si scannano per prendere il suo posto, che viene sostituito immediatamente. E’ come fare una grossa vincita al gioco ogni settimana!

Si, occorre veramente un cambio radicale di strategie nell’affrontare il problema degli abusi di droghe e del loro traffico illecito, ma nel senso che sarebbe molto più logico e intelligente abbandonare le politiche proibizioniste chiaramente fallite, legalizzare le sostanze psicoattive, come con l’alcool, regolamentarne la distribuzione e l’accesso, in modo da togliere tutto il giro d’affari dalle mani criminali e fare una buona informazione preventiva sui danni degli abusi di droghe, un’informazione scientifica seria, realistica e non ideologica, per ridurre al massimo gli abusi problematici e il danno. E far vivere la gente con meno problemi e con più soddisfazioni, perché chi è soddisfatto della vita che vive è molto difficile che abusi in modo problematico di droghe. Questo è molto importante!

Altrimenti la storia non insegna niente, i narcotrafficanti non smetteranno il loro “lavoro” e non finirà l’inferno sulla Terra che è stato creato per denaro, sfruttando le sostanze illegali, proprio perché illegali, le cosiddette “droghe” per legge.
E a noi toccherà non smettere di ripetere queste cose e di lottare contro questo tipo di proibizionismo perverso, che ha già prodotto fin troppi danni.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

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Comunicato

Informiamo i nostri soci e tutti i nostri simpatizzanti che da qualche giorno abbiamo un po’ di problemi con i nostri siti.

Inspiegabilmente il sito dell’associazione www.ascia-web.org risulta introvabile nella ricerca in rete.

Abbiamo avuto assicurazione dal nostro server che nulla è stato hackerato o alterato in qualsiasi modo e purtroppo ancora non siamo riusciti ad avere una risposta dal provider, dove molto probabilmente è sorto il problema.

Per il momento sono bloccate quindi alcune pagine che compaiono normalmente anche su legalizziamolacanapa e il forum dedicato ai nostri soci.

Cercheremo nel più breve tempo possibile di ricaricare le immagini che si trovavano su ascia-web direttamente su legalizziamolacanapa, sperando anche di poter riattivare in breve anche il forum.

Direttivo ASCIA

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Una rete unitaria per la legalizzazione della Canapa

Una fiera dedicata alla Canapa è anche un’occasione di incontro e confronto tra le persone che compongono il variegato  movimento per la legalizzazione.

La prima opportunità di riunirsi, dopo l’abrogazione della legge Berlusconi-Fini-Giovanardi, è stata nel giugno 2014 a Fermo, alla fiera Indica/Sativa Trade. Qui, nel consueto ambiente fraterno e pacifico, abbiamo avuto modo di comunicare la nascita del Coordinamento Piemontese Unitario per la Legalizzazione della Canapa e di confrontarci con le altre realtà attorno allo sviluppo della rete e del movimento.

Nel gennaio 2014, il Consiglio Comunale di Torino approva due ordini del giorno a favore della legalizzazione della Canapa. La proposta è avanzata dai consiglieri Silvio Viale dei Radicali e  Marco Grimaldi di SEL.

Questo fatto stimola molte persone a creare qualcosa di unitario, un movimento che abbia un chiaro obiettivo e sappia dialogare con tutti: nasce così il Coordinamento Piemontese Unitario fra coloro che intendono impegnarsi per la legalizzazione della Canapa.

Unitario, perché si propone di unificare intorno ad una comune strategia di azione tutti i partiti, movimenti, associazioni, singoli cittadini che già si impegnano o intendono impegnarsi.

Unitario, perché intende dar voce a tutte le organizzazioni che si occupano di Canapa per i più svariati usi, da quello agricolo a quello terapeutico, da quello industriale a quello alimentare… e perché no, a quello personale*. (*preferiamo utilizzare l’aggettivo “personale” a quello “ludico” o “ricreativo”, perché escludiamo che tutti i consumatori di canapa con Thc senza scopi terapeutici lo facciano solo per “divertirsi”: ciascuno usa gli effetti della pianta per i propri personali motivi, che possono essere così svariati da non poter essere definiti tout-court “ludico-ricreativi”…)

In Italia, oltre al Comune di Torino, si sono già espressi i sindaci delle principali città, giornalisti e magistrati impegnati nella lotta alle mafie e alla criminalità, associazioni come l’ARCI, il gruppo Abele, personalità di rilievo del PD, del Movimento 5 Stelle, oltre a SEL e Radicali, con varie proposte di legge che occorrerebbe riuscire a riunificare confrontandosi in un dibattito “dal basso” .

Il Coordinamento Piemontese vuole dunque essere un laboratorio per costruire un movimento vasto e unito che si articoli con reti regionali in grado di coordinarsi in una rete nazionale.

A Fermo, la delegazione piemontese ha proposto questi ragionamenti alle varie associazioni e persone presenti raccogliendo consensi unanimi, così si è deciso di provare a dar vita a coordinamenti analoghi in tutte le regioni.

