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Quale futuro “ergastolico” per chi usa canapa?

Ergastolo della patente… questo neologismo mi stimola a coniare anche il verbo “ergastolare”, sinonimo di “ritirare a vita” o “togliere per sempre dalla circolazione” ovvero “distruggere”… e l’aggettivo “ergastolico” ovvero “distruttivo”, “che distrugge”, giusto per sorriderci un po’ sopra.

Diminuire le morti per incidenti stradali è sicuramente un obbiettivo da perseguire, anche punendo chi provoca incidenti guidando irresponsabilmente in stato alterato, ma considerando che le maggiori cause degli incidenti stradali sono l’eccesso di velocità e l’abuso di alcool durante la guida, la logica dovrebbe portare ad intervenire più efficacemente in questi altri casi.

Stanno effettivamente approvando il ritiro della patente a vita, ma non “per chi assume abitualmente sostanze stupefacenti”, come nelle dichiarazioni iniziali di Alfano, ma per chi viene accusato di omicidio stradale, alla guida sotto l’effetto di alcool o stupefacenti, o con più morti, o un morto e uno o più feriti.
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Arriva-ergastolo-della-patente-Primo-via-libera-della-Camera-al-nuovo-codice-della-strada-4c33d8f0-45a9-4892-9e8c-4cddfe09ca5a.html?refresh_ce

L’ergastolo della patente proposto da Alfano non è costituzionalmente realizzabile in Italia (o meglio, non ancora… speriamo mai…) perché se un drogato tossicodipendente abituale si disintossica e torna a vivere da sobrio, nonostante le avversità del proibizionismo, avrebbe tutti i diritti costituzionali di rientrare in possesso della propria patente, con buona pace di tutti coloro che hanno fatto della persecuzione esagerata verso chi è diverso, o debole e in difficoltà, la loro missione di vita.
Ragionevolmente una norma giusta, rivolta alla tutela della sicurezza stradale, dovrebbe punire solo il comportamento irresponsabile di chi si mette alla guida sotto l’effetto psichico di alcool o droghe, senza estendere la punizione e la persecuzione, ad una o a entrambe le categorie di utilizzatori, nella vita privata.

Ovviamente, la bella pensata di Alfano andrebbe a penalizzare prevalentemente diversi milioni di italiani che fanno uso di canapa marijuanata psicoattiva, oltre a qualche decina di migliaia di tossicodipendenti veri da droghe pesanti e all’industria automobilistica. 
Per “giusto” bisognerebbe allora “ergastolare” preventivamente anche la patente di chi fa uso abituale di alcolici, anche senza abusarne, perché l’alcool è di gran lunga il maggior responsabile di incidenti stradali mortali, insieme all’eccesso di velocità.
Immaginiamo come risulterebbero straordinariamente vuote le strade italiane in tal caso, quanto verrebbero ridimensionate le industrie automobilistiche, i meccanici, i gommisti, i distributori di benzina e quanto si dovrebbero potenziare i servizi pubblici. Per Madre Natura sarebbe pure un toccasana… ma per l’economia e la vita sociale sarebbe una catastrofe! 
Se continua così, in Italia, fra poco ci arriviamo lo stesso per mancanza di soldi. 

Un utilizzatore abituale di cannabis non dovrebbe essere automaticamente considerato né definito un drogato tossicodipendente, esattamente come un consumatore abituale di alcoolici che beva quotidianamente con moderazione vino e birra durante i pasti, e anche oltre, non viene marchiato come alcolizzato, se non ne abusa ubriacandosi quotidianamente, e per l’alcool è ben accertato che dia danni e dipendenza notevoli.

Invece coloro che assumono cannabis sono più esageratamente e sproporzionatamente perseguitati di tutti i drogati e gli alcolizzati, sia sulla strada che sul lavoro, tramite l’ostinazione a voler utilizzare come metodo di individuazione del terribile THC le analisi delle urine, inutili per accertare l’effetto psicoattivo da THC in atto durante la guida o il lavoro, visto che l’effetto dura non più di 3 ore mentre il THC è rilevabile nelle urine anche dopo 30 giorni, ma, proprio per questo, utilizzate massicciamente per mettere il marchio di drogati tossicodipendenti a tutti coloro che si sono fatti anche una sola canna nell’ultimo mese.

La grande bugia diviene una verità legale imbastita sull’ignoranza, ed ecco che magicamente l’assuntore di cannabis risulta costantemente “sotto l’effetto di stupefacenti” per una trentina di giorni dopo l’ultima canna, anche se l’effetto gli è passato dopo 3 ore, magari 20 giorni prima del controllo. Per quanto possa essere sobrio ogni volta che si mette alla guida, tenderà a non venir riconosciuto tale dalla legge, per 30 giorni sarà sempre “sotto l’effetto di stupefacenti” in caso di controlli o, peggio, di incidenti, e, anche quando non abbia avuto alcuna responsabilità nel provocare incidenti, per questo tenderà ad essere considerato dalla legge sempre colpevole.
Con tanto di perquisizione a casa e, molto probabilmente, anche di denuncia penale per il possesso di stupefacenti “ai fini di spaccio” come conseguenza.

Le altre conseguenze molto probabili sono la carcerazione, la perdita del lavoro (per chi è fortunato ad averlo), il ritiro di patente e passaporto, l’emarginazione sociale. Ma ai persecutori veri questo non basta.
Perseguitarlo ulteriormente, “ergastolandogli” pure la patente a vita, significherebbe negargli ogni futuro dignitoso e costringerlo o a fare il barbone, o ad emigrare in un altro stato europeo, o ad entrare in una comunità di recupero, o a suicidarsi (per colpa della terribile cannabis!), senza molte altre alternative, a meno che non si sia ricchi.

Questo tipo di inutili interventi persecutori danno la sensazione disgustosa di un odio malcelato verso tutti i pericolosi spregevoli “drogati”, includendo esageratamente nella categoria anche tutti gli utilizzatori di sola canapa, anche una sola volta al mese, tutti visti, mostrati e marchiati come i principali nemici della società, dai quali liberarsi ad ogni costo e con qualsiasi mezzo, esclusa la pena di morte, da bravi cristiani.

Poco importa che la maggioranza di coloro che utilizzano solo la canapa conducano una sobria vita normale, siano persone innocue, non abbiano provocato incidenti e siano a minor rischio di provocarli di chi assume alcool o di chi fa guida pericolosa ed eccessi di velocità, poco importa che abbiano tutti i punti sulla patente, vengono sempre mostrati come “il nemico”, per la sicurezza stradale bisogna a tutti i costi perseguitarli, controllarli preventivamente, sanzionarli, denunciarli, arrestarli, ergastolargli la patente, metterli nella miseria, rovinargli la vita, il lavoro, la famiglia, le relazioni sociali, il futuro. 
Non potendo ucciderli, si cerca di spingerli al suicidio o, almeno, ad emigrare.

