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Apriamo insieme il primo Canapa Info Point di ASCIA

Abbiamo la possibilità di aprire il primo circolo ASCIA a Santa Fiora sul Monte Amiata (Grosseto), che funzionerà come un Info Point sulla Canapa e sarà punto di riferimento per tutti i nostri soci e simpatizzanti.

Questi sono gli obiettivi nelle nostre intenzioni:

1 – Portare di nuovo la Canapa alla conoscenza dell’opinione pubblica attraverso l’esposizione, le informazioni e la vendita di tutti i prodotti che possono essere derivati dalla Canapa, e confrontarci con le Istituzioni e la cittadinanza tramite dibattiti, conferenze e cineforum, iniziando, da questo territorio, una consistente opera di sensibilizzazione sulle proprietà terapeutiche, nutrizionali ed eco-sostenibili della Canapa.

2 – Costituire regolarmente il Canapa Info Point che avrà una sede fisica e legale, per acquisire ulteriore credibilità e potere contrattuale, nel lavoro e nella collaborazione che abbiamo sempre svolto e messo a disposizione delle forze politiche sensibili al problema.

3 – Dare ai soci, che ad oggi sono circa 650, la possibilità di incontrarsi ed organizzarsi per l’apertura di altri circoli Info Point ASCIA in varie regioni e creare una rete visibile e operativa.

4 – Avere inoltre una sede fisica dove poter svolgere l’assemblea annuale che da quel momento vedrà la strategia di ASCIA realmente elaborata e condivisa da tutti i soci, ed organizzare insieme, per la prossima estate, la prima “Festa della Canapa” promossa dalla nostra Associazione.

Lanciamo una colletta tra tutti i soci e sostenitori di ASCIA: obiettivo 6.000 euro

ASCIA è fino ad ora andata avanti con l’autofinanziamento, cosa che ci ha permesso di coprire appena appena le spese di realizzazione del materiale promozionale, di partecipare alle Fiere, e di essere presenti in decine di altri eventi, ma seppur modesto, non siamo in grado di sostenere da soli i costi di questo progetto.

La nostra Associazione oggi conta 650 soci, il che vuol dire vuol dire 650 persone che hanno avuto il coraggio di metterci la faccia in una battaglia dura e delicata come quella che da 4 anni stiamo conducendo, e a questo punto, oltre la faccia vi chiediamo anche di partecipare attivamente per creare insieme la “Casa di tutti gli estimatori della Canapa”, basterebbe anche un piccolo versamento di 10 euro da ogni socio per poter raggiungere facilmente e in breve tempo l’obiettivo preposto.

Vi chiediamo quindi un piccolo sforzo, se entro la fine di marzo avremo raggiunto l’obiettivo, allora dalla prossima primavera ASCIA avrà una sua sede fisica da dove operare, altrimenti dovremo rassegnarci a continuare la nostra battaglia dal web, una lotta che abbiamo sempre condotto con il massimo impegno e con tutte le risorse che questo strumento ci ha concesso, ma che ora risulta indubbiamente limitato per le potenzialità organizzative dei coltivatori/consumatori.

Dobbiamo quindi fare un salto di qualità se vogliamo organizzarci realmente per ottenere quello che ci spetta di diritto: l’autodeterminazione nelle scelte individuali.

In base alle vostre disponibilità vi invitiamo a partecipare attivamente e contribuire con un versamento seguendo le indicazioni a questo link

Vi terremo aggiornati sull’andamento della colletta, come in seguito vi terremo aggiornati sull’impiego e la destinazione dei soldi raccolti.

Grazie a tutti per quello che potrete e vorrete fare.

Direttivo ASCIA

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Incontro con i senatori M5S

Il 10 dicembre è convenzionalmente riconosciuto come la giornata mondiale per “i diritti dell’uomo” e non avrebbe potuto esserci giornata migliore per poter reclamare l’applicazione di quei diritti proprio dall’interno di quelle Istituzioni che sono le prime a violarli!

I rappresentanti di LapianTiamo e quelli di ASCIA, proprio il 10 dicembre, hanno avuto un incontro con un gruppo di senatori del M5S, ai quali è stata di nuovo espressa l’urgenza di agire per difendere il diritto alla cura, al culto e alle libere scelte, come declamato dalla nostra Costituzione.

L’ultimatum lanciato da LapianTiamo, come affermato più volte da Andrea Trisciuoglio durante l’incontro, ha un solo significato: “noi non possiamo più aspettare e a primavera la piantiamo!” e questa affermazione ha un solo significato: se in questi pochi mesi, l’urgenza espressa dai pazienti viene recepita e protetta, bene, altrimenti, la vulnerabilità dell’impresa non potrebbe far altro che risolversi con un nuovo e antipatico percorso giudiziario che vedrebbe lo Stato italiano processare delle persone bisognose di cure …e questo sarebbe imbarazzante per qualsiasi persona rappresenti lo Stato italiano.