Durante l’estate gli attivisti si organizzeranno per prendere contatti con esponenti di vari partiti, associazioni, movimenti giovanili, sindacati sensibili all’argomento per convocare i Coordinamenti Regionali e/o Cittadini in autunno-inverno.

Ogni regione o città potrà darsi un piano di iniziativa adeguato alle proprie esigenze.

Il piano di lavoro che finora ci siamo dati in Piemonte è il seguente:

  • Organizzare eventi pubblici di informazione sulla Canapa coinvolgendo specialisti di vari settori (giuristi, medici, agricoltori, architetti, artigiani, esperti vari…) e le associazioni direttamente interessate per dare loro visibilità e per diffondere il loro ricco bagaglio di sapere.  Il primo evento è stato organizzato a maggio con la giurista Alessandra Quarta sulle novità legali e si sta pianificando un calendario per i prossimi mesi.
  • Contribuire alla raccolta firme per sostenere l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) denominata: “
Weed like to talk”
  • Organizzare iniziative per un rapido riconoscimento della Canapa terapeutica nella sanità piemontese
  • Contribuire al dialogo fra le varie associazioni e anime del movimento, partiti e parlamentari per costruire una proposta di legge condivisa
  • Organizzare una prima Festa della Canapa in Piemonte

Il vento sta cambiando nel mondo intero, ma in Italia non possiamo permetterci di aspettare che altri risolvano la nostra arretratezza.

I risultati, d’altra parte, non sono scontati e tantomeno conosciamo i tempi che, in assenza di un movimento forte e compatto, nel nostro Paese potrebbero diventare molto lunghi.

Molto dipende dunque da noi, da ognuno di noi: da chi si sente pesantemente minacciato nella propria libertà personale perché è un semplice estimatore della Canapa a chi necessita con urgenza di una pianta medicinale dalle qualità straordinarie, da chi vuole un’agricoltura più naturale e vicina alla tradizione a chi sogna di riportare la Canapa nel ciclo produttivo e industriale; da chi crede che la legalizzazione danneggerebbe considerevolmente il mercato nero delle droghe gestito dalle mafie a chi considera il proibizionismo di per sé ingiusto e del tutto ingiustificato, in un Paese in cui lo Stato gestisce il mercato di due droghe legali (alcol e tabacco) che da sole provocano decine di migliaia di morti ogni anno e danni sociali ed economici altissimi.

Il proibizionismo è fallito – questo è sotto gli occhi di tutti – ma sono ancora in pochi a volerlo ammettere.  Negli ultimi decenni il consumo di droghe è aumentato in modo esponenziale, ma sono anche aumentate le vittime di una repressione inutile che colpisce i livelli più bassi – piccolo spaccio e consumo – ma non riesce a fermare le navi cariche di tonnellate e tonnellate di qualunque droga, o le decine di nuove molecole di sintesi immesse ogni anno nel mercato nero.

Legalizzare la Canapa non significa inserire nel mercato legale una nuova droga, bensì permettere ai milioni di consumatori italiani di sottrarsi al narcotraffico e al contatto con la criminalità organizzata, nonché all’abuso di altre droghe più pericolose, legali o illegali che siano.

Credo che il compito che ci spetta non sia facile e per nulla scontato il risultato, ma tutto dipende da ognuno di noi, dalla voglia di cambiamento che c’è ancora in ognuno di noi, dalla voglia di non rassegnarsi ad accettare l’esistente e dall’impellente necessità di non diventare vittime di leggi ingiuste, prive di fondamenti scientifici e basate su una concezione dello Stato autoritaria, manichea e moralista.

Questo Paese deve cambiare: la battaglia per la legalizzazione della Canapa deve diventare parte integrante di quel movimento politico e culturale che lotta per i diritti delle donne, degli omosessuali, dei cittadini stranieri, per la cultura e la ricerca, per l’acqua bene comune, per creare nuove possibilità di lavoro e ricchezza attraverso la salvaguardia del territorio, il ritorno alla terra e la piena valorizzazione dell’enorme patrimonio culturale, artistico, naturale del nostro Paese.

Di fronte alla crisi della “politica” non possiamo più stare  a guardare ma fare noi stessi politica, diventando cittadini attivi – a cominciare dalla difesa dei nostri diritti e della nostra libertà – e dando così il nostro contributo a costruire un Paese più libero e meno ipocrita.