Del resto succede anche a tanti giovani italiani che non si drogano…

Speriamo che un giorno venga saggiamente “ergastolata” a vita anche la candidatura a cariche pubbliche di individui morbosamente ossessionati dall’idea di perseguitare intere categorie di innocue persone diverse, considerandole e facendole considerare allarmisticamente i peggiori nemici della società.
Purtroppo la Storia, con le sue catastrofi umane, si ripete sempre….

Pierpaolo Grilli – ASCIA

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Importante modifica all’art. 187 del C.S.

http://www.dolcevitaonline.it/nuovo-codice-della-strada-luso-di-sostanze-dovra-essere-accertato-al-momento-della-guida/

Nelle modifiche al Codice della Strada approvate ieri alla Camera dei Deputati è stato recepita un’importante modifica del testo imposta dalla Commissione Giustizia su proposta di Vittorio Ferraresi (Movimento 5 Stelle) che va a modificare l’articolo 187 del codice (“Guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti”) sancendo che la guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti debba essere accertata “con la massima precisione e certezza, come esistente al momento dell’infrazione”. 

Si tratta di una modifica di grande importanza che dovrebbe finalmente porre fine alle modalità di esame che ancora oggi sono in grado di determinare la presenza di sostanze nel corpo solo “in linea generale”, andando a sanzionare ogni tipo di presenza nell’organismo di sostanze psicoattive come “guida in condizione di aterazione psico-fisica”. 

Misure di analisi generiche che negli anni hanno colpito indiscriminatamente con multe, sospensione della patente e sanzioni amministrative, anche chi faceva uso di sostanze nei giorni precedenti alla guida. Andando a colpire specialmente i consumatori di cannabis, essendo il Thc la sostanza che per più lungo tempo rimane rintracciabile nell’organismo (fino a 30 giorni per i consumatori abituali).

Ora il testo passerà all’esame del Senato.

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Qualità dell’individuo e “misfatto”: risponde l’avv. Zaina

Pubblichiamo la risposta dell’Avv. Zaina al quesito posto nell’articolo precedente e la successiva replica, convinti di portare un contributo sostanziale per un diverso approccio in fase processuale:

Caro Giancarlo,
pensavo che questo nostro carteggio sarebbe rimasto nel contesto privatistico dei nostri intensi rapporti personali e professionali, che proseguono, ormai da molto tempo, anche per avere l’opportunità di una maggiore libertà di espressione (e sfogo) e per non dovere ricorrere ad un doveroso repressivo autocontrollo nelle mie espressioni, atteso il ruolo che ho rivestito nel processo discusso ieri.

D’altronde, la mia profonda delusione (non tanto e non solo per l’esito) era già stata oggetto di un post che ho pubblicato ieri sulle mie pagine Facebook, cercando – e penso riuscendo – di rispettare il limite di critica, che mi è imposto, e che è quello della continenza e della non offensività delle espressioni che uso.

Comunque, anche se mi fossi sfogato appieno, sarei stato più amareggiato e deluso che furente. Cerco, però, di rispondere allo stimolante ed intelligente quesito che lei pone.

Devo, peraltro, osservare che la prospettiva che ciascuno di noi ha del problema concernente la liceità, o meno, della coltivazione, che da molti anni coinvolge lei – come imputato perseguito e perseguitato – ed il sottoscritto quale difensore Suo, appare sostanzialmente differente, pur presentando sicuri punti di contatto.

Lei mi propone una riflessione radicale. Quando, infatti, lei afferma “Ma dopo tre condanne in due processi, io qualche dubbio inizierei anche a pormelo: siamo sicuri che la linea di difesa in nome della “Bibbia Penale” possa essere uno strumento realmente efficace per difendere anche la qualità degli individui e non solo il loro “misfatto”?” affronta, non solo il profilo metodologico del tipo di difesa da adottare, ma anche e, soprattutto, il sistema giudiziario nel rapporto fra giudice ed imputato.

Lei correttamente dubita, quindi, che il solo esame della fredda norma costituisca un insufficiente paradigma per decidere della sorte delle persone, qualora la decisione non si incentri anche su di una più penetrante valutazione della persona imputata.

Le rispondo senza tanti giri di parole. Io non credo che nel Suo caso, in quello di Sua moglie, come in quei casi – che fortunatamente grazie anche alla Sua opera divulgativa stanno divenendo sempre meno – in cui il gesto coltivativo viene sanzionato penalmente, ci sia una carenza di volontà del giudicante di conoscere la persona ed il suo percorso, o ,comunque, non credo che questa sia la carenza maggiore.

Io credo, ed è questo che mi motiva a lottare con maggiore vigore – ove continuerò a venire officiato per la difesa di consumatori e coltivatori –, è la amara constatazione, [e sto parlando a livello generale, giacchè della sentenza di ieri (pur nella rabbiosa delusione che provo) non intendo parlare, perché non sono state depositate motivazioni e peccheri rispetto ai miei principi della verificazione di alcuni sorprendenti atteggiamenti da parte di chi indaga e di chi giudica.

Rilevo, così:
1. una diffusa impreparazione tecnico giuridica rispetto ai fenomeni scientifici che governano la condotta coltivativa,
2. la resistenza al cambiamento giurisprudenziale e culturale in essere, quale espressione di un’ingiustificata paura di un adeguamento normativo (che tarda a
venire),
3. la prigionia mentale rispetto a stereotipi intellettuali superati, ad impostazioni che sono state dimostrate obsolete e retaggio di trascorse impostazioni tecnico-giuridiche.

Tradotto in chiaro: troppe volte – e scusate l’immodestia – ho la netta sensazione,
durante i processi, di parlare ad interlocutori giudiziari che non sanno minimamente di cosa stiamo parlando e non si peritano di tale loro carenza, sul piano scientifico, che ignorano (per impreparazione o per disinteresse?) gli approdi della giurisprudenza tesa sempre più a riconoscere la non punibilità della coltivazione destinata a fini di uso personale, che sono prigionieri, e non fanno nulla per nasconderlo, di atavici stereotipi culturali, normativi e giurisprudenziali (anche ieri abbiamo sentito evocare dalla p.a. la sentenza delle SS.UU. del 2008, che ormai è un retaggio superato).