I senatori hanno promesso di valutare anche la possibilità di sostenere forme di disobbedienza civile e per stimolarli a prendere decisioni determinate e coraggiose vorremmo citare il Mahatma Gandhi: “La disobbedienza civile diventa un dovere sacro quando uno Stato diventa despota o corrotto e un cittadino (a qualsiasi livello) che scende a patti con un simile Stato è complice della sua corruzione e del suo despotismo”.

Ma l’incontro è stato anche un’opportunità per fare il punto della situazione sulla repressione ancora in atto nonostante l’abrogazione della fini-giovanardi, sulla benda culturale stretta intorno agli occhi dei nostri governanti e sulla necessità di togliere alla criminalità una fonte indispensabile di guadagno come quella che si procura dal mercato illegale della cannabis, al quale spesso gli stessi pazienti sono costretti a rivolgersi.

Si è quindi convenuto di organizzare un tavolo permanente di confronto dove poter elaborare insieme una strategia per:

- Convocare in tempi brevi una conferenza stampa e attivare tutte le possibilità offerte dagli iter parlamentari per sbloccare la legge regionale che permetta a LapianTiamo di iniziare il progetto pilota e simultaneamente portare di nuovo all’attenzione mediatica e politica, la necessità di arrivare, in tempi brevi, ad ottenere una legge per la regolamentazione della coltivazione domestica ad uso personale.

- Coinvolgere trasversalmente i gruppi parlamentari sull’urgenza di nuove normative per contrastare gli interessi delle Comunità di Recupero e dei Se.R.T. a scapito di una tossicodipendenza inesistente e per stroncare definitivamente quelli della criminalità legata al narcotraffico.

- Presentare anche in Senato una Proposta di Legge, in linea con quella presentata dall’on. Ferraresi alla Camera (che era presente all’incontro), per aprire un altro fronte da cui partire per un dibattito parlamentare sulla regolamentazione della coltivazione domestica e possibilità associative tra coltivatori/consumatori.

Nel parlamento è nata la persecuzione nei confronti dei coltivatori/consumatori e nel parlamento deve finire e le possibilità che ci vengono offerte oggi sono forse irripetibili …approfittiamone!

Ringraziamo il sen. Ciampolillo per aver indetto questo incontro, da cui, auspichiamo, possano venire concrete soluzioni ai molteplici problemi che abbiamo esposto.

LapianTiamo – ASCIA

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ULTIMATUM di LAPIANTIAMO!

Dopo i numerosissimi contatti con le Istituzioni parlamentari per richiedere l’autorizzazione ad avviare il progetto pilota per la produzione di cannabis terapeutica (già legiferata dalla Regione Puglia lo scorso 22 luglio) e dopo le reiterate disobbedienze civili che ci hanno visto piantare cannabis per la prima volta al mondo all’interno dei palazzi delle Istituzioni, nulla per alleviare le nostre condizioni è cambiato!

Questo per dire che è trascorso troppo tempo dalla nascita LapianTiamo (29 gennaio 2013) e che da allora, la lista delle persone che non ci sono più aumenta a dismisura.

Questo per dire che i tempi di noi malati (non piu’ in grado di aspettare), sono diversissimi e diametralmente opposti da quelli della politica.

Ed e’ per questo che adesso il nostro nome LAPIANTIAMO assume anche il significato “ORA BASTA”!!! Basta ai troppi proibizionismi che ledono i diritti di noi malati.

La succitata legge regionale pugliese riceveva approvazione all’unanimità e questo significa che nessuna forza politica si e’ mai permessa di ostacolare quanto veniva realizzato dai malati di LapianTiamo, ma oltre ad una apprezzabile manifestazione di “buone intenzioni” sembra che avanti non si possa andare.

Di questa insensibilità del mondo della politica di fronte all’urgenza di prendere delle decisioni è ciò che andremo a chiedere in Senato il prossimo mercoledi 10 dicembre.

Saremo di nuovo al Senato della repubblica per portare (come piu’ volte ho fatto con il mio corpo malato) al cuore della politica un nuovo e ultimo messaggio di URGENZA reclamato da tutti noi che non abbiamo più tempo per aspettare.

Saremo li per tentare di far sentire il nostro fiato sul collo alle Istituzioni che, ancora peggio dei sordi che non vogliono sentire, non autorizzano quanto da LapianTiamo è stato creato, proposto e condiviso.

SE DOBBIAMO FARE DA SOLI, FAREMO DA SOLI!

