Il ‘dibattito’ dei proibizionisti

Mio malgrado mi sono visto un video di 37 minuti dal sito del DPA in data 13/06/2013 dal titolo “Droghe leggere… ma non troppo”, un Hang-out  presentato da Aleteia cercatori di verità, condotto da Fabio Colagrande, conduttore-giornalista Radio Vaticana, con la partecipazione di tre proibizionisti persecutori fra i più convinti: il prof. Giovanni Serpelloni, capo del DPA (lo conosciamo tutti!), il prof. Luigi Ianiri, ordinario di psichiatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e il prof. Antonello Vanni, insegnante educatore scrittore che ha curato la documentazione scientifica di “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita” di Claudio Risè (ve lo ricordate? Gli abbiamo pubblicato 10 articoli contro le sue ridicole tesi dall’ottobre 2010 al gennaio 2011).

Il dibattito prende spunto dalla notizia che la Corte Costituzionale deve decidere sulla legittimità della Fini-Giovanardi, che ha abolito la distinzione tra droghe leggere e pesanti, ma più che un dibattito è una evidente difesa unidirezionale a tre di questa infausta ed illegittima normativa, soprattutto dell’”illuminante” concetto introdotto “che non ci sono droghe leggere o pesanti, tutte le droghe sono droghe e perciò pericolose, in particolare la cannabis pericolosamente sottovalutata”. La distinzione tra droghe leggere e pesanti viene addirittura definita come un pregiudizio dovuto alla disinformazione, ormai superato dalle evidenze scientifiche!

Già il fatto che partecipino solo tre proibizionisti convinti la dice lunga su quanto sincera sia la ricerca della verità di Aleteia cercatori di verità. Abbiamo da tempo notato che Serpelloni non partecipa mai ad incontri o dibattiti dove debba confrontarsi con persone antiproibizioniste che possano smentire con dati alla mano le sue dichiarazioni, un Hang-out unidirezionale come questo, senza un vero confronto con chi la pensa diversamente, è un’altra occasione per sostenere le solite tesi allarmistiche proibizioniste indimostrabili o che distorcano le statistiche o le evidenze scientifiche a favore del proibizionismo.

Lo schema è sempre lo stesso, dal pericolo per i giovani dai 12 anni in su alla percentuale del 20 o 30 o addirittura del 41% della cannabis geneticamente modificata (stavolta non è il 46%, è sceso del 5%), dalla non percezione del pericolo dei giovani per colpa delle informazioni distorte di Wikipedia e delle lobbies degli antiproibizionisti alla perdita della memoria e all’aumento delle psicosi provocate dalla canapa a causa dell’elevatissimo contenuto di THC, dalla distorsione della realtà e dell’esperienza di vita negli adolescenti alla necessità di una forte disapprovazione sociale per una vera prevenzione.

Tutti e tre che si sostengono ed approfondiscono le solite teorie proibizioniste della dipendenza fisica da THC nei ratti e dei danni strutturali al cervello senza nessuno che li contraddica e li costringa a dimostrare con dati reali le loro affermazioni, proprio una bella ricerca della verità. Alla fine, però, il prof. Vanni sottolinea che dai questionari che fa fare ai suoi studenti su tutti i tipi di dipendenze, soprattutto quelle tecnologiche, risulta che i giovani ricercano un’evasione dalla realtà perché si ANNOIANO, si aspettano delle proposte interessanti dagli adulti, dalle istituzioni, ma restano abbandonati a se stessi e alla loro noia e risolvono come possono, con droghe, alcool, tecnologia virtuale.

Personalmente penso che nel momento in cui un giovane vive la sensazione quotidiana e prolungata della noia abbia già subìto un danno ed una distorsione psicologica della realtà, da parte della famiglia, della scuola e della società nel suo complesso culturale. E non è un danno che si possa rimediare impedendogli in ogni modo di fumare cannabis, martellandolo con notizie allarmistiche distorte, in contraddizione con le informazioni che gli provengono da internet, arrivando a bollarle come distorte a loro volta. E’ ovvio che così si perda ogni credibilità ai suoi occhi. Se poi gli mandiamo anche la polizia con i cani antidroga nelle scuole e alle fermate degli autobus per catturare dei “presunti” spacciatori coetanei in possesso di pochi grammi di hashish o erba, è normale che il giovane inizi a vivere un rapporto di diffidenza e paura nei confronti delle istituzioni e della polizia, reagendo in senso opposto, sviluppando un senso di ribellione e trasgressione tipici dell’età adolescenziale. E infatti, nonostante le campagne antidroga proibizioniste e la disapprovazione sociale esagerata che c’è in Italia, il consumo di cannabis cresce, evidenziando il fallimento del proibizionismo, al contrario dei paesi dove è stata legalizzata. Certamente non è la droga o il proibizionismo intransigente la soluzione alla noia devastante che la nostra società fa innaturalmente vivere ai suoi giovani.