Pensi Lei a ruoli invertiti e cioè se fosse la difesa impreparata, cosa succederebbe.
Nonostante queste situazioni si addiviene alla pronunzia di sentenze che incidono sul presente e sul futuro di tante persone.

Dunque – sono io ora a porLe una domanda – non crede che quello di cui dibattiamo sia l’unico caso in cui difendendo quello che Lei chiama misfatto, si difende, in realtà, l’essenza e la persona del suo autore?

In tante (se in non tutte) le ipotesi di reato previste dal nostro ordinamento penale, l’attenzione dell’avvocato si incentra non sulla difesa della condotta, ma sulla tutela della persona, imputata, colpevole od innocente che sia.

Ma in questo caso tutto è veramente differente.
L’essenza della difesa del coltivatore consiste, infatti, nella valorizzazione del suo modo di coltivare per il suo fabbisogno personale, quando questo carattere emerga – come emerge ed emergerà nella sua vicenda -.

Quindi, stiamo parlando della difesa di un diritto sogettivo; proprio quel diritto che lei rivendica con forza e dignità di tante persone come Lei a non essere individuati come criminali. Plurime possono essere le ragioni per le quali una persona ritenga di fare uso di cannabis nonché di coltivare (e Lei è uno degli esempi più nobili).

Il problema che, però, si deve risolvere – e per il quale mi batto nella aule di giustizia – è proprio quello del raggiungimento di canoni interpretativi che tramutino una condotta originariamente ed astrattamente illecita in concretamente lecita.

Questi criteri sono stati individuati da sempre più numerose decisioni di merito – alle quali anch’io ho cercato di contribuire – ed ora sono state recepite – piano, piano – da alcune pronunzie della Suprema Corte di Cassazione.
L’uomo ed il misfatto, quindi, sono – ma solo in questo caso – un unicum inscindibile.

La coltivazione per fini personali non è un crimine e chi la pratica a tale fine non deve essere ritenuto un criminale.

Vede, caro Giancarlo giungiamo per vie differenti – come è giusto che sia – alle stesse conclusioni.

Avv. C. A. Zaina


Buongiorno Avvocato, all’inizio pensavo di scrivere solo a Lei, ma quando ho riletto la lettera ho creduto opportuno renderla pubblica e mettere in evidenza anche i casi che falliscono e non solo quelli vincenti.

Un’intuizione che ha pagato nei termini cari all’Associazione, ho ricevuto decine di attestati di solidarietà, da semplici associati, simpatizzanti, ma anche da redattori di riviste del settore e di quotidiani che hanno sempre seguito la nostra vicenda, perché ci terrei che arrivasse agli occhi del giudice che con il sorriso sulle labbra ci ha condannato, forse solo per la soddisfazione di dargli pubblicamente del mediocre e dell’incompetente!

Prendendo come spunto una lettera aperta indirizzata a Lei, il contenuto è contro la stupidità e l’impreparazione dei giudici che condannano come prendessero un’aspirina, ma non c’è nulla scritto contro o verso di Lei e il Suo operato, se non l’invito ad una riflessione sulla quale Lei ha risposto abbondantemente, ma non (a mio avviso) esaurientemente.

Ammesso che neanche una virgola di quel che scrive sia obiettabile, rimane pur sempre un nodo mai sciolto: la giurisprudenza e il dibattito politico procedono in modo propositivo, ma gli inquisitori rimangono sempre gli stessi.

E allora il problema cambia: non si possono adottare le stesse forme di difesa indipendentemente da chi sia il giudice, e allora bisogna trovare una soluzione: ricorso alla ANM per segnalare l’impreparazione e la mediocrità di chi è posto a giudicare su cose che (come Lei giustamente rimarca) non ne sa niente? Organizzare un forum tra avvocati per segnalare questa lacuna? Pressare sulla stampa proprio per segnalare condanne inutili, dannose e infondate per l’individuo e la società tutta?

Noi continueremo a difenderci e a piantare cannabis, uno, due, tre processi ormai non ci spaventano più, ma l’importante per noi e per tutti coloro che sono nelle nostre condizioni, è avere soddisfazione e prima o poi ce la faremo …insieme!

Giancarlo Cecconi

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Lettera aperta all’Avv. Zaina

Siamo sempre felici di dare notizie sull’esito positivo di alcuni processi a carico di persone che hanno coltivato modeste quantità di cannabis ad uso personale, ma qualche volta bisogna anche parlare di quelli che un esito positivo non l’hanno avuto, per comprendere che la lotta è ancora lunga e dura e che non serve a niente demoralizzarsi!

Pubblichiamo la “lettera aperta” di Giancarlo Cecconi (portavoce ASCIA) all’avvocato Zaina, dopo il processo celebrato ieri in appello a Firenze che ha confermato la condanna sentenziata in prima udienza per coltivazione di un numero esiguo di piante nella propria abitazione.


Caro Avvocato, io e mia moglie non siamo scandalizzati dalla sentenza che ha confermato la nostra condanna, è una lotta dura, lo abbiamo sempre saputo e proprio per questo, spesso, abbiamo paragonato l’atteggiamento dei giudici a quello degli inquisitori di triste memoria.

C’è gente come noi che se la cava con una macchia nel percorso esistenziale e qualche migliaio di euro di spese da sopportare, ma ce ne sono molti altri, molti dei quali Lei ben conosce ed altre migliaia a noi ignote, che vedono pregiudicata la loro vita, la possibilità di inserimento nella società ed addirittura l’umiliazione della discriminazione permanente.

Io, da Grande Ingenuo quale sono, ho sempre creduto che il Buon Senso in qualche modo potesse trionfare di fronte all’evidenza dei fatti, ma all’età che ho e con le varie esperienze che ho accumulato nella vita, sto iniziando ad essere invece molto più cinico, molto meno educato e soprattutto continuo a sentirmi sempre più motivato per la persecuzione di regime contro i consumatori di cannabis, che a tutti gli effetti somigliano in modo sempre più impressionante agli eretici e alle streghe dei secoli passati, giustiziati perché portatori di conoscenze diverse e non per la loro pericolosità.

E come gli eretici dei secoli passati sappiamo bene che se ti chiami Mario Rossi il rogo non te lo leva nessuno, ma se ti chiami Lutero o Calvino e hai dei potenti dalla tua parte allora non solo il rogo lo eviti, ma acquisisci la stessa potenza di chi voleva distruggerti.

Ecco, noi siamo i Mario Rossi di turno in questo momento storico e non ci possiamo fare niente, se non continuare ad urlare contro il Re, il Papa, il Presidente e le loro stupide, dannose e pericolose leggi.