Vogliamo dare la massima visibilità a questo incontro, che avverrà presso il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, promosso dai senatori Ciampolillo e Airola che ringraziamo, perché ci danno di nuovo la possibilità di martellare dove il muro del proibizionismo è stato costruito.

All’incontro parteciperà anche ASCIA, per riaffermare il sacrosanto diritto di coltivare piante di cannabis per uso strettamente personale e per lo scopo che si ritiene più opportuno e per questo diritto noi non smetteremo mai di lottare!

Andrea Trisciuoglio – LapianTiamo
Giancarlo Cecconi – ASCIA

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E’ come parlare ai sordi

Giovedì scorso è andato in onda nel programma di “Le Iene” un interessante servizio che comparava la cannabis venduta illegalmente con quella che invece viene autoprodotta.

Abbiamo aspettato qualche giorno per pubblicare questo articolo perché speravamo di fornire ai nostri lettori anche il link dove poter vedere il servizio, ma stranamente, mentre sono stati caricati, sul sito di “Le Iene”, tutti i podcast dei servizi della trasmissione del 26 novembre, quello sulla marijuana risulta inesistente, una dimenticanza o una censura alla sua diffusione operata alle Iene da “chissachi”? Comunque se nel frattempo fosse stato caricato o fosse reperibile in qualche altro sito vi preghiamo di segnalarlo.

In sintesi, il giornalista di “Le Iene” si è procurato in diversi luoghi di spaccio alcuni campioni di erba e li ha portati a far analizzare in un Centro di ricerca sicuramente in collaborazione con il DPA.

La dottoressa che ha analizzato i vari campioni, ha informato il giornalista che le analisi avevano riscontrato tracce di cocaina in un campione, tracce di pesticidi in un altro e una miscela di “smart drug” e “canapone” in un altro ancora.

Le conclusioni della dottoressa sono state quindi determinate nell’affermare che simili tipi di sostanze sono assolutamente nocive alla salute dei consumatori e che difficilmente potevano essere considerate droghe “leggere” in quanto, indipendentemente dagli elementi nocivi, tutti i campioni presentavano alte concentrazioni di THC.

A quel punto il giornalista è andato ad intervistare un grower, che gli ha mostrato la sua modesta coltivazione domestica, costituita da 4 piante coltivate con il metodo indoor e che gli ha esaurientemente spiegato i motivi del suo agire fuorilegge, soffermandosi sulla qualità del prodotto così ottenuto a vantaggio della propria salute e sulla volontà di non partecipare attraverso il suo consumo all’arricchimento delle narcomafie.

Un campione della coltivazione domestica è finito quindi nelle mani della dottoressa del Centro di ricerca che, dopo averlo analizzato, non ha potuto far altro che constatarne la purezza e la bassa tossicità, affermando che quella sì, poteva considerarsi una droga “leggera”!

Le conclusioni venivano lasciate all’intelligenza dello spettatore, non sicuramente a quella dei politici che stavano guardando il servizio!
Ringraziamo la redazione di “Le Iene”, che puntualmente con i loro servizi continuano a tenera viva la discussione sulla legalizzazione della cannabis, quello che ci dispiace è che simili contributi alla chiarezza dell’informazione passino sempre in orari discutibili e risultano a posteriori di difficile reperibilità.

Giancarlo Cecconi – ASCIA

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Un altro fine settimana “canaposo”

Monitorando gli eventi riguardanti la Canapa, notiamo con immensa soddisfazione che questa pianta, da decenni demonizzata come pericolosa “droga”, stia dimostrando, con le decine di manifestazioni su tutto il territorio nazionale che si moltiplicano in modo esponenziale, la sua determinazione per voler tornare al ruolo storico, economico e sociale che ha sempre ricoperto nella cultura della nostra collettività.
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28 nov. Bisenti (TE) – Dalla terra al piatto (cena con canapa)
https://www.facebook.com/events/737496009639133

28 nov. Monopoli (Bari) – Workshop Calce & Canapa
https://www.facebook.com/events/1502592910015280

28 nov. Castiglione delle Stiviere (MN) – Informazioni sulla coltivazione della Canapa
https://www.facebook.com/events/1557106351172103

29 nov. Como – Canapa, Alimentazione e Salute 
https://www.facebook.com/events/1494348470831938

29 nov. Sant’Ambrogio di Torino – Corso di cucina con la Canapa
https://www.facebook.com/events/879959048689257

29 nov. Villotta di Chions (PN) - Birra e Panini a base di Canapa
https://www.facebook.com/events/570476046419506

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Prevenzione o persecuzione?

Occupandomi di “canapa” è mia abitudine dare un occhiata veloce ad ogni articolo che riguarda questa pianta miracolosa: dalle nuove scoperte in campo medico, a quelle che riguardano l’impiego di canapa per la realizzazione di materiali innovativi ed ecologici.