Se poi i giovani vengono arrestati e incarcerati e trasformati in “presunti” spacciatori appena maggiorenni o segnalati e schedati da minorenni e costretti a terapie coercitive nei sert, la frattura con la società proibizionista a tolleranza zero ed il suo insopportabile moralismo diventa quasi inevitabile. Però non si dovrebbe dare la colpa della devianza giovanile così ottenuta alla canapa, ma prima all’abbandono e poi all’oppressione psicologica che alla fine il moralismo ed il proibizionismo, con tutto il carico di pregiudizi, hanno riversato sui giovani già danneggiati dalla sensazione della noia contro natura provocatagli dalla società che li abbandona a sé stessi fin dall’infanzia, anzi peggio, li reclude in strutture scolastiche dove troppo spesso gli insegnanti non sono in grado di suscitare il minimo interesse o amore per le materie che pretendono di insegnare.

Se si volesse veramente risolvere il problema della noia (e delle droghe) nella maggior parte dei giovani sarebbe più logico incominciare a garantire ai bambini piccoli un ambiente familiare e comunitario amorevole e partecipe, a formare psicologicamente delle categorie di insegnanti non solo preparati nella conoscenza tecnica della materia, ma anche capaci di trasmettere interesse e passione per quello che insegnano e di insegnarlo con metodologie che coinvolgano positivamente gli studenti. Perché stupirsi che i giovani si ribellino quando vedono che anziché investire risorse per migliorare la qualità dell’esperienza scolastica non si bada a spese per terrorizzarli coi cani antidroga nelle scuole o per incarcerarli come “presunti” spacciatori?

Se si volesse tutelare principalmente la salute, sarebbe stato più logico combattere con proporzionate risorse l’inquinamento in tutte le sue forme, visto che provoca in maniera subdola ed incalcolabile un numero di morti enormemente maggiore di tutte le droghe, alcool e fumo messi insieme. Sarebbe stato più utile creare un Dipartimento Politiche Antiinquinamento anziché antidroghe, sarebbe stato più appropriato usare la professionalità delle nostre Forze dell’Ordine per riempire le carceri di pericolosi inquinatori oltre che di pericolosi criminali, anziché di innocui consumatori o autoproduttori di canapa e di giovani indifesi. Se si fossero investite contro l’inquinamento tutte le risorse che si sono investite inutilmente contro la canapa a quest’ora saremmo lo stato più ecologicamente pulito del mondo, saremmo stati tutti molto più sani e avremmo avuto un enorme incalcolabile numero di morti in meno per tumori e altre patologie.

E i nostri giovani avrebbero avuto degli ottimi esempi ai quali ispirarsi. Altro che Berlusconi e il bunga bunga!

L’ipocrisia del moralismo proibizionista si regge soltanto sul potere dei mass media di distorcere la percezione della realtà nelle persone che gli accordano la loro fiducia. Molti di loro non hanno ancora capito che l’era della televisione e dei giornali è alla fine e che con internet le nuove generazioni non possono essere ingannate a lungo da notizie distorte o false come è stato fatto in Italia negli ultimi decenni. Ma questo strapotere della televisione e dei giornali non è ancora finito, non in Italia, e ci tocca fare i conti con delle mostruosità sociali come l’accanimento ingiustificato contro i consumatori autoproduttori di canapa e molte altre non meno gravi.

Noi speriamo certamente in un riconoscimento dell’illegittimità della Fini-Giovanardi, ma senza una riforma completa della normativa sulle droghe ed una legalizzazione della canapa, la persecuzione moralista ai danni di milioni di persone innocue e giovani indifesi, potenziali vittime del proibizionismo a tolleranza zero, non verrebbe risolta, come non sta venendo risolto il problema droghe e dipendenze come emergenza sociale. Ma sembra che questo governo non abbia la capacità di mettere mano alla legge sulle droghe, considerata divisiva dal PDL. In che dobbiamo sperare? Di riuscire a non smettere mai di combattere contro l’ingiustizia.

Pierpaolo Grilli – ASCIA

http://www.ascia-web.org/home/?p=1148

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