Certo, qualcuno si salva, come i ragazzi di Vicenza o quello di Cagliari, ma la maggior parte continua a subire il giudizio di gente mediocre e disinformata che l’unica cosa che sa fare è aprire il Codice Penale (la vostra Bibbia) e condannare, chi ha stili di vita e convinzioni non condivise, in nome del Re, del Papa, della Repubblica e forse un giorno, in nome della Federazione Intergalattica, ma la storia rimarrà sempre la stessa nei confronti di chi si rifiuta di mettersi in fila per tre!

Per noi non cambia nulla, anzi otteniamo una conferma: “se noi non amiamo questo Sistema, non c’è nessun motivo perché questo Sistema debba amare noi” e quindi non serbiamo nessun rancore a livello personale, solo nutriamo una gran pena per chi, grazie a un titolo di studio e non alla saggezza, si arroga il diritto di decidere della vita e della morte delle persone senza conoscere nulla di loro, il loro senso sociale, la loro convinzione etica, la loro educazione civica, la loro visione della vita.

Ma dopo tre condanne in due processi, io qualche dubbio inizierei anche a pormelo: siamo sicuri che la linea di difesa in nome della “Bibbia Penale” possa essere uno strumento realmente efficace per difendere anche la qualità degli individui e non solo il loro “misfatto”?

Oppure dovremmo iniziare a contemplare una forma di difesa che metta al primo posto la qualità dell’individuo ponendola al di sopra del “misfatto” commesso?

Per noi non cambia nulla, è solo una questione di tempo (e purtroppo anche di soldi), andremo in cassazione e poi anche al tribunale europeo, ma non c’è e non ci sarà mai un giudice al mondo che possa ledere la nostra inossidabile convinzione: “NON SIAMO CRIMINALI!”, dovesse essere anche l’ultima frase urlata prima di salire sul rogo!

Giancarlo Cecconi

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Angelino Alfano, e l’ergastolo della patente

Fonte: dolcevitaonline.it

Angelino Alfano, la droga e l’ergastolo della patente

Dice il ministro degli Interni Angelino Alfano che l’Europa ci chiede di fare di più per risolvere il problemi delle vittime degli incidenti stradali. Dal 2001 ad oggi in Italia il numero delle vittime della strada è sceso del 45% ma l’obiettivo è fare ancora meglio. Ottima idea, per carità. Per realizzare questo nobile scopo Alfano più che all’introduzione del reato di omicidio stradale, punta forte sul cosiddetto “ergastolo della patente”, una misura volta a colpire con il ritiro permanente del permesso di guida chi è stato sorpreso più volte alla guida del proprio mezzo in condizioni alterate. Fino a qui tutto bene, direte voi, dopotutto la libertà di alterare se stessi non può certo comprendere il diritto a mettere a repentaglio la vita degli altri.

Il problema è che secondo il nostro Angelino, l’ergastolo della patente dovrebbe servire per “colpire chi altera abitualmente il proprio comportamento con l’uso di droghe”. E chi si mette alla guida abitualmente ubriaco? E chi fa abitualmente i cento all’ora nei centri abitati?.

Secondo le statistiche sono proprio eccesso di velocità ed abuso di alcol i due fattori principali nel causare incidenti mortali sulle nostre strade, per l’alcol i dati parlano addirittura di quasi 4 incidenti con vittime su 10 attribuibili al suo abuso da parte di automobilisti. Ma per loro Alfano sembra non prevedere nessun “ergastolo”.

Sia chiaro, chi scrive non vuole affermare in nessun modo che guidare sotto l’effetto di droga sia meglio. Nessuno dei due casi deve essere permesso. Ma nelle parole di Alfano sembra semplicemente riecheggiare il più falso dei luoghi comuni, nonché il più duro a morire. La droga è il male, l’alcool invece è una cosa diversa. Senza considerare poi il fatto che, per come vengono condotte oggi, le analisi per verificare l’assunzione di droghe non hanno alcun valore scientifico. Se infatti con l’etilometro si riesce più o meno a verificare se il guidatore è sotto l’effetto dell’alcol al momento del controllo, per quanto riguarda le altre sostanze le analisi si trasformano in una sorta di caccia alle streghe che punisce le abitudini più che una reale condotta irresponsabile. Lo sanno bene, ad esempio, le migliaia di persone che si sono viste contestare la guida sotto effetto di cannabis per aver fumato qualche sera prima del controllo. La cannabis infatti è la sostanza che per maggior tempo rimane nell’organismo (fino ad un mese per i consumatori abituali). Prima di parlare di ergastolo della patente forse sarebbe il caso di rivedere il metodo dei controlli, che ne dici Angelino?

Andrea Legni

http://www.dolcevitaonline.it/angelino-alfano-la-droga-e-lergastolo-della-patente/

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Cannabis: con la produzione italiana torna la caccia alle streghe

Fonte: dolcevitaonline.it

Eccoci qui ad analizzare l’ennesimo articolo che invece che tentare di informare i lettori, si dedica a fare del sano terrorismo psicologico, partendo da una tesi preconfezionata e tentando in modo maldestro di dimostrare che “si vanno moltiplicando le segnalazioni di morti associate all’uso di cannabis”.

E’ apparso nei giorni scorsi su lastampa.it a firma di Gaetano di Chiara, vice presidente dell’associazione Gruppo 2003 e professore di Farmacologia e Farmacoterapia presso l’Università di Cagliari, che anni fa aveva già cercato di dimostrare un’affinità tra cannabis ed eroina riguardo agli effetti che queste sostanze hanno sul nostro cervello, pur essendo costretto ad ammettere nelle conclusioni dello studio che i loro dati “non forniscono nessuna evidenza diretta” per un nesso causale nel consumo delle due sostanze; ma, come ha già fatto notareFuoriluogo.it qui il pregiudizio si rivela più forte di ogni evidenza scientifica, non sanno rinunciare a definirli “coerenti con questa possibilità”.

Nonostante svariati tentativi di farli passare come tali ad oggi non è mai stato registrato un solo caso di morte legato ad overdose di THC o altri cannabinoidi, e abbiamo più volte spiegato come la cannabis sia una sostanza notevolmente atossica rispetto a molte medicine comuni che vengono prescritte a milioni di persone.