Giovanni Foresti – Coordinamento Piemontese Unitario per la Legalizzazione della Canapa – ASCIA – Legalizziamolacanapa Org

La posizione di altri:

Roberto Saviano:

http://video.repubblica.it/cronaca/narcotraffico-saviano-la-poltica-sottovaluta-il-tema/112305/110702

Rita Levi Montalcini:

http://www.fuoriluogo.it/eodp/testim26.htm

Gilberto Corbellini “Il sole 24 ore”:

http://www.osservatoriodroga.it/droghe-per-il-sole24ore-e-il-moralismo-ad-essere-dannoso/#sthash.qooloBbx.8D8YXTH0.dpbs

Antonio Ingroia:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/ingroia_legalizziamo_le_droghe_leggere_da_giovane_anchio_ho_fumato/notizie/208133.shtml

Mauro Palma CSM :

http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/carceri-il-csm-chiede-la-svolta

Alberto Airola M5S :

http://www.italiaincrisi.it/2014/01/21/airola-m5s-depenalizzazione-della-canapa-emendamenti-m5s-bocciati/

Teresa Principato Magistrato Palermo:

http://www.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=53687&typeb=0

Rita Bernardini Radicali, Nichi Vendola SEL, Luigi Manconi, Pippo Civati e Donata Lenci PD, Gianni Fava Lega, Paolo Ferrero PRC e tanti altri :

http://www.internazionale.it/news/droga/2014/01/07/vendola-in-italia-e-ora-di-legalizzare-la-cannabis

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/nichi_vendola_cannabis_droghe_leggere_sel/notizie/430006.shtml

http://www.lettera43.it/politica/marijuana-e-liberalizzazione-i-partiti-si-attivano_43675119344.htm

De Magistris sindaco Napoli:

http://youmedia.fanpage.it/video/al/UthDPeSwzve07AVC

Umberto Ambrosoli:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/02/02/news/droga_la_svolta_di_ambrosoli_basta_con_il_proibizionismo-77505833/?ref=fbpl

Luigi Gessa neuro scienziato:

http://www.corriere.it/salute/14_gennaio_10/neuroscienziato-luigi-gessa-ho-provato-cannabis-fa-danni-ma-l-alcol-peggio-dcfbc40e-79d7-11e3-b957-bdf8e5fd9e96.shtml

Deidda procuratore Firenze:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-13/droga-procuratore-deidda-radio-124559.shtml?uuid=AbpfEI7F

Gruppo Abele:

http://www.huffingtonpost.it/2014/02/20/droghe-gruppo-abele-serpelloni-proibizionismo_n_4823426.html?utm_hp_ref=italy

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E la confusione continua

Fonte: droghe.aduc.it

Articolo di Fabio Valcanover

Legge droga e Costituzione. Presentata una nuova questione di legittimita’

Nuova questione di legittimità costituzionale sugli stupefacenti: sulla parificazione di pene – nel fatto lieve – tra droghe leggere e droghe pesanti (operato dopo la sentenza della Corte Costituzionale n.32 del 2014).

La presentazione e’ avvenuta nello stesso procedimento del Tribunale di Rovereto ove nel 2012 venne presentata altrettanta questione di legittimita’ che, giudicata in primis irrilevante, in seguito il GUP dispose il rinvio in attesa della pronunzia della Corte Costituzionale. Pronuncia che c’e’ stata con l’accoglimento di quanto richiesto.

A seguire un Abstract della nuova questione di legittimita’:

Gli ultimi interventi del Legislatore in materia di stupefacenti ripropongono l’esigenza di un controllo di costituzionalità sulla lettera dell’attuale art. 73 DPR 309/1990.

Il comma 5 di detta disposizione, già modificato con D.L. del 23.12.2013 n. 146, è stato ulteriormente ritoccato dall’art. 1, comma 24 ter, lett. a) del D.L. 20 marzo 2014, n. 36, convertito con L. 16 maggio 2014 n. 79: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, è di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329”.

A tacer della “recidivanza” del Governo ad intervenire in materia con disposizioni introdotte in sede di conversione di Decreti Legge sino a lacerare il legame essenziale che dovrebbe sussistere tra questo e la legge di conversione, i maggiori dubbi di costituzionalità attengono al merito.

Pare del tutto irragionevole, ed in tutto ingiustificata, l’equiparazione sanzionatoria di tutte le condotte previste dal 5° comma (fatto lieve).
Infatti, se l’ordinamento accoglie la distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere (nomenclatura sdoganata dalla stessa Corte Costituzionale, nella sentenza 32/2014) per fatti di cui al 1° comma dell’art. 73, non si comprende la ragione per cui altrettanto non riconosce nelle ipotesi lievi del 5° comma.
Alla violazione dell’art. 3 Cost. (principio di uguaglianza e ragionevolezza), si accompagna l’inottemperanza rispetto alla Decisione Quadro 757/2004 GAI.

Si ricorda preliminarmente che Corte Costituzionale nella sentenza 32/2014, per giustificare la reviviscenza della c.d. Iervolino Vassalli, cita la decisione summenzionata in quanto portatrice di obblighi di criminalizzazione, confermandone la vincolatività. Di tal che, è altrettanto vincolante, sempre in virtù dell’art. 117, 1° comma, Cost., il contenuto della decisione 757/2004 là dove pretende (art. 4) differenziazioni sanzionatorie a seconda della dannosità per la salute della sostanza stupefacente.