Leggo anche gli articoli che riguardano gli arresti e le denunce e stamattina, tra le cose più bizzarre che mi sia mai capitato di leggere ho trovato questo: “Un sedicenne è stato denunciato dai carabinieri che gli hanno scoperto sul telefono cellulare foto di piante di marijuana. Il fatto è avvenuto ieri pomeriggio in Val Polcevera, nell’entroterra genovese. I carabinieri della stazione di Campomorone, al termine di accertamenti, hanno deferito in stato di libertà per ”detenzione ai fini di spaccio” il giovane, uno studente, abitante a Ceranesi, trovato in possesso di un tritaerba con evidenti tracce di marijuana e di un telefono cellulare contenente numerosi filmati e fotografie che, secondo i militari, comprovano il possesso e la coltivazione di marijuana. Il materiale è stato sequestrato”. (Fonte ADUC)

Sinceramente, il primo istinto è stato quello di uscire di casa, munito di macchina fotografica ed andare in un armeria e chiedere gentilmente al proprietario di prestarmi un fucile di grosso calibro per scattare delle foto. Potrei persino chiedere a qualcuno di posare con me, mentre fingo di colpirlo violentemente. Tutto ciò, farebbe di me un “presupposto” criminale? Se venissi trovato in possesso di certe immagini, sarei denunciato per possesso illegale di armi e per percosse? E, se dopo aver scattato le foto, acquistassi una fondina porta-pistola, sarebbe la prova definitiva di un possesso illegale di un’arma?

Il ragazzo aveva delle foto di piante di canapa che, probabilmente, sono già andate letteralmente in “fumo” e, quindi, non sapremo mai se sono servite per l’uso personale o per spaccio, se erano state coltivate da lui o erano di amici. Quelle piante potrebbero addirittura essere finte.

Posseggo decine, se non centinaia di foto in cui mi trovo accanto a piante di canapa. Spessissimo le foto riguardano coltivazioni in Olanda, in Spagna, in Svizzera. In Italia ho foto che mi ritraggono in campi di canapa coltivati a fini alimentari (coltivazioni autorizzate di varietà di cannabis sativa certificate, senza THC).

Di grinder sporchi ne ho avuti almeno quattro per ogni viaggio in Olanda, dato che non ne porto dall’Italia, ma li riporto a casa come souvenir da regalare agli amici.

Inoltre, volendo fare un paragone, Rita Bernardini, presidente dell’Associazione di pazienti LapianTiamo, posta da circa due anni immagini delle sue piante, ed io personalmente ho scritto commenti sotto quelle foto per darle consigli al fine di migliorare la coltivazione finalizzata alla disubbidienza civile, ma come abbiamo sempre affermato, secondo il persistente regime medievale, al rogo ci vanno i contadini e gli artigiani, ma Rita Bernardini, al rogo non ce la manderanno mai, nonostante le sue richieste e ci piacerebbe, a questo punto che, quantomeno, formulasse una interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni circa questo diverso metodo di valutazione del presupposto pericolo sociale.

La santa inquisizione non è mai morta …purtroppo! E sembra proprio che ancora basti accudire un gatto nero per finire sul rogo!

E’ ora che i nostri rappresentanti politici impongano una seria rivalutazione delle attuali leggi che, con la pretesa di vietare, continuano a creare disastri senza limitare minimamente il danno.

Se, invece, a qualche lobby (economica o ideologica) serve la scusa per perseguitare una minoranza, per creare un capro espiatorio, per distrarre la popolazione, per mantenere stati di discriminazione ed emarginazione, piuttosto che affrontare problemi reali, allora si capiscono benissimo certi episodi e la palese ostinazione a non voler risolvere un problema che, ormai, in diversi Paesi del mondo ha invece trovato una intelligente e civile soluzione.

Giuseppe Nicosia – ASCIA

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Un fine settimana ricco di eventi


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22 sabato Grottaglie (Puglia) – Effetti Benefici della Cannabis Terapeutica
https://www.facebook.com/events/366875700147219

22 sabato Genova – Festa del Raccolto 2014 “CSOA Terra di Nessuno”
https://www.facebook.com/events/793334144064547

22 sabato Torino – Verso una visione fenomenologica delle Droghe – incontro con Giorgio Samorini (Luminare Entnobotanico)
https://www.facebook.com/events/784933228211656/

22 sabato Gabettola (FC) – Antica Fiera della Canapa
https://www.facebook.com/events/721792841237359

22 sabato Potenza – Canapa Industriale, un modello per un futuro sostenibile
https://www.facebook.com/events/824993327543741/

23 domenica Senigallia – Giornata della canapa
https://www.facebook.com/events/1568738740029374

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Lettera Aperta a Putin: Legalizzare la cannabis

Fonte: encod.org

Un membro di Encod scrive una lettera a Putin: Legalizzare la cannabis

Lettera al presidente Federazione Russa, signor Vladimir Vladimirovič Putin

di Bushka Bryndova, membro di ENCOD ed ex Task Manager nel Programma di Assistenza Tecnica per la CIS della Commissione della Unione Europea(TACIS)


Le sto scrivendo questa lettera come membro da molto tempo della Coalizione Europea per Politiche Giuste ed Efficaci sulle Droghe (ENCOD), una piattaforma di cittadini che si oppongono all’approccio di “guerra alle droghe” che i nostri governi hanno preso durante gli ultimi 50 anni.