LA VERITA’ SUI RISCHI CARDIOCIRCOLATORI. L’articolo si apre facendo riferimento ad uno studioapparso sulla rivista dell’associazione dei cardiologi americani (American Heart Association) che sicuramente offre uno spunto interessante, ma va interpretato con attenzione. Che la cannabis possa aumentare la frequenza cardiaca è una cosa nota, ma la maggior parte degli individui tollerano questo effetto. I ricercatori hanno analizzato specificamente un database francese dove i medici sono tenuti per legge a segnalare ogni caso legato all’uso di droghe che secondo loro “porta a incapacità funzionale temporanea o permanente o disabilità, ospedalizzazione per pazienti ricoverati o prolungamento del ricovero in corso, ad anomalie congenite, o per un immediato rischio vitale o morte”. Hanno poi cercato i consumatori di cannabis e hanno trovato ombre su meno di 2.000 pazienti negli ultimi 5 anni. E’ impossibile sapere che cosa significa quel numero senza conoscere il numero di persone che hanno visto questi medici o quanti pazienti hanno usato la cannabis e non sono stati segnalati in questo database. Poi, tra questi 2mila, ne hanno individuati 35 che hanno avuto problemi cardiaci.

QUELLO CHE MANCA PER UNO STUDIO SCIENTIFICO.
Ancora una volta è impossibile interpretare questo numero senza conoscere il numero dei consumatori di cannabis in Francia, che secondo gli autori dello studio è di 1,2 milioni di persone. Se si divide 1,2 milioni per 35 si ottiene circa 0,00003. In tutto questo, come faceva notare un articolo dell’’associazione NORML, si deve supporre che non tutti i consumatori di cannabis siano andati dal medico e non tutti coloro che hanno usato cannabis e hanno avuto complicazioni cardiache l’abbiano confessato ad un medico, quindi dando ai proibizionisti il beneficio del dubbio e moltiplicando per 100 il numero ottenuto prima, otteniamo comunque uno 0,003. Se queste sono le probabilità di avere complicazioni cardiache come utente di cannabis francese, il primo pensiero è che l’utilizzo di cannabis protegge le persone da problemi cardiaci. Abbiamo bisogno di un gruppo di controllo di persone che non usano la cannabis per conoscere il loro tasso di problemi cardiaci, ma, come sottolineano gli autori, noi semplicemente non abbiamo tali dati. “In breve – conclude l’articolo di NORML – questo studio ci dice molto su che tipo di complicazioni cardiache sono apparse in persone che sono state segnalate al governo francese per problemi legati alla cannabis, ma ci dice poco sul legame tra uso di cannabis e le malattie cardiovascolari”.

LA CANNABIS PIU’ PERICOLOSA DELL’ALCOOL? Per la stragrande maggioranza delle persone la marijuana pone un rischio fisiologico minimo, soprattutto se paragonata ad alcool e sigarette, che causano decine di migliaia di morti cardiache ogni anno (in questo senso la cannabis è stata indicata in vari studi perché può ridurre i danni causati dall’alcool a cervellofegato, oltre ad essere indicata come sostanza potenzialmente adatta a curare l’alcolismo e altre gravi dipendenze). Secondo uno studio del 2009 pubblicato su American Scientist sulla tossicità relativa di droghe ricreative, consumandone 10 volte una dose “efficace”, l’alcool è potenzialmente fatale, mentre un utente avrebbe bisogno di ingerire 1.000 volte la dose efficace di marijuana per rischiare la morte. Ma per l’autore del nostro articolo, “l’alcool a queste dosi (usate a scopo ricreazionale) produce lieve euforia”.

LA CANNABIS SAREBBE UN CATTIVO FARMACO? La seconda sparata degna di nota contenuta nell’articolo è che “qualsiasi farmacologo avrebbe fatto presente ai ministri «competenti» che i principi della cannabis, i cannabinoidi, hanno caratteristiche che li rendono i peggiori farmaci per uso terapeutico. Si assorbono dopo ore per via orale e ancora più lentamente vengono eliminati. L’unica via di somministrazione che consente un rapido assorbimento è quella inalatoria. Ma questa via è inaccettabile per l’uso terapeutico, dato che non consente un dosaggio prevedibile ed è associato all’assunzione di composti cancerogeni”. L’unica verità contenuta in questa frase è che la cessazione degli effetti della cannabis sull’uomo avvenga gradualmente. Il THC nell’uomo ha quello che si definisce un metabolismo lento, caratteristica che impedisce a questa sostanza di portare a crisi d’astinenza, tant’è che la letteratura scientifica è unanimemente concorde nell’escludere l’esistenza stessa di una sindrome d’astinenza da cannabis nell’uomo. Se il dottore avesse fatto un giro in internet, avrebbe facilmente scoperto come ci siano centinaia e centinaia di farmacologi, dottori e scienziati, che spiegano come i cannabinoidi siano la nuova frontiera della medicina. Non abbiamo qui lo spazio per raccontare quali siano quelli principali e quali proprietà benefiche abbiano, potete fare tranquillamente delle ricerche sul nostro o su altri siti e trovare articoli scientifici dettagliati in abbondanza.

VERE BUGIE ALIMENTATE DA PREGIUDIZIO E IGNORANZA. Poi ci sono due bugie vere e proprie e cioè che l’inalazione non consenta un dosaggio specifico e sia associato all’assunzione di composti cancerogeni. A detta di molti esperti a livello mondiale, tra i quali il dottor Grinspoon, noto psichiatra statunitense e professore emerito dell’Università di Harvard che abbiamo avuto l’onore di intervistare per il secondo numero della rivista cartacea, di cui vi riportiamo le parole: “Una delle grandi qualità mediche del fumare o vaporizzare sta nel fatto che il paziente può calcolare il dosaggio con precisione l’inalazione di cannabis viene percepita così rapidamente che il paziente può smettere quando ha diminuito con successo i propri sintomi”. Riguardo all’assunzione di composti cancerogeni potete innanzitutto controllare pareri e studi di illustri pneumologi come il dottor Tashkin che spiegano come il tabacco sia infinitamente più dannoso della cannabis, che non influisce sullo sviluppo di cancro al polmone. Se nell’articolo ci si riferisce alle sostanze cancerogene derivanti dalla combustione, non si può non ricordare come per l’assunzione terapeutica i medici consiglino l’utilizzo del vaporizzatore, che non solo permette di assumere i cannabinoidi e i principi attivi in maniera più pura, ma elimina anche tutti i prodotti nocivi della combustione, portando i polmoni ad assumere semplicemente vapore.