Orbene, il secondo vizio di legittimità che si segnala attiene proprio alla violazione dell’art.117, 1° comma, Cost., in riferimento alla Decisione Quadro 757/2004 GAI, nonchè all’art. 49, par. 3 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione, nella parte in cui pretende che le pene non siano sproporzionate rispetto al reato.

Articolo di Fabio Valcanover, collaboratore Aduc, legale del foro di Trento

Fonte: http://droghe.aduc.it/articolo/legge+droga+costituzione+presentata+nuova+questione_22365.php

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11-12-13 luglio a Felina

ASCIA è presente a:

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Politiche Antidroga, Patrizia De Rose nuovo capo Dipartimento.

Fonte: dolcevitaonline.it

Chi è Patrizia De Rose, il nuovo capo del Dipartimento Politiche Antidroga

Il nuovo capo del Dipartimento Politiche Antidroga (Dpa) sarà Patrizia De Rose. La sua nomina non è stata ancora ufficializzata ma viene data per certa. La scelta arriva dopo 3 mesi di incertezza sul futuro del Dipartimento, il mandato di Giovanni Serpelloni era infatti stato revocato l’8 aprile scorso. Per iniziare a capire cosa ci si può aspettare da questa nomina chiave per il futuro delle politiche sulle droghe e sulla cannabis, abbiamo messo in fila le informazioni disponibili per comprendere chi è Patrizia De Rose e quale sia il suo curriculum.

UNA CARRIERA ALL’OMBRA DELLE ISTITUZIONI.
Patrizia De Rose, classe 1958 e laureata in giurisprudenza, inizia giovanissima il suo percorso lavorativo interno alle istituzioni. Dal suo curriculum ufficiale apprendiamo che nel 1980, appena 22enne, vince un concorso per entrare al ministero del Tesoro. Nel 1999 passa al Dipartimento per i rapporti con il Parlamento, del quale diventa direttore del II ufficio nel 2001, incarico che mantiene senza interruzioni fino al 2011, anno in cui vine nominata capo del Dipartimento per le Pari Opportunità. Una carriera quindi tutta all’ombra delle istituzioni, in ruoli definibili di burocrazia ed organizzazione interna, senza mai toccare professionalmente l’ambito delle droghe e delle dipendenze: tema sul quale non è annotato nessun suo incarico, né interesse a livello di studi e ricerche. Piccola nota sulla vita privata: è sposata con Filippo Tortoriello, vice-presidente di Confindustria Lazio ed amministratore unico della multinazionale dell’energia “Gala”, società che negli ultimi anni ha moltiplicato i propri fatturati principalmente grazie ad appalti di fornitura con il ministero del Tesoro e varie amministrazioni locali.

DI SICURO CONOSCIAMO BENE IL SUO EX CAPO. Come prima cosa si potrebbe quindi affermare che il nuovo capo del Dipartimento che ha il compito di affiancare il governo sulle politiche sulla droga non ha alcuna formazione né esperienza in materia. Ma un collegamento, per quanto indiretto, in realtà c’è. E se è una coincidenza, diciamo che si tratta di una di quelle coincidenze che lascia un bel po’ perplessi. Il Dipartimento per i rapporti con il Parlamento, nel quale la De Rose ha rivestito ruoli chiave per 12 anni, dipende direttamente dal ministro per i rapporti con il Parlamento (art. 3 del decreto 23/09/11), che ha il compito di valutare e coordinare tutti i suoi dipendenti. E sapete chi è stato il ministro per i rapporti con il Parlamento (al quale la De Rose per legge doveva “rispondere della sua attività e dei risultati raggiunti”) che per ben cinque anni è stato il capo diretto della De Rose? Esatto, Carlo Giovanardi. E la carica come ministro di Giovanardi inizia proprio nel 2001, anno in cui la De Rose viene promossa a capo dell’ufficio II.

UNA NOMINA DETTATA DA EQUILIBRI POLITICI? Ovviamente non è sufficiente per tirare delle conclusioni sull’indirizzo che Patrizia De Rose darà al Dpa, ma è un dato di fatto che l’unico collegamento con la materia droghe di una persona che del resto si è sempre occupata di tutt’altro si ritrova appunto nell’aver lavorato per anni braccio a braccio con Giovanardi, che nella De Rose nutriva evidentemente molta fiducia, tanto da collocarla in un ruolo chiave. Per ora quello che si può notare è che a capo del Dpa al posto di una persona competente in materia (perché Serpelloni era un fervente proibizionista, ma non gli si può negare una conoscenza della materia e una vita professionale spesa interamente attorno alla questione) si è provveduto a nominare una persona priva di esperienza sul campo. Scelta che sembrerebbe figlia della volontà di mantenere i delicati equilibri politici della maggioranza di governo, per la sopravvivenza del quale – è sempre bene ricordarlo – i voti del Nuovo Centro Destra, che è il partito di Alfano e Giovanardi, sono indispensabili.

