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Questo Manifesto è stato redatto nel 2010, in pieno clima di repressione scatenato dalla Fini-Giovanardi, al quale hanno aderito tutte le realtà esposte sotto con un banner che riporta al loro sito.

Nonostante sia sorpassata tutta la parte relativa al contrasto che abbiamo voluto generare contro una legge liberticida che siamo riusciti a far cancellare, vogliamo mantenerla come testimonianza di un periodo storico che che ha visto il fornte antiproibizionista estremamente attivo e vincente e riteniamo, comunque, ancora utile diffondere i concetti politici e filosofici relativi al diritto di ogni essere umano a piantare un seme, far crescere una pianta e goderne dei frutti …o dei fiori!

La nostra battaglia continua …fino alla legalizzazione!


Manifesto dei coltivatori e consumatori di canapa in proprio

Per lo Stato siamo criminali o nella migliore delle ipotesi dei fuorilegge! Noi non vogliamo essere né criminali né fuorilegge! Per questo chiediamo la revisione della legge varata dal governo Berlusconi e denominata Fini-Giovanardi.

Premesso che siamo fermamente convinti che nessun frutto del Creato possa essere proibito in quanto patrimonio dell’umanità, dobbiamo constatare che fino all’entrata in vigore della legge Fini-Giovanardi, che fu inserita all’ultimo momento nel pacchetto di norme relative alle Olimpiadi Invernali di Torino (2006) ed approvata in fretta e furia dal Parlamento, centinaia di migliaia di cittadini, colpevoli di avere solo abitudini diverse da quelle convenzionalmente accettate, erano tollerati e in qualche modo tutelati dalla differenziazione che la precedente legge (Craxi-Jervolino-Vassalli da cui vennero cancellate dal referendum del 93′ le parti relative alla modica quantita’) prevedeva tra droghe leggere e droghe pesanti.

Aver abolito quella distinzione ha reso il discorso sulla pericolosità delle droghe confuso ed inconcludente, poiché avendo creato un bacino di potenziale criminalità che coinvolge tutti gli strati sociali, cittadini di ogni età, di ogni professione e di ogni regione italiana in virtù di un crimine inesistente, si è perso il filo conduttore che mirava ad individuare un disagio sociale ed è rimasto solo un fenomeno amplificato da una discutibile legge che colpisce indiscriminatamente sia gli spacciatori e sia gli autoproduttori e consumatori di canapa.

Condividiamo il profilo che la signora Mikki Norris, responsabile negli USA del Cannabis Consumers Campaign, traccia del consumatore abituale di canapa:


“Osservo da anni i fumatori di cannabis, e sono colpita dal fatto che sono tra le persone più intelligenti, talentuose, interessanti, divertenti, lavoratrici, affettuose, dignitose, di successo, oneste che io conosca. Vivono la loro vita semplicemente come ogni altro. Lavorano, pagano le tasse, si occupano della famiglia e contribuiscono
alla comunità.Poi penso che tutte queste persone sono considerate dei criminali agli occhi della legge… non ha senso!
I cosiddetti “drug-test” determinano se qualcuno è adatto o no per fare un lavoro, partecipare in attività scolastiche, essere un genitore o stare fuori di prigione, al di là di quelle che sono le sue qualifiche, la sua storia lavorativa, le referenze e i risultati conseguiti. In pratica, siamo giudicati dalle nostre urine, dal sudore, dalla saliva, dai capelli piuttosto che dalle nostre azioni e dal nostro comportamento. Questa è discriminazione.”


Riconoscendoci perfettamente nella descrizione della signora Norris e condividendo le sue conclusioni chiediamo di stimolare un confronto sulla legge Fini-Giovanardi di cui avvertiamo una urgente necessità di revisione a causa del suo carattere persecutorio.
Ogni giorno decine di persone finiscono nelle maglie della Giustizia, costrette a subire l’umiliazione della schedatura, della detenzione in isolamento e del conseguente processo alla stregua di qualsiasi malfattore.
O in alternativa, si rischia di essere soggetti a sanzioni amministrative che con il ritiro della patente e passaporto e l’eventuale sequestro dell’autovettura rende chiunque impossibilitato a svolgere la propria attività professionale e participare con serenità alle relazioni sociali, oltre al  rischio di perdere l’affidamento dei figli, il porto d’armi, il diritto a donare sangue e a svolgere attivita’ sportiva…

Crediamo sia doveroso rispettare qualsiasi legge che non contravvenga alla dichiarazione universale dei diritti umani approvata dall’ ONU:


“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti (I° articolo, anno1948) … essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

Alla luce di questa dichiarazione, affermiamo che l’attuale legge denominata Fini-Giovanardi è offensiva persino nei confronti di questo primo ed innocuo principio.

Riteniamo altresì che la legge sia lesiva delle norme e delle leggi che regolano il diritto alla privacy, in quanto essendo sia la coltivazione che l’uso di canapa scopo esclusivamente privato, mette in stato di criminalizzazione gli stili di vita e gli aspetti culturali che milioni di persone praticano e condividono.

Paradossalmente, l’applicazione fobica della legge può paragonarsi al crimine di girare nudi in casa propria con le tapparelle abbassate, essere spiati dal buco della serratura e denunciati per “oltraggio al pudore”!

Riteniamo la legge Berlusconi-Fini-Giovanardi responsabile di favorire il mercato dell’illegalità, in quanto, dando la possibilità alle organizzazioni criminali di gestire la distribuzione e la diffusione di qualsiasi sostanza ritenuta illegale, permette di spacciare sullo stesso mercato droghe leggere e pesanti, alimentando il “culto dello sballo” che nulla ha a che vedere con l’uso consapevole e cosciente della canapa.
Questa legge alimenta la confusione e l’ignoranza e per la criminalità organizzata, specialmente l’ignoranza è, come tutti ben sanno, fonte di grandi proventi.

Chiediamo di valutare non solo i danni subiti da onesti cittadini che amano solo coltivare in proprio una pianta assurdamente proibilta, ma anche di considerare il danno che la legge Fini-Giovanardi provoca di riflesso anche alle strutture dello Stato.
Se è vero che un detenuto su quattro è in stato di detenzione per “droga”, possiamo presupporre che almeno uno su dieci sia in prigione o agli arresti domiciliari per essere semplicemente un coltivatore o consumatore in proprio di canapa e ricordando che la precedente legge non criminalizzava questi comportamenti, aver creato una nuova criminalità, ha causato di conseguenza un preoccupante ingolfamento dei Tribunali, un ingiustificato affollamento nelle carceri e un inutile dispendio di uomini e mezzi delle forze dell’ordine impegnate a reprimere una criminalità di fatto inesistente.

Vogliamo infine confutare la teoria che considera la marijuana come il trampolino di lancio verso droghe pesanti e letali.
Molti di noi sono genitori con figli ventenni o adolescenti e ci rendiamo conto che non affrontare il tema delle droghe con estrema obiettività ed onestà intellettuale, non fa altro che alimentare confusione intorno al problema e non fornisce indispensabili elementi di conoscenza in grado di evitare il pericolo, pensiamo che debba esserre fatta conoscere ai nostri giovani la differenza che passa tra una lucertola ed un coccodrillo, poiché senza questa conoscenza si rischia di venire ingoiati.