LA STAMPA SI DEVE RIALLINEARE CON I MEDIA DI REGIME? Non abbiamo capito il motivo di questa pubblicazione, soprattutto perché La Stampa stava seguendo, dando ampio spazio, le vicende relative agli sviluppi della situazione sulla cannabis terapeutica nel nostro Paese. Ci viene però il dubbio che sia stato pubblicato per “rientrare nei ranghi”. Qui non si tratta di pluralismo dell’informazione, o di dar voci a opinioni; qui si tratta del tentativo di spaventare i lettori. Come se si avesse paura a spiegare con tranquillità che la cannabis possa essere un farmaco utile per migliaia di persone e per avere la coscienza a posto agli occhi della politica e del mondo dell’informazione si sia costretti a non sbilanciarsi troppo. Un po’ come dire: “Ok, la cannabis può anche fare bene, ma per non sbagliare continuiamo a raccontarvi che è un farmaco inefficace e che uccide le persone, sapete, nella vita, non si sa mai”.

Infine una considerazione generale: secondo l’autore dell’articolo l’idea di coltivare in Italia la cannabis per produrre i farmaci derivati serve solo per “nascondere l’intera questione sotto una coltre di fumo”. Ricordiamo a tutti che in Italia le cure con i derivati dalla cannabis sono autorizzate dal 2007, come in tutto il resto dei paesi civili. Con la produzione italiana non si vuole alzare nessuna coltre di fumo, ma semplicemente sfruttare le competenze dello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze per fare in modo che i farmaci che già vengono distribuiti non siano più importati dall’Olanda, facendo in questo modo risparmiare i pazienti e il Sistema Sanitario Nazionale.

a cura della redazione di cannabisterapeutica.info

http://www.dolcevitaonline.it/cannabis-con-la-produzione-italiana-torna-la-caccia-alle-streghe/

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On Air …con voi, per la Canapa!

COMUNICATO STAMPA della Redazione di On Air

In vista dell’imminente uscita del N. 0/1 di 0nAir -Visioni&Rivoluzioni- un nuovo trimestrale di Rigenerazione Eco-Sintonica, prevista per la fine di Ottobre 2014, con presentazioni ufficiali in programma a Palermo (25-10-2014 presso il Teatro Garibaldi alla Kalsa) e a Roma ( Novembre 2014, luogo in via di definizione), pubblichiamo il comunicato stampa della Redazione:
________________________________________________________________

La Redazione e tutte le persone di 0n Air vi invitano a sintonizzarvi sulle frequenze d’onda che stiamo trasmettendo e vi anticipano parte dei contenuti del nuovo Magazine al servizio della battaglia per la legalizzazione della Canapa:

Siamo in fase di risveglio e qualcosa in queste albe del 2014 ci ha riportato a frequenze mai “spente” di trasformazione profonda e radicale. Stavolta dietro le porte sprangate da scardinare, per quanto ci riguarda, c’è una millenaria amica dell’essere umano.

C’è da SPRIGIONARE una antica e benefica PIANTA, che è in grado di curare il corpo e la mente di chi ne fa buon uso, nella stessa maniera in cui è in grado di rigenerare e di disinquinare la terra dove cresce.

Il suo seme è il più straordinario elemento nutritivo che la nostra scienza nutraceutica riconosca e i suoi principi attivi essenziali, i Cannabinoidi, si sono rivelati essere degli straordinari agenti anti-tumorali, oltre a confermarsi come elementi decisivi rispetto al benessere neuro-biologico della Persona.

EPPURE in Italia LA MANIGLIA RESTA BLOCCATA, si stenta a uscire dal clima di oscurantismo proibizionista che come una soffocante cappa culturale impone politiche informative medievali, tura le orecchie di un intera comunità rispetto a quelle che sono le acquisizioni scientifiche incontrovertibili sulle qualità e sulle enormi potenzialità della CANNABIS.

Una legge criminale e criminogena è stata abrogata per vizio procedurale di incostituzionalità, ma quello che ne è venuto dopo somiglia, ad oggi, più a un pasticcio di lasagne all’italiana che ad una reale svolta sul piano delle politiche sociali, sanitarie, giudiziarie e culturali.

Politiche ancora oggi nel nostro bel paese INCAPACI di andare decisamente nella direzione della STRATEGIA di RIDUZIONE del DANNO indicata dall’Unione Europea come PRIORITARIA.

Ed altrettanto incapaci, fatto di una gravità capitale in un momento di crisi come quello attuale, di SPRIGIONARE, ATTIVARE e LANCIARE la STRAORDINARIA ECONOMIA VERDE che può scaturire a tutti i livelli dall’ottimizzazione della coltivazione della Canapa/Cannabis.

Intendiamo riproporre con fermezza la fondamentale esigenza di transitare dal concetto di ECO-SOSTENIBILE al concetto di ECO-SINTONICO. Pensiamo che il NOSTRO PIANETA non abbia bisogno di altri carichi ritenuti “SOSTENIBILI”, ma necessiti di ARMONIA e chiede azioni e movimenti che siano sintonici con il Principio che lo anima, lo governa e lo attraversa con coerenza in ogni proprio aspetto in ogni istante di Vita.

OnAir avrà come Direttore Responsabile Marcello Baraghini, fondatore storico di STAMPA ALTERNATIVA e ha già regolare registrazione al tribunale di Roma come supplemento a StampaAlternativa.

Da ottobre con voi …per la Canapa/Cannabis, la pianta dai due nomi e dai 3000 usi, tutti buoni!

Redazione On Air

http://www.onairmagazine.it – info@onairmagazine.it

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Il buon senso si riaffaccia nei tribunali

Riceviamo questa confortante notizia dall’avv. Zaina:

Desidero informarvi che il fronte giurisprudenziale in materia di coltivazione si è arricchito di un nuova sentenza assolutoria.

Il GUP presso il Tribunale di Ravenna ha, infatti, assolto un mio assistito M.C. – imputato di avere coltivato 7 piantine (2 delle quali alte 30 cm e 5 alte oltre un metro) e di avere detenuto alcuni grammi di marjiuana – con formula piena, affermando che il fatto non sussiste per quanto concerne la coltivazione e che il fatto non costituisce reato per quel che riguarda la detenzione.


La particolarità del caso – al di là del numero delle piante (almeno 5 potevano avere rilevanza, anche se le altre più piccole contenevano anch’esse presenze di THC ma in termini irrilevanti) – consiste nella circostanza che ho contestato da sempre, le modalità con le quali era stata effettuata la perizia tossicologica sulle principali 5 piante.

Il laboratorio di analisi dei Carabinieri di Bologna, incaricato dell’indagine peritale, aveva – infatti – analizzato una sola delle 5 piante (a campione) ed aveva (impropriamente) ritenuto di potere moltiplicare per 5 il risultato ottenuto dalla verifica di quel campione – il quale peraltro presentava una percentuale di THC pari allo 0,60% ed un quantitativo assoluto non particolarmente elevato.