INDISCREZIONI SUL FUTURO DEL DPA. Secondo le indiscrezioni pubblicate dall’agenzia di stampa Redattore Sociale (che per prima ha dato notizia della sua nomina) la De Rose avrà il compito di riorganizzare il Dpa aprendolo al confronto con “esperti provenienti dal mondo delle dipendenze, della società civile e delle istituzioni”. Una notizia che lascia sperare che sotto la sua guida il Dpa si possa rivelare non più una fortezza del proibizionismo ma un luogo di confronto più aperto. Tuttavia su chi formerà questo tavolo di esperti ancora non si sa niente. Le prime nomine della De Rose saranno una chiave importante per capirne di più. Anche perché l’apertura a esperti e associazioni può assumere significati molto diversi a seconda dei sogetti coinvolti: un segnale importante sarebbe aprire il Dpa a strutture storicamente progressiste e critiche come ad esempio il Coordinamento delle Comunità di Accoglienza (Cnca) che da anni si batte per un nuovo indirizzo politico sulle droghe, mentre ben altro segnale sarebbe quello di coinvolgere organizzazioni come San Patrignano o la Comunità di Don Gelmini, che storicamente sostengono posizioni talmente proibizioniste da far sembrare Giovanardi un riformista.

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Strascichi di fobia della Fini-Giovanardi

Nonostante la Fini-Giovanardi non esista più e dopo che è stata depenalizzata la coltivazione a scopo agricolo-industriale qualora il THC risultasse in percentuale maggiore a quella stabilita per questi scopi, sembrerebbe che le FF.OO. non siano state informate e proseguono inaccettabili le persecuzioni anche nei confronti di chi ha le dovute licenze per coltivare la canapa.

Chiediamo ai parlamentari che ci leggono di presentare delle interrogazioni su questo episodio, che ancora una volta dimostra di quanto sia facile mortificare e distruggere la dignità di cittadini irreprensibili a causa di una fobia incontrollata!


Fonte: http://www.dolcevitaonline.it/genova-accusata-di-spaccio-per-aver-piantato-canapa-industriale-certificata/

Indagata per produzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente per aver seminato canapa certificata a scopi industriali, è capitato a una signora di Sant’Olcese, in provincia di Genova. Alla signora, di nome Anna Carrossino, è stato notificato l’avviso di garanzia lo scorso 16 giugno a firma del sostituto Procuratore Giuseppe Longo, ma i semi di canapa in questione erano inseriti nei cataloghi europeo ed italiano delle varietà di semi legali a scopo industriale, nonché ammessi dal ministero dell’Agricoltura.

PIANTONATA IN COMMISSARIATO COME UNA CRIMINALE

Ma andiamo con ordine, ripercorrendo dal principio questa storia che ha dell’assurdo. Nel 2013 Anna Carrossino aquista una partita di semi di canapa della varietà Futura 75, attraverso la consulenza dell’associazione Assocanapa, che riunisce vari produttori di canapa industriale in tutta Italia. La semina viene effettuata il 29 maggio 2014 e pochi giorni dopo, il 6 giugno, come prescritto da una circolare del ministero dell’Agricoltura, la signora Anna si reca al comando dei carabinieri di Serra Ricò (Ge) per notificare l’avvenuta semina. Qui però il maresciallo in barba alla legge si rifiuta di prendere in carico la comunicazione. Non solo: “Si è pure messo a gridare dicendo che non avrebbe autorizzato una coltivazione di marijuana ed altri due carabinieri si sono posti al mio fianco a piantonarmi come se fossi una criminale”, racconta Anna Carrossino, ancora scossa dalla vicenda. Una volta uscita dal commissariato la signora Anna avverte dell’accaduto Assocanapa che tramite i propri legali contatta il maresciallo per spiegargli che in base alla normativa vigente è tenuto ad accettare la comunicazione. “Gli abbiamo anche inviato via mail la normativa italiana ed europea e la circolare con la quale il ministero dell’Agricoltura autorizzò la coltivazione di questa specialità di canapa nel 2002”, specifica Margherita Baravalle di Assocanapa.

L’AVVISO DI GARANZIA PER COLTIVAZIONE AI FINI DI SPACCIO
Alcuni giorni di silenzio fino al 16 giugno, quando le giunge l’avviso di garanzia con il quale la Procura di Genova le notifica le indagini per violazione dell’art. 73 del Dpr. 309 (produzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente) ed incarica l’Agenzia delle Dogane di Genova di sequestrare campioni della canapa coltivata per analizzarli. In seguito il comando dei carabinieri di Serra Ricò comunica telefonicamente ad Anna Carrossino di presentarsi all’appuntamento con l’Agenzia delle Dogane con un proprio avvocato o di richiederne uno di ufficio. L’ufficiale dell’Agenzia si presenta al campo di canapa della signora Anna il 19 giugno, ed oltre a sequestrare alcuni campioni dei semi piantati (“li farò analizzare da un chimico”, afferma) chiede la certificazione d’origine dei semi. Certificazione che, come specifica Assocanapa “non viene rilasciata ai produttori, in quanto vi è già il catalogo ufficiale dell’Ue che certifica il fatto che la specialità di canapa Futura 75 ha percentuali di thc inferiori al 0,2%” (limite stabilito per le coltivazioni legali, ndr).
L’avviso di garanzia consegnato ad Anna Carrossino (clicca per ingrandire)