Questo approccio ha avuto delle conseguenze disastrose. Il traffico illecito è un motore fondamentale dietro il crimine organizzato, e il grosso dei suoi profitti è sotto controllo da parte di potenti finanziari ben strutturati nel mondo occidentale.

Per questi motivi, io credo sinceramente dovrebbe prendere la sua strada su questa materia.

Lettera al presidente Federazione Russa, signor Vladimir Vladimirovič Putin

Per cominciare la mia lettera, Le invio i miei saluti cordiali. Forse Lei si ricorda di me quando eravamo in contatto all’inizio degli anni 90 a Bruxelles, quando Lei lavorava all’Ufficio del Sindaco di San Pietroburgo ed io ero impiegata alla Commissione europea al programma TACIS. Io La ho sempre tenuta in alta considerazione e quando Lei divenne il presidente russo ero molto contenta. Ora, dopo 14 , io credo ancora che fosse una scelta benedetta per il Suo paese. Dal momento che non sono d’accordo con la propaganda antirussa pregiudiziale nei nostri media mainstream mi sono unito al gruppo Facebook “Přátelé Ruska v České republice” (Amici della Russia nella Repubblica Ceca), qualche volta citato nei media russi. I suoi ranghi stanno crescendo costantemente.Abbiamo già oltre 7000 membri, che sono molto di più di molti partiti politici nel nostro paese.

Le sto scrivendo questa lettera come membro da lungo tempo della Coalizione Europea per Politiche Giuste ed Efficaci sulle Droghe (ENCOD), una piattaforma di cittadini che sono opposti all’approccio della “guerra alle droghe” che hanno preso i nostri governi durante gli ultimi 50 anni.

Questo approccio ha avuto delle conseguenze disastrose. Il traffico illecito di droghe è un motore di primo piano dietro il crimine organizzato, e il grosso dei suoi profitti è sotto il controllo di potenti interessi finanziari ben strutturati nel mondo occidentale.

Per questi motivi, io credo sinceramente che la Russia dovrebbe intraprendere la sua strada propria su questa materia.

Come primo passaggio, io credo che la Russia dovrebbe legalizzare la cannabis, strappare questa pianta dalle mani delle mafie delle droghe e restituirla al popolo.E’ solo un piccolo passaggio per un governo, ma un passaggio enorme per il diritto della umanità di utilizzare un rimedio scelto.L’attuazione di una base legale per regolare la produzione e distribuzione di cannabis:

1) creare una opportunità di produrre medicine naturali, a base di cannabis che renderebbe i pazienti russi meno dipendenti dai prodotti della industria farmaceutica.

2) porre la Russia in una posizione leader nella riforma internazionale delle leggi sulle droghe, e rinforzare la sua reputazione di paese modero con politiche sovrane basate sulla’ evidenza e non sui giudizi morali.

3) contribuire a ridurre il numero di dipendenti da alcool e droghe pesanti, dal momento che la cannabis può essere efficacemente utilizzata nel trattamento delle dipendenze.

Con riguardo all’impatto di questa misura per l’economia e la sicurezza pubblica della Russia, io La invito a considerare che i dati che sono presentati nello stato del Colorado (5.2 milioni di abitanti),dove la produzione e la vendita di cannabis per uso ricreazionale e medico è stato legalizzato il primo gennaio 2014. Alla fine di quest’anno, le vendite di cannabis hanno raggiunto quasi 300 milioni di dollari statunitensi,di cui 30 che vanno immediatamente allo stato per esser redistribuiti in vari programmi sociali.Nel frattempo, il crimine a Denver, la capitale del Colorado,é sceso di oltre un decimo.