Tale modo di procedere all’analisi (oltre che le relative conclusioni) è stato vivamente contestato dallo scrivente.
Ogni pianta, infatti, come sostengo da tempo, deve formare oggetto di un esame autonomo, perchè ciascun vegetale (anche se seminato nello stesso periodo) presenta dei caratteri organolettici e strutturali differenti.

L’accertamento deve, pertanto, fornirci un quadro individuale, si che si possa comprendere quali e quante piante rilevano ai fini coltivativi.
Se posso fare un esempio, in presenza di 5 mele provenienti dal medesimo albero, non sarebbe corretto sottoporre a verifica (ponderale, di maturazione etc.) una sola per poi sostenere che anche le altre presentano lo stesso peso e le stesse caratteristiche.

E’ stato fatto, poi, osservare che la percentuale di THC (0,60%) rinvenuta si poneva, comunque, certamente al limite di soglia minima per dedurre che si trattasse di cannabis idonea a produrre effetti stupefacenti, piuttosto che di canapa ad uso industriale. Dunque un altro dubbio e non di poco conto.

Al di là di queste osservazioni procedurali, è stata sottolineata anche l’importanza dell’assenza – nella condotta coltivativa dichiaratamente finalizzata, per ammissione dell’imputato, al consumo personale – di un livello d’offensività tale da violare l’art. 73 dpr 309/90.

Nella specie, poi, la rudimentalità dell’azione poteva ragionevolmente far ravvisare quella che da tempo è stata definita coltivazione domestica, in antitesi con quella forma di coltivazione agraria che presuppone un governo del territorio ed un uso di tecniche sofisticate.

Da ultimo la volontà del singolo di coltivare per sè, appare indice sintomatico di una scelta di abbandonare la frequentazione del mercato illecito. Con la caduta della domanda, anche l’offerta criminale subisce naturalmente una contrazione.


Allo stato, non sono note le motivazioni che verranno depositate entro 30 giorni, ma vi è da ritenere che esse non si discosteranno dagli argomenti sin qui esposti.

Ammetto un’altra bella soddisfazione professionale, ma sono, soprattutto, lieto, perchè M.C. è una persona per bene, incensurata, con un’attività lavorativa fiorente, un mero consumatore che ha coltivato; l’esatto opposto del prototipo del criminale.

Avv. Carlo Alberto Zaina

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Terapeutica ma illegale!

Leggo la seguente notizia: “Un uomo di 36 anni gravemente malato, residente in provincia di Genova, è stato arrestato dai carabinieri per la coltivazione di otto piante di canapa. Agli ufficiali che hanno fatto irruzione nella sua casa per compiere la perquisizione ha mostrato il regolare certificato medico che lo autorizzava a consumare marijuana per scopi terapeutici a causa della grave patologia della quale soffre. Ha giustificato l’autoproduzione casalinga con la motivazione che la cannabis medica ottenibile tramite la procedura legale costa troppo e non se la può permettere. Questo non è stato sufficiente per evitargli l’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente”.

Sappiamo benissimo che, anche se legale dal 2007, la cannabis per uso terapeutico arriva in Italia solo tramite una procedura d’importazione autorizzata dal ministero della Salute. Forse le cose cambieranno adesso che è stato autorizzato alla produzione il centro militare di Firenze. Fin quando comunque no ne avremo di “produzione italiana”, chi è affetto da patologie per le quali è prevista la prescrizione di cannabis, sarà costretto a pagare cifre che raggiungono i 43 euro al grammo. Chi non può permettersi di affrontare queste spese, anche avendo una regolare prescrizione da parte del medico, è costretto a “tenersi i dolori”, ed a sopportare il peggioramento del suo stato di salute rispetto a chi, in altre parti del mondo, ha libero e facile accesso a cure che, per LEGGE, spettano a tutti i malati.

Il DIRITTO DI CURA non è un qualcosa di “opzionale”, che può variare da uno Stato all’altro. Violare tale diritto è decisamente più grave di mettere dei semi in terra ed innaffiare le piante che nascono da essi. Non è assolutamente accettabile che un malato, per alleviare le proprie sofferenze, debba rivolgersi al mercato nero o rischiare legalmente attraverso la coltivazione non autorizzata di canapa.

Come può un carabiniere (o altro rappresentante della “legge”), che dovrebbe difendere il popolo, schierarsi dalla parte di lobby che si arricchiscono sfruttando la sofferenza altrui? E’ davvero tanto difficile capire che, ciò che ci arrivano nei barattoli di Bedrocan, e che viene usato per preparare il Sativex o il Dronabinol (Marinol negli USA), è lo stesso fiore prodotto da quelle piantine che loro si ostinano a requisire e distruggere?!
In casi del genere è palese che l’accusa di coltivazione ai fini di spaccio è assolutamente una cazzata! Se dovessero formulare correttamente l’accusa dovrebbero dire: coltivazione di cannabis ai fini di “risparmio economico” che lede gli interessi di case farmaceutiche, mafia e lobby varie!

Vi rendete conto che questa è coltivazione di cannabis per “disperazione”!? Altro che spaccio!

I malati che hanno ottenuto il permesso di usarla, a meno che non la rubino, dovrebbero potersela procurare come vogliono perché, la cannabis comprata in farmacia e quella coltivata in giardino, sono ugualmente efficaci. La cose importante, è garantire il farmaco ai malati e non garantirne la vendita in farmacia!
Siamo davvero giunti ad una situazione ridicola. Servirebbe un processo contro la stupidità umana e contro l’insensibilità.
E’ come se, vivendo vicino un ruscello da cui scorre acqua pura, fossimo obbligati per legge a comprare acqua in bottiglia per dissetarci. Ma qual’è la logica seguita nello scrivere certi “leggi”?

Chissà, se potessimo riprendere coscienza delle proprietà terapeutiche dei vegetali e utilizzare solo i loro derivati fatti in casa, forse verremmo perseguitati per la coltivazione di tutte le piante, o per la raccolta di esse.

Non ci sono motivazioni valide per vietare l’uso di cannabis: è una delle sostanze meno tossiche al mondo. Non ci sono scusanti, specie in una società in cui veniamo giornalmente avvelenati da farine 00, da zucchero raffinato, da sostanze nocive usate per migliorare le produzioni agricole e zootecniche. Mi vietano di farmi “’na canna”, ma non di mangiare al Mc Donald’s tutti i giorni. E’ questo l’interesse nei confronti della salute del cittadino?

Le principali cause di malattie e morti nel mondo non hanno nulla a che vedere con la cannabis che rimane solo una pianta, ed è solo l’idiozia imperante che si ostina a vietarne la coltivazione e l’uso.