L’ARROGANZA E I PREGIUDIZI DEI RAPPRESENTANTI DELLO STATO
“Siamo abituati ad avere a che fare con rappresentanti dello stato che non conoscono la normativa, ma in genere aspettano di informarsi – dichiara Margherita Baravalle – questa volta sono invece partiti in quarta”. La vicenda è infatti una concatenazione di pregiudizio e ignoranza della legge veramente notevole: prima l’ufficiale dei carabinieri che rifiuta di accettare una comunicazione fatta a norma di legge, poi il sostituto Procuratore che firma un avviso di garanzia per una coltivazione perfettamente legale, infine l’ufficiale dell’Agenzia delle Dogane che prima richiede una documentazione inesistente e poi sequestra dei semi di canapa dicendo di volerli fare analizzare da un chimico mentre, come è ovvio, i semi non contengono alcuna concentrazione di thc, che si sviluppa nelle inflorescenze a pianta cresciuta.

“ORA STO PENSANDO DI EMIGRARE DALL’ITALIA”
Questa storia con ogni probabilità, almeno si spera, si concluderà con una non autorizzazione a procedere da parte del Gip. Tuttavia Anna Carrossino dovrà sostenere spese legali notevoli (si appresta anche a nominare un perito di parte), e lo stress della vicenda la sta spingendo a ragionare di lasciare l’Italia. “Ho un marito e un figlio 20enne disoccupati, io sono una contadina e con la piantagione di canapa speravo di poter aumentare un po’ le nostre entrate. Invece mi sono trovata dentro a questa vicenda incredibile, costellata di maleducazione e mancanza di rispetto da parte del maresciallo dei carabinieri. Il giorno del sequestro dei semi si sono presentati in sette al mio campo, quattro dell’Agenzia delle Dogane, due carabinieri e il maresciallo, mentre il paese mi guardava come una criminale. Ora non ne posso più e insieme a mio marito stiamo pensando di lasciare tutto e trasferirci all’estero”.

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Guida in stato di alterazione psico-fisica. L’esempio della Cannabis

Abbiamo più volte sottolineato l’importanza di valutare con scientificità la presupposta alterazione psico-fisica alla guida sotto l’effetto di THC.
Pubblichiamo quindi la notizia di una nuova uscita editoriale dedicata al problema, in un momento in cui “l’omicidio stradale” inizia a diventare una probabile realtà giuridica.
Sappiamo che l’ignoranza sul tema è devastante e pochi giudici e avvocati conoscono la caratteristica liposolubile del THC e a questo proposito invitiamo tutti i consumatori coscienti e responsabili a contestare, qualora fossero coinvolti in incidenti stradali, il presupposto stato di alterazione, come invitiamo gli avvocati che ci leggono a portare avanti con coraggio nei tribunali una decisa difesa a simili accuse, supportata da prove scientifiche.


E’ da poco uscito il volume “Guida in stato di alterazione psico-fisica. L’esempio della Cannabis” (ed. SEEd) del dott. Elio Santangelo, medico specialista in Medicina legale e delle assicurazioni presso gli Ospedali Riuniti di Trieste.

Con linguaggio chiaro e accessibile, Santangelo riesce a proporre una panoramica completa e approfondita sullo stato dell’arte della normativa italiana e delle conoscenze scientifiche sugli effetti della Cannabis alla guida.

Se infatti degli effetti disabilitanti dell’alcool sulla guida sono meglio conosciuti e da più tempo studiati, e la loro misura è (più) facilmente accertabile in base ad esami ematici ed etilometrici, scrive l’autore, “non esiste ancora una unanime posizione circa la possibilità di correlare determinate concen­trazioni ematiche di una certa sostanza psicoattiva (come può essere il caso della cannabis) agli effetti prodotti sulla guida e ai quadri di diminuzione di performance e disabilità corrispondenti alla definizione di “guida in stato di alterazione psico fisica”.

In breve, la mera presenza di cannabinoidi rilevata non corrisponde necessariamente ad uno stato di alterazione psico-fisica. Contrariamente all’alcool, per esempio, la positività alla cannabis rilevata con accertamenti strumentali laboratoristici può perdurare per un tempo variabile in base alla matrice biologica indagata (sangue, saliva, urine, capello) e, di conseguenza, non correlarsi in modo univoco ad una attuale condizione di disabilità.

Ecco che diventa centrale l’accertamento (oltre che laboratoristico, anche dal punto di vista clinico) dell’alterazione psico-fisica al momento in cui si è al volante. E’ l’alterazione, e non la mera presenza di cannabinoidi, ciò che rileva giuridicamente nei procedimenti amministrativi e soprattutto penali che conseguono ad un controllo positivo richiesto dalle autorità di polizia stradale.

