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Serpelloni, Tu vuó fa l'americano

Giorgio Bignami sul Manifesto commenta la missione americana del capo del nostro Dipartimento Politiche Antidroga.

Finalmente una bella guarnizione di ciliegine sotto alcol denaturato sulla torta avvelenata della Fini-Giovanardi. In breve: il capo del nostro Dipartimento Politiche Antidroga (Dpa), dottor Giovanni Serpelloni, delegato dal ministro Andrea Riccardi responsabile per le droghe (abbiamo infatti un governo tecnico, non politico: giusto quindi che un tecnico vada come plenipotenziario in un Paese amico), è di nuovo volato a Washington per raccattare oneri e onori dai suoi superiori statunitensi, arroccati su posizioni di fatto paleoproibizioniste in combutta con la Russia di Putin. (Il russo Fëdorov è da qualche tempo al comando dell’agenzia ad hoc delle Nazioni Unite, Unodc, già retta per molti anni dal nostro falco Costa, fanatico delle operazioni di repressione, di distruzione delle coltivazioni e di altre prodezze della nefasta War on drugs). Per completare il quadro del contesto, va ricordato anche il recente patto stretto a Stoccolma tra USA, Russia e le tre nazioni europee – Regno Unito, Svezia e Italia – che più accanitamente si oppongono a quel pur prudente allentamento della stretta proibizionista che si sta affermando nella maggioranza dei Paesi del nostro continente.

Una medaglia patacca

Ma tornando a bomba: a Washington il Nostro, negli incontri col Drug Czar americano Gil Kerlikovskie (direttore Ondpc, Office for National Drug Control Policies – noto per le sue promesse da marinaio dopo la vittoria di Obama (predica bene, ma i consumatori continuano a finire in galera con una frequenza che quasi minimizza quella nostrana) – ha concordato una ulteriore escalation della collaborazione politica e scientifica con le varie parti d’oltre oceano.

Ha inoltre sbandierato la grande iniziativa internazionale il prossimo ottobre a Roma (“Strategia di Prevenzione e Responsabili delle Politiche”), mentre il nostro governo si fa beffe della legge, rinviando sine die la Conferenza Nazionale triennale che doveva tenersi nel 2012. E come precisato in una apposita nota, mette in chiaro che chi per caso dovesse sfuggire alla galera e/o alle “misure alternative” in stile San Patrignano, dovrà subire la piena medicalizzazione delle proprie nefaste abitudini: “…con specifico riguardo all’approccio basato sulle neuroscienze, valorizzando le tecniche di ‘neuroimaging’ che sono in grado di evidenziare sempre di più i danni funzionali e strutturali delle droghe sul cervello”.

Per cotanto zelo non poteva mancare un adeguato riconoscimento: ed ecco infatti Kerlikovskie che dichiara: “Ringraziamo gli amici italiani per il ruolo chiave che hanno a livello internazionale ed in particolare europeo nel portare avanti con grande leadership un approccio motivato e globale di lotta alla droga anche attraverso il grande lavoro do coordinamento.”

E inoltre il dottor Serpelloni è stato nominato giudice onorario delle Drug Court statunitensi, i tribunali speciali per reati connessi all’uso di droghe. Insomma, come si stornellava una volta, “pe’ ‘sta prodezza – te dàmo la medaja…ma de pezza”.

http://fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/droghe-serpelloni-lamericano

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