Giuseppe Nicosia (referente ASCIA Sicilia – responsabile produzioni Sicilcanapa)

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Le solite bufale proibizioniste

Nelle ultime settimane il dibattito sulla legalizzazione in Italia pare si sia rilanciato, quanto meno a livello di quantità di righe dedicate al tema sui giornali. E dopo le dichiarazioni esplicite a favore della legalizzazione da parte di Umberto Veronesi  e del sottosegretario del governo Renzi Benedetto Della Vedova, stiamo ora registrando la reazione dei consueti baluardi del proibizionismo in Italia: Carlo Giovanardi e la comunità di San Patrignano, ai quali si sono unite per l’occasione le “brillanti” analisi sul tema da parte di Letizia Moratti.

Si tratta, come sempre, di opinioni che nel migliore dei casi sono assolutamente ideologiche ed irrazionali, e nel peggiore sono vere e proprie menzogne.
Bufale sparate come armi di disinformazione di massa in modo deliberato.

1. LA LEGALIZZAZIONE NON E’ ECONOMICA PERCHE’ AUMENTA I COSTI SANITARI 
Questo è sostanzialmente uno degli argomenti utilizzati dall’ex sindaco di Milano nella sua intervista <http://www.lastampa.it/2014/09/02/italia/cronache/la-marijuana-libera-sarebbe-un-fiasco-per-il-nostro-pil-il-volontariato-vale-di-pi-FunhCYx4DJeVzCitw94RNO/pagina.html> rilasciata al quotidiano La Stampa. Secondo Letizia Moratti: “La legalizzazione non conviene economicamente perché aumenterebbe i costi a carico della sanità per le dipendenze”. Si tratta naturalmente di una argomentazione che non sta in piedi. Primo, perché i costi sanitari della cannabis, come ben spiegato da Umberto Veronesi, sono sostanzialmente inesistenti. Secondo, perché i veri costi economici della cannabis per lo stato sono quelli legati alla sua repressione: mantenere i costi di quasi 28.000 detenuti in carcere e 200.000 processi pendenti a causa della legge sulle droghe, buona parte dei quali per possesso di cannabis, nonché lo stipendio di centinaia di poliziotti impiegati tutto il giorno a dare la caccia a ragazzi in possesso di un paio di canne.

2. SE LE CANNE SONO LEGALI COME FACCIAMO A DIRE AI RAGAZZI DI NON FARSELE?
Ancora la Moratti: “Come fa il genitore o l’insegnante a dire a un ragazzo che non deve farsi le canne se le canne sono in vendita dal tabaccaio?”. Beh, a parte che dal tabaccaio non si vendono nemmeno in Olanda o in Colorado, ed è ovvio che non sarebbe così neanche in Italia. Venendo ai consigli alle mamme preoccupate sui quali tanto punta la Moratti, forse sarebbe il caso di spiegare una volta per tutte che è proprio sulle sostanze legali che è possibile per lo stato fare prevenzione, come nel caso di alcol e tabacco. Fino a che la cannabis sarà illegale, invece, non vi potrà essere alcun controllo, né in termini di prevenzione, né di analisi della qualità della sostanza stessa.

3. LEGALIZZANDOLA RISCHIAMO DI AVERE PILOTI E CHIRURGHI CHE LAVORANO FATTI
Qua non è che siamo al livello dei discorsi da bar parrocchiale, siamo molto più in basso. E’ ancora la Moratti a deliziare i lettori de La Stampa, con questa perla: “Lo stato deve dire forte e chiaro che la droga fa male e va combattuta. A meno che non vogliamo piloti di aereo o conducenti di scuolabus o chirurghi che vanno al lavoro fatti”. Avrebbe avuto buon gioco l’intervistatore a ribattere con un’osservazione altrettanto banale, del tipo: legalizzare non vuol dire certo che il chirurgo si può fumare una canna mentre opera, allo stesso modo in cui ora si spera che non si beva una bottiglia di grappa durante la pausa pranzo. Ma non è successo.

4. SI COMINCIA CON LE CANNE E SI FINISCE CON L’EROINA
Ecco a voi l’argomento evergreen di tutti i proibizionisti, riprosto per l’occasione dal responsabile terapeutico della comunità di San Patrignano, tale Antonio Boschini. “Esistono molti consumatori di cannabis che non passano all’eroina, ma non esiste un solo consumatore di eroina che non sia passato dalla cannabis”, ha affermato <http://www.sanpatrignano.org/it/conviene-davvero-liberalizzare-marijuana> . Registro con piacere che anche a San Patrignano si vedono oggi costretti ad ammettere che non esiste nessun automatismo nel passaggio tra cannabis e droghe pesanti, cosa che sostenevano impunemente fino a qualche anno fa’. Tuttavia siamo ancora alla storiella che tutti gli eroinomani hanno cominciato con le canne: e perché non sostenere che tutti gli eroinomani avevano avuto a che fare anche con il vino prima di cominciare a bucarsi? Forse perché San Patrignano ne produce e vende 500mila bottiglie ogni anno? Ma no, sarà sicuramente un caso.

5. LA VECCHIA STORIA DI BORSELLINO CONTRO LA LEGALIZZAZIONE
Passiamo infine a Giovanardi il quale, evidentemente a corto di argomenti, ha preso il vizio di tirare fuori Paolo Borsellino ogni volta che si parla di legalizzazione. “Paolo Borsellino girava l’Italia spiegando a tutti che la liberalizzazione della cannabis era il più grande regalo che si potesse fare alla criminalità organizzata, che avrebbe così moltiplicato i suoi affari e i suoi traffici”, ha dichiarato <http://www.carlogiovanardi.it/sito/modules.php?name=News&file=article&sid=2826>  pochi giorni fa. Il problema è che Borsellino nel suo intervento sul tema (che è visibile <https://www.youtube.com/watch?v=0bOfs2gUc7A>  su youtube) non afferma in nessun passaggio ciò che vorrebbe mettergli in bocca Giovanardi. Il magistrato ucciso dalla mafia dice semplicemente che “la mafia esisteva prima del traffico di droga ed esisterebbe anche dopo”, e che cercherebbe “nuovi modi e nuove fascie di clienti per fare soldi con la droga”. Si tratta di affermazioni rispettabili e tutto sommato ovvie, ma proprio da nessuna parte dice che legalizzare “sarebbe un regalo alla mafia” come Giovanardi afferma.

Fonte: http://www.dolcevitaonline.it/cannabis-5-bufale-dei-proibizionisti-italiani-da-smontare-una-volta-per-tutte/

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