In qualità di specialista esperto dell’utilizzo terapeutico della cannabis( con oltre 15 anni di esperienza), io posso chiaramente vedere che i benefici di questa pianta sono molto più alti dei danni che può causare e che sono spesso esagerati per ragioni politiche e commerciali.La cannabis non è pianta aliena in Eurasia; è la stessa pianta della canapa che è stata usata per molti secoli in Russia per utilizzi industriali, specialmente per la sua fibra resistente. La cannabis é anche una medicina popolare tradizionale utilizzata con successo per trattare un ampio spettro di malattie da un semplice raffreddore ad un cancro mortale senza pericolosi effetti secondari simili a quelli prodotti da medicine farmaceutiche.Le proprietà mediche della pianta sono soggette a studi scientifici intensivi che stanno confermando il suo ampio spettro di effetti terapeutici.

In Russia, la tradizione di medicina erboristica è sempre viva e la cannabis potrebbe contribuire a migliorare la cura sanitaria della sua popolazione. Naturalmente le preoccupazioni della parte di abusi dell’utilizzo della cannabis sono legittimi. Tuttavia, l’approccio repressivo nei confronti del mercato della cannabis ha fallito nella risposta a queste preoccupazioni. Attualmente, la gente che vogliono abusare della cannabis la troveranno piuttosto facilmente sul mercato nero, ma non i pazienti che ne avrebbero bisogno per il loro trattamento.

Alla fine di settembre, il ministro serbo della Sanità Zlatibor Lončar ha dichiarato che la Serbia sta considerando di attuare una regolamentazione legale della cannabis come una opzione per i pazienti. Questo è il passo giusto per una politica sulle droghe che è condotta sulla base della visione scientifica invece dei propri pregiudizi.

Io sono molto cosciente, Vladimir Vladimirovic, che attualmente Lei ha dei problemi molto urgenti e seri da affrontare. Ma io pure credo che come statista veramente responsabile Lei deve sempre pensare al futuro del Suo paese. Per questi motivi, io vorrei chiederLe di prendere un momento per considerare il mio suggerimento di cui sopra. Io confido nel fatto che dopo una riflessione seria Lei potrebbe trovare qualche interesse in questa. E credo pure che il Suo sostegno personale peserebbe molto, se questa questione dovesse divenire oggetto di una discussione pubblica.

C’é ancora un problema ancora più urgente che io vorrei chiederLe di considerare. Negli ultimi mesi la situazione in Crimea è diventata un test per la politica della Russia sulle droghe.E’ questa politica abbastanza matura da intraprendere alcuni nuovi passi? La Russia ha ora una chance unica di adottare i programmi di riduzione del danno che sono stati istituiti a Sebastopoli, Simferopol ecc. Io sto parlando di circa 140 persone chehe sono stati coinvolti nel programma di sostituzione con il metadone.Guardando alla situazione da un punto di vista puramente scientifico,tecnico, la Russia ha ora l’ opportunità di avvantaggiarsi di questa situazione e di condurre una esperienza pilota che potrebbe essere di grande valore per la modernizzazione della sua politica sulle droghe.

Io auguro a Lei e al Suo paese di superare pacificamente la presente crisi e di restituire alla Russia lo status di una potenza mondiale che a cui appartiene di diritto, mostrando il coraggio di guidare il mondo verso politiche più umane,giuste ed efficaci. Io credo sinceramente che questo renderebbe il mondo un posto più sicuro.

Con le mie più gentili memorie e sentimenti,

Bushka Bryndova, membro di ENCOD ed ex Task Manager nel programma di assistenza tecnica per la CIS della Commissione della Unione Europea (TACIS)

Con il sostegno del Comitato Centrale di Encod formato da Derrick Bergman (Paesi bassi), Elina Hanninen (Finlandia), Enrico Fletzer (Italia) e Janko Belin (Slovenia)

http://www.encod.org/info/Un-membro-di-Encod-scrive-una.html

ASCIA – Legalizziamolacanapa Org –  Associato ad ENCOD

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Le “Coltivazioni di Gruppo” come modello di “Cannabis Social Club”

Avevamo ritenuto opportuno sospendere questo articolo sui Cannabis Social Clubs in attesa che da Encod, dopo quanto emerso nell’ultima Assemblea Generale, fossero definiti e chiariti i concetti sulla costituzione di un’associazione di coltivatori/consumatori.

Da Encod arriva questo chiarimento: I cannabis social club non possono esser brevettati, dal momento che essi non sono altro che una idea, un concetto. In ogni paese, regione, forse città, gli attivisti come pure le autorità devono trovare la loro propria interpretazione di questo concetto. Non dimentichiamo che il nostro obbiettivo finale non è di creare dei cannabis social clubs. Il nostro vero obbiettivo è una legislazione all’interno della quale siano garanti i diritti di tutti gli adulti a possedere e coltivare, in casa propria, piante di cannabis per uso personale.