L’interpretazione degli esami tossicologici diventa quindi elemento centralissimo, interpretazione che deve sempre essere effettuata in base alla miglior scienza. Ed è questa miglior scienza di cui l’autore ci offre una ottima sintesi, accompagnata da una ricca bibliografia per chi vorrà approfondire i numerosi studi e saggi citati.

Guida in stato di alterazione psico-fisica. L’esempio della Cannabis è una utilissima guida per chi vuole approfondire, e, a nostro avviso, un must per quei legali che si trovano a difendere chi è accusato talvolta ingiustamente di guida sotto l’influenza della cannabis.

Si può acquistare in formato cartaceo o ebook sul sito dell’editore SEEd

Fonte: http://droghe.aduc.it/articolo/guida+stato+alterazione+psico+fisica+esempio+della_22296.php

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Lettera aperta al Presidente del Consiglio

Roma, 26 giugno 2014

Il CNCA, Antigone, Forum Droghe e La società della ragione hanno inviato una lettera aperta al presidente del Consiglio per sottoporgli i nodi da affrontare urgentemente sulle droghe.

Il Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA), insieme a Antigone, Forum Droghe e La Società della ragione, ha inviato oggi una lettera aperta al presidente del Consiglio Matteo Renzi in occasione della Giornata mondiale sulle droghe.

Nella lettera vengono poste al governo alcune questioni rilevanti e urgenti:

- non è più possibile continuare a non avere un organismo di coordinamento delle politiche antidroga in Italia. Il Dipartimento nazionale politiche antidroga non ha più un direttore. I firmatari della lettera – che hanno più volte denunciato la gestione monocratica, ideologica e tutt’altro che proficua esercitata dall’ultimo direttore del Dipartimento – ritengono che questa funzione di coordinamento possa essere esercitata assai più efficacemente attraverso l’istituzione, presso la presidenza del Consiglio, di un organismo a cui partecipino i principali rappresentanti dei servizi pubblici e del terzo settore in un rapporto continuo con i ministeri competenti e le Regioni. Questo passaggio è ancora più urgente per il fatto che l’Italia assumerà, a giorni, la presidenza dell’Unione europea e, dunque, acquisirà un ruolo guida che dovrebbe esercitare anche in questo settore;

- vanno congelati tutti i fondi assegnati dal Dipartimento nazionale politiche antidroga a fine 2013, circa 15 milioni di euro, al momento sotto esame presso la Corte dei Conti, finché non verrà ridefinita la sede di coordinamento delle politiche antidroga, come richiamato nel punto precedente. Questo per evitare che vadano dispersi o sprecati fondi che dovrebbero essere messi a disposizione della ridefinizione del sistema di intervento sulla base di criteri nuovi e condivisi;

- a tal proposito, si chiede la soppressione di un progetto finanziato dal Dipartimento nazionale politiche antidroga proprio con i fondi residui del 2013, con il quale si vorrebbero sostituire, illegittimamente, le conferenze nazionali sulle droghe, aperte a tutti gli operatori e che il governo dovrebbe organizzare per legge ogni tre anni, con la creazione di una piattaforma on line. L’11 luglio prossimo è previsto il primo incontro aperto – un audit – di tale iniziativa. Se questo appuntamento non verrà annullato, il CNCA e altri soggetti del settore solleciteranno un’iscrizione in massa dei propri operatori a tale evento per farlo fallire.

Per queste e altre questioni relative a una vera e propria ricostruzione del sistema di intervento, i firmatari chiedono al presidente Renzi un incontro nei tempi più brevi possibili.

fonte: http://www.fuoriluogo.it/blog/2014/06/26/caro-renzi-sulle-droghe-bisogna-decidere/

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I risultati politici a Indica Sativa Trade

Organizzare una Fiera della Canapa lo scorso anno, è stata sicuramente un’intuizione vincente e la seconda edizione di quest’anno ha confermato che quell’intuizione è diventata una realtà indispensabile per il contributo che viene dato alla visibilità dell’impiego della canapa in molteplici settori e per le opportunità che concede alle organizzazioni che si battono per legalizzarne l’uso.

Un prezioso servizio reso alle associazioni che si battono per un libero uso medico-terapeutico o ludico-ricreativo, ma da più parti si iniziano a levare voci contro questo termine e ai parlamentari presenti al dibattito è stato fatto notare come la cannabis sia terapeutica a prescindere e che al massimo la distinzione potrebbe esser fatta tra cannabis medica per le patologie invalidanti e cannabis terapeutica per tutti coloro che la prendono invece per dover sopportare la follia di questo mondo e le regole che genera.