Considerata quindi la nostra situazione nazionale e le precisazioni di Encod, circa lo spirito e le motivazioni che devono animare i Cannabis Social Clubs, noi di ASCIA abbiamo proposto l’inserimento nelle proposte di legge degli on. Farina e Ferraresi di una norma che preveda la costituzione delle Coltivazioni di Gruppo:

Le Coltivazioni di Gruppo

Nella prospettiva di legalizzare l’auto produzione di canapa e considerando la necessità di consentire l’approvvigionamento in forma legale di chi non può coltivarsela, i CSC appaiono essere un esperimento valido, perlomeno nelle città e nei dintorni.
Ci appaiono però insufficienti per soddisfare l’esigenza di approvvigionamento legale di canapa nelle zone rurali o montuose o comunque lontane dalle città.

Per questo, negli stati europei dove venga legalizzata la coltivazione personale della canapa, ci sembrerebbe opportuno stimolare la possibilità di costituire anche piccoli CSC semplificati di amici o conoscenti, di massimo 20 persone, nei quali i soci si possano facilmente organizzare per coltivarsi il quantitativo annuale di canapa consentito dalla legge, incaricando uno o più soci, maggiormente esperti e/o con la capacità di poterlo fare, di coltivare le piante di canapa necessarie per le scorte annuali di ogni socio, delle varietà prestabilite da ognuno, stabilendo tra i membri un rimborso, per le spese vive, per il lavoro ed il tempo impiegati dagli incaricati della coltivazione, prevedendo anche per ognuno la possibilità di trasporto del quantitativo annuo personale di infiorescenze di canapa dal luogo di coltivazione ed essiccamento alla propria abitazione, per l’uso domestico.

La formula costitutiva e gestionale di un piccolo CSC limitato a 20 amici o conoscenti potrebbe essere molto più semplice, in quanto non viene prevista una locazione per la distribuzione e il consumo, né permessi e licenze per l’attività in un locale e tanto meno registrazioni fiscali e controlli sanitari o di sicurezza. Riteniamo che per un piccolo CSC di massimo 20 amici, senza un locale da gestire, si possa proporre di adottare una maggiore semplicità di costituzione e controlli, con una comunicazione al Comune dove si coltiva, o alla Prefettura territorialmente competente, i quali potrebbero istituire un elenco apposito per gli eventuali controlli.
Anche il trasporto da parte dei soci dei quantitativi personali del raccolto fino alla propria abitazione potrebbe essere comunicato allo stesso modo, magari indicando il giorno, il luogo e l’ora di partenza, il quantitativo di infiorescenze trasportate, il luogo di arrivo. Così, anche in caso di controlli stradali durante il trasporto, sarebbe già stato tutto dichiarato ufficialmente.

In analogia con l’acquisto di gruppo di proporzionate quantità di sostanze psicoattive, che ormai non viene più considerato uno “spaccio presunto” o con “fini di spaccio” nemmeno in Italia, la nostra intenzione sarebbe quella di estendere questo concetto alla coltivazione personale di canapa da parte di un gruppo di conoscenti o amici, ritenendo una condotta socialmente molto meno pericolosa il fatto di auto coltivarsi in gruppo la cannabis e che sia legalmente consentito detenerla per il proprio utilizzo, piuttosto che incaricare qualcuno del gruppo di andarla ad acquistare per tutti gli altri al mercato nero, con il rischio elevato di finanziare così delle organizzazioni criminali dedite al traffico e al commercio illegale di droghe ed altre attività criminose.

Ci sembrerebbe perciò più logico che venga facilmente consentito ad un piccolo gruppo, di massimo 20 amici e conoscenti, di incaricare uno o più membri anche a coltivare annualmente la canapa per tutti, costituendo un piccolo CSC con eventuali procedure, registrazioni e controlli più semplificati.

In questo modo si porterebbe su piccola scala di conoscenti diretti e amici, quindi con un migliore rapporto di fiducia, il concetto base dei CSC, a differenza per esempio dell’esperienza spagnola, dove si associano un numero elevato di persone estranee, quasi tutti sconosciuti.
Proprio grazie a questo rapporto di fiducia, i soci del gruppo che lo desiderano potrebbero eventualmente anche partecipare direttamente alle operazioni colturali del proprio raccolto, cosi da poter seguire direttamente la crescita, la maturazione, la raccolta e l’essiccazione delle piante che poi si utilizzeranno per il proprio uso personale annuale. Ciò sarebbe anche la miglior garanzia della qualità.

In sintesi, le caratteristiche di piccoli CSC limitati potrebbero essere:

1) Numero ristretto dei soci: possibilità di costituire più facilmente piccoli CSC di amici o conoscenti, di massimo 20 persone, nei quali i soci possano organizzarsi per coltivarsi il quantitativo annuale di canapa consentito dalla legge per tutti.

2) incaricare uno o più soci, maggiormente esperti e/o con la capacità di poterlo fare, di coltivare le piante di canapa necessarie per le scorte annuali di infiorescenze femminili di ogni socio, delle varietà prestabilite da ognuno, versando un rimborso spese stabilito annualmente, o per ogni ciclo colturale, tra i membri del CSC, per il lavoro, le spese vive ed il tempo impiegati dagli incaricati alla coltivazione.

3) la coltivazione delle piante di cannabis potrebbe essere effettuata sia outdoor che indoor o con entrambi i metodi, rispettando in ogni caso il limite del quantitativo annuale previsto dalla legge (in piante o in peso o in metri quadri di superficie coltivata) con la possibilità di portare a fioritura anche qualche pianta maschio per eventuali impollinazioni al fine di auto prodursi dei semi freschi ed effettuare incroci e selezioni.

4) la possibilità di trasporto, per ogni membro del gruppo, del quantitativo annuo personale di infiorescenze di canapa frutto del raccolto, dal luogo di coltivazione ed essiccazione fino alla propria abitazione, per l’uso domestico.

5) assenza di un locale, per le attività associative, con notevoli risparmi di gestione: anche le eventuali procedure costitutive, le registrazioni e i controlli potrebbero essere più semplificati e facilitati, rispetto ai CSC di tipo spagnolo, per esempio.

6) ovviamente un socio di un CSC non può far parte di altri CSC.

Qui entra in gioco l’analogia con l’acquisto di gruppo di quantitativi di cannabis proporzionati all’uso personale, che non viene equiparato allo spaccio. La domanda logica che sorge spontanea a tutti è: perché si può acquistare in gruppo cannabis dal mercato nero e non è possibile, invece, auto coltivarla in gruppo senza dare soldi alla criminalità?

Direttivo ASCIA

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NUN ME FIDO!!!!

E chi può fidarsi dei rappresentanti di uno Stato che Stato non è, ma che di dittatori si tratta?

Su quel tavolo c’era il Bedrocan e la cannabis coltivata da Rita Bernardini. Hanno sequestrato solo quella coltivata e riposta nelle buste perché, quella nel barattolo era “legale”!

Da bambino mi chiedevano se PESA più un chilo di paglia o un chilo di piombo. La cannabis che CURA è il fiore nel barattolo o il fiore nelle bustine? Lo Stato risponde alla domanda come il bambino poco furbo che, accecato dalla sua unica certezza, esclude la realtà ed esulta: “UN CHILO DI PIOMBO!”

Se la cannabis non sta in quel barattolo, se non costa sino 40€ a grammo, allora non cura.

La cannabis che non è costata nulla, se non l’attenzione botanica dedicatagli dal Segretario dei Radicali Italiani, identica a quella nel barattolo, è stata SEQUESTRATA perché, invece, non cura.

Se, sino ad ora, qualcuno ha potuto ancora pensare: “la legalizzazione non mi interessa”, “la legalizzazione non è affar mio”, oppure, ancora peggio: “perché legalizzare una cosa che fa male?”, “perché legalizzare un’altra droga dato che sono già legali tabacco e alcol?”; oggi deve cambiare idea perché, la legalizzazione, è affare di tutti!

La cannabis legale è interesse dei malati a cui, il proibizionismo, impedisce il diritto di cura e interesse dei cittadini per essere tutelati nei loro stili di vita e nelle loro scelte individuali.

La cannabis legale è interesse degli agricoltori a cui, il proibizionismo, limita il diritto al lavoro e, di conseguenza, impedisce il progresso dell’industria impegnata nella prima trasformazione della canapa; impedisce lo sviluppo della Bio-edilizia, lo sviluppo di materiali e fonti di energia rinnovabili e tante, tante altre cose.

Il proibizionismo impedisce il risanamento del pianeta, perché il proibizionismo è lo strumento di chi è causa dello sfacelo di questo mondo.

Il proibizionismo è il mezzo per emarginare i dissidenti, carcerare gli scomodi, azzittire i liberi pensatori.

Il proibizionismo, che perseguita migliaia di persone oneste, è spreco di denaro, ma poco conta se paragonato a quando diventa spreco di vite, come quella di Stefano Cucchi e Aldo Bianzino, arrestati reciprocamente per una “stecchetta di fumo” e per qualche pianta di canapa.

Vale così poco la vita di un cittadino italiano, come ci ha fatto capire la sentenza di assoluzione per gli imputati della morte di Stefano Cucchi?

O, forse, dovremmo chiederci tutti: “Quanto è redditizio, per voi governanti, questo proibizionismo? E quanto poco contano invece la vita e la salute dei cittadini?”.

http://www.dolcevitaonline.it/poliziotti-contro-malati-impedita-la-consegna-di-cannabis-terapeutica-al-congresso-dei-radicali/

Giuseppe Nicosia – ASCIA

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