Ma su questo concetto dovremo aprire un dibattito culturale di cui è già ipotizzabile la complessità, visto il carattere ideologico che ha fino ad ora caratterizzato il confronto sulla cannabis e sui suoi consumatori, un dibattito che speriamo decolli presto con le proposte di legge in stand-by alla Camera e che deve arrivare ad un unico ed esclusivo obiettivo: la regolamentazione della coltivazione domestica, grazie alla quale ogni cittadino potrà autoprodursi la sostanza da impiegare per lo scopo prefissato, medico, terapeutico-ricreativo o spirituale che sia.

Passiamo quindi a darvi un sintetico resoconto di quanto è accaduto in Fiera:

Dibattito politico

Purtroppo l’on. Farina è rimasto imbottigliato in autostrada a seguito di un incidente e non ha potuto partecipare di persona. Ha comunque inviato un messaggio, rammaricandosi dell’inconveniente ed assicurando comunque il suo massimo impegno affinché si arrivi ad ottenere risultati concreti in accordo tra le opposizioni, un invito esplicito al M5S per unire le forze in modo definitivo e coerente.

Sono intervenuti invece il sen. Airola (che con la sua seconda presenza è ormai considerato il padrino istituzionale della Fiera) e l’on. Ferraresi, firmatario della proposta di legge del M5S che, avendo superato l’esame del web con le opportune variazioni e cancellazioni condivise dai cittadini e dalle Associazioni, verrà depositata nei prossimi giorni in Commissione Giustizia per inserirsi nell’iter parlamentare della proposta Farina. Va sottolineato che la tanto discussa proposta di tassazione della coltivazione domestica e stata definitivamente tolta dal testo di legge come auspicato anche dalla nostra Associazione.

Sia il messaggio di Farina che le parole di Airola e Ferraresi hanno palesemente evidenziato la difficoltà del percorso che abbiamo ancora davanti e non è stato difficile individuare questa difficoltà nella poca coerenza che i parlamentari del PD hanno sul tema cannabis e che hanno dimostrato anche recentemente in occasione del dibattito sul DL Lorenzin.

Ma uno spiraglio di speranza c’è ancora, al dibattito era stato invitato anche l’on. Civati, firmatario della proposta di legge del PD, che non essendo potuto intervenire a causa di altri impegni, ha comunque delegato un membro del suo staff per prendere notizie ed informazioni. Ci siamo intrattenuti lungamente quindi con il delegato di Civati, al quale abbiamo di nuovo spiegato le problematiche e illustrato le rivendicazioni dei consumatori.

Un contatto che riteniamo prezioso per misurare la serietà di alcuni parlamentari del PD e a tal pro, inviteremo l’on. Farina, l’on. Ferraresi e l’on. Civati a sedersi intorno ad un tavolo insieme a noi e vedere tutti insieme di trovare quel minimo comune denominatore sul quale far convergere le forze per ottenere il massimo del consenso sulla regolamentazione della coltivazione domestica.

Azione ed interazione

A parte il dibattito, che ha comunque consolidato il rapporto collaborativo di ASCIA con i parlamentari firmatari di proposte di legge sulla regolamentazione, sono stati anche tre giorni di continui e talvolta estenuanti confronti tra le varie associazioni, le testate editoriali e i titolari di Grow Shops, per cercare di stabilire nuove strategie di lotta e rigenerare il fronte antiproibizionista conformando la comunicazione e l’organizzazione ai nuovi obiettivi da raggiungere.

Mentre lo scorso anno ci si arrovellava il cervello per trovare il modo di mettere in discussione la Fini-Giovanardi, ora che l’infame legge è stata abolita, il nuovo ed impellente obiettivo diventa la regolamentazione della coltivazione domestica attraverso una legge che tuteli i consumatori.
Per questo ASCIA e Progetto FreeWeed hanno convenuto di unire gli sforzi organizzativi e programmatici per esercitare maggior pressione verso il mondo politico e acquisire maggior visibilità mediatica sulla cannabis, le sue proprietà e i suoi consumatori.
Seguirà a giorni un comunicato congiunto delle due Associazioni.

Di Fiera in Fiera

Indica Sativa Trade ha dato l’esempio di come sia possibile parlare di demoni dentro la chiesa senza che per questo si venga messi al rogo, un esempio che è sicuramente servito ad altri coraggiosi esploratori di questo mondo ancora sconosciuto nel nostro Paese e che permetterà alla Canapa di mostrarsi in Fiera ancora nei prossimi mesi:

Napoli – Canapa in Mostra – 31 ottobre/1-2 Novembre <http://canapainmostra.it/>

Roma – Canapa Mundi – 20-21-22 Febbraio 2015 – http://www.dolcevitaonline.it/canapa-mundi-luniverso-della-cannabis-sbarca-a-roma-con-una-fiera-a-febbraio/

Concludiamo con un dovuto ringraziamento agli organizzatori di Indica Sativa Trade per la loro impagabile passione, per l’amichevole accoglienza e per lo spirito collaborativo che avevamo già apprezzato lo scorso anno.
Grazie ragazzi, alla prossima!

Giancarlo Cecconi – ASCIA

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